5 Domande che un Editore/Blogger Deve Porsi

Le domande di un Editore Blogger
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Vorresti lanciare il tuo nuovo blog, ma non sai da che parte iniziare? O hai già un sito editoriale attivo da tempo, ma non hai ben chiara la rotta da seguire?

Senza andare a scomodare cose come il “business plan” o il “ritorno sugli investimenti”, vediamo assieme 5 semplici domande che devi porti possibilmente PRIMA di partire con il tuo progetto.

1. Nel mio settore c’è concorrenza, oppure no?

Esemplificando al massimo: se in un settore c’è tanta concorrenza, significa che girano tanti soldi. Banalmente, per capire se un settore è interessante, basta fare una ricerca su Google e vedere se escono un sacco di annunci pubblicitari a pagamento: se la pagina del motore di ricerca è piena di banner, significa che su quella parola chiave (e quindi su quell’ambito) c’è parecchia gente che investe soldi per portare traffico verso il proprio sito web.

Se invece non ci sono competitor, significa che non è facile monetizzare: magari perché non c’è pubblico sufficiente, magari perché non ci sono investitori/inserzionisti pubblicitari, magari la somma di tutte e 2 le cose.

Poi c’è il caso miracoloso, più unico che raro: il settore dove si può monetizzare bene, e dove (stranamente) non sono ancora entrati concorrenti importanti. Ripeto, è un caso più unico che raro: se ti capita di scovare una vena aurifera del genere, buttati a pesce e non dirlo a nessuno!

2. Sto risolvendo dei problemi?

Qual è l’obiettivo del tuo sito/blog? Se vuoi avere successo su Google, gli articoli che pubblichi dovrebbero rispondere in modo esaustivo alle domande degli utenti (Hummingbird docet).

A me piace dire che dovresti risolvere problemi, un po’ come fa Salvatore Aranzulla con le sue guide: se pensi di puntare su questo settore, dai un’occhiata al concetto di “contenuti sempreverdi“.

3. Sto facendo informazione, o intrattenimento?

Oggi ci sono un sacco di siti web che fanno (tantissimo) traffico e (un po’ di) soldi intrattenendo, e NON informando. Anzi, in alcuni casi disinformano: pensa ai tanti siti di bufale che imperversano su Facebook.

Se ti piace fare un’informazione “impettita”, magari su argomenti “seriosi”, la via della monetizzazione è tutta in salita. Preparati ad acquisire nuovi lettori faticosamente, uno alla volta.

Viceversa, se punti sulla viralità (=video divertenti o cose simili), preparati a lavorare moltissimo sui social (=Facebook) e cerca di capire cosa piace ad un pubblico molto giovane, che fruisce dei contenuti principalmente via smartphone. Qui trovi una guida alla creazione di contenuti virali.

4. Il mio pubblico è disposto a darmi dei soldi, direttamente o indirettamente?

Ci sono sostanzialmente 3 modi per far soldi con un sito/blog:

  1. Pubblicità (Banner)
  2. Affiliazioni
  3. Vendita di prodotti o servizi (ad esempio, consulenze)

Nel primo caso devi fare tanto traffico, e trovare tanti utenti che cliccano sui banner (visto che spesso questi pagano in base ai click ottenuti). Non pensare sia così semplice: già fare traffico non è una passeggiata, se poi ti metti in un settore (ad esempio, quello dei videogiochi) dove una grossa percentuale di utenti usa AdBlock, raccoglierai solo briciole.

Nel secondo caso, devi avere utenti che si fidano dei consigli che dai, e che sono disposti ad acquistare i prodotti/servizi che suggerisci loro. E’ anche più difficile che monetizzare con i banner, visto che i soldi non li fai con qualche click che “per sbaglio” finisce su una pubblicità, ma con una azione consapevole che l’utente deve compiere (magari su un sito di terze parti), seguita da un esborso di soldi (solitamente non si parla di pochi centesimi di euro).

Il terzo e ultimo caso è simile al secondo, ma aggiunge ulteriori elementi di complessità. Per esempio, se sei un ecommerce che opera senza dropshipping devi gestire l’acquisto dei prodotti da rivendere, il magazzino, le spedizioni, i resi, le (eventuali) lamentele dei clienti. Se invece presti consulenze il tuo tempo non è infinito, e quindi sarai costretto a lavorare moltissime ore, o ad accettare un numero limitato di clienti. Clienti che prima di acquistare i tuoi servizi devono fidarsi ciecamente di te (e quindi dovrai lavorare moltissimo sul tuo personal brand).

