Perché investire nell’IPO di Facebook non è stato un buon affare?

Moltissime persone si sono illuse di poter investire con profitto nella recente IPO di Facebook. Peccato, però, che la recentissima quotazione del colosso dei social network si sia rivelata, alla resa dei conti, un clamoroso flop!

In pratica, lo scorso mese, gli investitori dell’IPO di Facebook hanno potuto constatare sulla loro pelle (o meglio sul loro portafogli) cosa accade, molto spesso, a chi compra azioni di aziende debuttanti nel mercato azionario.

Prima di entrare nel dettaglio di questo specifico caso, voglio darti qualche dritta da investitore professionista. Normalmente, un’azienda decide di quotarsi in borsa per tre possibili motivi:

• Deve effettuare degli investimenti piuttosto costosi e ha bisogno di liquidità, senza dover pagare per forza interessi a banche.

• Il fondatore e/o i detentori delle stock-option vogliono realizzare un ingente guadagno personale.

• Il fondatore, per vari motivi, decide di lasciare le redini del comando ad altri e vende un pacchetto di azioni tale da essere considerato socio di maggioranza relativa ma non assoluta.

In ogni caso le quotazioni azionarie sono destinate a flettere un bel po’, soprattutto se l’azienda è molto nota (come appunto Facebook) e ha quindi la tendenza a trascinare con sé molti investitori per fama più che per reali analisi finanziarie.

Nel caso specifico, Facebook si è quotato ufficialmente per ricavare i soldi necessari a fare gli opportuni investimenti, atti a scavalcare definitivamente il volume d’affari del “nemico” Google.

Di conseguenza, Zuckerberg punta a una capitalizzazione che superi i 200 miliardi di dollari di Google. Si parla addirittura di un obiettivo di 300 miliardi, superiore anche a IBM e Microsoft e seconda solo a Apple.

Questo significa che, nelle intenzione del management di Facebook, il titolo dovrebbe passare dai 38 dollari dell’IPO all’ingente cifra di oltre 110 dollari.

Tuttavia, per realizzare un simile obiettivo, non basta che la gente compri azioni in quantità, ma occorre che l’azienda abbia effettivamente un valore da 300 miliardi di dollari!

I tempi in cui le aziende del settore informatico crescevano all’impazzata senza motivo (leggi: senza che producessero un reale valore che fosse in linea con la loro capitalizzazione) sono finiti nell’ormai lontano 2000, con lo scoppio della bolla speculativa delle dotcom.

Oggi come oggi, Facebook deve ancora effettuare gli investimenti necessari a fare il balzo, pertanto sono previste discrete flessioni nella capitalizzazione dell’azienda e, di conseguenza, nel valore delle sue azioni.

…Insomma: cosa sta succedendo in pratica? Semplice: che il valore della quotazione sta scendendo per allinearsi al vero valore dell’azienda.

Oltre agli investimenti all’orizzonte, si è scoperto che molti dei primissimi dipendenti di Facebook (che possiedono tantissime azioni), si sono dimessi e hanno venduto immediatamente il loro pacchetto per investire in altre startup, e la cosa non è piaciuta per niente a Wall Streeet.

Come mai hanno venduto immediatamente? Perché se ne sono andati da Facebook? Perché stanno investendo in altre aziende e non hanno cavalcato la corsa ai 110 dollari che si vocifera in giro? Tutto ciò sembrerebbe, in apparenza, alquanto strano.

Se aggiungiamo il fatto che i primissimi impiegati sono quelli che hanno sviluppato inizialmente il social network e che lo hanno fatto diventare famoso in tutto il mondo, puoi facilmente immaginare come gli azionisti temano un crollo della capacità di innovazione di Facebook.

Un po’ quello che è successo ad Apple quando, a metà anni ’80, allontanarono Steve Jobs dalla sua stessa azienda. Ovviamente questo non giovò affatto alle quotazioni di Apple e, molto probabilmente, un fenomeno per certi versi simile non gioverà neanche a quelle di Facebook.

A tutte queste considerazioni – di certo non positive – si aggiunge una tempistica non esaltante dal punto di vista degli investitori privati. Infatti, proprio in questi mesi, è prevista la svolta ribassista del mercato!

