Il Branding in 5 passi

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A meno di non gestire la propria azienda con le orecchie e gli occhi tappati, bisogna essere consapevoli dell’importanza che rivestono i social media e dell’impatto che hanno sia sul brand che sui profitti. Tuttavia, anche se i social media sono l’argomento del momento nelle news, nei blog, nei libri, alle conferenze e al bar, stiamo ancora sottovalutando il loro potenziale complessivo.

La “socializzazione” del business è paragonabile alla tana del bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie, o alla pillola rossa di Matrix. Se l’ignoranza è beatitudine, il risveglio porta alla consapevolezza. Dove c’è intuizione, c’è opportunità – ma con l’opportunità, arrivano anche i costi. In questo caso, i costi significano apprendimento, cambiamento, adattamento e innovazione.

I Social Media sono ingannevoli. Sembrano semplici, gratuiti, facili da “fare propri”. Se questo post avesse come titolo “5 semplici passi per la Gestione del Brand Online”, l’elenco dei punti potrebbe essere:

• Monitora e ascolta le conversazioni relative al tuo brand e ai competitor
• Apri un blog, crea un profilo su Twitter, imposta una pagina su Facebook e “trasmetti” tramite un canale su YouTube
• Redigi delle linee guida orientate ai Social Media
• Sii trasparente ed originale
• Fai domande, sondaggi, crea contenuti interessanti… e divertiti

Non è che questa lista sia falsa. In realtà è ciò che fanno molte aziende nel loro cammino verso una nuova era di scoperte, nel tentativo di mettersi in rilievo. Tieni presente tuttavia che, dato che i social media stanno “maturando”, i consumatori diventano sempre più esigenti.

Hanno una certa padronanza e conoscenza dei social, e la loro attenzione non solo si va assottigliando, ma è ora focalizzata sulle relazioni e sulle informazioni che reputano più vantaggiose.

Invece di guardare ai metodi più semplici per utilizzare i social media, esaminiamo i 5 livelli per gestire – e in ultima analisi definire – il tuo brand online.

1. Ascolta e impara – L’ascolto, il monitoraggio e il reporting sono ingranaggi obbligatori nella macchina dei media sociali. La raccolta di informazioni per programmare significative azioni sui social è, d’altra parte, un valore inestimabile.

Misurare il numero delle “voci” e la frequenza delle citazioni è utile per capire cosa sta accadendo dentro e intorno a noi. Ma se espandi i tuoi orizzonti per coprire tutte le conversazioni relative al tuo mercato e ti posizioni all’interno di un panorama più ampio, scoprirai opportunità che stavi perdendo, nelle aree del miglioramento, dell’innovazione, dell’espansione.

2. Reagisci e guida le conversazioni – Molte aziende monitorano le conversazioni relative esclusivamente a certe parole chiave, o rispondono semplicemente a chi invita loro alla partecipazione, ma i social media superano questo primo livello di dialogo. I social sono l’occasione di andare oltre imparando cosa serve a guidare la conversazione e portarsi nella posizione che si desidera ottenere.

Rispondere a commenti rilevanti è solo l’inizio. Introdurre “oggetti sociali” che indirizzano i bisogni o direzionano le azioni, nella forma di post, video, immagini o altri commenti che dimostrano passione, competenza e leadership garantisce una rotazione completa fra “inbound” e “outbound” marketing, servizi e comunicazione.

3. “Divide et impera” – Quello che risulta evidente da questi primi punti è che nessun reparto “possiede” i social media. A seconda del settore, le conversazioni si “allineano” con le diverse aree: servizi, marketing, prodotti, risorse umane, finanza. Questo è l’inizio della “socializzazione” del business. Le conversazioni si alimentano e sono alimentate da informazioni distinte fra loro. Dai priorità ed assegna le attività (in ingresso e in uscita) sulla base del flusso delle conversazioni, in base alla natura e alla rilevanza delle discussioni.

4. Adattati – Le reazioni ad esperienze negative non possono essere ridimensionate. Identificare le tipologie ricorrenti verso queste esperienze al fine di sviluppare correzioni mirate ferma la diffusione delle negatività e fa diminuire la pubblicità sfavorevole. Ma fa anche qualcosa in più.

L’azione dell’ascoltare, del rispondere e del risolvere creano una organizzazione “adattativa”. Il processo trascende dalle parole all’azione. E come sappiamo, i fatti contano più delle parole.

5. Progetta delle metriche e misura le performance – Uno dei principali argomenti di discussione per cui le metriche e il ROI nei social media sono molto dibattuti oggi, è perché molti degli esempi che sentiamo e vediamo riguardano casi senza un risultato o un successo misurabile. Ma questo non vuol dire se non siano importanti.

Le metriche, per loro natura, sono concepite per essere in continuo “movimento”. KPI e ROI dovrebbero essere presi in considerazione nel processo di pianificazione di tutte le azioni condotte sui social media. Introduci la “click to action”, le opportunità di conversione e i risultati desiderabili, e quindi confronta le attività e i risultati con altri programmi per imparare, concentrare le risorse ed evolvere col mercato.

