In calo il CTR nella prima pagina dei motori di ricerca?

Uno studio di Slingshot SEO, ripreso anche da Matt McGee di Search Engine Land, ha evidenziato che solo il 52% degli utenti clicca su uno dei risultati organici presenti nella prima pagina di Google, e addirittura solo il 26% se si tratta di Bing.

Percentuali di click sui risultati organici delle SERP di Google e Bing

Ma come mai questi dati sono molto più bassi rispetto a quelli di simili studi effettuati in precedenza?

Secondo McGee, uno dei motivi potrebbe essere il drastico cambio che le SERP han subito nel corso degli ultimi anni.

Nel Maggio del 2007 Google ha lanciato la Universal Search, che ha portato nelle pagine del motore immagini, video, mappe ed tutta una serie di altri contenuti in aggiunta ai soliti 10 link blu, e lo scorso anno ha aggiunto la Instant Search (funzione che mostra una anteprima dei risultati man mano che si digitano le parole chiave).

Anche le SERP di Bing sono piuttosto “atipiche”: includono le ricerche correlate e l’history above the fold, fornendo all’utente varie “opzioni di fuga” dalla SERP in cui si trova. E la web page preview – presente anche in Google – consente di vedere una anteprima della pagina prima di cliccare sul risultato.

O forse il motivo è che lo studio di Slingshot SEO era focalizzato su 624 parole chiave legate al mondo dei large retailer e dell’enterprise, ma soprattutto – a mio parere – è che si trattava di parole chiave non-branded: fossero state query secche con dentro il nome del prodotto/servizio specifico, le cose sarebbero andate diversamente.

Secondo te?

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16 Comments

  • Articolo che dice tutto e niente…

    Oltre al campione di keyword troppo uniforme come tematicità è anche ovvio che le key-branded abbiano dei CTR alti. Ma alle aziende sostanzialmente interessa fare nuovo business, non avere visite branded.

    Inoltre il restante 50% dei click che fine fa? Va tutto nel PPC? Oppure è gente che non trova risultati e rielabora la query?

  • Secondo me quel SEO ne sa più di viral marketing che di statistica.

    Prende in input dati di Adwords, Bing advertising, Google Analytics, e li miscela tutti.

    Senza considerare che i primi sono inaffidabili per key long tail e/o poco commerciali, che i filtri di GA non sono paragonabili a quelli di Adwords, che su GA ci stanno tantissime key che non entreranno mai in Adwords …

    Una qualche significatività la possono avere i valori relativi, tipo “una prima posizione porta quasi il doppio di visite di una seconda”, e più o meno lo sapevamo.

    Ma arrivare a concludere che i click sulle SERP sono la metà delle ricerche, ne passa.

    Inoltre, considerando che molti fanno click su più di un risultato, per raggiungere quella media le SERP di Google dovrebbero un tasso di abbandono assurdo.

  • Sono un editore Web. Quei dati sono terribilmente veri, ci combatto ogni giorno.

    Primo per numerose key, raccolgo solo le briciole.

    Il motivo? Semplice. Gli annunci sponsorizzati di Google.

    Sono tre in altro. Ma non basta. Da quando ha inserito per ogni annuncio i sitelink, spesso anche se sei in prima posizione ti ritrovi con 3 annunci sponsorizzati con due/tre sitelink ciascuno, quindi con 8/9 link sponsorizzati di Google prima di te.

    Bing è peggio perché i risultati sponsorizzati sono 4. Infatti se togliete la prima posizione di Google e confrontate la seconda con la prima di Bing i risultati dei due motori di ricerca coincidono.

    Ma quei dati sono comunque ottimistici. Perché in tutte le quary geolocalizzate dove appaiono prima i risultati delle mappe, la prima posizione non prende nemmeno il 5% di Ctr.

    Dico queste cose come dato empirico dato che sono sempre col webmaster tool a verificare i miei ctr.

    In pratica lato seo è finito il mito della prima pagina. Oggi se non sei in prima posizione, non sei visibile.

