Il futuro di uno startupper tra l’Italia e San Francisco (1/4)

“Oggi l’obiettivo dei giovani deve essere prendere il meglio dal proprio paese e sviluppare aziende con respiro internazionale.”

Grazie Davide per ospitare la mia storia. Spero che la mia esperienza possa essere di spunto per altri startupper intenzionati a migliorare il nostro paese e a costruire aziende di successo.

Sono Daniele Alberti, ho sempre fatto lo startupper fin dai tempi dell’università. Sono appena tornato da 7 mesi trascorsi nella Silicon Valley grazie alla Fulbright BEST, borsa di studio sponsorizzata dall’Ambasciata Americana e dal Governo Italiano per aumentare i business tra l’Italia e l’America.

In America, oltre a sviluppare i primi contatti per il lancio e la crescita della mia nuova startup e a lavorare a 500 Startups ho avuto la possibilità di capire quali sono le differenze fra l’Italia e l’America e del perchè essere in Silicon Valley può essere cosi determinante per una realtà web.

Fino ad ora ho realizzato iniziative on line e off line in quasi tutti i modi possibili: con il supporto delle università e con la collaborazione con il tessuto economico locale, (Associazione Altrementi – Politecnico di Torino e CNA), con la collaborazione con altre aziende (myminutes.org – Nucleo e Unbit), con l’auto finanziamento (Bakeca.it, Daniele Alberti Consulting – Toolmeet.com, Vinswer.com), fino al finanziamento da parte di venture capital (Glomera.com – Dpixel e Piemontech).

Per ogni modalità di startup ci sono pregi e difetti, e per ogni progetto i co-fondatori devono identificare quali sono le strategie migliori per poterlo far nascere, crescere e valorizzare.

Il problema è che una startup ha un equilibrio delicato soprattutto per i primi anni della sua vita e spesso far crescere un business è un lavoro che non si esaurisce nella creazione di un buon prodotto/servizio, ma va a toccare molte più sfaccettature tra le quali:

1. La scelta del team e della sfida da affrontare
2. Il progetto e la strategia per arrivare al successo
3. La creazione di una buona compagine societaria
4. Il bilanciamento fra lo sviluppo delle opportunità di crescita o spese/ricavi e gli investimenti necessari per arrivare al break even

Racconterò in questo post l’importanza del primo dei quattro macro punti ripercorrendo anche la storia di come è nata e si sta sviluppando Vinswer.com, la mia ultima iniziativa.

1. La scelta del team e della sfida da affrontare

La scelta del team, come tutti sanno, è fondamentale. I motivi sono molti ma non risiedono solo nel fatto che il team deve avere competenze trasversali e complete (Tecniche, Design, Marketing), avere esperienza o grande preparazione, fiducia totale reciproca, pazienza e comprensione, doti di comunicazione e flessibilità etc.

Uno dei punti davvero più fondamentali che ho capito dalla mia esperienza, diretta e non, è la determinazione assoluta di percorrere, non solo a parole, il sogno di diventare imprenditori, a qualsiasi costo, investendo, fino a quando sarà necessario, il proprio “tempo”.

Il “tempo” è il bene più prezioso che si possiede e spesso si sottovaluta la quantità che sarà necessaria quando si inizia una nuova avventura qualsiasi essa sia.

Ogni startupper che sta per lanciare una nuova iniziativa vi dirà che le aziende hanno delle fasi più o meno standard e in ogni fase ci sono delle sfide da superare: la prima fase è la “definizione dell’idea e la sua validazione” su un determinato mercato, la seconda è la “realizzazione del prodotto” con continui user test con gli utenti, la terza è il lancio e la “promozione” e l’ascolto del mercato, la quarta è la modifica e/o “miglioramento del prodotto” per seguire i bisogni o le opportunità scoperte dall’iterazione con il mercato reale, la quinta è l’ottimizzazione della strategia e la spinta per far “scalare il business” (ed è questo il momento migliore per richiedere i finanziamenti ai VC).

