ESCLUSIVA: i fattori di ranking italiani del 2012!

A seguito del mio post di venerdì, sono stato contattato da Antoine Leven di Searchmetrics, il quale mi ha proposto una succosa esclusiva: quella di poter pubblicare su questo blog, con 24 ore di anticipo su tutti gli altri, il documento relativo agli “Italy SEO Ranking Factors 2012”.

Eccoti dunque la traduzione delle 15 pagine dei fattori di posizionamento su Google – secondo Searchmetrics – relativi nello specifico al mercato italiano.

Introduzione

La più grande incognita della SEO è sempre stata l’algoritmo. Ci sono un sacco di miti e rumor che circondano cosa e come è possibile influenzare l’ordinamento dei risultati delle SERP di Google.

In Searchmetrics continuiamo ad aggregare mensilmente miliardi di dati cercando di rispondere a questa domanda: “Quali sono i fattori rilevanti per posizionarsi bene fra i risultati di Google?”

Con questo studio ci avviciniamo alla risposta, basandoci sulla selezione di 10.000 parole chiave, 300.000 siti web e milioni di link, condivisioni e tweet.

Sono stati messi a confronto i potenziali fattori di ranking valutando la correlazione statistica fra questi dati e il posizionamento dei vari siti web nei risultati di Google. Per esempio, se molte pagine sono nelle prime posizione delle SERP con la keyword nel title, abbiamo identificato questa alta correlazione.

Alcuni punti salienti emersi dallo studio

I “fattori sociali” sono sbarcati anche in Italia: i segnali di Facebook, Twitter e Google+ hanno una grande correlazione con il buon posizionamento nell’indice di Google

L’eccesso di pubblicità è dannoso: le pagine con troppi annunci pubblicitari hanno più difficoltà a posizionarsi in alto. Tuttavia, il problema sembra riguardare in particolare i blocchi di annunci AdSense

I backlink sono sempre importanti, ma la qualità non è l’unica cosa che conta: anche se il numero di backlink rimane un fattore molto importante, i link con stop word e nofollow dovrebbere essere inclusi nel mix

Per i brand valgono altri fattori: apparentemente, le pagine di noti brand possono anche non puntare su cose come title tags, headings, etc. Secondo i nostri dati, per questi siti valgono regole diverse.

I domini costituiti da parole chiave sono spesso posizionati meglio: nonostante molti dicano il contrario, i nomi a dominio con all’interno le parole chiave sono ancora vivi e vegeti, e spesso posizionati ai primi post delle SERP.

Panoramica sui fattori di ranking

Il modo più chiaro per presentare la correlazione fra i diversi fattori e i risultati di Google è usare il coefficiente di Spearman:

Ranking Factors Italy

Spiegazione: più lunga è la barra, maggiore è la correlazione. Il coefficiente di correlazione viene misurato sull’asse X. I valori più alti sull’asse (ad esempio, le condivisioni di Facebook) hanno una correlazione positiva (più è lunga la barra, meglio è), mentre i valori più bassi (ad esempio, il numero di caratteri nel titolo) hanno una correlazione negativa. Pertanto possiamo dire che la più alta correlazione si verifica per le condivisioni di Facebook, mentre la più bassa per la posizione delle parole chiave nel titolo. Prendendo ad esempio il numero di caratteri del titolo – che è un valore negativo – significa che più è corto, meglio è per il ranking.

La raccolta dei dati

I dati relativi a questo studio sono stati raccolti fra Febbraio e Marzo del 2012. Dai risultati è stato possibile vedere gli effetti che i vari Panda Update hanno avuto sul cambiamento delle SERP a partire da inizio 2011.

I fattori di posizionamento più importanti

Questi valori sono realmente utili quanto vengono organizzati tematicamente, quando vengono forniti esempi e quando la struttura dietro a questi è verificata. Questo è lo scopo del nostro studio.

