Come sta cambiando Google e cosa diventerà

L’utente medio che utilizza Google effettua delle ricerche e si aspetta delle risposte quanto più precise possibile, gli basta questo, quindi difficilmente si soffermerà sullo studio di cosa stia cambiando dietro le quinte e perché, a volte, Google stia diventando così intraprendente nel dare direttamente la risposta alla domanda ancor prima di mostrare i risultati di ricerca.

In questo articolo proverò a spiegarvi quale sia la Mission di Google e quali siano i reali cambiamenti sotto il “cofano” di Google e come si riflettano sulle pagine dei risultati di ricerca (SERP).

Il cambiamento radicale di Google

Il primo grande cambiamento è stato quello strutturale, il vecchio motore è stato completamente rimpiazzato da un nuovo motore semantico in grado di individuare entità univocamente riconoscibili nelle pagine web e stabilirne le relazioni con tante altre entità.

Le relazioni tra le varie entità sono l’aspetto fondamentale su cui si costruisce il nuovo motore perché da la possibilità a Google di approssimare (azzardare) una risposta per deduzione.

Faccio un piccolo esempio, se Ivano Di Biasi vive a Via dell’Epomeo (entità indirizzo) che si trova a Napoli (entità città) che si trova in Italia (entità nazione) e nel web, se in qualsiasi documento che parli di Ivano Di Biasi non c’è mai scritto che vivo in Italia, Google sarà comunque in grado di affermarlo con certezza deducendolo dal fatto che le due entità (indirizzo+città) sono figlie dell’entità Italia e quindi io vivo in Italia anche se in realtà non l’ho scritto esplicitamente da nessuna parte.

Questa capacità deduttiva basata sulle relazioni tra le varie entità da a Google una sorta di intelligenza artificiale che gli permette di rispondere con certezza su molti argomenti di cui è “bene informato” e di dedurre possibili risposte attraversando le relazioni tra gli elementi dell’ormai noto Knowledge Graph.

Per gli appassionati di algoritmi, vi consiglio di dare un’occhiata ai seguenti argomenti:

  • URI ed URN
  • RDF (Resource Definition Framework)
  • Ontology per quanto riguarda gli algoritmi semantici
  • Knowledge Graph

Se invece non siete curiosi non preoccupatevi, questi tecnicismi sono dietro Google e potete tranquillamente trascurarli, vi basta solo sapere che:

  • Elementi importanti e noti possono essere individuati univocamente
  • Gli elementi possono essere individuati e tradotti in ogni lingua, ad esempio CAP e ZIP sono la stessa cosa per Google e li riconosce nelle varie nazioni anche se hanno formati diversi, solo numeri, numeri e lettere ecc…
  • Le relazioni tra gli oggetti definiscono l’intenzione dietro la ricerca di un ipotetico utente, tutte le relazioni tra gli oggetti definiscono tutto il possibile insieme di ricerche che un utente può fare avendo intenzioni diverse.
  • Google ha un database di oggetti (entity) di cui conosce proprietà e relazioni e quindi può dare risposte precise. Provate a cercare su Google “fratello di Maradona” e ve ne renderete conto, oppure “stipendio di Higuain”, oppure “Dove è nato Ivano Di Biasi” o “Chi è il fondatore di SEO Cube”

Il cambiamento della SEO senza keyword

Analizzando le risposte di Google ci si rende subito conto che le keyword, per come le intendevamo fino all’anno scorso circa, non esistono più, il loro rendimento è del tutto frammentato da numerosi fattori tra cui la geolocalizzazione in primis.

Provate ad andare su Google e cercate “pizza Napoli” , se non siete a Napoli uscirà prima di tutto Wikipedia perché Google sa che non siete “esperti” di pizza e non capisce la vostra reale intenzione quindi vi fornirà la solita informativa, poi usciranno le pizzerie della città in cui vi trovate.

