Quale futuro per i blog?

Da diversi mesi (anzi anni) mi è sembrato di notare un lento ma costante decadimento dei blog, sia qualitativo che quantitativo.

Con l’avvento di Facebook e Twitter, infatti, molti amici/colleghi/conoscenti che prima postavano (seppur saltuariamente) sul loro blog si sono spostati a scrivere inutilità sui social, abbandonando la vecchia cara piattaforma che consente, a mio parere, pensieri più organizzati e strutturati, pensieri più “seri”.

Eppure uno studio riportato recentemente su eMarketer sembra smentire questo mio sentore:

Blog, crescono lettori e blogger


le 2 immagini riportano infatti una crescita non solo dei lettori dei blog, ma pure dei blogger stessi: i primi passerebbero dal 45% del 2008 al 60% del 2014, mentre i secondi dall’11,3% al 13,3%.

Ciò significa che più della metà della popolazione USA attiva online legge un blog almeno una volta al mese, mentre 1 nordamericano su 10 posta qualcosa almeno ogni 30 giorni.

A sostenere i grossi/grassi numeri dei blog interviene in questi giorni anche The Blog Herald, che pubblica una infografica con lo State of The Blogosphere in 2010:

Lo Stato della Blogosfera nel 2010, secondo The Blog Herald

si parla di quasi 150 milioni di blog, di un 4% di blogger professionisti e di un 9% di self employeds (i quali guadagnerebbero qualcosa come 10.000 dollari/mese bloggando).

Ebbene, sul fatto che girino per il mondo diversi milioni di ricchi blogger non ho davvero mai creduto. E mi infastidisce notare che ancora oggi note testate editoriali, che dei weblog han solo l'”involucro”, vengano catalogate come blog: vedi ad esempio gli staff di The Huffington Post (oltre 100 persone!), TechCrunch (41 persone) e Mashable (32 persone), tutti siti che occupano stabilmente il vertice della Top 100 Blogs di Technorati. A che titolo non lo capisco visto che sono siti con staff in doppia cifra, testate editoriali, non blog.

Insomma, mi sembra si continui ad insistere nel mostrare un mondo che non c’è. Forse “fa pro” a qualcuno dire che esiste (e cresce) un giornalismo fatto dal basso, da singoli individui, alcuni dei quali si arricchiscono pure con questa attività.

Mentre in verità vedo persone che hanno traslocato da tempo su Facebook e Twitter, che producono sempre meno articoli, e che con questa “attività” non guadagnano una beata mazza (anzi, se proprio devo dirla tutta, credo che certi social abbiano ammazzato la produttività di diverse aziende/enti pubblici…).

O forse mi sbaglio?

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29 Comments

  • Non è detto che la qualità dei blog e dei post pubblicati decada con il diminuire dei bloggers. Alla fine, credo che chi si sposti definitivamente su piattaforme social (Twitter, Facebook), sia il blogger della domenica, non certo chi dedica tempo, studio e dedizione da anni a questo tipo di “hobby”. Questa cosa qui la trovo addirittura un pregio: chi non ha nulla da dire, si può finalmente rintanare sui social networks, evitando di aprire blog inutili; chi ritiene di avere “pensieri più organizzati e strutturati”, a maggior ragione curerà un blog, che forse avrà anche maggiore visibilità.
    Certo qui le statistiche mi smentiscono, se vedono crescere così tanto il numero dei bloggers da qui al 2014.
    Comunque già adesso il “mercato” dei blog mi pare abbastanza saturo, o sbaglio? Io sto cercando di piantare un blog abbastanza di nicchia, chissà se avrà un minimo successo o se sarà un fallimento.

  • Concordo in pieno sul fatto che l’avvento dei social,dell’era della velocità stia facendo passare a molti la voglia di scrivere qualcosa di leggermente più corposo ed interessante rispetto alle poche righe condivise su un facebook o un twitter.

    Concordo anche sul fatto che certi “blog” altro non sono che delle vere e proprie testate giornalistiche e che per fare certi numeri occorre purtroppo ben più di tanta passione e voglia di fare.

    Interessanti i dati riportati,ed interessante come la blogosfera parli per metà cinese e giapponese.

