Browser, privacy e pubblicità online: vediamo di metterci d’accordo!

Sappiamo che l’editoria online e un sacco di altre attività presenti su Internet sopravvivono quasi esclusivamente grazie alla pubblicità, ai banner appiccicati sulle pagine.

Sappiamo che ci sono diversi utenti che, un po’ “per sfregio” un po’ per ignoranza, fanno di tutto pur di non visualizzare/cliccare questi annunci pubblicitari (come usare Adblock Plus e altri software/estensioni simili). Magari credono che gli editori vivano “d’aria e d’amore”, o che siano già straricchi di loro, chi lo sa.

Sappiamo anche che Google (in misura maggiore) e Microsoft (in misura minore) guadagnano parecchi soldi grazie ai loro network pubblicitari. Ma soprattutto sappiamo che ultimamente uno dei filoni più ricchi dell’advertising online sembra essere quello del remarketing, del retargeting, del behavioral: in pratica della stessa identica pubblicità che “ti segue” – qualcuno direbbe “ti perseguita” – mentre ti sposti da un sito web all’altro.

Ed ecco il punto curioso.

Google da un lato spinge sul remarketing, dall’altro spiega in dettaglio come navigare in incognito con Chrome.

Microsoft, addirittura, si è spinta oltre. Un paio di mesi fa ha annunciato che IE10, in Windows 8, avrà il “Do Not Track” attivato di default: che bellezza, il secondo browser più diffuso al mondo viene settato per navigare sul web in modo anonimo e impermeabile (anche se la cosa pare sia durata ben poco).

A cappello mettiamoci pure l’attuazione della cosiddetta “direttiva cookies”, che imporrebbe di informare preventivamente l’utente dei cookie che sta per accettare quando naviga all’interno di un determinato sito: no cookie = no remarketing, mi sembra ovvio.

Mi chiedo solo se in certe aziende la destra sappia cosa fa la sinistra, e soprattutto se certi legislatori si rendano conto delle implicazioni che certe decisioni possono avere su interi comparti dell’economia mondiale.

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2 Comments

  • Ciao Davide,

    secondo me Google e Microsoft sanno bene cosa fanno entrambe le mani, il problema è che devono, da una parte, cercare di accontentare gli utenti della rete, e dall’altra (cosa ben più importante) monetizzare attraverso le proprie piattaforme pubblicitarie.

    In veste di publisher non amo la pubblicità che ti segue perchè in questo modo riduce notevolmente la possibilità di monetizzare, soprattutto quando si hanno delle pagine ben ottimizzate per un determinato argomento.

  • Forse aveva ragione Murdock, se vuoi i contenuti su internet li devi pagare! Ormai i banner classici rendono una miseria…

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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