Provate poi a cliccare su strumenti di ricerca e cambiate la vostra località scrivendo Napoli. Google ometterà Wikipedia tra i risultati perché presuppone che se vi trovate a Napoli sappiate perfettamente cosa sia una Pizza e quindi vi proporrà solo i luoghi in cui andare a mangiarla.

Questi esempi solo per farvi comprendere che provare a fare SEO solo mirando a parole chiave è al giorno d’oggi una follia perché il rendimento della campagna è totalmente imprevedibile ed inefficace.

Oggi Google è un motore di ricerca molto complesso e con Hummingbird direi che è decisamente intent based, ossia tendente al comprendere quale sia l’intenzione dietro alla ricerca dell’utente, quindi l’approccio del SEO deve essere completamente diverso. Detto in maniera piuttosto spicciola, il SEO deve individuare le intenzioni “utili al business” e provare ad essere rilevante esclusivamente su quello.

Come fa il SEO a pianificare le attività?

In uno scenario del genere vi posso dire per certo cosa non deve fare un SEO moderno:

  1. Non deve basare la propria campagna sul posizionamento di parole chiave
  2. Non deve utilizzare AdWords per scegliere le keyword perché i volumi di ricerca indicati sono troppo distanti dal reale volume di ricerca organico delle parole chiave sempre per problemi di frammentazione
  3. Non utilizzare programmi di tracking delle posizioni nelle SERP
  4. Non fare article marketing
  5. Non fare link building se non si sa esattamente a cosa si stia puntando

In pratica, buona parte delle vecchie attività sono ormai obsolete  e spesso controproducenti.

L’unica attività che fa ancora la differenza è la link building ma va fatta sulla base di una profonda conoscenza dell’impatto che i link possano avere su una pagina web altrimenti vi farete danni da soli. Fare link building oggi è qualcosa di estremamente complicato ed in Italia solo in pochi sono in grado di farla senza mettere a rischio la vostra attività ed il vostro business online.

Che ruolo gioca il Social con il nuovo Google?

Quante volte avete letto in giro che la SEO è morta ed il Social Media Marketing ne ha preso il posto? Credo decine di volte ma sono sicuro che nessuno vi abbia mai motivato queste affermazioni in modo credibile, ora ci proverò io.

Quando Google ha deciso di lanciare Google+, tutti , me compreso, hanno pensato che Google stesse sferrando un attacco a Facebook provando a ritagliarsi la propria fetta di mercato nei social network, ma in realtà non era affatto così!

Google stava invece provando a mettere in atto qualcosa che era fallito in precedenza con i vecchi attributi XFN, ossia attributi da mettere sui link per segnalare la relazione tra vari siti web, ad esempio rel=”parent”, rel=”friend” ecc…

XFN è fallito come progetto perché troppo tecnico e non alla portata dell’utente medio, che invece, non ha avuto alcuna difficoltà ad iscriversi su Google Plus ed aggiungere un link al proprio sito e viceversa per validare l’authorship.

In questo modo Google ha trasformato un web fatto di siti e pagine in un web fatto di siti, publisher ed autori con una certa affidabilità (trust), reputazione (reputation) ed autorevolezza (authority).

Tra i vari brevetti acquisiti da Google ce n’è uno per riordinare i risultati di ricerca in base all’Author Authority, quindi a parità di contenuti saranno mostrati prima quelli di autori più affidabili ed autorevoli per evitare di fornire risultati di scarsa qualità.

Vengo al dunque, a come si costruisce il Trust e l’Authority di un autore o di un sito web. L’unico modo è esserlo sul serio come nel mondo reale, gli altri devono fidarsi di voi consigliando a terzi di seguirvi, gli altri devono credere in voi ricondividendo i vostri contenuti, gli altri devono confermare la vostra reputazione parlando bene di voi, Google è li pronto a prenderne nota ed a modificare le SERP sulla base di quanto abbia acquisito.

Quindi come si fa SEO nel 2014?

