La Filosofia DAO (Digital Asset Optimization)

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Dao, dal cinese “via”, “strada”, “percorso”, “metodo”, è il concetto principe della filosofia cinese che da più di duemila anni influenza e permea non solo questa cultura ma anche buona parte del sud est asiatico. Una filosofia di vita, un insieme di concetti, regole, teorie, diventati poi disciplina, guida di vita e di governo, un modus vivendi ed operandi.

Come nella filosofia del Dao, anche nel mondo digitale è presente un DAO, acronimo di Digital Asset Optimization, ma pur sempre un percorso, una ricerca, un metodo e direi anche una filosofia di vita, che vuole approcciare il digitale in un modo tutto nuovo e libero, senza alterare le sue infinite potenzialità che continuano ad influire e trasformare non solo la nostra vita relazionale, ma anche la nostra interazione con gli strumenti tecnologici.

Recentemente Wired è uscito con un’articolo in prima pagina dal titolo “Il Web è morto”. Dopo soli venti anni dalla sua nascita, il giovane www è già in declino? Io credo non alla sua morte, ma certamente siamo davanti ad un cambiamento, ad una rivoluzione.
Da qui la mia Filosofia DAO è: Ottimizzare tutta la comunicazione digitale in tutte le sue forme, testo, audio, video ed immagini.

Perchè la DAO non è l’evoluzione della SEO

Nel 2008 durante uno speech ad un convegno iniziai a parlare di “DAO”, ed inizialmente pensavo alla ottimizzazione in funzione della Universal Search, ma poi ho cambiato opinione. Perchè?

La SEO come dice l’acronimo stesso è Search Engine Optimization, quindi solo motori di ricerca, e solo web. La DAO oltre al web tutto quello che è Digitale, quindi non solo web ma anche oltre e non solo Pull ma anche Push.

Cerchiamo di chiarire meglio. La SEO, per sua definizione si occupa solo di Search, quindi della componente “Pull”, ovvero quello che è appunto ricercato nei motori. Ottimizzare un sito o se estendiamo anche alla Universal Search, ottimizzare immagini, video, testo quindi news e blog, microblog per essere trovati nella ricerca nei motori.
Questo banalmente già ci mette nelle condizioni di creare un keyset volto principalmente alle ricerche. La famiglia semantica sarà conseguentemente quella della ricerca (Pull).

Uno degli obiettivi di un motore è dare risposte alle domande formulate. Mi spiace citare come esempio ASK che si poneva esattamente in quest’ottica. Mi spiace citarlo perché ne è stata appena annunciata la chiusura 🙁 . In ogni caso, le persone cercano e spesso scrivono domande, nei contenuti si scrivono risposte.

Ma nell’ambito digitale c’è un’altra componente ed è “Push”! La comunicazione digitale in fase di lancio di un nuovo prodotto o servizio, una novità che per definizione non può essere cercata se non esisteva. Il display (banner, adsense ecc) per esempio ne è una componente importante anche in termini di investimenti, ma non è l’unica. La televisione digitale, i giochi (video games), Product Placement (pubblicità nei film) ecc ecc. la strategia Pull stimola le persone a ricercare, prodotti, servizi, luoghi ecc.

Vi faccio un esempio: dopo la pubblicità di una “nota” auto 🙂 le persone hanno cercato il titolo della canzone della colonna sonora dello spot.
La canzone “meravigliosa creatura” è stata trasmessa per la prima volta dalle radio il 1 gennaio 1995, ma se guardate Google Trends cosa accade verso fine gennaio, che fa salire così le ricerche? Accadde che il 31 gennaio 2007 viene presentato lo spot ed ecco il picco.
La DAO inoltre comprende anche tutti i servizi proposti oggi per i devices (palmari, smartphone, cellulari, tablets ecc) – le Apps (Applications), che non sono web, sono estesi ad internet nella sua totalità.