  • Concordo con Luca e aggiungo la mia.
    Il motivo del calo del clickthroug è lampante: se la gente clicca meno, la domanda da farsi non è dove finiscono quelli che non cliccano? Ma PERCHE’ non cliccano? I motivi evidenti a mio avviso sono 2:

    1 – peggioramento delle SERP (la gente non trova quello che cerca)
    2 – sopravvento di AdWords (come giustamente dice Luca)

    Il bello è che le due cose sono collegate a filo doppio, perché – DICIAMOCELO – a Google della qualità dell’esperienza dell’utente, dei contenuti di qualità, etc. frega proprio nulla. Google è un’azienda e come tale prende in considerazione una cosa sola: il FATTURATO.

    Noi utenti vediamo il peggioramento delle serp, Google azienda vede l’aumento del fatturato (direttamente proporzionale al peggioramento delle serp).

    Calano i click sui risultati naturali? Chissenefrega. Già, perché vuol dire che aumentano quelli sponsorizzati (AdWords). Gli utenti NON TROVANO quello che stavano cercando? Chissenefrega2. Anzi, meglio, così aumentano le persone che utilizzano AdWords (sia chi pubblica gli annunci per farsi notare e sia chi clicca perché non trova altro di meglio tra i risultati organici).

    Tutto questo accade ormai da anni, mentre i vari Matt Cutts, propinano consigli sui contenuti di qualità, l’estetica dei siti, la correttezza dei codici, etc.

  • Secondo me le tue osservazioni sono corrette. A mio avviso molti utenti si sono accorti che i siti in prima pagina sono molto generalisti (ma con un trust elevato). Quindi se da un lato troviamo in prima pagina risultati di siti “importanti” molti utenti più “smaliziati” vanno alla ricerca di informazioni più approfondite nelle pagine successive, perchè magari chi ha siti meno importanti cerca di dare informazioni più precise e attinenti ad un tema, rispetto a chi punta sulla quantità delle informazioni da fornire…. della serie (per dirla grossolanamente): il 52% cerca l’informazione spot, mentre il 48% ricerca informazioni di nicchia non presenti nei risultati di siti generalistici.

  • Oltre alle giuste considerazioni di cui sopra ce n’è un’altra ancora più sottile da fare: i motori si stanno autodistruggendo. A forza di inserire elementi in SERP (ads, maps, links, snapshots, e chi più ne ha…) hanno ucciso i risultati organici, vale a dire il motivo stesso per cui un search engine esiste.
    Per fare un esempio concreto: in nome del dio denaro Google ha completamente stravolto tutte le serp a tema turistico confinando i risultati organici dopo gli ads, dopo una mappa, e dopo 10 (leggasi dieci) link di google maps.
    Il lavoro di un SEO suona sempre più ridicolo e poco credibile, IMHO.

  • studio interessante. rispetto al 70% di pochi anni fa, si direbbe che la strategia di google per massimizzare l’advertising sta dando i suoi pesanti risultati. poveri seo

  • Concordo al 100% con Marco… lo stavo per scrivere io

  • Marco, le tue osservazioni sono corrette e infatti erano già state dette in altri commenti. Ad ogni modo, non direi:

    “Il lavoro di un SEO suona sempre più ridicolo e poco credibile”

    perché anche tra i 10 risultati di Google Maps occorre arrivare primi, ci hai mai pensato? Non sono mica casuali. Se sai fare SEO arrivi primo tra i risultati di Google Maps…

    Poi, come ho detto prima, i motori non si stanno autodistruggendo, semplicemente stanno facendo cassa sui risultati sponsorizzati. Visto che Google non ha concorrenti reali, può fare quello che gli pare, perché la gente continuerà ad usarlo, anche se il primo risultato organico andrà a finire in seconda pagina.

  • Penso che tutto sia vero, così come tutto sia il contrario di tutto…
    Cerco di vedere le cose da un’ angolatura diversa.