Il problema è che queste fasi non sempre hanno un tempo fisso e spesso ci si può trovare a investire molto più tempo del previsto oppure, cosa ancora più pericolosa, ci si può accorgere che nella prima fase della “definizione e validazione dell’idea” qualcosa è andato storto e il prodotto non ottiene la traction necessaria per farlo scalare.

E’ qui che il “tempo” e la determinazione a percorrere la stessa mission del team farà la differenza.

Invece che scoraggiarsi o abbandonare il team deve riprendere in mano le assunzioni fatte e rimescolarle fino a trovare l’alchimia che persegue la vision dell’azienda anche a costo di dover riprogrammare l’intera applicazione o cambiare prodotto.

500 startups Workshop su Persona

@ 500 startups Workshop su Persona.

Per le startups della Silicon Valley questa fase è cruciale, i team e il mercato dei Business Angels sono preparati per questo ed è per questo che tutto ruota intorno alle metriche e alla traction del prodotto.

Mi è capitato più volte di incontrare imprenditori che hanno completamente cambiato il progetto subito dopo averlo lanciato perchè si erano accorti che l’esigenza che andavano a soddisfare non era così sentita dai loro utenti ed era molto diversa da quella che avevano pensato inizialmente. In questo caso il team ha mantenuto il legame e ha deciso di investire altro tempo per riprogettare e riscrivere tutto l’applicativo.

500 startups Design Bookcamp

@ 500 startups Design Bookcamp.

Vinswer è nata proprio nello stesso modo. Oltre a me ho altri due soci preparati, determinati e coraggiosi, Stefano Mendicino e Michele Mastroianni, due ingeneri informatici calabresi che dopo aver lavorato in società di consulenza, hanno deciso di perseguire il loro sogno di diventare imprenditori.

Il Team di Vinswer

Il Team di Vinswer.com, da sinistra Michele Mastroianni, Daniele Alberti e Stefano Mendicino.

Quando ci siamo conosciuti abbiamo ipotizzato diverse iniziative immaginandoci cosa sarebbe potuto essere un gran progetto da quel momento a cinque anni. Dopo aver scartato alcune ipotesi più o meno sviluppate e testate con potenziali utenti ci siamo focalizzati su quello che a nostro parere è il “futuro dei numeri a pagamento”.

In modo sintetico è un sistema che permette a tutti di vendere il proprio tempo tramite video chat a pagamento.

Vinswer è rivolto ad esperti, consulenti, coach, insegnanti ecc.

Il servizio è integrabile sul proprio blog o sito web rendendo così possibile ai propri lettori di poter chiamare direttamente dalle pagine del proprio sito.

Video chiamata con Vinswer

Una video chiamata con Vinswer.

Il widget di Vinswer

Il widget di Vinswer embeddato su un blog.

La forza del nostro team sta nel fatto che abbiamo autofinanziato il progetto per mesi investendo il nostro tempo e siamo disposti a continuare a farlo fino a quando sarà necessario.

Grazie ai continui feedback dati della mia interazione con i venture capital e gli imprenditori californiani abbiamo plasmato il prodotto aggiungendo e (soprattutto) togliendo le parti non strettamente necessarie o che potevano defocalizzare la value proposition del prodotto.

Una cosa estremamente interessante che gli americani hanno è infatti quella del semplificare e sintetizzare. Come le presentazioni che non devono durare più di un minuto, anche i loro prodotti devono essere facilmente comprensibili con una semplice occhiata.

La metodologia utilizzata per focalizzare e sintetizzare è stata principalmente basata sui test con utenti in primo momento a parole cercando di capire se i concetti base erano per loro comprensibili e di interesse, passando poi dalla analisi dell’interazione con i mock up statici fino ad arrivare ai test finali sul software.

Gli utenti hanno un ruolo chiave e spesso aiutano a capire persino meglio che cosa si sta costruendo. La frase infatti uso di più domandare è “Come descriveresti questo servizio a parole tue?”.

500 startups Incontri di networking

@ 500 startups Incontri di networking

Il punto successivo strettamente legato al team è la sfida da affrontare.

