Come Google vorrebbe i link

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram

Chiudiamo la settimana parlando ancora una volta di link.

Stavolta lo spunto arriva da un brevetto di Google, dal titolo “Ranking documents based on user behavior and/or feature data”, che ha lo scopo di (traduco a spanne l’abstract) “generare un modello basato sui dati relativi alle differenti caratteristiche di un link, da un documento linkante ad un linkato, e il comportamento dell’utente relativo alle azioni di navigazione associate al link. Il sistema assegna un rank al documento in base a questo modello.”

Eric Ward ha cercato di interpretare il brevetto, estraendone queste 5 interessanti considerazioni:

1. Prima il link compare nel contenuto, meglio è. Nessuna sorpresa, ma… un secondo link allo stesso sito dallo stesso documento non sempre è svalutato, a quanto dicono alcuni noti SEO.

2. Al punto 17, leggo “the topical cluster with which the source document is associated, or the degree to which a topical cluster associated with the source document matches a topical cluster associated with a link”. Interpreto questa frase così: le parole chiave presenti nell’anchor text non devono essere presenti per Google per fare questa cosa, e nemmeno la presenza di parole chiave all’interno dell’anchor text significa che il link ha un valore maggiore.

3. Al punto 18, leggo che il colore dei link ha importanza. Se ciò è per aiutare a identificare i link nascosti, ha senso. Ma se significa qualcos’altro… uhm.

4. Il comportamento degli utenti e l’interazione con i link su una pagina può essere utilizzato per determinare l’importanza della pagina che è stata linkata, ma ogni pagina sulla quale ci sono dei link non è trattata allo stesso modo.

5. Il valore di un link è indipendente dal tipo di documento o file all’interno del quale il link si trova. “A ‘document,’ as the term is used herein, is to be broadly interpreted to include any machine-readable and machine-storable work product”. Interpreto questa frase così: un link da un documento diverso da un file HTML impatta tanto quanto un link da una vecchia pagina web statica. Per dirla in un altro modo, Google è agnostico rispetto al tipo di file. Se prendi link da un PDF o da un file Word, e se questi documenti sono accessibili agli utenti via web, i link che prendi sono link come tutti gli altri.

Ugualmente interessanti gli spunti che Bill Slawski di SEO by the Sea (uno dei più grossi “studiosi” dei brevetti di Google) ha portato nei commenti, ribattendo punto su punto:

1. “Prima il link compare nel contenuto, meglio è” – no, questo è solo un fattore fra i tanti che potrebbero essere presi in considerazione. “Un secondo link allo stesso sito dallo stesso documento non sempre è svalutato” – il brevetto non parla di questo, e quando parla di “primo link” e “secondo link” non fa riferimento a questa situazione.

2. Anche se ciò potrebbe descrivere la relazione fra documento linkante e linkato, ci sono altre caratteristiche che interessano l’anchor text utilizzato nel link, l’argomento di questo testo e le relazione fra il documento sorgente e il documento destinazione. Ancora una volta, queste cose non devono essere prese in considerazione isolando le une dalle altre.

3. Il brevetto cita espressamente la possibilità che un link potrebbe essere svalutato perché è dello stesso colore dello sfondo, ma questo è solo un esempio di carattere generale – è probabile che le differenze di colore fra testo e link possano avere anche altre implicazioni.

4. Non sono del tutto sicuro di cosa stai dicendo circa i dati generati dal comportamento degli utenti.

5. La definizione di documento nel brevetto è una definizione standard che tende a comparire frequentemente negli altri brevetti di Google, e aiuta potenzialmente ad ampliare la portata del brevetto stesso. Non sono sicuro che vada attribuito troppo peso quanto Google parla di come potrebbe gestire i link all’interno di PDF o documenti Word.

Come dire: i brevetti di Google, per quanto intriganti, si prestano a diverse interpretazioni… la tua qual’è? 🙂

2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Autore
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
×
2dc13395536c431966c0b7bc5282437b
Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
Latest Posts
  • Strumenti in google search console per webmaster
  • intervista alessia martalò
  • web stories
  • seo checklist

27 Comments

  • Più che come Google vorrebbe i link, io direi: “Come Google vorrebbe il web”.
    Google è un mezzo che deve adattarsi a noi, non noi che dobbiamo adattarci ad esso. Che si arrangino…tanto ne hanno di soldi da spendere…facciano ricerca!

    Reply
  • Punto 3 o punto 18: Accessibilità (contrasto e luminosità) 😉

    Buon lavoro,
    Yuri.

    Reply
  • @Luca
    Il fatto è molto semplice
    1) Segui alla lettera le indicazioni e sei sicuro di non avere problemi;
    2) Prendi le tue iniziative e relativi rischi e magari oggi sei più visibile e domani meno.

    Tieni conto che le regole che Google stessa si da:
    + molto spesso sono di difficile applicazione su larga scala;
    + sono interpretabili;
    + sono in continuo aggiornamento
    + nella massa di siti che deve “gestire”, può capitare che casi limite passino invece di essere penalizzati

    Se io vedo un sito posizionato ma che fa cloaking, sono io che scelgo se imitare il comportamento sbagliato e rischiare o proseguire per la mia strada.