I “fattori sociali” sono sbarcati anche in Italia

Il punto più interessante per chiunque sta per implementare un strategia sui social media è sapere che i “fattori sociali” sono sbarcati anche in Italia. Come si più notare, le azioni su Facebook e Twitter sono correlate ai posizionamenti più alti:

Ranking Factors - Social Signals

Diverse metriche di Facebook hanno i valori più alti, e le “condivisioni” sembrano essere quelle con un valore maggiore, addirittura più alto della somma di condivisioni, commenti e like. Twitter è molto indietro rispetto a questi valori, anche dietro alle parole chiave presenti nei backlink.
Una nota su Google+: analizzando i +1 di Google tramite la correlazione di Spearman, abbiamo ottenuto un risultato di 0,29, che si posiziona al terzo posto (fra “Facebook Total” e “Facebook Comments”).
Tuttavia, non abbiamo incluso questo dato nel grafico perché lo consideriamo troppo poco affidabile. Il motivo è che Google+ non ha abbastanza utenti, e la possibilità che un +1 possa indurre cambiamenti alle SERP segue di conseguenza. Quando Google+ dimostrerà di avere valori più forti e più indipendenti dalle SERP, allora verrà incluso nel conteggio. Il fatto che Google stia provando a rendere Google+ un player importante è comunque indiscutibile, è quindi i SEO dovrebbero sicuramente tenere d’occhio i suoi sviluppi.

2. Troppa pubblicità fa male

Un eccesso di annunci pubblicitari e/o un brutto posizionamento degli stessi pare sia uno dei fattori considerati dal Panda (e dai suoi successori). I dati di questo studio supportano questa ipotesi, e infatti portano a correlazioni negative:

Ranking Factors - Advertisement

L’uso di “adlink” (come ad esempio quelli di Commission Junction, AdSense e altri) è leggermente meno negativo che l’uso di AdSense da solo.
Tuttavia è importante notare che il valore di correlazione qui sopra è per tutte le integrazioni di “alink”, incluso AdSense. Se prendiamo il trend percentuale dell’integrazione di AdSense e analizziamo tutti gli altri network competitor in base al ranking, arriviamo a queste sorprendi conclusioni:

AdSense & AdLink

Possiamo chiaramente vedere che le pubblicità di AdSense si distanziano nettamente da tutti gli altri adlink, che in base alle analisi effettuate rimangono coerenti. La conclusione è dunque che il solo AdSense abbia una correlazione negativa.
Pertanto, sembra che ci siano più probabilità di trovare siti con poca pubblicità nelle posizioni più alte. Ovviamente, fra questi rientrano anche i siti dei brand – Sony, ad esempio, non ha alcun banner sulle sue pagine prodotto.

Di recente Google ha confermato che un accesso di pubblicità above the fold può causare problemi di ranking – e questo trend emerge precisamente dai nostri dati. Tuttavia continueremo ad osservare questi dati perché sembra che questo fattore sia rilevante solo nei primi 10 risultati e perché sembra che AdSense sia utilizzato molto più spesso su siti che si posizionano male rispetto a quelli che si posizionano meglio.

3. I backlink valgono ancora oro – ma c’è dell’altro

Indipendentemente dal crescente potere dei social media, i backlink sono e continueranno ad essere uno dei fattori più critici per raggiungere un buon posizionamento.

La cosa è supportata anche dai nostri dati – subito dopo Facebook, il numero di backlink è il fattore che più è correlato ad un buon posizionamento. Inoltre pare ci siano diversi fattori in gioco quando si parla di backlink:

Ranking Factors- Backlinks

L’immagine mostra che la proporzione di link con nofollow correlati col posizionamento è solo un poco dietro ai link contenenti parole chiave. Persino i link contenenti stop word sembra abbiano un valore. Questa forte correlazione con fattori che sembrano suggerire una struttura di link più naturale mostra un trend che molti SEO sospettavano, ovvero che spesso l’uso di link perfettamente ottimizzati non risulta più efficace, e che è necessaria una diversa strategia.