Non è importante che le sfide possano essere più o meno difficili ma è fondamentale che gli imprenditori siano consci che esse siano più o meno realizzabili a seconda delle loro possibilità.

In questa frase ho sintetizzato una affermazione davvero importante (che aimè ho imparato dalla mia esperienza diretta): si può realizzare tutto quello che si desidera ma a patto che le condizioni della propria azienda e dell’ambiente in cui è immersa lo possano concretizzare.

Da questa assunzione nasce la prima importante conclusione che sta alla base dello sviluppo dei prossimi mesi di Vinswer: L’importanza di sviluppare il business direttamente in Silicon Valley.

La Silicon Valley ha una particolarità difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo: quasi tutti stanno creando qualcosa (e sanno di che cosa stai parlando) e in 30 minuti di auto si può arrivare ai più importanti CEO, VC, Ingeneri ed esperti del settore.

Questo può far sviluppare la tua startup in modo molto più rapido non solo per il fatto che se si chiudono accordi o partnership si possono raggiungere migliaia di utenti in poco tempo o che l’America è un mercato immenso a confronto dell’Italia, ma per il fatto che tutti sono disponibili a confrontarsi e scambiarsi opinioni il che fa si che il prodotto e la vision sottostante possa migliorarsi in un modo incredibilmente veloce utilizzando l’intelligenza collettiva delle migliori menti del web.

Robert Scoble

@ 500 startups Incontro tra i mentori (nella foto Robert Scoble) e gli imprenditori.

Anche le sfide più incredibili possono realizzarsi, basti pensare che quando un venture capital decide di investire in una azienda si pone sempre la domanda se questa azienda sarebbe in grado di ripagargli l’intero fondo di investimento. Esemplare infatti è il caso si Accel che ha investito in google e che solo questo investimento ha permesso ai suoi azionisti di avere il ritorno sperato nonostante le altre aziende non siano andate come speravano.

La mentalità in US è questa. Tutti cercano iniziative con possibilità di cambiare il mondo (che abbiano però il modello verificato da numeri reali, anche se piccoli).

Nel prossimo post tratterò il tema di come si può aumentare le possibilità per creare un buon progetto e di come integrare alcune strategie di crescita all’interno del prodotto fin dalla prima fase.

Autore: Daniele Alberti, startupper seriale e co-founder di Vinswer, per il TagliaBlog.

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14 Comments

  • Bellissimo ed interessantissimo post! Ho sempre un mente un paio idee da qualche mese a questa parte, ma non so e soprattutto ho “paura” a parlarne in giro perché non so come potrei tutelarmi ed inoltre non so come trovare il team giusto.
    Inoltre, come si fa a vincere delle borse di studio per l’America?
    I can’t wait for the next post!!!

  • Io non credo che il problema sia tanto il luogo quanto la mentalità del luogo. Non serve stare in Silicon Valley per far crescere una startup. Serve piuttosto una mentalità imprenditoriale, che nei giovani americani c’è e in quelli italiani manca. Il secondo problema è rappresentato da tutti i vari legacci burocratici che solo in Italia prosperano con “vibrante vitalità”. Il terzo problema riguarda i finanziamenti inesistenti. In sintesi ecco i problemi italiani:

    1- scarsa cultura imprenditoriale (le parole “posto fisso” ricordano qualcosa?)
    2- burocrazia asfissiante
    3- scarsa propensione agli investimenti (intesi come finanziamenti)

    Da noi una Silicon Valley non sarebbe replicabile, a causa dei problemi suddetti. P.S.: ricordatevi di Android: Google non volle stabilire rapporti con l’Italia a causa dei problemi burocratici.

    “il concorso è escluso ai residenti in Italia e Quebec a causa di restizioni locali”

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2007/11/google-android-italia-fuori-sviluppo-.shtml?uuid=abd30470-920a-11dc-8116-00000e251029

  • molto interessante, aspetto con pazienza gli articoli successivi

  • Ciao,
    molto interessante e credo anche che le startUp, oggi soprattutto, devono far scaturire le loro idee da un pensiero più ampio e veramente innovativo; credo che valori come etica, giustizia, uguaglianza, democrazia dovrebbero entrare a far parte sostanziale del processo e del prodotto della startUp. L’imprenditore odierno, per essere veramente innovativo, deve cominciare ad affiancare il guadagno alla giustizia sociale e al benessere del globo: solo così l’assetto finanziario ed economico mondiale potrà svoltare veramente e cominciare a riscrivere un Futuro più entusiasmante!

