L’evoluzione/involuzione dei contenuti online

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

I contenuti prodotti per il web sono in una profonda fase di evoluzione, che in realtà si sta rivelando una pericolosa involuzione.

Lavorando da alcuni anni a contatto con gli editori, e studiando cosa gira sui vari siti italiani ed esteri (generalisti e verticali), sono ormai giunto alla conclusione che i contenuti, e parlo soprattutto di quelli testuali, abbiano imboccato una strada che sicuramente NON è quella della qualità.

Abbiamo già discusso mesi fa su cosa sia o non sia questa benedetta qualità, che Google vuole cercare in tutti i modi di premiare (altrimenti non avrebbe creato il Panda, no?), ma posso garantirti che quello che funziona oggi sul web è ben altro.

Titoli (e contenuti) “gossippari”

Non posso pubblicare statistiche dettagliate, ma posso assicurarti che i contenuti più letti in assoluto girano attorno a rumor e gossip, non a notizie vere e proprie.

Il titolo urlato fa da esca, e il contenuto leggero e magari un po’ sopra le righe genera parecchi commenti e interazioni (anche sociali, ovvero Like, Retweet e +1).

Lunghezza dei testi

Il testo lungo non funziona più.

Se fai un bell’articolone di più pagine, che magari ti costa ore – se non giorni di lavoro – puoi star certo che viene letto in quest’ordine: prima pagina -> ultima pagina. E basta.

Le pagine centrali vengono spesso saltate, l’utente medio passa dalla prima pagina del pezzo alle conclusioni e si disinteressa totalmente di ciò che si trova in mezzo.

Twitter e Smartphone

Come ben sai, Twitter si è smarcato dai social e ambisce ad essere una fonte di informazioni, una sorta di agenzia stampa. E già lo è, per decine di milioni di persone.

Sul fronte mobile, sappiamo che la crescita degli smartphone è impetuosa: +62,4% nel 2011 rispetto al 2010, e si parla di 1 miliardo di pezzi venduti nel 2015. E quindi sempre più gente legge e leggerà news e articoli all’interno di monitor sotto i 4 pollici.

Cosa lega Twitter agli smartphone? la tipologia di contenuti. Pochi caratteri, fruizione veloce, “snack news”.

Conclusioni

Non so se sia o meno questione di diversa distribuzione del tempo passato online, della disponibilità di nuovi dispositivi, o dell’overload delle informazioni: probabilmente la colpa è dell’insieme di tutte queste cose.

Sta di fatto che il modo di dare notizie, e soprattutto quello di leggerle, non è più quello di qualche anno fa.

Il mix fra la fretta, l’eccesso di fonti e la molteplicità di piattaforme e schermi di diverse dimensioni – la notizia ci può “seguire” ovunque, dentro PC, tablet o smartphone – ha abituato il lettore ad una informazione “a brandelli”, e sta obbligando l’editore a reinventarsi se vorrà continuare a mantenere il suo pubblico.

Ma in questa costrizione al cambiamento faccio fatica a vedere la sopravvivenza dell’informazione profonda e di qualità, mentre vedo chiaramente lo scivolamento dell’editoria verso i “riassuntini” e i “thin content”. Con buona page del Google Panda.

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

22 Comments

  • Pienamente d’accordo con Ilaria Cardani e con Massj
    A prescindere da qualsiasi analisi socio-culturale, a prescindere dai gusti degli utenti,Google Panda ha punito e punisce contenuti di bassa qualità, brevi e frettolosi.
    A prescindere dall’oggetto del contenuto, ciò che sta accadendo è l’esatto contrario di quello che hai affermato.Stiamo andando verso contenuti di qualità e per qualità s’intende pertinenza , profondità e autorevolezza.D’altra parte mi viene difficile pensare che un blog di minchiate senza il sostegno delle serp di Google possa avere un grande pubblico.

    Reply
  • Gran bell’articolo questo, i miei complimenti, lo condivido in pieno:
    – il titolo urlato lo troviamo sui giornali di tutto il mondo tutte le mattine, ed il motivo per cui il nostro pdc è tanto amato dagli editori esteri. quando non si sa cosa vendere, berlusconi fa sempre cassetta, e dato che i giornali la fan da padrone nella divulgazione di notizie, il resto di internet gli va dietro
    – i testi lunghi sono una palla già sui giornali, figurati in rete, se uno è bravo deve essere capace di condensare tutto in poche righe, leggere al monitor fa venire mal di testa, stanca gli occhi, e non è piacevole come un bel libro cartaceo a lungo andare
    – l’informazione sarà sempre + audio/video o sempre + sbrandellata, e questo finirà per creare una generazione di, spero di sbagliarmi, ignoranti.
    Sarebbe anche ora che puntassero sulla pubblicità audio, sono stufo di navigare siti silenziosi

    Reply
  • Quoto. E aggiungo che su internet si trovano parecchie notizie, ma sono il più delle volte comunicati ripetuti in serie o brevi articoletti di siti che si copiaincollano a vicenda.