L’economia, non è un mistero, è ciclica. Un ciclo dura mediamente 5 anni, e il ciclo in cui ci troviamo ora è iniziato nel Marzo del 2008 ed è prevista la sua fine intorno ai primi mesi del 2013. Questo significa che, entro questa estate, è previsto un lungo ribasso degli indici di borsa.

In parole povere: Facebook si è quotato in un massimo di borsa che ha permesso ai detentori delle stock-option di vendere al massimo, prima di una probabile flessione.

Detto ciò, passiamo alle previsioni per il futuro. Anche se il titolo potrebbe flettere nei prossimi mesi, magari potresti pensare che poi si riprenderà e farà la sua lunga cavalcata fino a quotare 110 dollari. Purtroppo non è detto che ciò accada.

Da recenti valutazioni del business di Facebook, si è constatato che oltre il 50% dei visitatori accedono via smartphone e si è scoperto anche che questi utenti sono difficilmente monetizzabili. Vediamo bene il perché…

In pratica il business model di Facebook è nato dall’idea di trasformare il “normale” traffico internet in soldi (grazie alla pubblicità) ma nessuno all’epoca pensava, quando si sono poste le basi del business, al crescente utilizzo dei dispositivi mobili.

E proprio quest’ultimo è, difatti, il motivo principale per cui il titolo sta scendendo così in picchiata, a causa del futuro incerto che gli investitori vedono a tal proposito.

Il metodo che utilizza Facebook per guadagnare è di vendere gli spazi pubblicitari (li avrai sicuramente notati alla destra dello schermo) facendosi pagare per ogni click così come fa, ad esempio, Google con il sistema AdWords.

Il problema, tuttavia, è che questo tipo di sponsorizzazione non si adatta per nulla alla navigazione via smartphone e, anche tramite navigazione via computer, non è che dia risultati sempre esaltanti.

Al contrario Google, grazie anche al fatto che è un motore di ricerca (dove quindi la gente cerca qualcosa attivamente), riesce a trasformare più facilmente un visitatore in un prospect che clicca sui suoi annunci sponsorizzati.
Su Facebook invece le cose sono molto più complicate, perché la gente in un social network non cerca delle cose ma un’esperienza interattiva con altre persone.

Pertanto, i banner pubblicitari in Facebook non vengono visti come un’informazione che arricchisce l’esperienza utente ma come un oggetto invasivo e anche fastidioso, che spesso non dà nulla di più rispetto a ciò che si sta facendo in un certo istante.

Questo sta facendo perdere parecchie commesse all’azienda che ha accusato, nel recente periodo, la perdita di grosse aziende che non credono più in questo strumento per sponsorizzarsi (si è parlato molto della GM che ha deciso di non investire più nella pubblicità di Facebook).

L’unico modo che Facebook ha di effettuare il “grande salto” è quello di trovare un metodo che gli permetta di avere delle forme di ricavo che si adattino meglio al suo core business e, soprattutto, che si adattino all’utente che naviga con smartphone!

Se riuscirà nell’impresa, allora i 110 dollari potrebbero essere alla sua portata. In caso contrario, potrebbe flettere parecchio e rimanere lì in basso per molto tempo e non ci sarà, quindi, una reale convenienza a investire in questo colosso del web.

Autore: Patrizio Messina di Comeinvestiresoldi.it, per il TagliaBlog.

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20 Comments

  • Il business model di facebook non è certo assimilabile, sotto diversi profili, a quello di google, non fosse per il gap di competenze, che vedono il social network detenere un capitale umano, un cosiddetto working capital, dotato di specifica competenza appunto su temi relativi ai social, ma senza le possibilità offerte dai motori di ricerca.
    Il tentativo di immettere una sorta di simbiosi tra dinamica social e dinamica tipica del motore di ricerca non è ancora riuscito, e le prospettive di facebook devono ricondurre il cosiddetto fair value ad una quotazione inferiore rispetto alle aspettative.
    Nel cosiddetto boom delle dot.com erano invalsi metodi innovativi di stima del valore d’impresa, che giusticavano gli eccessi del momento, ma ora quella fase è passata e sopratutto il futuro di facebook appare incerto.

