Digg in (s)vendita: l’inizio della fine del newsrating generalista?

Da qualche giorno gira un rumor secondo cui Digg starebbe cercando un compratore, disposto a scucire 300 milioni di dollari.

Potrebbe essere liquidata come l’ennesima notizia di poche righe in pieno stile “seconda bolla”, ma la cosa mi ha acceso un paio di lampadine:

  • se le cose van bene, non vendi.
    Ovvero non cerchi chi ti possa acquisire: è semmai il compratore che ti viene a cercare.
  • l’importo è stranamente basso.
    Intendo basso per gli standard attuali: sono troppo abituato a vedere la parola billion… leggere 300 million mi ha fatto un brutto effetto 🙂

I 5 difetti dei news rating site

E’ vero, 300 milioni di dollari (che in euro fan poco più di 200 milioni) sono comunque una cifra importante, ma forse chi cerca di vendere Digg lo fa perchè si è accorto che il modello inizia a mostrare i suoi limiti.
Senza arrivare agli eccessi di Copyblogger (che ieri titolava “Ding Dong, Digg is Dead“), credo comunque che i siti di editoria sociale stiano attraversando un periodo di stanca, almeno per 5 motivi:

  1. Hanno solo macrocategorie
    Se voglio postare o cercare una news molto verticale, mi trovo in difficoltà.
    Per esempio, non ho ancora ben capito dove mettere le notizie di ambito SEO/SEM/web marketing all’interno di Digg.
    Queste sono infatti le (poche) possibilità che la offre la categoria Tecnology:

    Sottocategorie di Digg

    Stessa cosa dicasi per OkNOtizie: sotto “Scienze e tecnologie” si trova ormai di tutto… tranne quello che si cerca davvero 🙂

  2. Sono dominati da una lobby
    Lessi tempo fa che i 100 Top User di Digg sono in grado di controllare il 56% di ciò che compare in Home Page, e anche nel nostrano OkNOtizie i nomi in prima pagina sono (quasi) sempre gli stessi… cordate (di votanti favorevoli o contrari), amici degli amici, voto di scambio: questi sono purtroppo fra i principali problemi che minano alla base la credibilità (e quindi il successo) dell’editoria sociale.
  3. Sono facilmente replicabili
    E’ vero, solitamente chi parte per primo risulta avvantaggiato, ma i cloni di Digg (alcuni dei quali localizzati e quindi più facilmente fruibili) sono ormai ovunque: i social site italiani, solo per fare un esempio, sono già più di 50…
  4. Non sono in grado di portare risultati costanti sul lungo periodo
    Se è vero che finire in prima pagina su Digg “può cambiare la vita” ad un sito, è anche vero che più volte si torna in vetta e meno accessi si fanno.
    Mi spiego meglio: se la prima volta posso ottenere (ipotesi) 1.000 visitatori, la seconda saranno 900, la terza 800 e così via.
    I siti di editoria sociale sono infatti delle community piuttosto piccole: ad esempio il leader italiano (OkNotizie) conta ad oggi circa 12.000 iscritti, ma gli assidui utilizzatori sono solamente poche centinaia.
    Ciò significa che quando questi avranno valutato/conosciuto/assimilato il vostro sito, molto probabilmente lo raggiungeranno direttamente, senza passare dalla piattaforma di news rating.
  5. Sono troppo generalisti
    Questo è il vero punto dolente.
    Personalmente, per le notizie di ambito SEO/SEM, mi trovo a leggere Sphinn o SEO Tribù, mentre trovo che Digg e OkNotizie stiano perdendo di giorno in giorno interesse e utilità.
    Forse questi 2 ultimi servizi potranno continuare ad attrarre una utenza “generalista”, ma chi cerca informazioni particolari guarderà sempre più verso altri lidi: un pò come la TV tradizionale, che sta per essere soppiantata da SKY.
    E voi, siete orizzontali o verticali? 🙂
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11 Comments

  • Ciao Taglia, è possibile abbinare ad un social network non generalista ma focalizzato su uno specifico interesse un servizio di newsrating focalizzato sul medesimo interesse ? Grazie in anticipo

  • Le logiche degli aggregatori, come quelli dei motori del resto, hanno due grandi nemici: da un lato l’enormità sempre crescente di dati da classificare, e dall’altro l’intervento umano tendente a falsare il risultato.

    Le logiche algoritmiche, per quanto tendano all’intelligenza artificiale, ad oggi per affinare i risultati continuano a necessitare dell’intervento umano, e l’intervento umano poichè costa si giustifica soltanto sui grandi (grandissimi numeri, google ad esempio) o su servizi verticali che riescano anchessi a realizzare grandissimi numeri (è possibile ?), o a pagamento.

    Ma se a pagamento si restringe il pubblico di riferimento e non si fanno grandi numeri.

    Concludendo tra qualche anno, pur avendo già previsto tutto, ci interrogheremo sulla morte dei motori verticali e degli aggregatori specialistici.

    O no?

  • @ Sandrino: no, non sono d’accordo. Forse i motori verticali e gli aggregatori specialistici rimarranno una nicchia, ma l’utenza evoluta si sposterà sempre più su questi strumenti, lasciando ai “niubbi” (quindi alla massa) tutto ciò che è generalista/orizzontale.

  • Il problema delle lobby penso che sia il più delicato. OKNotizie aveva il potenziale per crescere ma a mio avviso è caduto (metaforicamente) nelle mani di un gruppo di utenti che riescono ad alterare a loro vantaggio le dinamiche di social networking facendo perdere inevitabilmente credibilità al progetto

  • Ciao taglia, concordo pienamente con il discorso “generalismo eccessivo in Digg & OkNotizie”, e mi permetto di segnalarti http://www.technotizie.it , servizio di editoria sociale che è nato appunto per questo: affrontare i diversi rami della tecnologia, senza svarionare in una maga-categoria (vedi Scienze e Tecnica)

  • Sembra che abbiamo avuto un’idea simile per il post di oggi, anche se un blog piccolo come il mio ha bisogno di qualche iniezione di prima pagina di OKNOtizie…

  • Bella analisi, taglia.
    Io invece mi chiedo molto piu’ brutalmente: “ma oknotizie, ma chi se lo caga?”

  • mino, si vede che è stai all’estero da un pò eh 😀
    OkNOtizie, nel bene o nel male, è il news rating site più frequentato in Italia… forse perchè è stato il primo, forse perchè è sotto il cappello di Alice, forse perchè antirez (il suo creatore) è un programmatore talentuoso…

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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