Tuttavia, il momento in cui questi fattori supereranno la mera quantità di link è ancora lontano per molte parole chiave. Prendendo il numero di link e rapportandolo al posizionamento del sito linkato per le parole chiave che abbiamo monitorato, otteniamo infatti questo:

Links

4. La potenza dei brand resiste

Per un po’ di tempo, la regola nell’ambiente SEO è stata che i brand godono di un certo vantaggio nel ranking, e quindi che è molto importante lavorare per cercare di affermarsi come brand. Tuttavia è difficile determinare il “fattore brand” in base ai dati analizzati su larga scala. E’ molto difficile venire a conoscenza dei criteri utilizzati dall’algoritmo di un motore di ricerca per determinare un brand, ma non è completamente impossibile.
In base all’analisi di alcuni fattori on-page, gli effetti della potenza del brand sono ovvi, e sembra ribaltino la “convenzionale” logica SEO. Prendiamo ad esempio questi 3 elementi, ognuno dei quali (sorprendentemente) è caratterizzato da una correlazione negativa:

Ranking Factors - Brand

Il messaggio che emerge da questa immagine è che meno una keyword appare nell’headline o nel title, e meno le parole sono inserite nel testo, meglio si posizionerà la pagina. Inoltre, la quantità di testo sembra non abbia effetti positivi. Ciò sembra essere piuttosto sorprendente. Ma se si analizzano i primi 30 risultati di Google, emerge che fino ai primi 10 i fattori si comportano come previsto, senza evidenti correlazioni in nessuna direzione. Tuttavia, al primo posto – quello “naturale” per i grossi brand – tutto viene capovolto:

Brands

Nell’immagine puoi vedere la frequenza dei fattori valutati sull’asse Y, e la posizione in Google sull’asse X. Le pagine con i valori più bassi compaiono ai primi 3 posti.
Da ciò possiamo ricavare che per finire nelle posizioni più alte non hai bisogno di parole chiave nel titolo o nell’H1 e anche il numero di parole medie tende a scendere nei primi risultati.
Il che contraddice la classica teoria SEO relativa ai fattori on-page. Per esempio, normalmente ci si aspetterebbe che una parola chiave nel titolo possa rappresentare un grande vantaggio, o che le keyword inserite nell’H1 possano avere influenza positiva. E invece pare che questi fattori vengano pesati in modo completamente diverso da Google, quando è in presenza di grossi brand: questi riescono a posizionarsi entro i primi 5 posti anche senza buone strutture on-page.
Questo effetto si è manifestato per tutto il set di parole chiave analizzate, e non solo per i brand e le combinazioni fra brand e parole chiave.

5. Le parole chiave nei domini e negli URL

La potenza delle parole chiave nei domini è nota da anni, ed è ancora chiaramente visibile dalla nostra analisi:

Ranking Factors- Keyword Domains

I domini con all’interno le keyword sono più spesso correlati con posizionamenti migliori, rispetto ai risultati di altre pagine prese a caso. La correlazione con questi domini è anche molto più alta rispetto a quella delle parole chiave nel resto dell’URL. Sebbene Google abbia sottolineato che questi siti perderanno lentamente di forza, per ora non sembra che le cose stiano così.

6. Fattori on-page addizionali

Abbiamo tentato di esaminare quanti più fattori possibili in base al loro impatto potenziale, almeno per quanto è possibile fare in base al nostro campione. Oltre ai fattori che sono riassunti nei punti principali qui sopra, ce ne sono ancora alcuni che differiscono (poco o molto) dalle nostre aspettative.
Fra questi:

Ranking Factors-Additional On-Page Factors

Anche se si può pensare che le pagine con un sacco di contenuti multimediali si possano posizionare meglio (anche indirettamente, magari tramite link ottenuti tramite social), non abbiamo rilevato alcuna forte correlazione fra un buon posizionamento e i siti con più immagini.
Allo stesso modo è inaspettata la correlazione negativa fra il posizionamento e la lunghezza del testo. In questo caso, la correlazione fra brand e ottimi posizionamenti contraddice le logiche SEO (come illustrato prima).
La lunghezza del titolo e la posizione della parola chiave nel titolo presenta una correlazione leggermente negativa. Ciò riporta alla logica in base alla quale le parole chiave piazzate prima tendono ad essere maggiormente “pesate”, e che le singole parole chiave hanno meno peso in titoli lunghi.

Attenzione a trarre conclusioni affrettate! Causalità è diversa da Correlazione!

Vogliamo sottolineare che non possiamo garantire in alcun modo che i fattori indicati abbiano un effetto nel posizionamento o che possano essere utilizzati da Google come “segnali”. Domande come “un sito ottiene apprezzamenti sociali perché è posizionato bene, o è posizionato bene perché ottiene apprezzamenti sociali?” sono assolutamente valide, e non possono essere risolte in modo inequivocabile con questi dati.