  • Questa analisi è alquanto lacunosa e mi meraviglia che il taglia abbia ospitato un siffatto articolo.
    Tralascio la disamina della “fuffa” dei Social media ma avresti dovuto almeno dire che visti i ricavi da pmi ed i costi da multinazionale il valore delle azioni non rispecchia i multipli ideati nella IPO dalle banche d’affari americane, le stesse coinvolte nei mutui subprime. Inoltre, oltre alla ciclicità pluriennale è da considerare la fase solare cioè che in questo periodo le masse finanziarie smobilizzano.
    E Zinga dove lo metti? Che da solo fattura un bel po’ e negli USA ogni giorno esce una notizia che pare che esca da FB ed il giorno dopo che rimanga?
    Parli di core business ma se neanche Zuckemberg sa quale sia? Vuoi spiegarcelo tu, che è l’inutilità o il nulla più assoluto o il chiacchiericcio per non dire qualche altra cosa?

  • Prima regola della borsa:
    il prezzo sconta tutto.

    Tutte le considerazioni fatte in questo articolo il mercato probabilmente le ha già fatte e riassunte nel prezzo corrente, che non sarà mai quello giusto, perché viaggia continuamente su onde di breve, medio e lungo periodo, spesso non tutte coerentemente in salita o in discesa.

    Se il prezzo giusto è 100, e la quotazione attuale è 80, fra 6 mesi può benissimo trovarsi a 50. E a quel punto che fai? Ti convinci che hai sbagliato previsione, e vendi, oppure tieni?
    Se ci avevi azzeccato a 100 ci tornerà prima o poi, e non si fermerà certamente li.

    Questo genere di considerazioni sono tuttavia utili in ottica di lungo periodo, se si è più astuti del mercato. Ma può bastare il buon senso.

    Quando nel 2000 la capitalizzazione di Tiscali superò quella della Fiat, io mi chiedevo semplicemente: quanti soldi io, la mia famiglia e il mio ristretto cerchio di conoscenza daremo probabilmente a ciascuna di queste aziende? La risposta la lascio immaginare.

    Ora per facebook ci si può porre la stessa domanda.
    Quanti soldi i vostri amici daranno alla apple per comprare un iphone o un ipad, e quanti a facebook cliccando sui suoi banner? Ora confrontate questi valori con le rispettive capitalizzazioni.

    Sono conti alla carlona, ma danno indicazioni molto più azzeccate di chi, sapendo di non poter fare un calcolo preciso, si accontenta di parole, che molto probabilmente sono già scontate nel prezzo corrente.

    Dopo questo rimane però una incognita: troverà fb un business model molto più profittevole di quello attuale?

    Personalmente scommetterei su fb solo dopo aver risposto positivamente a tale domanda.

  • In questo secondo commento vorrei dimostrare come, conti alla mano, si possa comprendere presente e futuro delle quotazioni di Facebook.
    Per stimare il giusto valore, o fair value, dell’azione,adotto i lmetodo cosiddetto FED, cioè un metodo invalso nelle valutazioni delle quotazioni azionarie, almeno fintanto che governatore della FED fu Alan Greenspan
    Questo metodo ci dice di dividere l’utile (totale o utile per azione, secondo che vogliamo stimare la capitalizzazione complessiva o relativa alla singola azione) per il rendimento dei titoli di stato a 10 anni. In questo caso consideriamo il rendimento dei titoli di stato americani, i cosiddetti treasury bond.
    In pratica, con poche info, tratte da internet, arriveremo alla stima del fair value.
    Il rendimento dei titoli di stato americani a 10 anni è indicato all’1,58%, mentre l’attuale utile per azione viene indicato in 0.39.
    Applicando il modello econometrico, avremo:
    0,39/0,0158,
    cioè dividiamo l’utile per azione per il tasso dei titoli di stato americani a 10 anni, espresso in forma decimale.
    Infatti, parlare dell’1,58 per cento, equivale a dire 1,58 diviso 100, che infatti fa 0,0158.
    Il risultato è 24,68, valore incredibilmente prossimo, guarda caso, al minimo sinora realizzato a 25,52.
    Ma per comprendere le possibili future quotazioni, possiamo invece considerare le stime dell’eps, cioè dell’utile per azione futuro, fatte dai vari analisti e, ipotizzando un tasso dei treasury uguale all’attuale, valutare i futuri possibili fair value del titolo.
    Tramite yahoo finanza, notiamo che per dicembre 2012 le stime dell’eps oscillano tra 0,48 e 0,76.
    Ancora una volta applichiamo la formula, dividendo questi valori per 0,0158, e così facendo otteniamo 30.37 e 48,1 ed ancora una volta, guarda caso, queste stime corrispondono al range in cui si collocano le opinioni dei diversi analisti sul fair value del titolo.
    Infatti, queste per la precisione variano da 25 a 48, e 25 corrisponde all’incirca al fair value di 25,52, che noi abbiamo indicato di sopra.
    Il fair value di 48 approssima invece la quotazione massima raggiunta a 45.
    Visto che l’obiettivo sarebbero i 110 dollari, grazie a questo metodo (che come vedi si adatta perfettamente sia alle stime dei diversi analisti, sia all’andamento d mercato), possiamo anche calcolare quale dovrebbe essere l’eps, corrispondente ad una quotazione di 110.
    In pratica, indicando con x l’incognita che vogliamo trovare, avremo la seguente equazione:
    x/0.0158=110, da cui otterremo: x=0.0158(110) e otterremo 1,73.
    Come si nota, un valore di utile per azione pari al144 per cento della stima più ottimistica relativa all’eps, quindi credo proprio che, tranne particolari piani di sviluppo della redditività aziendale, quel target sia decisamente irrealistico.