    Reply
  • Mi trovo d’accordo con quanto detto da @Massj riguardo a Panda, in base alle prove che ho fatto, non è tanto quanto è lungo o quanto è corto l’articolo, bensì quanto è attinente e quante informazioni risolutive da sull’argomento trattato, inoltre come detto da @evilripper concordo con il fatto che in questo momento, un pò per la vita frenetica dei nostri giorni, un pò per come sono cambiati gli strumenti di informazione credo che il miglior compromesso sia lunghezza/qualità e aggiungerei emotività dell’articolo.
    Uso Twitter come mezzo di informazione praticamente da sempre, sia attiva che passiva, credo quindi che non stia facendo altro che arrivare al fine per il quale è stato prodotto eliminando coloro che volevano utilizzarlo come nuovo social network.
    Come detto da @Taglia credo fortemente nell’importanza del +1 e dei vari like e tweet.

    Reply
  • neanche io credo che la lunghezza dell’articolo possa penalizzare o meno un articolo anche perchè se il contenuto è veramente buono viene apprezzato e condiviso a prescindere che sia lungo o breve.
    La quantità di articoli ‘mondezza’ favorirà di più gli articoli buoni e chi indovinerà la giusta formula lunghezza/qualità(raccogliendo l’attenzione anche gli utenti pigri che storcono il naso per contenuti troppo prolissi) di certo ne beneficerà.

    Reply
  • Scusa Taglia, perché invece offline come funziona/funzionava l’editoria? Non ho dati freschi freschi, ma vuoi mettere le copie vendute e soprattutto i contenuti letti di un quotidiano “tradizionale” rispetto a quelli di un quotidiano free press, di un rotocalco o di un magazine di intrattenimento? (E questo paragone funziona anche per la tv, l’editoria cartacea, l’Ikea…)
    Io credo che la diffusione di internet – anche grazie a tutti questi disposistivi portatili – abbia allargato di molto il pubblico e l’allargamento del pubblico significa che il livello si abbassa… Che piaccia o no.

    Reply
  • L’analisi semantica del contenuto è la cosa che mi è meno chiara di Panda, indubbiamente viene fatta, e veniva fatta anche prima, ed è vero che se tratti certi contenuti, soprattutto tecnici, se non hai un fiume di termini tecnici non ti posizioni per niente. Tuttavia sui tanti contenuti promossi in serp che ho analizzato ho delle perplessità che Panda abbia una comprensione vicina al livello umano… un esempio, provate a cercare su google un modello di auto “suzuki splash” e tra i primi risultati ci sarà un blog che si chiama autodimerda… indubbiamente pagina molto divertente ma secondo me non molto pertinente con la ricerca nelle intenzioni dell’utente. Peraltro è interessante come nel famigerato primo scroll non ci sia uno straccio di contenuto.

    Reply
  • mi correggo: quando prima ho scritto “completi” intendevo “utili”, altrimenti passa che ho scritto un’ovvietà 😀

    Reply
  • @massj: sì chiaro, poi non deve passare la certezza assoluta e dogmatica che il testo lungo sia buono per google e quello corto no, ci mancherebbe… Di fatto, e lo noto nella lettura dei miei spunti quotidiani, gli articoli lunghi sono più completi di quelli molto brevi (che peraltro esasperano il rimbalzo del blog), e semmai si potrebbero avere maggiori accortezze nel presentarli (paragrafi, tipo di carattere, grammatica ecc.).

    Ma resto dell’idea che, almeno in termini statistici e non “binari”, per così dire, il contenuto lungo sia apprezzato maggiormente di quello breve. in Italia come dicevo all’inizio c’è un meccanismo che si autoalimenta in negativo da anni, poichè le persone sono state abituate male da contenuti che servivano solo ad elemosinare qualche click: ma chi davvero è interessato legge tutto dall’inizio alla fine, specie se si tratta di tutorial guide e simili.

    oppure pensa ad esempio alle recensioni di servizi di hosting, è indispensabile che siano dettagliate e scrupolose, altrimenti si tratta di contenuto spazzatura o quasi. in questo senso la lunghezza è fondamentale, quando e solo se c’è semantica di mezzo.

    Reply
  • Sono abbastanza d’accordo con l’articolo, anche se non sono d’accordo che Panda spinga sui contenuti lunghi. Panda spinge per pagine adeguate al contenuto, credo che sia importante capire questo di Panda.

    Per leggere una news veloce da 500 battute non ha senso caricare un’interfaccia con centinaia e centinaia di link, mentre, come dice Alberto, da parte degli utenti c’è disponibilità a soffermarsi sui contenuti lunghi quando serve (tutorial per esempio) e quando il contenuto ha delle informazioni rilevanti e utili.

    Sicuramente Panda ha fatto piazza pulita di chi si posizionava grazie alla forza muscolare dei backlink e ha esaltato il concetto che una pagina web serve per presentare un contenuto e non per sostenerne mille altre a colpi di link. Io credo che tra un anno vedremo una qualità media dei contenuti più alta ma soprattutto più fruibili nel contesto della pagina.