  • Direi che la rivoluzione dei S.N. ha portato un diminuire di post inutili ma non ha decrementato il numero di blog e bloggers. Anzi, forse sono aumentati i blog (tumblr soprattutto) e probabilmente anche la qualità dei contenuti. Le cazzate sono dirottate su Facebook e FriendFeed, i post interessanti invece rimangono. E forse questo è un bene…

  • Per i guadagni con il Blog, non ci credo nemmeno se lo vedo ( io al massimo raggiungo 30-50 eur/giorno), quindi come fanno a guadagnare 10000 dollari al mese? ah già! i Mutual Friends…
    A tale proposito, qualche giorno fa Adsense pagava “bene” su un post che avevo scritto relativamente ai Prestiti Personali ( questa solo per info, magari provate… )
    Facebook e twitter portano molte visite e molti contatti… questo è vero. Ho fatto alcuni test e ti assicuro che da FB arrivano molte visite ( poi lasciamo stare i tempi di permanenza sul blog e la conversione delle visite in “moneta” ).
    Credo che il Blog possa funzionare solo quando si creerà una comunità di Mutual Bloggers che si aiutino “davvero” fra loro ( come fanno gli americani e gli inglesi ).
    E non citatemi Liquida per cortesia…
    Notte

  • Ah ah grande Taglia, sei avanti come sempre 🙂

    Fattore Zero ha lanciato un argomento interessante: i “Mutual Bloggers”… probabilmente difficile in Italia dove le persone pontificano piuttosto che collaborare, però mi sembra uno spunto interessante…

  • un’ottima disamina della situazione attuale. Il blog è stato almeno per me il punto di partenza per cercare di comprendere e poi sviluppare un modello di business basato su contenuti editoriali, penso che sia davvero una buona palestra ma solo un punto di partenza non di arrivo.

  • sono da, relativamente, poco tempo in pista, e probabilmente per ciò non condivido la preferenza incondizionata verso i blog che riscontro negli addetti ai lavori! Pubblico saltuariamente su questioni attinenti la comunicazione e, come vien detto, da un po’ comincio a preferire fb al blog: riconosco, ovviamente, i vantaggi del blog, ma credo che la tradizione editoriale nostrana sia talmente strutturata e forte da condizionare ed assorbire qualsiasi alternativa pubblicistica, ecco i social credo permettano comportamenti più “eversivi” e difficilmente controllabili dall’industria del pensiero, permettendo spazi maggiori alla creatività individuale e, soprattutto, lasci sperare una possibile affermazione all’auto gestione della produzione intellettuale che, com’è noto non ha mai avuto storia nel nostro Paese. Ma forse la mia è solo una pia illusione!

  • Salve Taglia, sarebbe interessante sentire in merito alla questione qualcuno di Blogo e degli altri principali player nel settore “blog network” in Italia. Se loro sentono una certa decadenza, anche finanziaria, del settore blog. Se stanno diversificando con iniziative o idee nuove.

  • Scusate, ma se l’infografica pubblicata da blog herald,è di un impreciso da far spavento.

    Ci sono inseriti servizi che non c’entrano una mazza con il blogging!
    – ezinearticles è una article directory
    – squidoo è una specie di raccolta di informazioni scritte dagli utenti, in forma di pagine. (tipo wiki, ma non wiki)
    – friendster è un social network
    – Terapad e Weebly sono dei CMS online per crearsi siti web.
    – Scribd serve per pubblicare online pdf e powerpoint

    Insomma è un minestrone assurdo, partendo da delle basi completamente sfasate, come si possono fare delle deduzioni che abbiano un minimo di credibilità ?
    Adesso vado a criticare il Blog Herald 😀

  • Se i blog muoiono è solo perchè ci provano in tanti e la maggior parte dei blogger scrivono contenuti che trovano su altri blog, e pochi contenuti davvero originali e soprattutto interessanti.

    Però alcuni ci sono che riescono “a mantenere alto il livello d’attenzione”.

    Per esempio qusto blog… ti faccio davvero i complimenti Davide perchè è ormai per me un appuntamento quotidiano che leggo davvero volentieri al mattino. Si trovano sempre spunti interessanti e mai banali e, nel tempo, anche se non sono mai stato strettamente interessato ad argomenti SEO e inerenti al web, mi sono in realtà appssionato a queste tematiche: e solo i bravi professori “ti avvicinano alla materia di cui parlano, rendendola interessante.

    Buona giornata 🙂

  • Uhm, questo post lascia un po’ tutto in sospeso: onestamente io non ho capito dove voglia andare a parare.

    E’ un sasso buttato nello stagno con lo scopo di aprire una discussione e di stimolare riflessioni?

    Mi piacerebbe capire, giusto per togliermi il pensiero, che tipo di blogger e che tipo di blog hanno coloro che si sono “spostati” a scrivere le loro inutilità su Twitter e Facebook.

    Altra cosa: dovunque mi giri sento parlare di Facebook, questo mostro fagocitatore di tutto e di tutti, destinato a diventare una gigantesca Matrix nella Matrix, esso contenitore del mondo e non contenuto dal mondo.