  • @ Renato

    L’articolo spiega perché sta flettendo il titolo e non deve fare nient’altro. Chi vuole imparare a fare analisi molto approfondite su questo titolo o su altri, non ha che da istruirsi a tale scopo.

    @ Mik

    Il prezzo sconta tutto solo quando è a regime. In fase di lancio le dinamiche sono diverse in quanto esistono dei fattori che forzano il mercato:

    1) Chi compra l’ipo spesso beneficia di uno sconto se le tiene in portafoglio un certo lasso di tempo (e ciò modifica il comportamento che dovrebbe avere normalmente).

    2) Molti investitori non sono esperti ma entrano sull’onda dell’entusiasmo impiegando molti mesi prima di capire cosa sta succedendo.

    3) I titoli di grosse aziende, se devono colmare un grosso gap impiegano parecchio tempo per allienarsi (per via dell’inerzia). Se il titolo è partito a 38 e deve scendere, che so io, a 10, non è che lo fa in un giorno… Questi gap veloci li trovi sono nelle aziende a bassa capitalizzazione dove bastano un pugno di investitori a creare variazioni gironaliere anche nell’ordine del 50%!

  • Grazie Patrizio (e grazie DAVIDE,ovviamente) per l’articolo che, come e’ giusto che sia ha innescato dei pareri “PRO E CONTRO” …

    Sappiamo tutti(noi investitori) che per parlare di queste questioni non basta un articolo…

    Tu hai fatto la tua parte e condivido il Filone generico. E’ fobdamentale andare oltre ,questo si sa’.

    2) Il core business PRESUNTO (guadagnare sulla pubblicita’) lo sappiamo tutti ma a mio modesto parere non e’ profittevole e nel lungo periodo i responsabili di Facebook dovranno fare un ULTERIORE BUSINESS PLAN per espandere le fonti di entrata (Che ora come ora sono ADS e APP.)

    3) Sono iscritto a Facebook ma ci passo si e no 3 minuti al giorno (e non tutti i giorni) PERCHE’ ? Mi annoia,non trovo che sia una risorsa utile da dedicarci piu’ tempo (Ma questo e’ solo il mio punto di vista) In quanti la pensano coe me ? Anche questa risposta puio’ portare una ANALISI NELL’ANALISI del valore REALE della societa’.

    4) Ci sono moltissime altre societa’ che secondo me vale la pena seguire…(A partire dal mercato ITALIANO)

  • L’unico modo che ha facebook di diventare una azienda che genera profitti è quella di integrare al suo interno un motore di ricerca, magari bing, ed offrire la possibilità agli utenti di navigare all’interno di tutto il web, magari mantenendo in alto la barra con la ricerca e dando l’opportunità di condividere tutto il possibile.

    Solo in questo modo potrebbe scavalcare google ed offrire la possibilità di inserimenti pubblicitari che siano a tema!!!

  • Potrebbe cercare di sviluppare l’idea originaria di volunia…

    Un social network legato ad un motore di ricerca in modo da poter far incontrare i navigatori che possono commentare in tempo reale le loro sensazioni.