    I link comprati, nel tuo caso specifico, non sono direttamente rintracciabili nelle miliardi di pagine del suo indice; facile che la maggior parte o una buona parte passino inosservati.

    Cmq sono convinto che per quanti link abbia comprato, forse ne ha altrettanti o molti di più “meritati”.

    Reply
  • ti ringrazio Taglia…

    Infatti aspettando una tua risposta avevo scritto che non mi era chiaro e lo lascio cosi allora!

    Ho appena pubblicato ora il post sul mio blog! ^_^

    Reply
  • @Fabrizio
    Sono d’accordo con te sulle opportunità. Il problema è che si parla di regole e regolette di Google sui link, con linee guida precise e comportamenti da non seguire. Semplicemente non è vero. Tu che sei un seo lo sai benissimo, se vuoi posizionarti per certe key la guida per i webmaster di Google è inutile. Quindi stare dietro ai brevetti è roba da voi seo, io da semplice gestore di siti dico: altri non le rispettano e vengono premiati.

    Reply
  • @Tagliaerbe #9

    Si, in effetti pure Matt Cutts non è facile da interpretare, io lo brevetterei con il titolo “Un sistema atto a confondere gli spammer”

    Reply
  • Scusami Taglia
    siccome ho trovato questi punti interessanti per citarlo in un mio post, avrei bisogno di una spiegazione più chiara sul punto 2… a cosa ci si riferisce che le parole chiavi non devono essere nell’anchor text per Google…..?

    Ti ringrazio

    Reply
    • @Matteo Hsia: quel punto è controverso, in quanto Eric Ward ha preso solo un pezzetto del punto 16 del brevetto per cavarci la sua deduzione, ma se in effetti vai a leggere tutto (come suggerisce di fare Bill Slawski) il cervello ti va in fumo 🙂

      Reply
  • mettila cosi; nel mondo offline non avresti avuto la minima chance di competere; su internet i soldi non sono tutto.

    Reply
  • @Fabrizio
    Purtroppo per key ad altissima concorrenza come nel turismo, trovare e ottenere link di alta qualità non è per nulla semplice. Devi inventartene sempre una nuova, avere faccia tosta, presentarti, proporre, tentare, scrivere articoli d’alta qualità che ti richiedono anche giorni di lavoro.

    Il mio concorrente che è un multinazione del turismo, per avanzare compra link da blog stimatissimi ed il gioco è fatto.

    Reply
  • Da un po’ tempo mi pare che Google sia stia concentrando su qualcosa che questa frase sintetizza bene: “il comportamento dell’utente relativo alle azioni di navigazione associate al link”.
    Non sarà che oramai i risultati dipendono sempre più dal comportamento degli utenti? Di recente negli strumenti per webmaster Google ha introdotto la possibilità di vedere impression e click: che sia una (vaga) traccia?

    Reply
    • @Pietro Mantovani: è esattamente il tema del post di cui accennavo qualche commento fa… a brevissimo verrà pubblicato.

      Reply
  • Non conosco il tuo sito, ma sputare sangue per trovare link vuol dire non avere poi un prodotto cosi interessante….

    Reply
  • Bah. Alla fine sono ciance.

    C’è un mio competitor sui voli low cost che ha fatto una rapida carriera comprando decine e decine di link, con grossi ed evidenti badget. I link comprati sono quasi esclusivamente da blog autorevoli ma non a tema.

    E’ charo come il sole che provengano da Teliad, textlinkads e company.

    Mi illudo dicendo prima o poi Google se ne accorge…

    Fatto sta che io sputo sangue per cercare link buoni e a tema, mentre lui se la gode con nessuno sforzo e spendendo soldi.

    Per questo alla fin fine di tutti questi brevetti non so che farmene.

    Reply
  • Già Seo by the Sea ne aveva parlato qualche settimana fa; le implicazioni del Reasonable Surfer secondo me riaprono in qualche modo la questione del PR Sculpting dato che è possibile dare più peso a certi link che ad altri.

    Interessante comunque è anche la parte del brevetto che riguarda il comportamento degli utenti, che credo sarà sempre più importante nel determinare il ranking delle pagine.

    Se avessi già lanciato il blog ci avrei scritto qualcosa, ma visto che è in costruzione ancora mi limito a rimuginare 😛

    Reply
    • @Giuseppe Pastore: sul concetto del “comportamento dell’utente nel determinare il ranking” ho già pronto un post, a brevissimo esce 😉

      Reply
  • Comunque sulle strategie di creazione e razionalizzazione dei link, se si seguono troppo queste riflessioni sui brevetti o sulle affermazioni di Matt Cutts, si rischia di perdere di vista l’utilità che un link può avere per il cliente.

    Purtroppo per i SEO troppo “formali” la maggioranza dei risultati, a volte non la si ottiene ottimizzando e riottimizzando una pagina o un BL o entrambe, ma aumentando in maniera consistende le pagine ben ottimizzate e il numero dei BL a tema. sul grande numero ottimi risultati arrivano quasi sempre.