    Reply
  • Totalmente d’accordo. Senza qualità, non si va da nessuna parte e dal mio punto di vista neanche vale la pena portare avanti un lavoro.

    Segnalo a tutti un articolo a tal riguardo: http://www.baleia.org/blog/comunicazione-sociale/siti-web-il-vuoto-da-colmare-con-la-qualita/

    Qui si analizza la questione soprattutto dal punto di vista delle organizzazioni non profit. Settore in cui è complicato (a meno che non si parli di grandi organizzazioni con molti fondi) reperire, produrre e pubblicare contenuti di alta qualità, per le carenze in ambito comunicazione.

    Comunque, come sempre uno spunto interessantissimo dal Tagliaerbe! Grazie

    Reply
  • Per fortuna la tendenza riguardo alla lunghezza dei post ha molte eccezioni. Dipende sempre dall’audience e dal tipo di contenuto.
    Quando i contenuti sono di tipo tutoriale l’audience è ben disposta verso la lunghezza dei contenuti. L’importante è che l’articolo non sia più lungo di quello che serve.
    Siti come viperchill, smartpassiveincome, il famoso problogger, ma anche copyblogger o digitalphotographyschool contengono articolo facilmente sopra le 1000 parole (ma anche molto di più).

    Reply
  • Beh scrivere testi troppo lunghi potrebbe essere annoiante per il lettore che segue molte fonti, io in primis.

    Scrivere buoni contenuti invece credo sia importante, altrimenti è solo tempo e lettere gettate via.

    Reply
  • In effetti è proprio come hai descritto in questo articolo.
    Si dovrebbe però dividere in 2 parti, la parte sintetica della news da una parte e gli approfondimenti su un determinato argomento dall’altra.

    Reply
  • E’ un momento difficile da analizzare nel suo complesso e ciò che accade in altre sfere si ripercuote (o rispecchia) anche nell’informazione: io non credo che la web democracy sia dare al pubblico ciò che vuole… anche perchè quello che vuole la stragrande maggioranza è molto spesso indotto… Un cane che si morde la coda dunque!
    Io penso che ogni editore di informazioni (sia esso giornalista, blogger, webmaster, ecc) deve credere in una linea e portarla avanti: la democrazia sta poi nella possibilità di scelta. In questo momento storico molto probabilmente se fai gossip/rumors o informazione leggera molto probabilmente avrai più “successo”.. Ma non è detto nè scritto che quelli che portano avanti anche adesso un’informazione approfondità, di qualità (a discapito di platee commentanti e retweettanti; ed io spero che siano in tanti a farlo!) fra un pò di tempo non si trovino all’apice del successo (meritato!)… perchè la pochezza alla lunga stanca e perisce!

    Reply
  • Parafrasando una frase di un vecchio film si potrebbe dire:
    ” E’ la web democracy, bellezza, e tu non ci puoi fare niente, niente…”
    Io sono per i contenuti di qualità e sono disposto anche a leggerli ( se non sono prolissi ) ma se la gente vuole una informazione a brandelli alla fine è questo che bisognerà dargli.

    Reply
  • Bisognerebbe vedere cosa si intende per corti e lunghi… In termini di parole.

    Reply
  • purtroppo è così…o forse è meglio, non mi è mai piaciuto scrivere pezzi lunghi 🙂

    Reply
  • Sulla lunghezza dei testi … era ora, se ciò farà riscoprire a tutti l’arte della sintesi: dire tanto in poche parole.

    Sulla qualità … mi verrebbe da dire purtroppo, però confido nelle leggi di mercato, e che la domanda non cali, quindi penso che prima o poi ci sarà modo di ripagarla a chi la offre.

    Reply
  • che altro dire… è sacrosanto quanto scrivi, dopo anni di link costruiti con tripli salti mortali e reti social costruite al solo scopo di spammare link affiliati lentamente si stanno aprendo gli occhi sulla realtà: se i contenuti sono scadenti non si va da nessuna parte, punto! hai voglia a farci credere il contrario… del resto questo “tira e molla” snervante ricco di esperti improvvisati ha stressato i lettori, che adesso sono diventati gossippari per ripiego: a noi poco da biasimare, alla fine, secondo me non facciamo che adattarci all’andazzo.

    la cosa più importante è secondo me che Google “spinge” sui contenuti lunghi come garanzia quasi totale di qualità (es spesso i contenuti brevi sono scritti da inesperti giusto per attirare un po’ di traffico generalista), mentre – di contro – il pubblico è diventato un po’ superficiale e va di fretta, fregandosene del “come” ma ansioso di arrivare subito al “cosa”… questo paradossalmente è risultato di anni di blogging selvaggio in cui ci incoraggiavano a scrivere-scrivere-scrivere per entrare nelle grazie dei motori… insomma, la situazione attuale è figlia di un malsano modo di intendere la SEO che molti di noi hanno adottato per anni. ma non è detto che duri per sempre, almeno si spera.

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

L’evoluzione/involuzione dei contenuti online
Scroll to Top