La SEO nel 2014 non ha nulla a che vedere con le parole chiave, nulla a che vedere con le stupide ottimizzazioni di Title, H1, Strong ed altre banalità alla portata di chiunque. Oggi è di vitale importanza capire cosa si stia promuovendo sul web e di identificare in maniera univoca i punti di forza del proprio business per farli conoscere ai propri possibili acquirenti. E’ fondamentale individuare tutte le possibili intenzioni dell’utente che potrebbero condurli in maniera efficace verso il vostro sito web e capire quali siano le entity coinvolte nell’intenzione e fare in modo che il sito web diventi rilevante su ogni entity e le entity correlate.

Vi potrà sembrare complesso quindi ve lo dico in maniera molto più semplice ma non meno efficace.

  1. Conoscete a fondo il valore aggiunto ed unico della vostra azienda
  2. Trovate il modo di comunicarlo ai vostri ipotetici clienti
  3. Fate in modo che diventino dei vostri fan reali e poi diventeranno clienti
  4. Parlate di ciò che fate in dettaglio e approfondite gli argomenti correlati
  5. Fate link building mirata per posizionarvi meglio
  6. Scrivete contenuti unici e che forniscano al lettore un valore unico

Google ha aggiunto un gran numero di segnali, controlli ed algoritmi di fuzzy logic ma tutta questa matematica ed ingegneria del software solo per fare in modo che Google si avvicini sempre più al modo di pensare dell’uomo, quindi dimenticate che Google sia un software e provate a lavorare e produrre contenuti per gli esseri umani e non più per ingannare un programma, non funziona più e non funzionerà mai più in futuro, ora posso affermare che veramente the Content is King.

Autore: Ivano Di Biasi, per il TagliaBlog.

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36 Comments

  • Una spiegazione chiara di che cos’è Google oggi. Seconda parte dell’articolo impagabile: a mio giudizio, andrebbe letta da quanti pensano che la SEO sia semplicemente un insieme di tecniche per portare più visitatori possibile su un sito web.

  • Era da tempo che pensavo di smettere di fare SEO e dedicarmi alla mia vera passione, la musica. Ora finalmente ho un buon motivo per farlo.
    Bella Ivà 😛

  • Bel post senza dubbio, anche se a volte mi chiedo se tu faccia il doppio gioco 😉

  • Ciao,
    e complimenti Ivano, davvero un ottimo articolo che condivido in pieno!
    Un piccolissimo appunto: per esperienza personale, almeno ancora oggi, un po’ di SEO onpage fatta bene con un’ottima architettura interna dei link e strutturazione dei contenuti da ancora buoni frutti e quindi secondo me ancora serve porre attenzione a questo aspetto!

    Grazie dell’articolo, buona giornata! ciao

  • @Alessandro grazie 🙂
    @Francesco perchè vuoi smettere? Proprio ora che inizi a divertirti sul serio?
    @Andrea io faccio il triplo, quadruplo gioco huauhauh 🙂 che intenti?
    @Delizard quelli sono i pilastri della SEO e se parti zoppo non arrivi da nessuna parte, concordo con te. Il mio dire “stupide ottimizzazioni di Title, H1, Strong” non era per sminuire, era per dire che dovrebbero essere cose ovvie e che non dovrebbe esserci la necessità di ottimizzare ancora banalità del genere.

  • Non so se nel commento a @Andrea Podda ho scritto intenTi per errore di battitura o per deformazione SEO intent based 🙂

  • no article marketing
    no seo on site
    link building solo se esperti

    allora mi chiedo, come mai si continua a fare article marketing, si fa spam, si vendono link ovunque, chiedono prezzi stratosferici per ottimizzazione onsite?

  • Intendo che ogni volta che leggo “the Content is King” mi scappa un sorriso. Se poi lo leggo da te, ancora di più, ma solo perchè sono sicuro che tu sappia pure meglio di me che purtroppo ancora Google non funziona così. Per quello dico “doppio gioco”, sono sicuro che hai scritto una cosa pensandone un’altra. Potrei anche sbagliarmi comunque 🙂

    P.S. Leggi questo commento con tono di ammirazione e assolutamente NON con tono provocatorio 😉

  • avrei scritto un articolo pressoché uguale, le old best practice sono essenziali ma bisogna guardare avanti.