Wordlift

Altro esempio: se utilizziamo Google Insights e cerchiamo “ipad” e “iphone”, noterete che applicando tutti i filtri, in ogni uno di essi la parola “ipad” è stata cercata a partire da gennaio 2010 ovvero dopo l’annuncio del nuovo prodotto. Quindi in ottica SEO se avessimo fatto la ricerca durante il 2009 non avremmo preso in considerazione iPad come chiave che genera interesse nell’ambito newtec! Bella scoperta!! Direte voi. Beh ma quante volte siete coinvolti prima del lancio di un prodotto? Quante volte siete seduti al tavolo che studia la strategia di marketing di un nuovo prodotto o servizio?

La SEO viene ancora percepita come un’attività da fare “dopo”, una “cosa” che si applica … come se fosse un’accessorio, lo so che è sbagliato, ma è così.

La DAO è invece avendo un’approccio totalmente diverso si pone come un’attività integrata a tutti i processi strategici della comunicazione sia pull che push. Quindi in estrema sintesi:

SEO = Search Engine Optimization = WebPull
DAO = Digital asset optimization = Internet (web) + Digital, Pull e Push

Autore: Cesarino Morellato, per il TagliaBlog.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

17 Comments

  • Trovare un legante tra attività differenti è qualcosa che tutti auspichiamo, in effetti quello che tu descrivi come DAO integra quello che faccioo e spiego con il nome di digital strategy da un decenio.

    Ritengo ci sia del buono in quello che dici .. anche se la verità assoulta non esiste e la vera differenza la fà lo SCOPO, chi aiuta il suo cliente e trovare uno scopo nelle azioni di marketing digitale e poi glielo fà raggiungere si è guadagnato il proprio compenso (secondo me) poi possiamo chiamarla come vogliamo.

    Apprezzo molto la tua visione di insieme squisitamente e tipicamente orientale.

    Reply
  • Secondo me siamo in un Limbo a cui iniziare a dare specificità di settori senza dover per forza dare un acronimo a ciascun Phylum di raggruppamento.

    Piuttosto vedere le varie attività e iniziare a comprendere le funzionalità e di lì coniare terminologie…

    Oggi web marketing viene confusa col SEO con SEM con PayperClick…al cliente alla fin fine serve essere in prima posizione e molto spesso non gli importa come ci si arrivi ma purchè si arrivi.

    Reply
  • @Cesarino. Mi è piaciuta la filosofia Dao.
    Per questo credo che occorra scriverne il Manifesto! Uno sforzo per dare un senso linguistico alla tua elaborazione del pensiero.
    Ele

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  • Non posso fare a meno di scrivere tutto il mio apprezzamento per Cesarino.
    Il metodo è quello giusto, se vai a parlare di SEO e SEM SOCIAL VIRAL ad un dirigente di una società con sedi in tutta europa, ti ride in faccia.
    Per non farti prendere per “cappero” devi parlare nella sua lingua e mostrargli misurazioni e dati che lui non conosce.
    Devi parlargli di share e percentuali, e mi riferisco a @Renato, altrimenti ti liquidano dopo il caffè, se ci arrivi, al caffè intendo.

    Mi sono sempre chiesto come facciano i giornali a vendere le proprie pagine o i quartini e il perchè non sia lo stesso semplice vendere un servizio di web-marketing alle grandi aziende…

    Cesarino mi ha fatto capire da cosa dipende… siamo una massa di ornitorinchi e se continuiamo a cantarcela e suonarcela da soli non andiamo da nessuna parte.
    Serve una evoluzione da parte nostra e andare incontro a, e da chi, è rimasto ancorato alle 4P +1 e parlando la sua stessa lingua fargli capire che noi conosciamo l’ingrediente speciale del marketing mix del futuro…

    Saluti al Taglia sempre al top.

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  • ==>”ciononostante la stragrande magggioranza delle aziende italiane non ha proprio un resp. marketing, purtroppo! L’imprenditore confonde il marketing con la promozione…”, di Renato

    Quanto è vero! 😀
    Senza contare che spesso dove i responsabili marketing ci sono, controllano l’ortografia della posta in uscita :p :p :p

    Reply
  • @Cesarino

    Nel web ci sono tante figure professionali che si vanno in parte a sovrapporre con altre confinanti e sinergiche.

    Nessuno è in grado di coprirle bene tutte.

    Così ognuno in base alle sue qualità, o per necessità di lavoro, tende a specializzarsi in un paio di attività, anche se poi si cerca di fare un po’ di tutto.