  • Ottima descrizione delle differenze. Mentalità, investimenti e voglia di crescere.
    Interessante quando dici che in 30 minuti puoi avere un colloquio con Ceo, Ingegneri e Vc. Qui in 30 min sei passato dall’usciere all’ufficio informazioni.
    Anche questo è un differente uso del Tempo.

  • Quoto Sir Vester,
    l’esperienza descritta è favolosa, ma non replicabile o realizzabile in Italia.

    Dove sono i capitalisti che investono in nuovi progetti? Magari hai 20anni e un’idea buona e ti dicono che “sei troppo piccolo”

    Oppure trovi davvero persone in grado di investire su un progetto di valore (vedi a Napoli il progetto Fan page) e il contratto che si fanno, se così si può chiamare, è un misero Stage di 6 mesi in 6 mesi

    No, in Italia non c’è questa luce, è un problema culturale

    Si parla di imprenditori, gli stessi imprenditori che sono si sono ritagliati un posto in parlamento nell’ultima legislatura?

    La nostra realtà si avvicina di piu’ al paradosso!

  • @Gianni: hai mai sentito parlare della Mind the Bridge Foundation? Se lo sviluppo del tuo progetto si trova già a buon punto puoi partecipare alla MtB Competition annuale che porta i finalisti in SV per un periodo di incubazione e roadshow. Altrimenti puoi anche pensare di entrare nel GYM (Pier 38, San Francisco) in qualunque momento dell’anno. Per progetti ancora in fase emrbionale, infine, c’è la Summer School. Trovi info qui http://www.mindthebridge.org e http://gymnasium.mindthebridge.org. oppure contattami 🙂 ciao!

  • @Roberto: attenzione che hai frainteso quanto scritto da Daniele; in 30 minuti di auto sei davanti alla sede di un VC, all’ufficio di un importante CEO (come a Milano, non ci fosse il traffico;-)… ma l’essere ricevuti è tutt’altro che scontato. Meglio eliminare da subito una credenza popolare qui in Italia, che oltreoceano qualsiasi idea sia subito sommersa di danaro da BA, VC etc.
    Le porte si aprono facilmente se hai una valida idea di business (il tempo di queste persone ha gli stessi limiti di quello di tutti noi comuni mortali).

  • Ciao Daniele,
    intanto complimenti per l’iniziativa. E’ davvero un’idea interessante che, mi sembra, abbia davanti enormi potenzialità. Ok, proprio perché reputo la startup meritevole voglio contribuire nel mio piccolo stuzzicandoti con un paio di critiche che, per quanto aspre, spero siano costruttive:

    1. Come mai hai puntato tutto sui liberi professionisti e non hai lasciato che fosse il mercato a decidere quale uso fare della piattaforma? Se, per esempio, Vinswer tra un anno sarà diventata la videochat di riferimento nel mercato delle videochat xxx a pagamento, che cosa farete per riposizionare il brand per un utilizzo più ampio dello stesso visto che avete legato molto l’iniziativa alla parola ‘answer’?

    2. Avendo puntato principalmente sul mercato dei liberi professionisti non era meglio proporsi in maniera più professionale, con un naming/logotype design meno anonimo e più incisivo e, al contempo, con un web design più in linea con gli standard americani? L’hype e il buzz iniziale sono fondamentali per il lancio di ogni iniziativa. Non valeva la pena investire qualcosa in più per curare più nei dettagli questi aspetti?

    Grazie,
    Marco

  • Bravissimo Daniele, te lo meriti davvero! 😉

  • @Serena Grazie mille per i consigli! Io sono combatutto con ciò che faccio qui e quello che vorrei creare! L’Italia purtroppo non ti dà troppe possibilità!

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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