Come (e perché) realizzare (ancora) una web directory

Web Directory
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Le web directory sono morte, defunte. Come la SEO, che muore ogni anno da una ventina di anni a questa parte…

Perché così tanto mondo SEO è pronto a giurare che oggi registrare un sito su una directory sia addirittura dannoso?

Ma soprattutto, a lui, a Google, queste benedette directory piacciono oppure no?

Un salto indietro nel tempo…

Alla fine del secolo scorso “SEO” significava inzeppare la propria pagina di keyword per far capire ad Altavista di essere pertinenti rispetto alla query immessa dall’utente.

Le cose belle tuttavia, si sa, durano poco e un bel giorno due tizi di Stanford se ne escono con una riflessione:

Un sito che parla di funghi ed è linkato da 100 siti diversi deve essere più importante di un altro sito che parla di funghi ma è linkato da solo 10 siti diversi.

Google PageRank

Questa riflessione si concretizza in un algoritmo chiamato “PageRank” che, in brutale sintesi, determina il valore delle pagine indicizzate in funzione del numero (e del valore) dei link che puntano ad esse.

Era il lontano 1998 e sulla base di questo algoritmo nasceva Google. Altavista, di lì a breve, sarebbe passato a miglior vita.

Con l’avvento di Google e del PageRank la SEO del tempo è costretta a cambiare. Perché il calcolo del valore di un sito, dal punto di vista del motore di ricerca, si sposta per la prima volta dalla valutazione dei fattori interni (il testo delle pagine) ai fattori esterni (i link verso la pagina) ottenendo, sì, di migliorare GRANDEMENTE la qualità delle risposte alle query ma anche di rendere il motore di ricerca MOLTO meno vulnerabile all’azione dei manipolatori (ehm…).

I SEO, comunque, gente operosa e piena di buona volontà, dimostrano immediatamente di sapersi adattare ai cambiamenti. Il nuovo motore “vuole link”? Nessun problema. E iniziano a creare siti in grado di raccoglierne e donarne in grande quantità…

Prova Seozoom

Le web directory

Le web directory, come sappiamo tutti, erano creature che vedevano il loro campione in DMOZ, una belva che già a metà dell’anno 2000 raccoglieva qualcosa come 2.000.000 (!) di URL, e nascevano con l’onestissimo e apprezzabilissimo intento di selezionare e catalogare le cose.

Alcune Directory

La nuova SEO basata sui link, comunque, ne aveva fatte nascere millemilamilioni, tutte basate su una dozzina di script preconfezionati e tutte accomunate dal nobilissimo intento di aumentare il proprio PR per diventare appetibili a chi cercava di acquistare qualche buon link verso il proprio casinò online.

Alla fine, quando fu chiaro che il proliferare di queste creature stava danneggiando il motivo stesso del proprio successo, Google decise di intervenire e lo fece senza troppe cerimonie, declassandone moltissime, penalizzandone molte e bannandone alcune.

La SEO, comunque, sopravvisse anche questa volta. Si orientò verso nuove forme di ottimizzazione e in qualche modo divenne anche un attività un po’ meno “greve” che all’inizio…

Ma non riuscì mai più a liberarsi da un pregiudizio:

GOOGLE HA DECLASSATO LE DIRECTORY. GOOGLE NON AMA LE DIRECTORY.

Google e le Web Directory

E questo ci riporta alla discussione iniziale (e al nostro tempo).

Google davvero non ama le directory?

Ma ancora di più… Google riesce a sostituirsi sempre ad una (buona) directory?

Chiunque sia arrivato fino a qui ha probabilmente già intuito come la penso.

Innanzitutto; la mia risposta ad entrambe le domande è:

NO. Un CATEGORICO no.

  • Google NON ha NULLA contro le directory (anzi ne ha bisogno).
  • Google NON è sempre in grado di sostituirsi ad una (buona) directory.

E ora vediamo il perché, con una query a tema (“migliori directory siti web”).

Query sulle Web Directory

Come vediamo dal risultato, Google non è ancora in grado di rispondere in proprio a questa domanda.

Quello che ci si aspetterebbe, sarebbe un elenco di directory fornito da Google stesso.