    C’è il web designer che fa anche marketing, lo sviluppatore che fa anche seo, il marketer che fa anche seo, ecc.

    Il problema è che le possibili combinazioni sono quasi infinite, e il raggruppamento che hai fatto tu rispecchia quello di cui ti occupi, o sbaglio?

    Ma non io per esempio, e potrei inventarmi un nuovo termine costruito attorno alle mie specializzazioni nel quale tu invece non ti ci trovi.

    Il linguaggio comune già esiste, e non comprende il termine DAO.

    Reply
  • @Cesarino, apprezzo i tuoi sforzi ma le misurazioni lasciano il tempo che trovano (sono come i dati audiweb o i numeri snocciolati allo IAB, oltre alle marchette sull’iPad) e dipendono dai punti di vista e su internet ce ne sono troppi.
    Relativamente al linguaggio comune, tra addetti ai lavori…non so risponderti, come non riesco a rispondere all’affermazione dei clienti “ho un account tweeter…”

    Concordo con fradefra (molte volte anche in cucina) su dove sta andando il concetto di “visibilità”, ciononostante la stragrande magggioranza delle aziende italiane non ha proprio un resp. marketing, purtroppo!
    L’imprenditore confonde il marketing con la promozione…
    I consulenti si “sbattono” ma è difficile evangelizzare gli imprenditori italiani, sempre più spesso mi rendo conto che tutto ciò sia autoreferenziale, per accrescere la propria brand identity rispetto alla massa che spinge…

    Taglia che ne pensi?

    Reply
  • Resta, comunque, il fatto organizzativo che un’azienda non può ignorare che sempre più persone navigano con un cellulare, un iPhone, un Symbian, un Blackberry, ecc. Basta stare ad una metropolitano in attesa di un tram, per vedere quanti hanno in mano i terribili aggeggi.

    Si deve uscire dall’ottica tecnica della cross-compatibilità ed entrare in quella del marketing puro, che si sofferma su cose più importanti e concettuali.

    Un signore che visita il sito del mio ristorante cosa vuole, se lo fa da un blackberry? Navigare il sito? Non penso proprio, quasi sicuramente vuole solo il numero di telefono e/o l’indirizzo. Quindi, non gli va data la stessa home che si propone a chi naviga da un browser su PC.

    Come aziende, non dobbiamo preoccuparci che il sito si veda su tutti i sistemi, ma anche se è giusto che su tutti i sistemi si veda la stessa cosa. La novità è questa, secondo me. Vero è che ci preoccupiamo da anni di essere visibili su tutto, ma da pochissimo cominciamo a chiederci se sia giusto che ci si veda allo stesso modo.

    Digital Device Optimization dovrebbe significare qualcosa di più che “gestione del dispositivo” o “ottimizzazione del dispositivo”. Deve diventare “ottimizzazione della comunicazione visiva sui dispositivi digitali”, cioè non devo ottimizzare il fatto che ci sia, ma il cosa vedo.

    Cosa affatto semplice, perché il campo dell’opinabilità è enorme. Fatto per cui, la DAO (o come comunque vogliate chiamarla) deve restare un qualcosa di gestito centralmente in azienda, sotto il diretto controllo del Direttore Marketing, unico vero e complessivo responsabile dell’immagine aziendal. Perché di questo parliamo, di ciò che vedono di noi, quelli che fermi al tram ci stanno guardando tramite un futuristico cannocchiale.

    Reply
  • @Renato se c’eri nei vari convegni, hai potuto notare quanti pochi in sala usavano strumenti per le misurazioni. Io ho solo semplicemente portato il mio contributo su quale tipo di soluzioni avevo trovato per misurare l’efficacia di una attività DAO. Dal 2008 ad oggi ne ho pensate e realizzate 3, ed e ne sto pensando una quarta.
    Sul metodo di misurazione, credo che ogniuno userà quello che meglio ritiene vicino alle propie necessità, per fortuna io non devo promuovere e vendere nulla.
    Concordi con la necessità di trovare un linguaggio comune?

