Chiudo il blog e apro una newsletter. A pagamento.

Tranquillo, non sto parlando del TagliaBlog (almeno per ora 😀 ).

Ma devo ammettere che letter.ly mi ha parecchio incuriosito, col suo modello di business che pare quasi una “retromarcia”, un ritorno al passato: in poche parole, anziché cercare di monetizzare in modo “classico”, postando articoli sul proprio sito/blog, con letter.ly il tentativo è quello di farsi pagare un piccolo canone mensile, di pochi dollari, dagli utenti che vogliono continuare a seguirci.

Il sito/blog verrà quindi chiuso, e l’unico modo di leggerci che avranno i nostri utenti fidelizzati sarà quello di iscriversi alla newsletter, e quindi di pagare il mini-canone.

Ecco come Sam Lessin ci spiega i motivi del suo passaggio a letter.ly:

Ho iniziato a bloggare nel 2008 con questi obiettivi:

a. comprendere il mezzo: ero fermamente convinto che il blog era un mezzo importante da capire e che l’unico modo per farlo era quello di impegnarcisi seriamente.

b. uno strumento per misurare difesa e offesa: volevo essere sicuro di avere uno strumento di audit pubblico sul web, soprattutto perché ho capito che se non possiedi appieno la tua identità, ci sono altri che saranno ben felici di farlo per loro fini (tutto è lecito in amore e in guerra, solo che ci vogliono contromisure).

c. un personale rigore intellettuale: ho pensato che stavo diventando un po’ pigro/sciatto nel mio modo di pensare, e ho pensato che forzare me stesso a prendere una posizione pubblica mi avrebbe costretto ad affinare la mia posizione in una posizione difendibile.

d. margine comunicativo: ho pensato che ci fosse “margine” nel mezzo… intendo dire, molte persone prendevano molto seriamente i blog. Molti hanno normalmente 50 finestre aperte sul loro browser, e ormai in TV non c’è più nulla di interessante.

Ho quindi aperto il mio blog personale. Ma dopo poco più di 2 anni, mi sono accorto che non serviva più ai fini di cui sopra:

a. comprendere il mezzo: il blog è rapidamente andato fuori moda, superato dai flussi di dati attivi/passivi. Ho capito quello che avevo bisogno di capire, non ho bisogno di capire di più.

b. uno strumento per misurare difesa e offesa: ho quello che sento di aver bisogno ora. Occasionalmente ho bisogno di un “microfono”, ma credo di poter ottenere quello di cui ho bisogno da altri canali.

c. un personale rigore intellettuale: resta un punto cruciale, ma condividere le idee con le persone che rispetto, ad altissima velocità, utilizzando altri mezzi, servirà allo scopo altrettanto bene… penso anzi che può costringerti a scrivere in modo più “raffinato”.

d. margine comunicativo: non esiste più. Non rimane alcun “margine” nel bloggare (come non c’è in Twitter o nello status di Facebook)… non ottieni più benefici nel mostrarti, e le persone con le quali interagisco e che vogliono condividere idee hanno per lo più smesso di leggere i blog.

Passare ad una newsletter a pagamento ha senso per me, perché:

a. il formato mi permette di dire cose più interessanti: posso controllare la distribuzione di ciò che scrivo ad un livello molto più alto rispetto a quando scrivevo sul web.

b. guidata da Gmail, la posta elettronica ha un nuovo valore, e le persone vogliono metterci dentro un sacco di roba: ero abituato alla posta elettronica come a un qualcosa di “sacro”, dove nulla (a parte le email davvero “critiche”) doveva essere spedito. Gmail ha cambiato l’approccio. La casella di posta è ancora “sacra”, ma non essendoci più problemi sui limiti non c’è più bisogno di controllare quello che si manda/riceve.

c. il “personale rigore intellettuale” aumenta: mandare informazioni nelle mailbox delle persone delle quali ho rispetto significa che non posso fare il furbetto con mezze verità o giochi di parole. Devo credere veramente a quello che dico prima di “premere invio”, e questa cosa mi piace parecchio.