    Reply
  • @taglierbe: Guarda sto mettendo insieme 180 giorni di pagine di appunti, è davvero una faticaccia….

    direi che riguardo al colore, penso dovremmo intenderlo come presenza o meno di tag html che rafforzano il link (strong, h1, ecc)

    Reply
  • @Tagliaerbe

    Non è detto che Google utilizzi tutti i suoi brevetti, e che tutte le sue idee siano brevettate.

    Dall’analisi dei brevetti x me possono solo uscire affermazioni del tipo:
    “google potrebbe considerare”
    e non
    “google considera”
    e sopratutto non
    “google non considera”
    se una idea è ignorata in un brevetto, potrebbe rientrare in un altro, o comunque non essere brevettata e adottata da Google.

    I brevetti sono buoni spunti per dei test, e basta.
    Non ha senso controbbattere ad un brevetto, non è una dichiarazione di Matt Cutts su quello che Google fa.

    Il fatto dei font, del posizionamento … avrà la sua importanza.

    L’idea iniziale del page rank era quella pensare che un utente sia un piccione e che a caso si mette a beccare i link sulla pagina.

    Ma se una pagina ha 50 links è vero che ognuno ha 1/50 di probabilità di essere cliccato?

    No, e il passo successivo consiste allora nel considerare che è molto più probabile che l’utente piccione clicchi su un link grande in alto piuttosto che su un link piccolo nel footer, e che quindi il primo dovrà avere più valore.

    Reply
    • @Mik: “non è una dichiarazione di Matt Cutts su quello che Google fa”.

      Io spesso ho più difficoltà ad interpretare Cutts che certi brevetti 😀

      Reply
  • Vi garantisco che in merito ai PDF gli stessi: 1) non sono visti come duplicati anche se “stampe” di una pagina del sito, linkate dalla stessa 2) i link al loro interno a volte sono risultati più “pesanti” di quelli dalle pagine html. Non so la ragione di tutto questo, ma da quando l’ho scoperto ho aggiornato il mio cms in modo da generare automaticamente la versione PDF di ogni pagina linkandola dalla pagina stessa. Non genera testo duplicato e incrementa anche il numero di pagine totali del sito (e di link interni di conseguenza).

    Altra cosa: secondo me Google scandaglia anche PDF molto lunghi, ed i link al loro interno sono tutti rilevati.

    Reply
  • Ho sempre pensato che il colore di un link per Google assumesse un diverso significato, resta da interpretare quali significati vengono attribuiti ai diversi colori. Mi verrebbe da pensare che se tutto venisse ricondotto ai significati canonici dei colori, rosso potrebbe significare pericolo e verde potrebbe significare risorsa sicura? Dando per scontato che link dello stesso colore dello sfondo o anche troppo simili non vanno messi per evitare problemi di testo nascosto, a mio avviso è utile evidenziare il link e farlo risaltare dal contesto generale, è anche importante inserire i link che contano in posizione il più possibile vicino alle prime righe di content e per mia esperienza, è anche bene bilanciare la quantità di link rispetto alla quantità di testo presente in pagina, per esempio su una pagina che ha 1000 parole possono essere presenti anche 5-6 link, su una pagina che ne ha 100 no e credo che google dia più importanza ai link che vengono prima, inseriti nelle classiche porzioni facenti parte del “first sentence” 😉

    Gualtiero Santucci

    Reply
  • Io ci ho capito poco, come al solito quando si tratta di brevetti, ma questa volta nemmeno la tua spiegazione ho compreso.
    Ho capito che il brevetto dice bianco e il guru dice nero
    E io busso, passo la mano.

    Reply
    • @fabrizio ventre: in un altro commento, Bill Slawski dice una cosa che credo ti potrà interessare, ovvero: “se il primo link incluso nel contenuto usa un anchor text che potrebbe essere considerato completamente fuori tema con il resto del testo presente sulla stessa pagina, potrebbe non passare tanto PageRank quanto il link successivo, se questo usa un anchor text molto correlato al contenuto della pagina” 😉

      @Mik: pure io ci capisco poco, ma mi diverto a leggere le interpretazioni della gente 🙂 Ho trovato “affascinante” quella sul colore del link, che se poi vai a leggere tutto il passaggio parla pure di dimensione del font dell’anchor text, posizione del link nel documento, attributi del link, numero di parole dell’anchor text, termini “reali” (?) nell’anchor text, determinazione della “commercialità” (?) dell’anchor text (vorrà dire link affiliati?), il contesto (parole precedenti e successive al link), il fatto se sia un link verso una pagina interna o una esterna…

      Reply
  • Ciao volevo chiedere se è invece un’immagine ad essere linkata qual è l’attributo da tenere in considerazione ai fini seo, e se questa ha lo stesso “peso” di un link normale.

    Reply

Rispondi

Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

Iscriviti alla Newsletter
Main sponsor
logo kleecks

Sponsor

Wordlift
Prova Seozoom
Come Google vorrebbe i link
Scroll to Top

Vuoi capire perchè il tuo sito non traffica?

REPORT SEO a soli 47€

anzichè 197€+iva
Giorni
Ore
Minuti
Secondi