    Chi oggi crea seguendo queste nuove linee guida sarà il re della SERP globale, però credo che ancora per tutto il 2014 la vecchia e noiosa SEO sarà 2:1 rispetto quello che sarà il SEO di domani

  • Ciao e grazie per questo utilissimo articolo.
    Hai/avete link utili e chiari che parlino di link building? Che chiariscano insomma il concetto di “link building mirata” anche a chi non è un vero e proprio SEO?
    Grazie!

  • La link building è morta… W la link building ^_^

  • Ciao
    L’esempio della Pizza è un pochetto errato, fate il test consigliato nell’articolo e i risultati ottenuti non sono i medesimi dell’articolo.

    In merito alla link building, vorrei proprio capire come i diversi SEO oggi si muovono per ottenere dei link buoni.
    Sappiamo che i link dai guest post sono visti male, sappiamo che i link a pagamento sono visti ancora peggio dei primi.

    Oggi quali sono i link ritenuti buoni ? Il link da un articolo del blog di una persona influente ? Si ? E chi mi assicura che lo scrittore non sia stato pagato per inserire un link nell’articolo ?!

    Quindi mi piacerebbe capire oggi cos’è per voi la link building pulita.
    Ciao

  • Tutti consigli bellissimi nella teoria.
    Ma nella pratica, un commerciale di un’azienda che deve vendere SEO ad un cliente, come fa a valorizzare il ROI?
    Il cliente ha assoluta necessità di DATI TANGIBILI. Discorsi come ‘valore aggiunto’, followers che poi diventano clienti, al cliente suonano un pò come fuffa, passami il termine…
    Se riuscissi a rispondere a questo, l’articolo sarebbe veramente completo.

  • Considerato che lunedì pv inizierò un corso SEO da 4000 euro è davvero una bella notizia 😀

  • A parte gli scherzi, l’articolo è egregio. Grazie

  • Pascal, te lo facevi da noi a Napoli il corso SEO, pagavi 1.500 € ed il resto te lo spendevi in vacanze 🙂 ahhauhua 🙂

  • @Andrea Podda : No no nessun doppio gioco, Google è cambiato c’è poco da girarci intorno…

    @Buothz : La vecchia SEO funziona, anche lo spam utilizzando testi spinnati funziona ma “a tempo determinato”, dopo chi spiega al cliente perchè il suo sito è morto? Molti SEO poi scappano…

    @lullabyweb : La link building è la cosa più complicata da fare nella nuova SEO, io faccio formazione giornaliera ai miei dipendenti, sul web nessuno ti dice esattamente come fare.

    @Nicola Boschetti : La link building non morirà mai, il web senza link non sarebbe web e Google non sarebbe in grado di capire le relazioni tra siti/entità/persone, non esisterebbe “la ragnatela” e non ci sarebbe bisogno di avere uno spider.

    @Alessandro : Se l’esempio della pizza, dal tuo pc, tuo account, tua città è diverso dal mio non può che farmi piacere perchè avvalora maggiormente ciò che dico, le query sono frammentate ed inaffidabili per pensare ad un posizionamento basato su parola chiave.

    @Fausto : Un’azienda SEO che abbia bisogno di commerciali per vendere non è una buona azienda SEO, te lo metto per iscritto. Scusa… Vendi inbound marketing e vuoi farlo utilizzando l’outbound marketing? E’ un nonsense. Ad ogni modo il ROI si dimostra in Euro non in Visite. Il cliente sa bene se da quando lavora con te sta guadagnando di più. E’ compito dell’azienda trovare comunque il modo di dimostrare al cliente il rendimento effettivo del proprio lavoro, io ho i miei tool (realizzati in casa) ed i clienti si loggano e vedono tutto ciò che vogliono e si fanno due conti. Ad ogni modo l’articolo non vuole insegnare come andare a vendere.