d. condivido idee con persone alle quali tengo, e chiunque può mostrare interesse/impegno: controllando la distribuzione posso dare alle persone i contenuti che davvero voglio. Chiunque è libero di impegnarsi con me, pagando. Non è permesso essere scansafatiche.

e. feedback reali: so chi mi legge, e quindi posso far loro domande.

f. ovviamente, mi piace schierarmi con Rupert: mi piace sperimentare da un punto di vista diverso dalla massa…

Quindi sì, ciò che è vecchio torna ad essere nuovo. Ho chiuso il blog e sono quindi partito con una newsletter a pagamento, a 1,99 dollari al mese, su letter.ly.

Contando il numero di lettori quotidiani e quello degli iscritti al feed, quasi quasi ci provo pure io… 😉

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25 Comments

  • Secondo me la strada del microcosto è la più grande genialata degli ultimi 20 anni, ahimè a nome Adobe.
    Io è un pezzo che dico che sarebbe la soluzione definitiva anche contro il software pirata.

    Io da anni sono abbonato a NewWebPick e pago volentierissimo i miei pochi $ l’anno. Come mese penso che centinaia di migliaia di persone lo facciano.

    Un blog come il tuo, anche se costasse una decina di € all’anno, secondo me varrebbe la pena di spenderli!

  • secondo me è un modello che potrebbe funzionare,
    ma il prezzo è sbagliato.

    1,99 dlollari deve essere un prezzo per un abbonamento di un anno,
    e sarei disposto pure a sopportare un pò di ADV non troppo invasivo dentro la newsletter

    un modello tipo freemium
    dove il valore aggiunto è magari che io per primo leggo nella mailbox il consiglio del guru di turno.
    altrimenti la stessa newsletter me la leggo dal blogger che la riposta gratis 1 secondo dopo che è stata pubblicata.

    1,99 al mese
    mi sembra un po come il corriere che ha chiesto 20 euro al mese per leggere il giornale in abbonamento su ipad
    che non li vedrà mai da nessuno a mio avviso.

  • E se la giusta via fosse quella della convivenza tra blog e mailing list a pagamento ?
    Ora posso capire che il fondatore abbiaia valide ragioni per aver affrontato un radicale cambiamento, ma secondo me, blog e mailing a pagamento possono coesistere tranquillamente, per esempio affrontando lo stesso articolo con due livelli diversi di valore aggiunto, la versione gratis pubblica e quella a valore aggiunto su mailing list.

    Si può lavorare sui valori anche variandoli con qualche test.

    Esempio: Si può parlare di un test personale pubblicando solo tesi e risultato sul blog e annunciando con relativo link che sulla mailing saranno pubblicati anche i risultati e i passaggi dei test.

    Oppure (come stò seriamente pensando di fare io) si possono recensire libri e prodotti affrontando il topic in maniera generale per poi recensire capitolo per capitolo sulla mailing list a pagamento.

    Termino dicendo che il prezzo lo decidete voi, e si può inserire un prezzo anche inferiore ad 1 dollaro, nel mio caso penso che chiederò 20 centesimi al mese, meno di 2 euro annui 😉

  • È la fine del web. E secondo me non è affatto una bella cosa.

  • Aggiungo che leggere una newsletter al posto di un blog è una cosa noiosissima.
    Le membership sono per altro, eventualmente per contenuti a valore aggiunto come dice Alessandro Casto.

  • Monetizzare è il problema del web di oggi!

    Anche a me non piace leggere newsletter ( mi stanco dopo poche righe) ma non mi sento di condannare questa scelta.

    Sono per lo più incuriosito da quale sarà l arisposta degli utenti e quale sarà il business.

    In Italia, però, dati i numeri che si vedono, non avrebbe senso. Ha senso economico una membership, ma è, come AleCss afferma tuttaltra cosa.

  • Ma con 2 euro annui, che ci fai? Seriamente, in Italia, qual è l’obiettivo di proporre un abbonamento a 2 euro annui? Quello di selezionare chi legge?
    A che pro?

