La carta salverà il web (e viceversa)

La carta è morta.

Chi mi conosce sa bene che lo predico da anni, e quindi ti potrà sembrare assai strano leggere su questo blog un titolo che dice invece che la carta salverà il web: come può il vecchio moribondo salvare il giovane emergente? come può l’anziano agonizzante salvare il nuovo (“che avanza”)?

Inizio con una precisazione: quando dico “la carta è morta”, intendo dire che oggi non investirei un euro per lanciare un progetto editoriale su carta. Detto molto schiettamente: non avrei mai, e dico MAI lanciato Wired in Italia. Su carta. Nel 2009.

Al contrario l’edizione USA di Wired ha ancora il suo senso (vedremo ancora per quanto…) perché è nata nel 1993, nell’era pre-internet-di-massa, quando la fame di informazioni tecnologiche veniva saziata al di fuori della Rete.

La carta si sta sgonfiando, ma il foro che ha bucato il canotto è quello di uno spillo. Sta perdendo quote di mercato – e pubblicitarie – lentamente, qualche punto percentuale all’anno, non un tracollo dall’oggi al domani.

Il piccolo foro non diventerà dunque uno squarcio nell’arco di una stagione. Ci sarà il tempo per una transizione morbida, se questa verrà ben gestita.

Infatti credo che la carta possa aiutare il web su 2 versanti:

Sul lato commerciale, i venditori del grande mondo cartaceo hanno intessuto per anni una fitta rete di rapporti e relazioni con aziende di tutte le dimensioni, dalle multinazionali al negozietto sotto casa. Nel web molte realtà editorali hanno invece una età media ancora troppo giovane, che non permette loro di sedersi a certi tavoli e raggiungere certi budget. A questo si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza degli editori web è di dimensioni microscopiche (se non formata da veri e propri one man show), cosa che riduce di parecchio la possibilità di dotarsi di una adeguata forza vendita: si preferisce optare per soluzioni “self service”, come Google AdSense e affiliazioni di vario tipo, piuttosto che strutturarsi per vendere pubblicità direttamente.

Ma il punto sul quale ti invito a riflettere più profondamente è il lato utenti: ci sono quotidiani (e settimanali), anche locali, che fanno parte da anni della vita di migliaia e migliaia di lettori. Persone che amano quel brand, e che spendono quotidianamente soldi per leggerlo. E’ vero, molte di queste persone non hanno una età “da Internet”, ma magari con un device giusto possono accostarsi alla Rete. Il tablet potrebbe diventare il trait d’union fra carta e web (ed ecco uno dei motivi per cui il tablet è tanto amato dagli editori).

In altre parole: in prospettiva, la carta potrebbe travasare sul web – tablet inclusi – tantissimi lettori. Piuttosto che lasciarli scappare in ordine sparso verso social e aggregatori di dubbia qualità, una transazione ben gestita sarebbe in grado di mantenere utenti e revenue all’interno dello stesso brand (o dello stesso network di siti), cambiando in corsa il cavallo – dal foglio di cellulosa a quello fatto di bit.

Questa lunga premessa per dire che “benedico” l’accordo raggiunto fra Monrif Net e Hardware Upgrade (azienda per la quale presto consulenza da alcuni anni). Monrif è uno storico gruppo editoriale bolognese, Hardware Upgrade una storica realtà web del varesotto: enormemente distanti come storia e modello di business, ma ora uniti in un cammino dove ognuno dei 2 soggetti porterà all’altro le proprie competenze, esperienze e know-how.

Come disse Steve Jobs, “Il mio modello erano i Beatles. Erano quattro ragazzi che tenevano sotto controllo le rispettive tendenze negative e si bilanciavano a vicenda. E il totale era più grande della somma delle parti”. Speriamo vada proprio così.

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6 Comments

  • Al di là delle conseguenze macroscopiche e macroeconomiche, sono contento per te 🙂

  • Condivido, infatti nel nostro piccolo siamo partiti 11 anni fa come agenzia web poi abbiamo integrato un uffico uffico grafico e qualche anno fa abbiamo acquisito un piccola azienda che curava un giornale comunale che ora gestiamo e ci porta in alcuni momenti ottimi risultati a livello spazi pubblicictari. Quindi la carta a volte salva il ….. 🙂

  • Interessanti riflessioni. Anch’io come Stefano sono contenta per te, oltre che incuriosita. Ho la sensazione che si tratti di spazi di nicchia, che, certo, ben gestiti possono dare soddisfazioni (anche economiche) e permettono di innovare. Ma, ripeto, mi sa che si tratta di nicchie…

  • Effettivamente manca per i piccoli editori web una agenzia di vendita spazi pubblicitari dedicata alle loro esigenze.
    Se escludiamo Ad Sense ed ultimamente Virgilio.it e poco altro, chi produce contenuti di qualità, ha difficoltà a trovare ‘sponsorizzazioni’ interessanti.

  • Mi sembra davvero interessante il punto sulla fidelizzazione degli utenti al brand, soprattutto per quanto riguarda i quotidiani locali. Innovare mantenendo il nome e traendo vantaggio dalla tradizione.

  • Sinceramente sono stupito dai concetti espressi in questo articolo che, ed in questo voglio farti un complimento, manca di quella profondità di analisi che ti contraddistingue. Trovo la tua posizione appiattita sul leit motiv che da anni l’editoria off-line sta ripetendo, impossibilitata, non certo per mancanza di risorse, a quel salto culturale che la presenza sul Web richiede. Il tablet che salverà la carta stampata è un’ingenuità se espressa da te e un presa di tempo se esce dalla bocca della casta (e sì, proprio una casta, e te ne renderai conto a contatto con un editore tradizionale) dei giornalisti. Dici che la carta stampata avendo contatti decennali può portare al guinzaglio i clienti, dove e come vuole? Ennesima ingenuità, perché il cliente sul Web cambia l’approccio, il mix e soprattutto i budget. Neanche la corazzata di Repubblica.it riesce a sostenersi con la pubblicità. Figurarsi chi, dopo 10 anni di oblio, improvvisamente è costretto ad entrare sul Web. Altra ingenuità è pensare che quella rete vendita, nel caso specifico molto legata alla “locale”, possa accettare di venire a patti con una piccola realtà: la logica commerciale, c’è poco da fare quando Davide si confronta con Golia, è quella dell’annessione.

    Infine, l’immagine che evochi di un pensionato bolognese che, lettore affezionato de Il Resto del Carlino, compra un tablet e si colleghi ogni mattina al sito del giornale fa sorridere e sono certo che non ci credi realmente neanche tu.

    I Beatles erano quattro ragazzi, con maggiore o minor talento, ma comunque tutti sullo stesso piano quando hanno cominciato. Se, per esempio, Lennon avesse già venduto da solista 50 milioni di dischi avrebbe preso gli altri tre, al massimo, come band al seguito 😉

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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