    Potrebbe essere un idea1

  • @Gian Piero Turletti
    Hai provato a fare lo stesso conteggio per le azioni microsoft, google ed apple?

    Questo conteggio mi pare valorizzi una società 63 volte l’utile. Non è un po’ tanto???

  • Ripeto questo è un articolo inutile e sembra scritto dai soliti venditori di infoprodotti fuffa, che credo tu ne sia un esponente.
    Mi meraviglia che il Tagliablog, noto sito di web marketing, ospiti queste panzane sui motivi della flessione da te addotti alla quotazione di Facebook. Personalmente fuori tema di questo blog.

  • Risposta per Squall:
    si, è esatta l’indicazione di rapporto prezzo/utile o p/e di circa 63, che si ricava da 1/0.0158 che da appunto un risultato di 63.
    Infatti dividere l’eps per il tasso dei titoli di stato a 10 anni, significa in altri termini definire quale sia il p/e, o rapporto prezzo/utile, corretto in relazione al tasso d’interesse.
    E veniamo a considerare i titoli indicati (non avevo fatto le stime e le calcolo in occasione della risposta).
    Consideriamo, quindi, il prodotto di 63 per le stime dell’eps delle società indicate, cioè moltiplichiamo 63 per le stime dell’eps:
    Apple: range stima utile per azione compreso tra 9 e 12,53.
    Il corrispondente fair value sarà, quindi: tra 567 e 789, con target mediano a 678.
    Il prezzo massimo nell’anno in corso è stato di 644, prossimo a tale stima, quindi direi che il metodo fed ha funzionato per Apple, rispecchiando le dinamiche del mercato.

    Passiamo a Microsoft:
    stima eps compresa tra:0,5 e 0,7.
    Fair value compreso, quindi, tra 31,5 e 44. Stima mediana attorno a 37,75.
    Il massimo dell’anno è stato attorno a 33.
    Sul medio lungo, qualora si confermino stime di un eps attorno alla stima più elevata, le quotazioni potranno tendere verso 44.

    Google:
    stime eps comprese tra 9,4 ed 11,2.
    Fair value compreso, quindi, tra 592 e 705, con un target mediano, quindi, di 648.
    Massimo dell’anno a 670.
    Mi pare, da questi esempi, come il modello descritto renda abbastanza bene la stima del possibile fair value di un’azione, con una valutazione cui tende, quindi, il mercato finanziario.

  • @Messina evocare l’idea originale di volunia mi sembra veramente una genialata…voglio dire: ok volunia è stato manipolato e inquinato, e secondo il manifesto primo di Marchiori, il progetto nasceva per testare certi intuizioni di convergenza tra il search e il social, aspetti che purtroppo non è riuscito a verificare. Non vale cmq che negando la tesi, ossia se volunia fosse andato bene, allora avrebbe beneficiato delle intuizioni di Marchiori sul social. Non è detto che nel social la gente mediamente voglia cercare informazioni con un modello automatico, non è detto che l’utente fb diciamo ‘non esperto di web’ voglia usare il search dentro/fuori fb, … non ha funzionato il social shopping, o almeno non ha funzionato in fb, x’ dovrebbe funzionare il social search? almeno x’ dovrebbe funzionare in maniera un po’ schematica come la proposta di sopra, sembra invece che funzioni meglio il collaborative search o l’aggregation search, stanno nascendo ibridi tra pinterest e daily deals, ma non in un mondo così rumoroso e generalista come è quello di fb …

  • @Patrizio

    Il prezzo di collocamento viene stabilito in base a due opposte esigenze:

    1) Fare marketing finanziario in favore dell’azienda quotata

    2) Fare incassare quanto piu possibile gli azionisti di controllo

    Se prevaleva la prima, la collocazione sarebbe avvenuta ad un prezzo molto inferiore, e tutti, tu incluso, avrebbero scritto articoli che volevano spiegare perche’ la collocazione il suo grande successo

  • @Gian Piero Turletti
    Dove hai trovato quei valori di eps? Se vado su yahoo finance vedo un eps per google di 33. Quindi le azioni dovrebbero valere fra i 1500$ e 2100$

    E la apple ha un eps ancora maggiore: 41.