    Reply
  • Ho sentito Cesarino più volte, su questo argomento; non ricordo se alla GT conference del 2008 o a Pescia nel 2009.
    Quest’anno, ad ottobre, l’ho risentito e sinceramente, l’approccio scientifico utilizzato mi è sembrato molto farraginoso.
    Mi spiego, concordo che oggi i mezzi di veicolazione del traffico siano molti (secondo me principalmente: il search, Ytube, Fbook, Flickr, Twitter ed altri settoriali) ma Cesarino si è spinto oltre al teorema del post andando a studiare un metodo di calcolo quantitativo per verificare il successo di azioni sulla rete.
    I suoi tentativi sono encomiabili e da apprezzare ma, sbaglierò, io sono per rimanere più sull’operatività che sulla scientificità dei metodi (e dei termini).
    Infine, relativamente alle apps (ad ottobre non sono state menzionate) sono un fenomeno incredibile ma che, innanzitutto riguardano il mondo delle interfacce. E’ questo il paradigma principale, Nielsen ne parlava già nel 1999 e Jobs nel 1984 creò il primo Macintosh; i primi studi di interfaccia uomo/macchina sono proprio di Nielsen e risalgono a quei tempi.

    Reply
  • Taglia posso riproporre il post di Cesarino sul forum per discuterne?

    Reply
  • Mitico Cesarino, siamo assolutamente allineati. Il mio sforzo informativo va spesso in quella direzione alla quale, fino ad oggi, non avevo mai dato un “nome”… credo userò il tuo 🙂
    Ciao
    Ale

    Reply
  • @Mik concordo con te nuovi acronimi non sempre sono utili, ma concordi con me che ci voglia chiarezza almeno in quelli consolidati?
    Se uno mi dice SEO io penso al search engine optimization quindi solo pull.
    Se uno mi dice SEM io penso al search engine marketing, quindi a tutte le attivita search, comprende anche la SEO, non come spesso ho sentito pensare al PPC. In ogni caso anche qui penso solo ad una serie di attività pull.
    Se invece parliamo di Web Marketing allora penso ad attività che comprendono SEM ma si estendono anche alle attività display dentro e fuori i motori di ricerca.
    Le DEM dove le collochi? Le app dove le collochiamo? Product placements?
    Sono certo che la maggioparte di noi attua già queste attività anche senza averle collocate dentro una casella etichettata, ma dobbiamo per far crescere il settore dare visibilità e comprensione anche ai mondo esterni che questi servizi li acquista.
    Può darsi che l’acronimo DAO non funzioni, però ne convieni che dobbiamo trovare un modo per parlare la stessa lingua per capire di cosa stiamo parlando?
    Io chiaramente non ho la verità in tasca, ma in questi 12 anni di esperienza diretta sul campo, ho trovato una grossa difficoltà di comprensione di linguaggio.
    Costruiamo insieme un wiki di settore e uniformiamo l’uso dei termini.

    Reply
  • Tutte queste attività già si fanno, poi se uno invece che chiamarle SEO, SEM e marketing le chiama DAO, non cambia nulla.

    I neologismi sono utili sono se si diffondono, cosa che non è avvenuta per il DAO dopo 2 anni di tentativi.

    Reply
  • Ma di cosa stiamo parlando? Ovvietà assolute!

    Taglia dai che sai fare di meglio anziché pubblicare improbabili guest post.

    Reply
  • Wow!!! Un guest post del mio grande amico Cesarino Morellato, meglio conosciuto come il DAO Daddy!

    Sono un suo fan da moltissimi anni e lo seguo con interesse sempre, ora anche qui sul TagliaBlog!

    E per quanto riguarda l’argomento trattato… bhè, la cosa più importante per me da tenere sempre in considerazione è: “Perchè la DAO non è l’evoluzione della SEO”… infatti io ora, nella mia nuova qualifica di Internet Business Consultant, sto sempre di più constatando che i motori di ricerca (primo fra tutto Google), non sono più i soli attori protagonisti del Web, ma fanno parte di un più ampio scenario, dove i Social Networks ed altri strumenti per la Rete (vedi le apps per iPhone e iPad) stanno velocemente ridisegnando e condizionando pesantemente le strategie ed i nuovi equilibri di potere! 😉

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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