  • C’è una bella differenza tra 2€ e 20€ al mese. Il modello del Corriere è sbagliato perchè il pagamento dell’obolo non ha valore aggiunto: sul web le stesse notizie sono libere e soprattutto ormai la qualità della testata non è più così superiore alle altre.

    Guardatevi un po’ gli annunci in giro di blog writing: si parla di 1 o 2 € ad articolo… che qualità si può trovare in un articolo del valore di 10 minuti di lavoro?

    O c’è la passione, o c’è una remunerazione cospicua che giustifichi una ricerca di contenuti e di qualità.

    Newsletter o blog, che cambia? Non sarà mica il media che cambia il valore dei contenuti.

  • Trovarle news in lingua italiana che varrebbe la pena di pagare… o sono link verso siti esteri o bene che vada sono traduzioni (e neanche sempre corrette)…

  • Ehm… per far pagare le proprie “news” o “dritte” bisognerebbe essere un “guru”…

    Quindi avere un certo grado di “popolarità” e soprattutto “riconoscimento delle proprie capacità in quel settore”, la fiducia dei lettori…

    Il blog quindi rimane, nonostante tutto, la base portante o quanto meno fondamentale nel momento in cui si nasce…

    Dopodichè ogni progetto web si sviluppa a seconda delle scelte del blogger/mailer?

    Cioè nell’articolo il blogger parla cmq di due anni di blog…

    Sui micropagamenti di per se sarei d’accordo solo ed esclusivamente se c’è tanta tanta tanta roba in termini anche di concetti, però io sono solo una persona di quel target e quindi non credo possa essere un campione credibile (perkè poi bisogna farli i numeri per “significare” la newsletter senza dover poi rifare il salto indietro perdendo parte della propria credibilità coi lettori)…

  • volete chiamarlo blog newsletter sito, chiamatelo come vi pare…
    io ho specificato 2E all’anno + adv

    parliamo di cose che funzionano:
    dagospia –> 90E all’anno senza adv,
    perchè non 10 euro all’anno + adv
    di quanto incrementerebbe gli tenti secondo voi?

    taglia ottimo blog,
    ma come lui ne leggo almeno altri 10,
    a 20E all’anno non è sostenibile.

    se li dovessi dare 5E all’anno + adv

    con 50 euro all’anno mi leggo i mie blogger preferiti
    prima degli altri,
    e sottolineo prima,
    perchè qui l’unico valore aggiunto è quello di averle prima le notizie
    dopo un paio d’ore rimbalzano sul web.

  • Secondo me c’è un vizio di fondo nella proposta con ADV: manca l’ADV.
    Ormai gli introiti pubblicitari sono in calo e la stessa editoria cartacea è in grossissima crisi. Anche testate come Wired sono costrette a prostituirsi con banner ultra invasivi in popover e a tutta pagina. Senza parlare del peggio esempio RAI (http://goo.gl/P1HDk).

  • Sono d’accordo con quanto dicono Alessandro Casto e AleCss, cioè ma non è meglio fare una membership come quella di carlo d’angiò (per fare un esempio) a questo punto.

    Se uno ha una forte passione e delle conoscenze approfondite sull’argomento trattato nel suo blog, mi sembra lecito offrire le informazioni più approfondite solo a pagamento, attraverso membership o creazione di infoprodotti vari..

  • Mi pare giusto, fallo… sono il tuo primo cliente ed il costo dipende dal valore dei contenuti. A me ad esempio piacerebbe meno roba ogni giorno ma più approfondita sul alcuni argomenti precisi e meno generici. Se così fosse 1,99 euro sarebbe anche troppo poco (anche il prezzo ti posiziona).

  • Beh chiaramente se fai pagare dei contenuti, devono essere validi. O qualcuno avalla il fatto che sei un guru, o lo sei diventato a suon di contenuti gratuiti negli anni precedenti.