    Ma non è che si esagera e si alimenta il mito (o il mostro)?

  • Taglia, io vado contro corrente, presto aprirò il mio blog. Secondo il mio punto di vista Twitter e Facebook servono solo a catturare l’attenzione degli utenti che si fanno facilmente condizionare dalla massa. L’utente che cerca una notizia non utilizza Facebook o Twitter ma utilizza altri mezzi di comunicazione e semplicemente non si fa condizionare dalla massa.

  • @Ilaria: nei miei post c’è sempre il sasso buttato nello stagno, dovresti saperlo 🙂

    Io riporto solo quello che vedo (ovviamente parlo del settore web marketing/SEO, non di altri settori che non seguo): negli ultimi anni, molti “singoli” che avevano aperto un blog lo hanno lasciato morire, o ci fanno un post ogni morto di Papa. Ottimi progetti “a più mani” sono spariti (un nome su tutti, Marketing Routes).

    Che la colpa sia dei troppi impegni di certa gente, di Facebook o di Twitter, non lo so con precisione: di certo molti personaggi del settore non hanno manco il tempo di respirare, ma è comunque strano notare che molti di questi sono ora iperattivi sui social…

  • Non credo ci sia un decadimento quantitativo.

    Riguardo a quello qualitativo, molti vorrebbero guadagnare con la qualità, e da qui di solito iniziano, quando si rendono conto che la domanda è altrove, spostano la loro offerta su questa.

    Riguardo alla remuneratività, io non sono un blogger, però un attento osservatore, e secondo me i soldi li fanno i network di blog, che comprano articoli per pochissimi euro, e centrati sulle parole chiave molto richieste.

    Il blogger ci può guadagnare più che altro accrescendo il proprio personal brand, che poi può portare a richieste di consulenze, offerte di lavoro, ecc.

  • @ Taglia, grazie della precisazione 🙂 . Mi piace quando le persone riconoscono e accettano i miei evidenti limiti e mi spiegano le cose 🙂 😉

    Secondo me essendo quello di internet e dei blog un mondo difficilmente delimitabile in confini circoscritti, fare affermazioni che tendono alla statistica o alla generalizzazione spesso non aiuta a capire come stanno davvero le cose.

    Tu sottolinei di far riferimento al mondo web marketing e SEO e la tua posizione di osservazione è di certo molto attendibile.

    I dati dell’analisi che riporti sono piu’ generali.

    Io credo che tenere un blog che abbia un minimo di senso non sia un’impresa facilissima e comunque richiede impegno, dedizione e una buona qualità del lavoro, che necessita di tempo.

    Probabilmente molti iniziano entusiasti e poi, strada facendo, si “sgonfiano” anche perché forse si concentrano su attività piu’ immediatamente profittevoli.

    Quanto al tempo per respirare, sono certa che Twitter e Facebook non solo hanno abbassato la produttività dell’Occidente, ma hanno anche aumentato le ore di straordinario dei livelli impiegatizi…

  • 10000$ al mese….però….caspita..come si fa a diventare uno di loro?? 😀 😀

  • Condivido la tua analisi sui siti “tradizionali” mascherati da blog.

    A margine, un dato interessante è quello legato alle lingue: il cinese è una vastissima area d’espansione (non bisogna dimenticare che la Cina non è l’unico Paese nel quale si parla cinese).

  • fb è uno strumento che crea cultura oltre che economia.il blogger che vuole il nome usa fb,ormai.una volta che poi hai un nome, e che sei evocato anche da altri media,puoi persino ri-creare il blog.la validazione del sapere ormai è sulla notorietà.poco importa la “qualità”,sempre che possa esistere un controllo della stessa,non economica intendo.

  • Per chi come me vive il blog come semplice e puro hobby probabilmente la cosa ha una importanza relativa, nel senso che scriverei e continuerei a scrivere anche se mi leggessero in due o tre. Comunque che i social abbiano dirottato tanta gente dai blog è vero. E’ anche vero però che chi non aveva una vera passione per la scrittura probabilmente si trova più a suo agio nei social, mentre chi proprio adora scrivere ancora ritiene il blog uno strumento indispensabile, perché un tweet può essere divertente, ma non è la stessa cosa di un post o di un racconto on line.

  • Io invece ho notato negli ultimi due anni una crescita esponenziale di blog!

    Parlando di attualità, su ogni tipo di argomento esistono decine e decine di blog che scrivono. Due anni fa erano 2-4 in media.