Alcune informazioni circa i nostri dati

Per il nostro dataset abbiano selezionato un numero molto alto di keyword estratte da 10.000 ricerche effettuate su Google.it. Tuttavia non sono stati inclusi i primi 10.000 termini di ricerca in base al volume di ricerca, in quanto questi includono un numero spropositato di “brand keyword” che avrebbero distorto la valutazione di molti altri fattori chiave. Abbiamo invece preso un set di dati che comprende:

• un mix di parole chiave con volumi di ricerca generalmente elevati
• circa 1 parola chiave su 10 che è stata identificata come “navigation-oriented” in base alla nostra logica
• il resto sono un mix di keyword in ambito CPC, che coprono sia l’area transactional (ad alto CPC) che quella information oriented (a basso CPC), così come gli ibridi che stanno nel mezzo

La valutazione si è limitata a ricerche organiche – AdWords, Universal Search OneBoxes, 2 to 7 packs, sitelink e integrazioni iGoogle non sono stati inclusi.

L’analisi di 10.000 keyword ha portato a:

• 30.000 SERP
• con 300.000 titoli, descrizioni e URL

Il contenuto dei siti analizzati includeva:

• 14,68 GB di dati
• 162.978 annunci AdSense
• 188.200.808 commenti su Facebook, 2,3 miliardi di condivisioni e 3,3 miliardi di like

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest

42 Comments

  • L’unico fattore che conta è fare in modo di fornire una pagina il cui contenuto soddisfi la ricerca dell’utente.

  • @Taglia : grazie innanzitutto per la pubblicazione.

    Per mostrare le cose in prospettiva, voglio evidenziare due particolari:

    1) Searchmetrics ha detto che le query prese in considerazione nel proprio studio avevano tutte alti volumi di ricerca

    2) Le correlazioni più forti con la posizione sono quelle associate a segnali legati alla popolarità della risorsa (like, backlink, ecc.).

    Mia personale conclusione: Searchmetrix ha scoperto che per le query con volumi di ricerca alti, Google mostra risorse popolari.

    Conclusione che non farei: un indice di popolarità selezionato dalla ricerca è anche un fattore di ranking per Google, cosa che peraltro dice Searchmetrics stessa. Ma solo dopo averli chiamati “ranking factors” per l’intero documento.

  • In sostanza, per posizionarsi, il buon link building continua a funzionare al quale va aggiunto una strategia di FB sharing, magari anche attraverso qualche contest…

  • Grandissimo Davide, questo è un lavorone!

    Da una parte ritengo Searchmetrics una cosa pazzesca, probabilmente hanno i dati più vicini all’algoritmo di Google…

    Ma d’altra parte non mi piace molto l’idea di ricondurre tutto a numeri…

    Perdiamo un po’ l’aspetto umanista e romantico della SEO.

    Cmq come mi ha stupito sull’altro post, mi stupisce anche qui l’incidenza esagerata di Facebook…

    Trovo assurdo, se così fosse, che Google in questo momento si basi così tanto sui segnali di Facebook, il suo concorrente numero 1.

    La trovo una cosa moolto pericolosa 😀

  • *chapeau* per il post estremamente esaustivo.

    Anche a me stupisce il peso di Facebook, però considerando l’incidenza di questo social sul nostro mercato è abbastanza ovvio.. anche se :

    1) FB è un sistema chiuso no? Chissà come lo calcolano..
    2) Sarei curioso di sapere se funziona così solo nel mercato italiano (piuttosto marginale, dove Google si può permettere anche di “sperimentare” un po’ IMHO, magari dico una cavolata eh..)

    Considerando inoltre che, penetrazione molto bassa di G+, lo scopo del search engine è di restituire risultati più performanti possibili, quale fattore sociale migliore che quello del social più diffuso?

    IMHO, sempre!

  • Ottima l’analisi fatta da Searchmetrics, anche noi siamo d’accordo con due fattori principali, popolarità e backlink. Per popolarità oggi si mette in evidenzia quella relativa alla sfera social.