  • Blog e newsletter sono due cose completamente diverse. L’una non sostituisce l’altra. Quindi chiudere un blog per aprire una newsletter a pagamento non mi sembra una buona mossa. La newsletter a pagamento ci può stare ma non so quanto successo potrebbe avere in Italia (dove spesso purtroppo la newsletter viene considerata come una forma di spam).
    Invece credo sia molto più proficuo il blog a pagamento. Faccio un esempio. Ti interessa questo post? Vuoi approfondirlo? Continua a leggere accedendo alla parte riservata agli utenti premium (cioè paganti). Il pagamento può essere a tutti i livelli: annuale, mensile o a singolo post.

  • Per me la formula mista con blog + contenuti a pagamento è la migliore, anche perchè ti permette di continuare a trovare nuovi iscritti.
    Se ti chiudi in una newsletter penso che hai meno possibilità di allargare il giro

  • Secondo me il media è una cosa relativa. L’importanza del fenomeno è un micropagamento in cambio di contenuti di qualità. Anche “expert exchange” sono anni che adottano una forma di pagamento, per il loro supporto.

  • La strada giusta è la membership…fornire contenuti aggiunti di alta qualità su un tema su cui si hanno alte competenze.
    il classico freemium insomma..direi un 80% gratis e un 20% a pagamento.
    L’idea della newsletter a pagamento non la trovo così tanto appetibile, almeno in Italia e in questo momento storico.
    E po con 2 euro al mese..ma che ci facciamo?

  • Taglia, se lo facessi io te li darei… Si parlava di circa 20 euro all’anno….eh va beh mi pare una cifra che spendo mensilmente per stupidate, non credo ci siano problemi per nessuno. Poi ci sono quelli che vogliono sempre tutto gratis, come se ogni cosa sia dovuta da bontà divina. Parliamoci chiaro, tu lavori costantemente per questo blog (e il tuo lavoro non è certo solamente quello materiale per scrivere le righe del tuo post), la pubblicità non credo ti possa sostenere e allora ? cosa dobbiamo fare ? dobbiamo continuare a veder morire blog, forum e contenuti di qualità in nome del gratis per forza ? almeno…io la vedo cosi’.

  • oggi si paga poco solo chi ha nome.ma nome nome.io credo che il news radar sia il futuro,anche politico.monitorare e selezionare.la news letter …mah.poi il problema eterno del pagamento.come paghi?cose veloci?postepay per dire?bolletta telefonica?adsl?forse il canone adsl,come scrisse la prima tessera del defunto pd anni fa,sarebbe la soluzione migliore.ma non ci sono certezze.per il cazzeggio sciolto fb e skype msn sono funzionalissimi.per il bizness non so.

  • Il problema di remunerare chi genera contenuti per il web è reale e giusto ma rifugiarsi un una newsletter a pagamento è un suicidio per chi la adotta e la fine del web per tutti coloro che usano il web per formare le loro opinioni.

  • …ma con un modello simile (basato solo su NL), mi perdo la possibilità di leggere i commenti interessanti come quelli sopra…o no?

  • Questo è un dubbio che sta assillando i maggiori blogger statunitensi.
    Riservare contenuti speciali per gli abbonati (a 1 o 2 dollari al mese)
    oppure mantenere la linea free?

    Certo con l’obbligo di pagamento le visite ne subiranno, ma che ce ne facciamo di 10.000 unici al giorno se poi convertiamo solo all’1%?

    Invece con 1000 abbonati a 2 euro al mese, ci siamo fatti uno stipendio.
    Ma che numeri dobbiamo avere per raggiungere i 1000 abbonati (minimo) al mese?
    e la gestione , non è mica semplice… e le tasse?
    Dovremmo forse gestire 1000 documenti contabili mensilmente… da 1 euro (lorde)???

    Insomma la mia riposta è:

    In Italia ancora non siamo pronti, forse tra qualche anno (Paypal ancora non è proprio diffuso ed i servizi sms… mmm)
    e poi vale la pena tentare solo con siti di nicchia ed ad alto traffico!

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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