    Come dice Ilaria il periodo di euforia passerà e come in ogni situazione resteranno solo i “migliori”.

  • Ciao, anche secondo me Facebook e Twitter hanno imposto un cambio di paradigma nella brevità dell’espressione, oltre ad aver dato accesso a tutti alla scrittura online, senza nemmeno le pur semplici attività di serio di un blog vero.
    Insomma più accesso per tutti ma più pigrizia che frena l’apertura di un vero blog!
    Trovo invece, nel caso di contenuti professionali, sempre più difficile distinguere certi blog da vere testate.

  • Non capisco il fatto di non considerare Techcrunch e gli altri quali blog. Cosa sono? Usano WordPress come piattaforma? Quindi sono blog. O magazine al massimo. Però il fatto di dire non sono blog perché hanno 40 autori non lo condivido, perché il blog non e’ per forza di cosa un sito dove scrive una sola persona, quello e’ il blog personale che e’ una cosa diversa. Il blog scritto a più mani e’ pur sempre un blog, seppur di natura diversa.

  • Sarà che io ho una visione molto naïf del blog, ma non credo che il CMS (=WordPress) significhi automaticamente blog, così come non credo che possa essere chiamato blog una piattaforma sulla quale scrivono decine e decine di giornalisti/reporter. IMHO, il blog dovrebbe essere tendenzialmente identificabile in una “persona singola”, dovrebbe essere più simile ad un “diario online” nel quale si scrivono “i propri pensieri, opinioni, riflessioni” (così lo definisce anche Wikipedia). Che poi il concetto di blog, nel corso di pochi anni, sia mutato drasticamente, su questo non ci piove 🙂

  • A mio parere siamo ancora nella fase espansiva, sia come numero di blog che come numero di lettori; ma è pure avviata una fase di selezione dei migliori, in quando si da un’occhiata inzialmente a tutto ma poi non tutto finisce e vi rimane nei preferiti.

  • il blog,se per blog definiamo attenzione seriale e consolidata,è morto o solo per una minoranza.l’attenzione è il vero valore oggi.essendo essa leggera e molto flessibile,essa si indirizza in primis su piattaforme veloci e non impegnative.quindi social in senso lato,anche per la teorica biunivocità di relazione.ok,esiste anche spinoza,ma infatti esso diventa anche media “normale”.l’economia diventa gossip,quindi la profondità diventa evanescente.indi il blog muore.

  • Concordo quando si dice come molti blog siano solo delle raccolte di articoli presi da altre fonti.

    In tema di “guadagnare con un blog” mi chiedo quanti di coloro che si lamentano hanno mai aperto un blog VERAMENTE di nicchia?

    Altra cosa, perché quando si parla di guadagnare con un blog non si tiene mai conto del brand personale e delle consulenze?

    Inoltre, non so voi, ma io non delegherei mai la mia presenza online (idem per un’azienda) a una piattaforma che non sia TOTALMENTE sotto il mio controllo.

    Chi siaffida soltanto a Facebook o Twitter (considerate che amo quest’ultimo) vivranno perennemente in “affitto” (non so se rendo l’idea).

  • oggi per gestire un brand o politico serve umanesimo e tecnica,non controllo.oggi il controllo è definito come “legame” e quindi visto come la spectre.tecnicamente marchionne non è infatti economista ma filosofo.se parliamo di piattaforme invece,oggi funziona la semplificazione.quindi fb funziona perchè è semplice e raggiunge tutti.infatti,tranne pochi politici di alto nome come di pietro,tutti usano fb.oppure funziona l’applestore,alias catena ben oliata ma soffice.

  • Concordo con Alessandro su tutto e in particolare su: “In tema di “guadagnare con un blog” mi chiedo quanti di coloro che si lamentano hanno mai aperto un blog VERAMENTE di nicchia?”

    La mia impressione, sia per quanto riguarda questo post, sia per quanto riguarda i commenti realtivi e anche per quel che riguarda altri luoghi di discussione, è che si parli molto “sulle generali” e generalizzando, senza fare distinzioni e distinguo che aiuterebbero a comprendere e a orientarsi meglio.

    Secondo me sarebbe utile prendere un’area specifica di analisi e di discussione e discutere sulle sue specificità.

    Cosi’ mi sembra proprio che si diano solo “brevi cenni sull’universo”.

  • Penso proprio che il numero di blogger non stia diminuendo, magari alcuni di quelli che provano da più tempo stanno abbandonando, ma sono convinto che come numero stanno aumentando.
    Sulla qualità invece posso anche essere d’accordo, dato che per me in generale un aumento della quantità non può che portare ad una diminuzione della qualità.

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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