  • Io, a queste presunte rivoluzioni imminenti non credo. L’articolo è ottimo, sia chiaro e si capisce subito che per essere scritto così come è stato fatto è necessaria una profonda conoscenza dell’argomento. Ho già visitato il tuo sito e lo trovo molto informativo. Tuttavia, trovo una certa distanza tra ciò che sono le intenzioni di Google (che tra l’altro sfrutta a suo piacimento una posizione di quasi monopolio….) e il senso dell’articolo, rispetto a ciò che accade davvero.

    Basta fare delle ricerche per termini legate al seo per capire che ai primi posti ci sono aziende che hanno letteralmente spammato il web con anchor text mirate al posizionamento. Perché allora Google non penalizza chi altera palesemente il proprio profilo backlink? Perché l’algoritmo che usa è più stupido di quanto si voglia far credere…..

    Faccio un esempio pratico. Per il termine posizionamento siti internet potrei chiaramente indicare uno o più siti che hanno un profilo backlink chiaramente e palesemente innaturale (con 29876 link dofollow e solo 218 dofollow, con quasi il 30% di anchor text contenenti il termine posizionamento). Ovviamente non dico a quale dominio mi riferisco ma basta fare 1 + 1.

    Dove è Google Penguin che doveva eliminare dal ranking siti come quello a cui faccio riferimento? O Google Panda che doveva penalizzare siti con contenuto di scarsa qualità?

    La verità è che ottimizzare un sito con tecniche on page e off page funziona ancora, e direi ancora molto bene.

    Sia chiaro, questo mio intervento non vuole essere una critica ad un articolo molto bello e scritto con competenza e sono cosciente che l’argomento è molto complesso e che il mio post è largamente incompleto ma spero solo di aver fatto arrivare il messaggio: è solo che spesso mi capita di trovare una grossa differenza con quello che Google dichiara pubblicamente, rispetto a quello che succede realmente.

  • @Diego Gualdoni : Concordo pienamente con te sul fatto che funzionino ancora le vecchie tecniche di spam, è palese, si vede.
    Il punto è che le cose stanno lentamente cambiando e bisogna adeguarsi per non trovarsi tra un anno a fare ancora spinning ed article marketing.
    Mentre alcuni stanno ancora godendo delle falle di Google, 100 ingegneri di Google stanno studiando il modo per fargli il culo a strisce e ci riusciranno tra un po’… ma ci riusciranno.
    Prima sono stati penalizzati quelli che compravano link, da qualche giorno anche quelli che li vendevano, ora sarà Google a fare 1 + 1 tra chi vende e chi compra ed il quadro sarà più chiaro.
    Anche a me da fastidio vedere in prima pagina per keyword importanti dei siti che fanno palesemente SPAM con widget wordpress con link ad anchor secca NASCOSTO, Google non è infallibile ma prima o poi li prenderà stanne certo.
    Io come azienda devo sempre prediligere il modo più sicuro e pulito per promuovere i siti dei miei clienti, anche se so che qualche porcata funziona ancora…

  • Ivano a me invece sembra che i risultati ottenuti dalla ricerca utilizzata nel tuo esempio, smentiscano i tuoi “pensieri”

    Non è un rimprovero, probabilmente un altro esempio poteva calzare meglio al tuo discorso.

    Ho cambiato PC, cambiato browser e cambiato località dagli strumenti di Google.

    Quello che voglio sottolineare è che la local non è ancora per tutte le query, e questo lo sappiamo tutti, e asserire che il posizionamento è senza keywords è paragonabile allo stesso pensiero di coloro sostengono della fine della SEO.

    La SEO è cambiata, si è vero, che i più importanti nel posizionamento sono i contenuti e l’authority lo confermo, ma che il posizionamento per query è da abbandonare, posso dirti che non è ancora il momento, probabilmente fra un po’ di tempo.

    Il problema sai cos’è ?
    Che prima a vendere la fuffa erano i SEO ora saranno gli influencers, perché senza di loro far conoscere la propria azienda, senza un posizionamento SEO di vecchio stampo, sarà difficile condividere i propri contenuti buoni o grami che siano.

