Come deve essere un contenuto editoriale su Facebook

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Quando Facebook ha lanciato il nuovo News Feed, ha fatto molto più che cambiare il modo con cui le persone visualizzano meme e foto di gatti: ha modificato il modo con cui si vedono le notizie.

Oggi tutti possono fare notizia, ma come sono cambiate le cose per coloro che si guadagnano da vivere con questa professione, ovvero per gli editori online? Dean Praetorius, un senior editor dell’Huffington Post, ha spiegato a AllFacebook come ha dovuto modificare il suo vecchio approccio.

L’Huffington Post, secondo uno studio di NewsWhip, è il giornale online che genera maggior engagement su Facebook, superando, a livello di numero di interazioni, molti
editori più tradizionali (come Daily Mail, New York Times e CNN).

Come ci è riuscito? Praetorius ha affermato che l’azienda ha adottato un approccio “a tutto tondo” nei confronti dei social, comprendendo che il contenuto non termina quando viene pubblicato. I contenuti hanno lo scopo di generare conversazioni, non semplicemente di informare.

“Il contenuto va pensato in maniera un po’ differente a come lo pensa il vecchio giornalismo. Non ci si limita a fare una domanda, ma si pone alle persone la domanda giusta, alla quale il contenuto darà una risposta. Ciò coinvolge le persone, le avvicina. Invece di dire qualcosa, si chiede e si crea una conversazione grazie al contenuto. Si lancia la domanda, nel luogo in cui le persone possano discuterne. Noi diamo anche la nostra risposta, ma cerchiamo di fare in modo che tutti vogliano parlarne”.

Prima dell’avvento dei social, le notizie erano prevalentemente “a senso unico”. Le persone dovevano guardare il TG per capire se stava accadendo qualcosa di importante, o dovevano leggere il giornale per saperne di più sulla partita giocata la sera prima. Potevano poi parlarne con i loro amici, o mandare una lettera al direttore, ma non c’era praticamente modo di entrare in contatto con l’editore.

Ora Facebook e Twitter han cambiato le cose. Notizie e post di amici e familiari si mischiano nello stesso flusso. Le persone vogliono confrontarsi su tutti i tipi di contenuto. Invece che pubblicare semplicemente informazioni, Praetorius ha detto che l’Huffington Post è più focalizzato a generare la discussione, ed esserne parte: dentro l’HuffPo, tutti i redattori sono anche dei social media editor.

“Il giornalismo su carta non permette la conversazione “a 2 sensi”, ed è difficile per un vecchio redattore abituarsi alla cosa. Ci vuole una mentalità diversa. Penso che uno dei vantaggi dell’Huffington Post sia quello che la maggior parte dei giornalisti ha capito che il contenuto non termina una volta che hai premuto sul tasto “Pubblica””.

Capire come viene presentata una notizia, specialmente nel nuovo News Feed, significa anche capire il potere delle foto.

Una foto dell'Huffington Post su Facebook

L’Huffington Post non condivide solo link e aggiornamenti di stato, ma anche immagini molto belle e coinvolgenti. Lo staff del sito sa bene che un contenuto pubblicato su Facebook è un “pacchetto completo”: non è solo un link, o una notizia, ma una combinazione di tanti elementi diversi.

Quanti altri editori lo hanno capito?

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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6 Comments

  • E’ sempre più chiaro che Facebook vuole rendersi il centro del web. Un po’ come hanno tentato di fare certi portali (Libero, Tiscali…) cercando di ridurre al minimo l’esigenza di lasciare Facebook.

    Colgo l’occasione per segnalarti un lavoro un po’ simile a quello che citi, un’infografica in tempo reale che abbiamo realizzato per tracciare le interazioni Twitter con i quotidiani italiani

    http://unpaeseinformato.cemitds.it/

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  • Ottimo articolo. L’Huff Post usa quelli che io chiamo “Hidden Social Contents”, ovvero ti pone una domanda, o fa un’affermazione, e la risposta sta nel significato dell’immagine.

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  • Sono ANNI che lo dico! Che bello, per la prima volta in vita mia posso dire “io l’avevo detto” 🙂

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  • C’è da dire che questo spostamento di baricentro ha generato tanta viralità, ma minor controllo sulla notizia: più comunicazione social, meno giornalismo in senso tradizionale e stretto. Molte “bufale” del Web nascono così…

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  • Quanti altri editori lo hanno capito? Temo molto pochi…di sicuro l’hanno capito i blogger. Quelli di cui si serve proprio l’HP senza pagare…tra l’altro…

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  • c’è un problema evidentissimo di qualità dei filtri.il social media editor o prosumer non sempre ha le competenze per filtrare il dato,e spesso lo distorce.la catena così produce rumore eccessivo e non è neppure flessibile.non si auto corregge neppure.servono algoritmi auto correttivi,ma questo limita la errata convinzione che avendo accesso alle fonti io “sappia” tutto “correttamente”.cosa che non è.

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Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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