Invece 10 risultati su 10 sono occupati da pagine che presentano elenchi (anche lunghi) di link a web directory…

Capito? “Io, Big G, non so dirti con esattezza quali siano le migliori directory di siti web, ti rimando a dei siti che dicono di saperlo”.

Analogo esperimento potete provarlo per vostro conto con query analoghe, dall’e-commerce ai professionisti.

Che vuol dire tutto questo?

Semplice. Vuol dire che Google non ha alcun problema con gli elenchi. E una directory altro non è che un elenco grande e organizzato.

Un altro esempio.

La directory di siti che gestisco (http://www.uhela.com) è listata su DMOZ da un sacco di tempo. Esattamente qui.

Per un errore, quando poco tempo fa ho ricostruito il mio sito, avevo scritto male il codice html del meta description, invalidandone di fatto la descrizione.

Non posso mostrarvelo con una screenshot perché ho corretto il problema e non voglio aspettare prima che Google reindicizzi, ma vi assicuro (credetemi sulla parola), che immettendo come query il nome del dominio del mio sito (Uhelà) quello che appariva era…

…la descrizione presente su Dmoz!

La web directory Uhelà su DMOZ

Un caso? No, assolutamente.

Il fatto è che Google non può dare una descrizione a un sito che non gliela fornisce, l’IA di Skynet è ancora lontana…

Ma sarebbe ben felice di potersi basare su descrizioni fornite da un terzo imparziale (evitando di presentare descrizioni che, inevitabilmente, sono promozionali).

E sarebbe altrettanto felice di potersi appoggiare a directory serie e professionali per distinguere i siti validi dallo spam, esattamente come ha fatto per anni servendosi di DMOZ (era indicato persino nelle linee guida per l’ottimizzazione).

E veniamo quindi al succo del discorso.

Google ha bisogno di buone directory. E se ne ha bisogno Google ne hanno evidentemente bisogno gli utenti.

Come è fatta, dunque, una buona directory?

  • La “buona” directory è la directory che NON nasce per Google ma nasce per gli utenti.
  • La “buona” directory è la directory che VUOLE essere visitata dagli utenti (eventualmente per il tramite dei motori di ricerca).

Ed ecco gli elementi che, a mio avviso, concretizzano quanto sopra:

Gli elementi che caratterizzano la “buona” web directory

    • Le descrizioni
      Una directory utile per gli utenti è una raccolta di link a siti validi, descritti in modo imparziale da terze persone.
      Non esiste pubblicare testi che recitano “…il miglior sito di questo” o “…azienda leader di quest’altro” o “…i migliori professionisti del web” e via dicendo.
      Una directory così è un collage di annunci pubblicitari che non vale nulla. Quindi, le strade sono 3:
    • Le descrizioni le si scrive in proprio, possibilmente con uno stile uniforme
    • Si accettano solo descrizioni imparziali e in terza persona
    • Si accetta tutto e poi si corregge a mano
    • Le categorie
      Una delle critiche più ricorrenti alle directory è quella dell’inutilità delle categorie.
      E in effetti sono abbastanza d’accordo.
      Le categorie concettualmente sono utili ma difficilmente quello che noi crediamo debba andare in un certo settore verrà cercato lì anche dagli utenti.
      Una chat, ad esempio, a me viene di cercarla fra le risorse internet ma molti la mettono in “Società/Persone”, esattamente come un sito di maioliche e pavimentazioni alcuni lo mettono in “Aziende/edilizia”, altri in “Casa e giardino/Arredamento”.
      Senza dimenticare peraltro che molti siti sono riconducibili effettivamente a più di una categoria.
      Le soluzioni migliori, a mio avviso, sono:
    • Limitare drasticamente il numero di categorie di primo livello rendendole il più macro possibile. Soprattutto, limitarne grandemente il livello di profondità. 3 livelli potrebbero già essere troppi.
    • Utilizzare i tags. Trovando però il modo di limitarne la proliferazione, soprattutto nelle varianti simili.
    • Migliorare e agevolare la capacità delle ricerche libere sfruttando le potenzialità delle ricerche full-text che oggi sono disponibili nella gran parte dei database.

