Calano gli investimenti in SEO e crescono quelli sui Social Media

Nello State of Search Marketing Report 2011 di SEMPO, pubblicato lo scorso mese su Econsultancy, emerge fra tutti un aspetto molto interessante, evidenziato nell’immagine qui sotto:

Cala la SEO, crescono i Social

gli investimenti in SEO sono in leggero calo, mentre quasi specularmente crescono quelli sui Social Media.

Nella pagina 18 dello studio, al paragrafo 7.2.1, si dice che “questo calo può essere in parte spiegato dal fatto che alcune aziende ritengono l’attività SEO non necessaria, purché siano presenti buoni contenuti sul sito web”.

Anche se vi è un calo negli investimenti sulla SEO, penso che questo sia da vedere come un cambiamento positivo: significa finalmente che i webmaster si stanno rendendo conto che una volta che il sito è ottimizzato per i motori di ricerca è necessario spostare il focus su una presenza sul web di qualità, cosa che si riflette nell’aumento della spesa sui social media, e in una integrazione fra questa e la search.

Questo atteggiamento mostra anche il passaggio dal solo link building alla produzione di contenuti di qualità e alla condivisione di questi sui social media, per generare a sua volta un link building “naturale” – che è sicuramente una evoluzione del vecchio concetto di SEO.

Nella pagina 20 dello studio, al paragrafo 7.2.2, si dice inoltre che “l’attività SEO è sempre più concentrata nelle mani di SEO specialist, piuttosto che di generiche agenzie”.

Anche questa può essere vista come una tendenza positiva, che proietta la SEO nell’ambito dei servizi specializzati piuttosto che lasciarla nella mani di generiche società che si occupano di online marketing ma senza alcuna competenza verticale.

Tutte queste tendenze dimostrano che la SEO sta subendo una metamorfosi, ma nella giusta direzione della qualità: l’aumento di spesa sui Social Media mostra che strategie SEO e social si stanno integrando, e i search marketer vedono l’azione sui social come un completamento dell’attività SEO.

Concludendo

In questa immagine vediamo il circolo virtuoso di chi mira ad una presenza sul web di qualità:

Circolo virtuoso di un sito web

il web è una tela su cui dipingere il quadro della nostra attività, i nostri obiettivi, i nostri risultati, la nostra mission e la nostra vision: dobbiamo sviluppare la capacità di farlo al meglio, cercando sempre di mostrare al pubblico il nostro aspetto migliore.

Liberamente tradotto da SEMPO Shows A Decline in SEO Spendings In 2011 (Should Be Good News for All), di Bharati Ahuja.

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9 Comments

  • L’evoluzione iniziata anni fa continua, ed in termini positivi.

  • chissa dove arriveremo?!
    e chi lavora con il web riuscira sempre ad adattarsi ai cambiamenti, magari prevederli, come anche comprenderli e sfruttarli a così x creare valore?

  • Si potrebbe quasi dire un “piccolo passo per i webmaster.. un grande passo per il Web2.0”. Se poi anche le società committenti recepissero il messaggio e strutturassero, insieme ai “tecnici” (SEO e SEM specialists), delle serie Social Media Strategy per creare visibilità e, allo stesso tempo, studiare e comprendere il proprio follower, con un atteggiamento mirato realmente alla “condivisione” e non soltanto alla paura di rimanere indietro rispetto ai propri competitors.. beh allora sarebbe veramente perfetto! Ma per questo credo che ci voglia ancora del tempo.

  • Bella l’immagine del circolo virtuoso di chi mira a una presenza sul web di qualità! Riflettendoci (e spero di essere obiettiva) per ora mi manca solo la parte della partecipazione su forum e blog autorevoli per condividere la conoscenza, ma il resto c’è tutto…
    La strada è quella giusta dai 😉
    Creare valore, utilità per gli altri, contenuti originali e costantemente aggiornati, mai triti e ritriti, diventare social e interagire, meglio se rapidamente, come richiesto dal web e dai tempi. Questi sono davvero i punti di forza di una presenza di qualità!

  • Gli investimenti in social media marketing sono solo per medie-grandi aziende, oltre ai soldi occorre anche personale che segua una chiara strategia (casomai indicata dall’agenzia).
    A volte mancano proprio i contenuti per “ingaggiare” o rendere virali dei buzz…
    Personalmente preferisco determinare KPI ottimali, assieme al cliente, ed utilizzare delle metriche efficienti. Il social marketing all’italiana è ancora ben lontano da quello estero (anglosassone?) e quindi anche dal rapporto SEMPO.
    Le imprese italiane per la maggior parte sono micro e pmi, finora hanno scoperto adwords…

  • Il lo trovo un cambiamento positivo, ormai l’internet (come dice mia nonna) non è più l’internet .. è l’oggi del domani.

  • Ho trovato come fa SEMPO a condurre ricerche del genere, con dei questionari online aperti a tutti, con premi, ed inviti affidati ad articoli del genere:

    businesswire.com/news/home/20110214006626/en/SEMPO-Econsultancy-Launch-7th-Annual-State-Search

    Chiamala statistica, io lo chiamo un giochino a premi virale.

  • Lo sviluppo si una strategia di investimento sui social spostando parte dei bugdet dalla link building secca in chiave SEO alla creazione di contenuti e comunicazione è positiva, va nell’ottica della comunicazione e della visibilità di un progetto…

    Il problema è sempre nella strategia: seo link building o social, l’importante è che tenda a premiare le esigenze dell’utenza (e la qualità) e non a massimizzare la semplice presenza sui vari social senza “nè mettere nè togliere” al proprio profilo….

    Avere una propria attività che tende a sfruttare ogni singolo social per buttarci il link ricorda qualke vecchia strategia seo… Avere una vera e propria strategia che voglia sfruttare il singolo social per “conversare”, “diffondere” informazioni ad hoc per quel tipo di social, approfittando anche di app, video, foto, contenuti o, SOPRATTUTTO, far sì che affluiscano UGC al profilo aziendale per creare veri e propri buzz,… bhè quello è davvero social 3.0 …

    Non condivido con Renato l’idea che solo le medie aziende possano farlo, o meglio, credo che una giusta filosofia social possa essere implementata anche in un piccolo B&B (in costiera abbiamo qualche B&B che riesce, senza alcuna strategia, ad avere centinaia di commenti positivi e genuini su tripadvisor… nulla impedirebbe con qualche dritta di trasformare quegli stessi commenti in un dialogo fluido e costante su una pagina facebook (twitter è piu di nikkia)…

    Il problema è avere strutture, aziende che VOGLIONO avere un dialogo con i propri utenti… 🙂

    Cmq al di là di tutto, se gli investimenti tendono a premiare l’utente (con lo scopo ovvio di premiar cmq l’attività), bene… Se l’attività di investimento tende solo a massimizzare quanto piu possibile l’attività, senza poortare alcun-chè l’utente… bè siamo alla link building spiccia di qualke annetto fa…

    That’s all folks 🙂

  • @alfonso si, chiaro! Per me tripadvisor non è un social (è UCG). Per avere recensioni positive (vere) occorre esclusivamente fare il proprio lavoro bene. Non mentire sul sito, non creare soprattutto false aspettative.
    Per i social ci vuole tempo, al piccolo imprenditore manca sempre…

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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