  • Si sta perdendo tutto della SEO, penso che arriveremo a risultati pilotati non c e + democrazia altro che algoritmo…… Posizionamento manuale per interessi pubblicitari queste dimostrano le serp attualmente, ovviamente giudizio personale

  • Prima di tutto ringrazio per la pubblicazione.

    Non c’è da stupirsi del fatto che Google dia più rilevanza ai fattori sociali, anzi… più si andrà avanti e più sarà meno controllabile il lato Seo.

    Google ha spostato la sua attenzione sulle interazioni, anziché ai fattori on-page, per il semplice fatto che in questo modo niente può essere manipolato.

    Mi sorprende come non venga mai menzionato l’impatto nel posizionamento dei siti che rispettano criteri di usabilità o che macinano statistiche particolarmente positive come un tempo alto di permanenza ed una bassa frequenza di rimbalzo.

    In conclusione anziché rompersi la testa sui numeri (classico atteggiamento del Seo amarcord) occorre concentrarsi su quello che genera Trust e che il Trust Rank (spesso dimenticato) è l’unico parametro di posizionamento da tenere in considerazione…

    Ah… e per chi non lo sapesse (a Boston lo sappiamo da tempo) che il Google Panda e il Google Penguin altro non sono che un’evoluzione del vecchio caro Trust Rank… (nei corsi Seo in Italia non viene mai detto)

  • grazie a davide per il lavoro e la condivisione! qualche nota:

    1. concordiamo con enrico sul fatto di tenere presente che il mix di keyword scelto si basa su query “con volumi di ricerca generalmente elevati”. dalla nostra esperienza, per query un po’ meno popolari, i fattori più classici restano cruciali – in primis la presenza di keyword nel titolo, che qui appare davvero poco rilevante.

    2. anche qui c’è stupore per la rilevanza di facebook. okay il fattore social, ma è davvero impressionante soprattutto vista la naturale (e già rilevata) rivalità fra i due “cosmi”.

  • Ciao Tagliaerbe… da un po’ leggo che “troppa pubblicità fa male”.. ma non mi è chiarissimo il significato di “troppa”. Se hai un portale che si basa sull’ADV per l’entrate evidentemente i banner li devi avere… anche tu li hai… quali dovrebbe essere il numero massimo?

  • Devo amaramente notare come fattori di posizionamento come quelli descritti possano essere condivisi per certi mercati e certe keyword, mentre per contesti più competitivi, come per esempio il mercato farmaceutico, le SERP siano ancora alla mercè di siti sovraottimizzati e totalmente privi di qualsiasi connotato qualitativo.
    Diversi siti tra cui il nostro, ma anche quelli di nostri diretti competitors, sono stati penalizzati qualche settimana fa: le regole del link building sono cambiate, e questo ci può stare. Quello che secondo me non ci dovrebbe stare è che su Google.it, per parole chiave come “vi..ra”, “ci..is” e molte long tail vengano proposte SERP con risultati:

    1. in ogni lingua possibile, purchè non l’italiano
    2. usability al limite della decenza, con buona pace del lato romantico del SEO
    3. totale assenza di backlink o numero molto limitato – dove per molto limitato intendo magari 2 – e, onestamente
    4. dubito che qualcuno possa condividere certa spazzatura sui social network

    La mia domanda è: se Google sta andando in direzione di risultati appetiti dagli utenti, quando ci arriverà? E ci arriverà per tutti i mercati o solo per alcuni?

  • Questi articoli mi allargano il sorriso in una maniera incredibile!!
    Sono rimasto colpito dal fatto della lunghezza del “title” che più corto è meglio da Ranking.
    Mi confermate questa cosa!?..quindi i famosi 54 caratteri da rispettare e se era possibile, inserire una microfrase alternativa non vale più come concetto!?..Chiaritemi un pò che sono un pò in confusione.. 🙁

  • Il discorso delle condivisioni/like di facebook come fattori di ranking mi lascia da pensare, oltre che perplessa.
    E’ davvero così o stiamo invertendo causa-effetto (per l’appunto correlazioni e non cause)? Non è piuttosto vero il contrario? ovvero, più il sito è popolare e visibile e più saranno facilmente condivisi i suoi contenuti rispetto ai competitor meno popolari e meno visibili sui MdR?
    Alla fine questo aspetto, è un po’ un serpente che si morde la coda…

  • @Roberta: eh, infatti, la correlazione e la causalità è il punto più dubbio, anche a mio avviso.

