Cloud Computing vuol dire Fiducia?

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Da un paio d’anni la parola cloud computing è diventata molto di moda, come può testimoniare anche Google Trends:

La crescita del Cloud Computing

Ma se ripenso a solo a 7-8 anni fa, le cose non stavano proprio in questi termini.

Allora non si usava il termine cloud computing, e ricordo l’enorme fatica nel tentativo di far passare concetti più o meno simili a quello del cloud, come l’erogazione di servizi in modalità ASP, o il Software-as-a-Service.

Non era questione di risparmiare soldi o risorse (umane e tecnologiche), era una mera questione di fiducia. Il cliente non si fidava. Non poteva concepire l’idea che i suoi dati sarebbero finiti all’interno dell’hard disk di un server lontano più di 10 metri dalla sua scrivania. Non importava se quel server era 100 volte più potente, sicuro, ridondato, backuppato del suo, o se per accedervi remotamente si utilizzava un sistema di sicurezza a livello bancario. Il cliente, i suoi dati, voleva poterli vedere e “toccare” tutti i santi giorni.

Oggi, invece, abbiamo gran parte dei nostri dati nel cloud: documenti, email, foto, video sono spesso sparpagliati all’interno della “nuvola” e accessibili da qualsiasi device. La diffusione della “connettività pervasiva” ha (quasi) fatto il miracolo: la possibilità di non separarsi mai dai propri dati, offerta dalla buona (diciamo discreta…) copertura mobile ad alta velocità, ha fatto cadere le reticenze di molti, permettendo ad applicazioni come Google Docs, Dropbox, Evernote o Read It Later di diffondersi a macchia d’olio su qualsiasi dispositivo (fisso o mobile) connesso alla Rete, e permettendo quindi ai dati di viaggiare liberi, di attraversare in modo trasparente le barriere dello spazio e del tempo.

Insomma, il vantaggio dell’accesso ubiquo ai dati sta superando le paure e le diffidenze di inizio millennio. E l’approccio al cloud computing parte sempre meno dal tema della fiducia, e sempre più da quello delle opportunità. O forse mi sbaglio?

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

10 Comments

  • @Gangio75
    l’Italia è il paese in cui vive la maggior parte dei lettori di questo blog, per noi quindi non è un caso particolare

    Reply
  • Ciao a tutti.
    Il cloud computing è un argomento che mi sta veramente tanto a cuore e mi piace scrivere qualche post sul tema http://www.fabiolalli.com/tag/cloud-computing/ . Il discorso della fiducia era/è a mio avviso un problema culturale: molto spesso gli utenti utilizzano già sistemi in cloud (gmail per esempio) ma se gli dici esplicitamente di utilizzarne alcuni (vedi dropbox per esempio) ti senti dire, “ma sei matto?! Io i miei dati fuori dall’azienda non li metto”. Aaaaargh!%!$!

    Le persone/aziende si preoccupano infatti della riservatezza dei propri dati e della sicurezza, ma non sanno per esempio che la maggior parte dei furti di dati o danneggiamento di informazioni, statisticamente, avviene dall’interno dell’azienda stessa, e non dall’esterno. Con questo non sto dicendo però che bisogna andare in cloud a prescindere, anzi. Non esiste è giusto o meno andare in cloud. Dico che bisogna valutare attentamente prima di portare i dati in nuvola, analizzando bene tutto quello che riguarda SLA, QoS, Disaster Recovery e Business Continuity.

    Sicuramente l’abitudine all’utilizzo della rete, e l’abbattimento della diffidenza stanno facilitando la crescita della richiesta di servizi in cloud e la possibilità che le aziende, seppur principalmente per motivi economici, affrontino questo cambiamento senza timore.

    Grazie a Tagliaerbe per i continui bei post. Ti leggo, anche se sono spesso silente. 😉

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  • Caro Taglia,
    certo che ci ricordiamo “ricordo l’enorme fatica……”, noi due l’abbiamo sperimentato sulla nostra stessa pelle ricordi ?

    La realtà odierna è esattamente raffigurata dal grafico proposto, ossia cresce ma con molta calma, la fiducia aumenta ma poco per volta, rimane quindi per noi europei un mercato ancora molto difficile !

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    • Certo che ricordo Lorenzo… quello che più mi è rimasto impresso erano quei personaggi che quando proponevi loro servizi in modalità ASP, ti rispondevano: “no grazie, io uso PHP” 😐

      Reply
  • Per l’utente singolo la scelta di fiducia inizia ad avere sempre meno peso perché, a parte la praticità, credo si sia fatto più smaliziato e abbia capito quali dati può “rischiare” di tenere in cloud computing e quali no.

    Per le aziende è un filo (un gomitolo intero, via) diverso: certo il piatto della bilancia più pesante è più sulle opportunità, la fiducia la corrobori utilizzando buoni servizi, in certi casi anche a pagamento.

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  • io sto usando da qualche mese dropbox e mi sto trovando veramente bene per ora non ho dati particolarmente sensibili pero appena trovero qualche servizio trusted trasferiro anche quelli in cloud

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  • La aziende non credo che si siano iniziate a fidare, anzi.

    Magari il cloud computing è aumentato ma solo perchè hanno bisogno di avere i dati in qualunque parte del mondo e subito.

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  • Io non mi fiderò mai, per il semplice motivo che nessuna autority, per quanto efficente sia, potrà mai controllare che i miei dati siano illecitamente usati o venduti.

    Altro motivo, si diceva che il cloud computing è il futuro perché la velocità delle connessioni cresce/rà a tassi maggiori rispetto alla velocità dei PC.

    Balle!

    8 anni fa avevo una linea ADSL veloce (lenta) quanto quella attuale, mentre ogni 2 anni ho raddoppiato la potenza del mio PC.

    Solo per fare il backup online dei miei dati mi servirebbero intere settimane

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  • E’ cambiata la tipologia di documenti più che altro… le email stavano in un server lontano da casa anche prima tipicamente, il resto delle cose che finiscono sul cloud spesso vengono caricate per essere condivise e non per essere conservate, io uso Dropbox e Google Docs ma in nessuno dei due carico dati confidenziali

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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