    C’è ancora la possibilità della link building buona, ma fino a quando durerà? Fino alla nascita del nuovo algoritmo di Google ?

  • @Alessandro : Ok l’esempio non ti piace, pazienza…

    “Quello che voglio sottolineare è che la local non è ancora per tutte le query, e questo lo sappiamo tutti, e asserire che il posizionamento è senza keywords è paragonabile allo stesso pensiero di coloro sostengono della fine della SEO.”

    Io non so tu che lavoro faccia ma ad oggi lavorare con i clienti dicendo “lavoro su 20 parole chiave e ti garantisco che almeno il 5% andrà nella prima pagina di Google” è una vera porcata e spero che tu sia d’accordo.
    Cosa se ne potrà mai fare un’attività, un’azienda, un business di un pugno di keyword per quanto possano essere redditizie? E quando crolleranno? E lo sai che crolleranno prima o poi…

    La SEO oggi è guidare l’azienda per farla diventare realmente posizionata a 360°, di Brand, di Reputazione, far nascere query che includano il Brand dell’utente, è tutto diverso, la SEO un tanto al kg è roba vecchia e la lascio volentieri ad altri.

    Bisogna leggere tra le righe… non sono le keyword ad essere scomparse ma la SEO ORIENTATA ALLA KEYWORD, è ovvio che le keyword esisteranno finchè la gente ricercherà qualcosa no?

  • @Alessandro
    “Sappiamo che i link dai guest post sono visti male, sappiamo che i link a pagamento sono visti ancora peggio dei primi.”

    Partiamo dal principio. Mi serve un link che possa dare valore al mio sito. Devo avere link di qualità, la quantità non mi da alcun valore aggiunto. L’obbiettivo lo raggiungo avendo un link su un sito che abbia buone metriche seo, un sito così fatto è soltanto un sito che ha acquisito autorità, che nel tempo si è costruito un buon “trust”. Ovviamente costruisco il link in modo naturale all’interno di un articolo, senza forzature di nessun genere, senza farmi paranoie sull’anchor text (In un profilo naturale è comunque naturale avere anche delle anchor secche, quindi non è che adesso non bisogna più averle in senso assoluto), in quanto è importante anche il testo intorno all’anchor. Un link così fatto probabilmente verrà cliccato da un utente normale (quello che noi cerchiamo) che non sa nulla di seo, perchè l’avrà trovato utile. A questo punto mi serve inserire l’ articolo su quel suddetto sito capace di dargli un valore. Ora ditemi voi chi possa mai farvi pubblicare un articolo con un link su un sito di un certo peso senza chiedervi qualcosa in cambio. Forse con qualcuno ci si può riuscire, certamente, ma bisogna veramente perderci un be po di tempo. Nella maggior parte dei casi bisogna pagare. Adesso arrivo al punto..Google non può sapere se il link l’ho pagato, a meno che non sia io a dirglielo o meglio chi cura il sito scrivendo per esempio”articolo sponsorizzato”. Ma se ciò accade chiamo il webmaster chiedendogli di togliere quella dicitura o altrimenti di eliminare il link. Con questi presupposti google mai e poi mai potrà pensare che quell’articolo è stato pagato e neanche potrà pensare di penalizzare me o il sito dove si trova il link in quanto trattasi di un link che fino a prova contraria è naturale.

  • @Ivano sono perfettamente d’accordo sul fatto che il tot a kilo è morto da diverso tempo, ed io come te schifo ancora coloro che spacciano la vendita di posizionati fatti su numero di parole chiavi o di posizionamenti ottenuti.
    Non ho mai voluto “vendere” per l’organico posizionamenti certi e quantità di parole chiavi a meno che il cliente non volesse sfruttare l’adwords, e chi mi conosce lo sa benissimo.

    Come dici tu bisogna offrire un servizio a 360° ed il SEO, se mai è esistito, oggi riveste o deve rivestire un altro ruolo.