    Poi. Il post è interessante e suggestivo, ma l’attenzione che suscitano i dati sui social potrebbero essere fuorvianti. Mi spiego:

    a) o la promozione di un’azienda/brand/prodotto/servizio consente una presenza nei social in maniera intelligente e utile- e quindi ben venga, anche se non ci fosse nessun legame con i mdr, perchè sarebbe importante a prescindere.

    b) o non lo consente (per il tipo di azienda, per budget, per N fattori..). E in questo caso, anche se il legame con il posizionamento fosse più evidente, non credo varrebbe la pena andare nei social a spammare.

  • Qualcosa non torna, scusatemi: le correlazioni sono normalmente espresse mediante un parametro continuo, che deve essere quanto più prossimo ad 1 o -1 (rispettivamente corr. positiva o negativa). Correlazioni significative sono ad esempio +0.93 oppure -0.87, invece in questa analisi vanno da -0.09 a +0.33, un range minuscolo che indica, per quello che suggerisce la statistica, una correlazione NULLA.

    Per il resto sappiamo bene che “correlation does not imply causation”, come giustamente specificato nell’articolo, ma questi dati secondo me – e sono consapevole di scrivere una cosa impopolare… – sono del tutto irrilevanti. Mi piacerebbe sentire l’opinione di uno statistico di professione, per essere sicuro, ma credo che sia proprio così.

  • Ottimo e completissimo articolo. La correlazione tra contenuti interessanti e condivisione di questi sui social mi sembra sia la naturale spiegazione del perchè Google li tenga così in considerazione. Ogni effetto virale deriva da una massiccia condivisione e questo esprime l’interesse di un vasto pubblico.

  • Personalmente ritengo i test di correlazione non abbiano nessun senso.
    A parte che non c’è rapporto di causa effetto accertabile tra segnale e posizionamento, non credo abbia senso valutare il peso di un fattore preso di per sé quando ciascuno di essi può dipendere da altri. Non è inoltre detto come sia scelto il set di serp monitorate (piccolo), ciascuna delle quali risultato delle azioni effettuate dai siti posizionati, che in contesti competitivi possono essere estremamente manipolative. A livello di curiosità può essere interessante, ma trarne delle indicazioni è altra cosa…

  • Come già affermato da Salvatore, guardiamo attentamente i numeri. Il range va da -0.09 a +0,33.
    -0,09…: lo scarto continua ad essere lieve, nonostante io poi sia un’ accanita social media enthusiastic.
    Se c’è un esperto statistico mi piacerebbe sapere come interpretare al meglio questi numeri.

  • @zen2seo : infatti è così, da una correlazione puoi trarre al più un’indicazione sulla tendenza comportamentale del pubblico, ma non puoi dire un bel niente sulle “SEO best practices” – che sono due cose ben diverse anche se spesso, per esigenze marketing-editoriali, si tende a farle coincidere. Se poi addirittura parliamo di una correlazione che non è tale … questa cosa non andrebbe puntualizzata nell’articolo, Tagliaerbe?

  • Sono convinto che molti di questi fattori influenzino positivamente il posizionamento di un sito/blog, se fatti con accuratezza e costanza. Certo, come leggevo in un commento non si può nascondere che per alcune query di ricerca (settore farmaceutico) qualche dubbio che tali elementi abbiano così tanto valore potrebbe anche insinuarlo.

  • La parola chiave nel nome serve., ma soprattutto la parola chiave deve essere una parola ricercata e che porti visite. Per esempio cercando “snowglobe” su google troverete snowglobemania al secondo posto nella prima pagina, ma comunque le visite sono ridotte trattandosi di un sito dedicato ai pochi appassionati del genere che raggiunge il suo massimo numero di visite durante il periodo invernale (infatti se ci pensate le sfere di vetro con la neve compaiono in moltissimi negozi in inverno). Quindi quello che conta è l’argomento del sito che dovrebbe essere molto ricercato e con poca concorrenza. Ovviamente va sviluppato bene e aggiornato frequentemente, cosa non sempre possibile per siti amatoriali.