Le categorie, in buona sostanza, dovrebbero essere utilizzate per indirizzare gli utenti verso siti simili DOPO la ricerca, magari con le breadcrumb o qualche altro sistema di navigazione. Il metodo di principale di ricerca deve essere la search bar.

    • I link
      I link ai siti listati dovrebbero essere DIRETTI (perché non c’è ragione di non linkare in modo diretto un sito che si ritiene valido).
      E l’ancoraggio, sorry, non dovrebbe essere SEO.
      Perché se lavoriamo nell’ottica di essere utili agli utenti (e non ai motori), non c’è motivo di scrivere un ancoraggio diverso dal nome del dominio.
      Se il mio sito si chiama, immaginiamo, “MrSummerShoes.it”, perché dovrei far vedere agli utenti roba tipo… “Migliori sandali spiaggia”?
      Che sembra una frase pronunciata da Tarzan e che è evidentemente messa lì solo per spingere quella chiave nelle SERP?
    • I backlink
      Se lavoriamo per gli utenti, ogni sito che listiamo è un sito che riteniamo valido.
      E ciascun sito valido che aggiungiamo è un mattone di valore che aggiungiamo al NOSTRO sito.
      Quindi, non c’è una ragione al mondo per chiedere un backlink.
      Saremo certamente lieti di riceverlo se chi viene listato ritiene utile il servizio che offriamo, ma non possiamo subordinare ad esso l’inserimento.
      Sarebbe come chiedere di essere pagati per fare un qualcosa che fa guadagnare noi.
    • Le pagine
      Ciascun sito dovrebbe essere listato su una pagina propria, raggiungibile a partire da un URL comprensibile e di facile memorizzazione.
      Cose tipo “directory.it/s/listing.php?id=8974321” non sono proprio il massimo per gli utenti.
      La pagina, inoltre, dovrebbe essere SEO friendly, con i tag title e meta impostati opportunamente per il sito in questione, pur rendendo chiaro che si tratta di una pagina di una directory.
      Non bisogna mettersi in concorrenza con il sito originale. Bisogna aiutarlo ad essere visibile.
    • I siti scelti
      Può sembrare scontato ma è opportuno sottolinearlo. Non è possibile listare tutto e tutti, per quello ci sono i motori di ricerca.
      Anche se gestiamo una directory generalista, insomma, bisogna tenere la spazzatura fuori dalla porta.
      I siti MFA (Made for AdSense), i siti non aggiornati da una vita, i siti pieni di link spezzati, i siti ospitati su domini gratuiti, come anche i blog SEO (che si riconoscono da un chilometro) o le pagine personali andrebbero tenuti fuori.
      Per me, addirittura, non andrebbero listati neanche i siti che non mostrano il proprio indirizzo email.
      Perché dovrei scrivere a qualcuno senza conoscere il suo indirizzo? Ce ne sono infiniti di modi per mostrare la propria mail senza rendersi vittime degli spammer.
    • La selezione dei siti
      Una directory utile agli utenti è una directory che valuta le proposte ma che, al contempo, i siti validi li cerca da se. Perché è il suo lavoro.
      Come detto, va superato il retaggio della directory dei tempi della “link economy”, buttata lì “tanto lavora da sola”.
      Quelle erano directory che nascevano per il PR e per essere lette dagli spider.
      Se c’è in giro un sito che merita di essere listato non bisogna aspettare che sia lui a proporsi.
    • I servizi a pagamento
      Google non ha nulla contro i servizi a pagamento. E l’inserimento di un sito in una directory è un servizio che può anche essere pay. A patto che:
    • Ci sia una selezione
    • Ci sia una REALE revisione dei contenuti
    • Il tutto non si riduca ad una vendita di link

Inoltre, nulla vieta di monetizzare con i servizi più disparati, dalla banale messa in evidenza ad una sofisticata chat online sulla pagina di ciascun sito messa in contatto con una app dedicata. Le possibilità sono infinite.