    @Andrea io dico che oggi come oggi nessuno ti offre un link per nulla e ti pare corretto pur avendo degli ottimi contenuti ? Allora dove sta la naturalezza richiesta da Google ?
    Se io e te sappiamo che nessuno da nulla per nulla allora perché penalizzare la quantità di link ottenuti ? Basterebbe non considerarli e non penalizzarli perché non tutti si possono permette un buon link sui siti di nicchia del proprio settore.

  • @Alessandro

    Condivido pienamente ciò che dici.
    Offrendo buoni contenuti si può comunque ottenere link da siti in trust senza pagarli. Personalmente l’ho fatto, ma richiede veramente tempo, pazienza e a volte estenuanti trattative. Ma con qualcuno mi sono preso la soddisfazione di riuscirci.

    Sul sito di Ivano Di Biasi c’è un articolo molto interessante sulla link building sicura. Consiglio a tutti di leggerlo.

  • @andrea grazie per la condivisione della risorsa.

  • Grazie a tutti per articolo, suggerimenti e commenti 🙂

    @ivano non sono SEO (e non miro ad esserlo 🙂 ), solo vorrei chiarirmi alcuni concetti perché mi scontro ogni giorno con SEO fermi a dieci anni fa.
    E ti giuro che pare di combattere contro i mulini a vento (quando ho letto la tua frase riportata “lavoro su 20 parole chiave e ti garantisco che almeno il 5% andrà nella prima pagina di Google” ho pensato che avessi nascosto una cimice nel nostro ufficio!).

  • @Andrea Macaluso, la penso esattamente come te sul discorso link. Venerdi un mio cliente ha avuto un articolo con link naturale da Repubblica.it che non è poco no? Tutto grazie a content marketing fatto con criterio.

  • @Ivano complimenti e grazie per l’articolo
    Finalmente qualcuno che ha le idee chiare su quella che è e sarà la SEO.

    Avrei bisogno di alcuni chiarimenti, se è possibile, sui contenuti, sul trust e autorevolezza degli autori.

    Sappiamo che per un sito web è importante riportare dei contenuti di qualità.
    Parlando di sito aziendale e dei suoi contenuti.
    Il modo più banale che mi viene in mente per scrivere dei contenuti è avere sul dominio un area news, blog o quello che sia, contenuti che possono essere pubblicati come anteprima nella homepage.
    Il dilemma che mi affligge è se questi contenuti devono essere anonimi (quindi pagine tradizionali), aziendali collegati ad un profilo google+ o di un autore autorevole collegato ad un profilo google+

    Ho letto diversi articoli in merito ma noto che nel panorama italiano ci sono delle informazioni discordanti tra un articolo ed un altro, oppure informazioni riportate a metà.

    Penso che tu sia la persona che possa togliermi ogni dubbio e vorrei gentilmente sapere da te come muoversi.

    Grazie e ancora complimenti.

  • @Fabrizio mi stai mettendo dei grossi dubbi anche a me
    Spero che Ivano o qualcuno preparato in materia possa spiegarci la strada corretta

  • Ciao Fabrizio, quando le cose si usano esattamente nel modo per cui sono nate non dovrebbero esserci dubbi 🙂
    Usa l’author se è un articolo di una persona specifica, usa solo il rel publisher se è una pagina istituzionale.

  • I consigli sono interessanti e probabilmente molto “avanti” rispetto alla situazione attuale in cui si riesce a posizionare un sito anche con i vecchi accorgimenti, da tempo mi ripropongo di lavorare nella maniera da te descritta ma ammetto che lo trovo meno affascinante!

  • Gentile Ivan cosa cambia ora che l’authorship sta uscendo di scena ? Grazie

  • Mio modesto avviso, oltre alle basi tecniche di ottimizzazione SEO di una pagina, quello che conta oggi é la semantica adoperata nella stesura di un concetto. Google é sempre piú umano…. Scrivere bene, usare le co occorrenze, usare metafore, creare un contesto al tema trattato é fondamentale. Un articolo deve offrire un’immagine di pensiero chiara e definita.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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