  • Tutto molto interessante! Il dato nuovo (anche se era secondo me abbastanza nell’aria) è il prepotente ingresso dei social, e di conseguenza aumenta l’importanza del social media marketing e, purtroppo, anche di strategie “poco naturali” per acquisire sui social media condivisioni, like sulla pagina ecc. ecc. I social sono ad ogni modo un fattore su cui è necessario puntare, senza ombra di dubbio, personalmente, mi aspettavo che Twitter avesse un’importanza ancora maggiore da quello che emerge dal report. E sarebbe interessante capire quanto i contenuti contano, in teoria questi dovrebbero essere gli aspetti FONDAMENTALI e più importante per far arrivare in testa ai motori di ricerca un sito, ovvero avere dei contenuti ben fatti, ben strutturati, originali e sopratutto UTILI per l’utenza. Concludo con un grazie.. davvero bell’articolo sul seo!

  • e quindi.. anche nel web marketing “tutto il potere al social media marketing”? se così, è vero che era nell’aria, cambiano di molto le strategie, anche se sarebbe necessario e fondamentale che venissero premiati non i dati “quantitativi” (numero di post, numero di backling, dominio con kws all’interno ecc. ecc.) ma i dati qualititativi di un sito web ovvero i contenuti!!

  • ps: sarebbe utile sapere quanto la crescita naturale sui social network conta nella serp e quanto conta una crescita costante e se conta se ad esempio legta ad una particolare area geografica, che so, se le condivisioni avvengono da utenti toscani o di firenze, la visibilità viene rafforzata (nella serp) per parole chiavi inerenti tale area geografica.

  • Ciao a tutti.

    Lo studio è interessante più come metodo che come risultati, che onestamente non sono compatibili con le conclusioni.

    Il però più grande è che la correlazione indicata è estremamente debole: 0,33 come valore massimo di correlazione per le condivisioni facebook indica una correlazione debolmente positiva (La spearman assume valori tra -1 ed 1) ed è molto poco indicativa.

    Anche se fosse molto più alta di quello che è la correlazione ci direbbe solo che i due parametri crescono o decrescono in modo concorde, niente di più. Unito a questo il fatto che è impossibile determinare la sequenza delle cause (tanti like e +1 sono la causa o l’effetto del buon posizionamento nelle serp?).

    Non c’è molto succo, in realtà, ma il fatto che qualcuno “esca” i dati e le metodologie e li discuta è estremamente positivo perchè porta il SEO dall’essere una sorta di oroscopo o una cabala ad una attività scientifica fatta di numeri ed analisi.

    ciao!

  • Splendido.
    Ho letto tutto, interessantissimo.
    Posso chiedere una spiegazione su una cosa che non mi è chiara?
    In che senso si parla di BRAND come vantaggio per il SEO?
    In particolare:

    1) In che modo Goolge stabilisce se un sito è un BRAND o se non lo è?
    2) E come stabilisce se è un BRAND forte o meno?
    3) Che significa “nell’ambiente SEO è stata che i brand godono di un certo vantaggio nel ranking”? cioè… se io sono cocacola, è ovvio che mi posiziono sulla parola cocacola… il vantaggio su cos’altro c’è? Si intende forse dire che se col sito cocacola voglio posizionarmi su “taglio e cucito”, anche se faccio una pagina web male impostata su quella parola chiave verrò comunque spinto in alto?

    Sono anticipatamente grato a chi voglia rispondere! 🙂
    1abbraccio a tutti!
    Josè

  • Penso che questi dati siano indicativi e andrebbero analizzati per ogni settori con test e prove significative.

  • Davide, se per caso inizi a usare Chrome Speak, (con una voce Sapi5 decente) noterai che mettere i punti dopo i titoli ha un perché, che non è solo grammaticale ;-).
    Ciao.

  • Articolo interessante, ma come sempre la cosa che conta davvero è creare un sito che attiri visite con contenuti utili e possibilmente di massa.

  • Ottimo articolo e ottimo scoop direi…. Non conoscevo searchmetrics. Forniscono dei servizi davvero interessanti. Per quanto riguarda il peso sempre più crescente dei social network nelle valutazioni che fa Google, c’era da aspettarselo.