    Esiste una teoria secondo la quale la buona riuscita di un’azienda è commisurata alle giuste risorse, dinamismo, capacità individuale, perspicacia ecc, dove anche il profitto è legato ad una attenta analisi tra costi e benefici, ricerche di mercato, studio della concorrenza, ecc, ecc.
    Le varianti, quindi, sono molteplici ed intrinseche, cambia il mercato, cambia l’esigenza dei clienti/utenti, cambiano le dinamiche spazio temporali, la società si evolve e giocoforza alcuni schemi, considerati prima, per noi, granitici, di colpo come per magia sembrano frantumarsi. Ma questa è la realtà, questi sono i rischi di chi basa la propria attività sulla e nella rete.
    Così come sono convinto che non possa esistere una formula matematica che duri nel tempo capace di dispensare ed attribuire spazi e dimensioni (tra l’altro virtuali) ad ognuno di noi. Come non posso immaginare che un motore come Google possa mantenere una logica semplicistica del -Dio Denaro- , lucrativa, senza tener conto della sua creatività e del suo virtuosismo, soprattutto ora che colossi come FB ed altri che verranno fuori, da qui a poco, cominciano a fare capolino.
    Penso che Google per sopravvivere debba sempre rappresentare quel valore aggiunto che lo differenzia e che lo pone al vertice tra i vari motori, quella differenza capace di alimentare sempre di più una certa saggezza collettiva e capace di spostare le folle. Google deve fare la differenza attraverso la logica del sapere, al contrario, se pensasse solo al guadagno sarebbe, a mio avviso, autolesionismo puro sic et simpliciter.

    Penso piuttosto che questa sia una fase transitoria in cui Google stia cercando di bilanciare 4 semplici elementi: (ovviamente è solamente una mia percezione)

    1) Contemperare domanda ed offerta lato utenza : (Scrematura dei siti inutili e premio di qualità ai siti virtuosi)
    2) Gestione interna -Entrate ed Uscite (Adwords – Adsense), senza essere invasivi e bilanciare bene lea visibilità di ognuno tarando meglio l’algoritmo
    3) Concorrenti sempre più forti e dinamici (maggiore capacità di rispondere all’utenza attraverso un algoritmo sempre più intelligente)
    4) Autosostentamento ed investimenti verso la ricerca (ontologia e semantica)

    Ovviamente in questo schema spariscono/sparirebbero quelle figure immaginifiche ed iconografiche tra le più svariate tra cui i seo e web-marketer ecc, che finora hanno brucato nel verde campo godendosi fugaci momenti di gloria di una esistenza virtuale.

  • Ammesso e non concesso che il tipo abbiamo ragione (dai ragazzi di questi ricerche ne vedi ogni semestre una che dice A, poi seguita da una che dice B), per me le percentuali in calo nella Serp organica sono giustificate da due fattori, non equivalenti:

    – principalmente la “forma” che ha assunto negli ultimi 2 anni la pagina: vai di immagini, e vai di mappe, e SOPRATTUTTO vai di Link Sponsorizzati. La cash machine Google deve aumentare questi tipi di click, chiaramente

    – inoltre Google qualche volta lascia un po’ a desiderare e l’utente perfeziona una nuova ricerca, non clicca alcun risultato al primo tentativo di ricerca

  • Qualcuno ha chiesto dove finiscono i 48% degli utenti. Da quello che posso seguire, ultimamente almeno alcuni iniziano a cercare anche tra i risultati sulla seconda o successive pagine di Google. Non saranno di sicuro i 48% ma alcuni iniziano a capire che molto spesso sulla prima pagina trovano siti di chi puo’ investire soldi nel “SEO” e non di chi offre le migliori risposte.

  • @Guida Di Praga: se è come dici tu è una buona notizia.

  • il problema non è la prima pagina di google…che quella se la raggiungi costituisce ancora un notevole punto di forza per un sito, considerando soprattutto che è gratuita. Il problema è che ormai google è saturo, ogni cosa che ci infili dentro c’è già…e l’anzianità di un sito conta tanto…oltre al fatto che con i recenti aggiornamenti dell’algoritmo certi portali sono stati premiati e hanno scalzato tanti siti “ad aziendam” se mai ce ne fosse stato bisogno.
    La differenziazione per il futuro si rende quanto mai necessaria, per non finire in una giungla di strade sbarrate perchè ormai a pagamento.

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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