I social media sono tanto dinamici e in espansione tanto quanto sono semplici e complessi allo stesso tempo. La “socializzazione” del business è un’aspirazione. Siamo in competizione per l’attenzione, l’affinità e per vendere i nostri prodotti/servizi in ambiti dove le guide e i manuali sono in continua fase di sviluppo, e non possono essere in un certo senso “materializzati”. Siamo in competizione per il nostro presente, ma anche per il nostro futuro.

Liberamente tradotto da “5 not-so-easy steps to managing your brand online”, di Brian Solis.

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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9 Comments

  • Ho avuto modo di analizzare diversi casi di successo di miei clienti, nella maggior parte, alla base erano presenti passione e divertimento.

    Quando sono presenti queste componenti gli utenti si accorgono che il progetto è dotato di anima, e non è solamente un business.

    Reply
  • Diciamo che alla fin della fiera se abbiamo i dati di accesso di un sito… e sappiamo con precisione che una certa fetta è imputabile ad azioni SEO… quello che resta sono azioni SMM (incluse le ricerche con il nome del brand)… di cui può far parte anche la straordinarietà del prodotto, il livello di customer service, la qualità etc (perchè sono cose che generano comunque passaparola).
    Quindi, sempre in mia opinione, è incorretto tentare di misurare il mezzo..ma è corretto e possibile misurarne gli effetti.

    Reply
  • @taglia… lungi da me il voler riaprire ancora quelle lunghe discussioni 🙂 quello che tu dici è vero… ma volevo solo precisare che quei valori che tu dici sono difficilmente misurabili al di la del “mezzo” con i quali essi vengono generati… per cui volevo precisare che non è il SMM difficile da misurare (Perchè possiamo sempre porci un obiettivo quale “vendita” imputabile ad una specifica fonte di traffico) ma son difficili da misurare cose come giustamente dicevi “sentiment”, “engagement”, aumento del “brand equity”.

    Se anche ignorassimo totalmente il SMM… se tornassimo indietro al tempo quando facebook non esisteva…il problema della loro misurazione sarebbe ancora reale.

    Reply
  • Per chi non lo sapesse premetto che non sono un’azienda e non ce l’ho però posso dire sicuramente un metodo che funziona tuttora:

    Se l’azienda XX si pubblicizza sui social ha un impatto, se sui social la sponsorizza la persona XX ha un’altro impatto, maggiore, le persone vogliono parlare con persone allo stesso livello, non con delle “icone” 😉 .

    My 2 cents,
    Yuri.

    Reply
  • ovvero… se io dicessi ad un’azienda “ti metto su facebook per incrementare il tuo business” (cosi’ giusto per semplificare) sarei in grado di valutare in che misura la mia azione è valida, andando ad analizzare tutti gli accessi che hanno come fonte di traffico facebook…o no? o mi sto perdendo un pezzo di qualcosa ? 🙂

    Reply
  • Ciao Taglia complimenti per il post.

    Come sai sono uno studente di webmarketing (e non credo ci sarà mai un momento nella mia vita che abbandonerò questo titolo per quello di esperto) per cui ti do solo una mia opinione, per quello che vale..

    Perchè una campagna SMM non è misurabile ? supponi che facciamo una pagina facebook che come sai non è generalmente dedicata a convertire ma a redirigere il traffico verso una pagina esterna (ecommerce etc etc)… Ora monitorando con programmi di analytics la nostra pagina esterna abbiamo come fonte di traffico “facebook” (solo per fare un esempio, potrebbe essere twitter linkedin etc etc).
    Ora chiarito che quella è la fonte di traffico, perchè non possiamo fare tutti o quasi i calcoli che facciamo quando la fonte di traffico è, ad esempio, google ?

    Reply
    • @Skerozzo: discorso lunghissimo, l’ho affrontato un sacco di volte ultimamente (vedi anche questo post: https://blog.tagliaerbe.com/2010/08/seo-social-media-marketing.html ).

      Un solo spunto di riflessione: sui social non si tratta di misurare le cose “freddamente” (=numeri, click, accessi, pagine viste…), ma la natura stessa della cosa prevede che andrebbero misurate cose come “sentiment”, “engagement”, aumento del “brand equity” e tutte queste belle cosine molto poco facili da misurare con il classico Analytics.

      Reply
  • Mi piace veramente molto questo discorso. Lo trovo puramente vero e tutto da attualizzare e da realizzare per un’azienda o un’organizzazione che voglia espandersi e non collassarsi su se stessa.

    Dentro a tutto questo discorso c’è la chiave, che se girata, fa scatenare il successo o comunque, pian piano, l’ascesa verso una realtà viva, dinamica, simpatica, come dovrebbe essere ogni azienda.

    Molte aziende oggi si presentano così o vorrebbero essere così, ma di fatto non lo sono per niente, e questo è palese a chi ci viene, suo malgrado in contatto.

    E sai perchè queste aziende non riescono a diventare realtà “smart”? Perchè non tengono alle persone, non le fanno crescere per farle diventare davvero “smart” e dunque rimane tutto solo una pubblicità ed uno slogan, che, se non realizzata, diventa pure negativa.

    Ciò che viene annunciato ma non viene realizzato, ciò che viene dichiarato ma non si trasforma in qualcosa di concreto, diviene una “bomba negativa” impattante a livello totale sulle persone che ruoteranno attorno a quella realtà e, non meno, per chi di quella realtà farà parte – anche con tutti i buoni propositi e le prospettive future!

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Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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