  • Per Squall:
    ho considerato un range di valori entro cui si muovono le stime degli analisti, ……
    talune stime , come quella di 33 indicata per google, tengono conto di previsioni particolarmente ottimistiche, relative ad ipotesi di piani di sviluppo…..ancora da veriicare…..Diverse stime sono prossime a valori indicati su yahoo….
    DI solito si tiene conto poi del valore medio, o del mediano, cioè di quello centrale nella serie….

  • Preciso anche quanto segue….
    Pensavo di averlo detto in un precedente intervento, ma mi ricordavo male……
    Abbiamo diverse stime dell’utile per azione, sia relative all’intero anno, sia relative al trimestre in corso.
    DI solito, le stime relative all’utile per azione annuale, valgono per stimare un valore dell’azione che si realizza sui mercati finanziari, in caso di conferma della stima, nel lungo periodo, magari all’apice di un mercato toro.
    Invece, alcuni studi statistici sottolineano come il mercato azionario sconti, solitamente, nel breve e medio termine, le stime relative all’andamento trimestrale.
    Per i casi di ipo, talora capita che il mercato faccia riferimento alle stime dell’utile annuale, invece di quelle solo trimestrali.
    Quindi per i titoli analizzati precedentemente ho tenuto conto essenzialmente delle stime trimestrali, mentre per facebook anche dell’utile su base annua.
    E’ sempre preferibile, per ogni titolo, fare i calcoli su entrambi i tipi di utile, così da tener conto sia della dinamica di breve/medio, che di lungo termine.
    Non a caso, i confronti sono poi stati fatti, per i vari titoli, con il massimo realizzato nell’anno in corso, ponendoci soprattutto in un’ottica di medio.
    Ovvio che nel lungo, le quotazioni potrebbero anche discostarsi significativamente dalle attuali.
    Le stime dell’eps si possono, ad esempio, ricavare da yahoo finanza cliccando su “stime degli analisti”, a sinistra della pagina relativa ad un determinato titolo.
    Per google, diciamo che la stima di 33 su base trimestrale mi pare eccessiva,mentre potrebbe essere corretta su base annua.
    Nel frattempo, il mercato tiene in conto le stime trimestrali, mentre una stima di 33 come eps sarebbe valorizzata nel lungo termine, ma certo, dovendosi poi considerare il tasso di riferimento di quel periodo.
    Se consideriamo che si arriverebbe ad una quotazione di circa 2000, allora possiamo dire che vi sarebbe un incermento di circa il 700% dai minimi del 2009, ma la cosa è tutt’altro che imposibile, in un mercato toro particolarmente rialzista.
    Se, invece, vogliamo rimanere in un’ottica di medio, allora direi di considerare l’eps trimestrale, e come abbiamo visto, il mercato ne ha tenuto conto.

  • Sempre per Squall:
    del resto, google si è portata da circa 100 a 700 tra il 2005 ed il 2007, per cui certi incrementi percentuali, legati a dinamiche e valutazioni di lungo periodo, sono tuttaltro che strane.
    eEngo a consideare di seguito la Apple, prendendo in considerazione la stima di 41.
    Questa stima riguarda ancora una volta un eps annuale, e moltiplico, quindi, 41 per un p/e di 63.
    Il riultato è 2583.
    Sarebbe un incremento del 350% curca, rispetto alle attuali quotazioni, ma consideriamo che il titolo ha raggiunto un massimo attorno a 640 venendo da un minimo di 85 a fine 2008, per un incremento del 650% circa, ed ancora una volta, quindi, direi che le dinamiche di mercato dimostrano di adeguarsi, nel tempo, a certe valutazioni basate su metodi di analisi fondamentale, cioè basata su dati di bilancio.
    Bisogna tuttavia distinguere tra obiettivi di medio e target di lungo periodo, per raggiungere i quali potrebbero essere necessari anche diversi anni.
    Per come la vedo io, comunque, meglio non affidarsi a target di lungo, perchè nel lungo termine possono succedre tante cose, anche situazioni decisamente avverse al titolo.
    Infatti, i target si mantengono se certe stime degli analisti rimangono conermate.
    MEglio, quindi, affidarsi a stime di valore, cui il mercato tende nel breve/medio, e che si possono ottenre tramite particolari metodi di utilizzo di modelli econometrici.

  • Articolo a dir poco GENERICO, QUALUNQUISTA e BEN DISTANTE dalla realtà.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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