5. Quanto tempo e quanti soldi sono disposto ad investire, prima di vedere dei risultati?

Scordati di partire oggi con un sito/blog, e iniziare a vedere un sacco di visite (e dei bei soldi) dopo pochi giorni.

A meno di non investire pesantemente nell’acquisto di traffico (si spera targettizzato), la strada dell’editore online è tutta in salita: ci vogliono solitamente diversi mesi prima che un sito inizi a macinare un numero interessante di visite in modo costante (da Google), un po’ meno se punti al “traffico virale” (via Facebook).

Ci vuole tempo per diventare un brand, soldi per acquistare un server affidabile e veloce, tempo e soldi per creare buoni contenuti.

Se hai più soldi, puoi metterci meno tempo. Se hai meno soldi, dovrai metterci più tempo. In entrambi i casi, fare l’editore online (o il blogger) non è un lavoro per persone frettolose, che pensano di premere un bottone e creare magicamente una macchinetta che sputa le monetine…

Concludendo

Ho visto fallire molti progetti editoriali in questi anni, e il motivo di questi fallimenti è spesso dovuto al fatto che l’editore/blogger non si era mai posto queste 5 domande.

Era partito a casaccio, sull’onda dell’entusiasmo (o, peggio, del “sentito dire”), e senza un minimo di strategia si è schiantato al suolo nell’arco di pochi mesi (se non settimane).

Tu invece ti sei posto le domande, e ti sei dato le risposte? 🙂

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

7 Comments

  • Ottimo articolo. Aggiungerei una sesta domanda: “quello che faccio è futuribile?”
    Sembra banale, ma gli anni passano e sul web una manciata di anni può sconvolgere completamente quello che “va” o “non va” online.

    Quindi sempre pronti ad essere flessibili 😉

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  • Spesso le persone pensano che basta tirar su un sito web per far soldi, sicuramente prima era molto più semplice, bastava parlare in maniera più o meno approfondita di prodotti e servizi, inserendoli alla meno peggio in un contenitore generalista per far soldi con AdSense.

    Oggi non è più cosi, bisogna scegliere un argomento all’interno di una nicchia “ricca” e diventarne il re. Quello che c’è dietro per raggiungere questo risultato è un mix di competenze, risorse umane, finanziarie e di tempo.

    Se penso al progetto di editoria digitale nel quale ho investito più tempo e denaro (che comunque negli anni mi ha ripagato adeguatamente), l’errore più grande è stato di non aver sviluppato una community proattiva, in grado di diventare punto di riferimento per il traffico del progetto, caratterizzandolo agli occhi di Google ma anche sganciandolo dalle sue forche caudine.

    Reply
  • @Andrea Pagani: 9%, appunto. Purtroppo è difficilissimo andare oltre questa specie di muro invalicabile, anche con campagne a pagamento che, oltretutto, hanno un costo-contatto non indifferente. Quello che volevo evidenziare, tuttavia, è che se anche il traffico in arrivo da FB fosse costantemente al 10 – 15% (praticamente impossibile), resta una % nettamente minoritaria che, a mio modesto parere, conferma il fatto che FB, come referral, è sopravvalutato 😀

    Reply
  • @Paolo: io (con numeri ridicoli, lo ammetto) sto attorno al 9%. Se facessi una campagna a pagamento con FB sono sicuro che i miei contenuti verrebbero visti (e cliccati) molto di più, ma preferisco non dare altri soldi a Zuckerberg 😀

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  • mi sono fatto le domande e mi sono dato le risposte: ottimo, sono a buon punto!
    ora occorre solo lavorare, lavorare, lavorare e produrre contenuti di qualità, “mediando” con quelli voluti dai (potenziali) clienti e incrementando le visite con un po’ di buona SEO.
    Rettifico il mio “sono a buon punto” iniziale… mi sa che ho ancora un sacco di strada davanti!!!
    Grazie come sempre delle dritte e degli spunti 😉
    Andrea

    Reply
  • ok, tutto corretto e assolutamente sensato, corretto anche il suggerimento di lavorare molto sui social ma, in realtà, qualcuno di voi, nonostante sforzi immensi, con siti di news (serie e ben fatte), riesce a superare la fatidica soglia del 6 – 10% (quando va grassa) di traffico in arrivo da FB?
    Onestamente… 😉

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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