    Se è vero che quello che interessa a Google è quello di fornire agli utenti i migliori risultati possibili, uno dei sistemi democratici più validi, oltre a quello dei backlink è l’esperienza dell’utente sul sito stesso.

    Se un sito è molto frequentato, se i commenti agli articoli sono molti, se le citazioni su Facebook, Twitter, Google + ecc. sono molti, significa semplicemente che è un sito che piace e che è sopratutto utile.

    Mi piace il ragionamento che fa Google, premiando i siti di qualità rispetto a siti con scarsa qualità. Dopo gli aggiornamenti del suo algoritmo, molta “robaccia” è sparita dalla circolazione.

    Chi vuole emergere, dovrà darsi molto da fare per ottenere visibilità.

  • Quindi, per posizionarsi bene su Google, contano principalmente due fattori: un buon link building e una buona strategia di Facebook sharing.

  • mah… o non ho capito nulla o forse il titolo dell’articolo è fuorviante. Quelli indicati non sono “fattori di ranking” ma elementi riscontrati nei siti che hanno determinati posizionamenti. Mi pare anche piuttosto chiaro che siti in prima pagina o addirittura ai vertici, non diano troppa importanza ai fattori onpage ma anzi cerchino di dare alle pagine una struttura e testi più possible leggibili e naturali anche perché hanno grandi risorse per utlizzare altri fattori di ranking (es: grandi campagne linkbuilding) e sono anche quelli che più facilemente possono anche permettersi elaborate strategie social… Insomma le cose indicate dicono solo come si comportano coloro che sono ai vertici e non quello che hanno fatto per arrivarci.

  • Quoto “Si sta perdendo tutto della SEO, penso che arriveremo a risultati pilotati non c e + democrazia altro che algoritmo…… Posizionamento manuale per interessi pubblicitari queste dimostrano le serp attualmente, ovviamente giudizio personale”, penso le stesse cose, se ci fosse un posizionamento manuale senza interessi forse avremmo un web libero. penso che tutta l’attenzione che purtroppo Google ha avuto, è sato solo un male per il web. ora tutti gli operatori del settore SEO sono tutti impegnati nel carpire MrG e i suoi algoritmi, lo stesso searchmetrics, in pratica stiamo facendo SEO a Google gratis!!
    Esempio: Io faccio Seo e scrivo pagine che sembrano piacere a Google, e invito i miei clienti a studiare la loro concorrenza su google poichè, effettua l’80% delle ricerche mondiali, di conseguenza Google riceve visite e gli altri le perdono.

  • Sono contento che ci sia qualcuno che la pensa come me 😉

  • Analisi interessante, anche se credo che dopo l’aggiornamento Penguin ci siano stati ulteriori cambiamenti, ad ogni modo grazie per l’esaustivo articolo

  • A proposito dell’influenza dei contenuti multimediali sul posizionamento dei siti web, mi interesserebbe capire se e quanto il peso della pagina web influenza il posizionamento.

  • A mio parere, il peso è legato alla velocità (di scaricamento della pagina), e la velocità (a quanto si dice ormai dal 2008: https://blog.tagliaerbe.com/2008/03/google-conferma-il-tempo-di-caricamento-di-una-pagina-web-e-importante.html , cosa ribadita più e più volte fino a poco tempo fa: https://blog.tagliaerbe.com/2012/01/google-speed-is-king.html ) al buon posizionamento: bisogna dunque fare in modo che la pagina abbia un ottimo contenuto, ma che sia il più possibile “leggera e veloce”…

  • Condividiamo la metodologia dell’analisi che conferisce un minimo di scientificità all’argomento ma anche i commenti di chi evidenzia una sostanziale debolezza nelle evidenze di correlazione dei dati. E’ stata ripetuta per il 2013? Sarebbe interessante vedere se, in questi mesi, si siano acutizzati alcuni fattori dei trend evidenziati.

  • Proprio bella questa analisi, che conserva valore anche a circa un anno di distanza. Produrre contenuti di qualità e creare un “ambiente web” che metta al centro di tutto l’esperienza dell’utente è la strada del futuro per la SEO.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Seguimi sui social

Iscriviti alla Newsletter

Main sponsor

Scroll to Top

Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi. Acconsenta ai nostri cookie se continua ad utilizzare il nostro sito web. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy & Cookie policy