  • La promozione dei siti listati
    Quello che molti dei webmaster delle directory del passato non comprendevano era che l’inserimento di un sito nel proprio catalogo è un valore PRIMA DI TUTTO PER SE.
    Per i blogger, questa evidenza è banale. Loro sanno perfettamente che ogni contenuto che producono è un valore e lo pubblicizzano immediatamente sul maggior numero possibile di social network.
    Il gestore di una directory, invece, è abituato a pensare che il valore possa giungere solo dal backlink o dall’eventuale listing a pagamento.
    Ma questo è un errore. Soprattutto se iniziamo a curare sul serio le descrizioni di ciascun sito, magari scrivendole noi, non c’è motivo di non darne notizia.
    Twitter, Facebook e la maggior parte dei social network, peraltro, forniscono API di programmazione che consentono di automatizzare il posting.
    E se proprio vogliamo, un servizio del genere può anche essere a pagamento.
  • La personalizzazione delle pagine
    Il listing di un sito non dovrebbe essere un servizio “do-and-forget-it”.
    Ma perché questo non avvenga, bisogna offrire qualche possibilità di personalizzazione ai webmaster dei siti che aggiungiamo.
    Può essere la possibilità di aggiungere il proprio logo, la propria immagine, o anche la possibilità di caricare offerte e promozioni, un pò come avviene su Facebook.
    Una cosa è certa. Una pagina che non offre nulla è una pagina che viene dimenticata.
  • Il controllo periodico dei link
    In un mondo perfetto, un sito nasce, rimane vivo e si occupa sempre della stessa materia per l’eternità.
    Ma il web non è un mondo perfetto. I siti chiudono, cambiano proprietario, cambiano grafica, cambiano argomento.
    Di tanto in tanto, anche se complesso, è imperativo eseguire un ricontrollo. Per non cadere nella situazione del negozio che pubblicizza un prodotto del quale non dispone in magazzino.

In conclusione

Delle web directory si è abusato in passato a fini tutt’altro che nobili ma come spesso accade il problema non era nello strumento ma nell’uso che se ne è fatto.

Una directory, oggi, è ancora uno strumento utilissimo ma va approcciata in modo diverso rispetto al passato. E ovviamente una gestione come quella descritta richiede MOLTO impegno e MOLTO lavoro.

Ma non è vero per qualunque attività?

Una cosa è certa. I motori di ricerca, Google in primis, non hanno niente contro di esse perché un hub serio, affidabile e onesto ove attingere descrizioni e siti validi è di interesse prima di tutto per loro.

Quindi luce verde per le directory, gente.

Happy listing!

Autore: Denny Joe, per il TagliaBlog. Denny progetta e sviluppa software su piattaforme Microsoft dal 1990. Attualmente si occupa di SEO per progetti personali e gestisce la web directory Uhelà (http://www.uhela.com).

2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

10 Comments

  • Si forse i blog non sono tra gli investimenti più stabili nel tempo ma…. ripetendo a distanza di 2 anni la stessa ricerca il primo sito è confermato, aprendo i link però… quante directory sono defunte… Mi sono iscritta alla tua, sarà per il blog che nel mio altalenare sul web leggo da anni…

    Reply
  • Orgoglio puro per la prima posizione nella schermata dell’articolo (reset-informatica.it)

    Reply
  • Grazie Denny, leggo solo ora la tua risposta. La dritta è buona e le spiegazioni che hai dato plausibili. Sai manco a farlo apposta, oggi ho ricevuto una risposta da una delle webdirectory che avevo contattato… Quando si dice le coincidenze…..

    Reply
  • Ciao Denny, anch’io sono molto d’accordo con quello che hai scritto. Dal Penguin in poi è c’è stata una sorta di “caccia alle streghe” non sempre giustificata nei confronti delle directory quando poi, magari, ciò che è sempre stato veramente nocivo era l’abuso di anchor text con i quali ci venivano registrati i siti. Poi come in altri ambiti è chiaro che ci sono state, ci sono e ci saranno directory più o meno valide ma io tutt’oggi continuo ad usarne alcune senza nessun problema. Personalmente, quando decido di iscrivere un sito ad una directory io controllo sempre tramite il comando di ricerca che non ci siano collegamenti a siti XXX, controllo il copyright in fondo alla pagina e, ovviamente, gli ultimi inserimenti per accertarmi che la directory sia attiva e non sia stata abbandonata. Per un paio di siti ho usato anche Uhela.

    Reply
  • @nicola

    Guarda, con me sfondi una porta aperta in questo senso. Io, personalmente, non ho MAI utilizzato un CMS.
    Faccio parte della vecchia scuola e per me è impensabile non avere il controllo anche di un singolo “div” all’interno delle mie pagine.
    E poi, si, come dici tu, se ti affidi ad un CMS difficilmente otterrai qualcosa di “tuo” perchè il range delle personalizzazioni possibili non è poi così ampio come si crede.
    E comunque questo non è un problema nuovo. Ai tempi d’oro, giusto per citare il primo script che mi viene in mente, tre directory su quattro utilizzavano ESyndicat.
    Ti ricordi? Ne nascevano come funghi… tutte uguali e tutte ugualmente inutili. 😀
    Io però non ho mai smesso di credere nell’utilità intrinseca dello strumento.
    Come ho cercato di esprimere nell’articolo, è principalmente una questione di cambio di prospettiva.
    Se pensi agli utenti otterrai qualcosa di buono. Se pensi ai motori… meglio un blog con le affiliazioni di Amazon!

    Ciao e grazie per l’apprezzamento

    Denny

    Reply
  • @elena

    Ciao Elena, se hai letto l’articolo avrai già capito come la penso circa le directory a pagamento.
    Il servizio pay, per me, è assolutamente legittimo. Ma a patto che il servizio ci sia…
    Pagare perchè qualcuno pubblichi ESATTAMENTE la descrizione che IO ho preparato ( come fanno praticamente tutte le directory pay ) è’ come dover pagare per fornirlo io il servizio…

    Per quanto riguarda la tua esperienza ( e assumendo che ti riferivi al sito linkato in firma ) va comunque detto che per molte directory i blog sono un’area borderline.
    Perchè?
    – Perchè, disgraziatamente, sono diventati uno strumento SEO a basso costo e alla portata di tutti ed è quindi difficile distinguere i blog autentici da quelli che “autentici” lo sembrano e basta…
    – Perchè proprio in virtù del loro basso costo hanno un tasso di mortalità altissimo ( e quindi c’è la possibilità concreta di riempirsi in breve tempo di link spezzati )
    – Perchè in molti casi sono troppo eterogenei negli argomenti trattati e quindi difficilmente inquadrabili nelle categorie disponibili

    Ovviamente “scremare” è possibile ma serve tempo e competenza. E siccome, spesso, non c’è ne l’uno ne l’altra si tende a “tagliar corto” e a non accettarli proprio.

    Una dritta. Per un blog, soprattutto per uno di quelli “genuini” come il tuo, punterei maggiormente agli aggregatori. Ce ne è di validi e portano traffico, anche parecchio in qualche caso.

    Ciao, e grazie per aver apprezzato l’articolo.

    Denny

    Reply
  • Ciao Denny, l’articolo che hai scritto è molto ben articolato e mi trova al 100% d’accordo, anche io sono un grande fan delle directory (forse perché mi riportano agli albori del web, quando si “stava meglio quando si stava peggio”). Molto bello anche il tono di scrittura adottato.

    Ti faccio una domanda: secondo te, in questa era dei CMS “tutti uguali”, non c’è il rischio che anche le directory diventino una sorta di duplicato l’una dell’altra? In fondo i contenuti non sono originali in sé, ma sono liste di risorse che esistono già… che ne pensi?

    Ciao Nicola

    Reply
  • Articolo prezioso. Personalmente ho richiesto l’iscrizione alle directory che mi parevano più significative. Le ho selezionate dal numero di siti presenti e segnalati e dalla serietà della presentazione e delle richieste.
    Devo dire che non ricordo di aver ricevuto una risposta. Tutti affermano che ci voglia tempo, ma un anno…che si può accorciare dietro pagamento di una fee che sinceramente non mi va di affrontare, visto che non ho nessun riscontro da questi siti.
    Mi spiego meglio: set i chido qualcosa e non mi rispondi, che serietà mi stai offrendo? Come pensi di convincermi a pagare per un servizi che mi vui offrire?
    Insomma, la mia esperienza è deludente

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

Come (e perché) realizzare (ancora) una web directory
Scroll to Top

Vuoi capire perchè il tuo sito non traffica?

REPORT SEO a soli 47€

anzichè 197€+iva
Giorni
Ore
Minuti
Secondi