Bounce Rate e Panda Update

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Dimentica per un momento tutto ciò che sai sul modo in cui Google classifica i contenuti. Mettiti nei panni di una persona che ha il compito di classificare i risultati. Un risultato viene cliccato spesso, ma il più delle volte l’utente rimane sulla pagina solo per qualche secondo, ritorna indietro sulla SERP del motore di ricerca e quindi clicca su un altro link.

Nel frattempo anche un altro risultato sulla stessa SERP riceve dei click, ma quando gli utenti ci cliccano sopra stanno per parecchio tempo sulla pagina di atterraggio, e non tornano indietro sulla SERP a cercare altri link su cui cliccare, né cercano di perfezionare la loro query. Quale delle 2 pagine è più probabile sia quella con migliori contenuti per quella specifica ricerca?

Ora pensa invece di non essere un essere umano. Sei un algoritmo che ha il compito di classificare le informazioni che vengono cercate. Anche se disponi di più di 200 altri fattori per determinare l’ordinamento dei risultati, non credi che questo potrebbe essere uno di quelli in grado di darti un grosso aiuto?

Questo non è esattamente il bounce rate (o “frequenza di rimbalzo”), ma è affine. Nel caso qui sopra parliamo di un rimbalzo verso la SERP, e in ambito SEO si discute da parecchio tempo sul fatto che Google utilizzi questo tipo di bounce rate come uno dei suoi “segnali”.

SearchMetrics, rilasciando la classifica dei “vincitori e vinti” del Panda, ha dichiarato:

“Sembra che tutti i siti “perdenti” sono quelli con un bounce rate alto e un basso tempo di permanenza sul sito. I siti di comparazione prezzi non sono altro che motori di ricerca di prodotti: clicchi su un prodotto e vai sul sito del merchant. Pertanto, se arrivi a ciao.co.uk da Google e clicchi subito su un prodotto interessante con un buon prezzo, lasci immediatamente quella pagina. Sui “voucher site” è lo stesso. E sulle content farm come eHow, leggi l’articolo e spesso torni indietro su Google o clicchi su un annuncio AdSense.
I “vincitori” sono fonti con maggior trust, dove gli utenti sfogliano e leggono più informazioni, dove il tempo speso sul sito e le pagine visualizzate per visita sono alte. L’ambizione di Google è offrire all’utente la miglior “search experience” possibile. Ecco perché prediligono pagine ad alto trust, buoni contenuti e siti che hanno dimostrato nel tempo che sono amati dagli utenti.”

Brett Tabke ha scritto un post su WebmasterWorld su ciò che lui chiama “Panda metric”, dichiarando che “le pagine di grande successo, con molti referral, basso bounce rate, alta qualità e anzianità hanno ottenuto un gran vantaggio col Panda.”

Matt Cutts, in un suo recente video, parla del come l’aumentare della velocità del sito e il mantenere più a lungo gli utenti su di essi possano aumentare il tuo ROI. La velocità è uno dei fattori del posizionamento, lo sappiamo. E la velocità può ridurre il bounce rate, pertanto c’è una forte relazione fra i 2.

Sempre Matt Cutts, nella sessione “You & A” del SMX Advanced dello scorso anno ha dichiarato che “per quanto ne sappia io, il ranking team non utilizza il bounce rate in alcun modo”, pesando queste parole con molta attenzione: va anche detto che da allora è trascorso circa un anno, mentre il Panda Update è stato annunciato solo pochi mesi fa.

Jim Boykin, un SEO newyorkese, pensa che “alcuni aspetti del bounce rate sono molto importanti nell’epoca post-Panda. E’ importante capire cosa Google intenda per frequenza di rimbalzo:

“La frequenza di rimbalzo indica la percentuale di visite di una sola pagina, ossia le visite in cui l’utente ha abbandonato il sito dalla pagina di destinazione. Questo parametro è un indicatore della qualità delle visite. Una frequenza di rimbalzo elevata in genere indica che le pagine di entrata non vengono giudicate pertinenti dai visitatori. Più efficace è la pagina di destinazione, più numerosi saranno i visitatori che rimarranno sul sito e realizzeranno una conversione. Puoi ridurre al minimo la frequenza di rimbalzo adattando la pagina di destinazione alle parole chiave e agli annunci utilizzati. Le pagine di destinazione devono fornire le informazioni e i servizi garantiti nel testo dell’annuncio.”

E sottolinea inoltre la definizione di Google Analytics: “la percentuale di singole pagine visitate risultante da questo insieme di pagine o pagina”.

“Personalmente non penso che una visita ad una singola pagina sia una brutta cosa. Secondo me, indica che il visitatore ha trovato ciò che stava cercando. Non è forse ciò che Google vuole? Se fossi Google, vorrei che l’utente trovasse la risposta alla sua ricerca nell’esatta pagina dove clicca all’interno della SERP… e non dopo aver fatto 2 o 3 click. Se fossi Google, guarderei piuttosto a chi rimbalza via da quella pagina, ritorna sulla stessa SERP, clicca su qualche altro risultato, e poi non torna mai più su quel sito”.

Indipendentemente da ciò, può non essere una cattiva cosa cercare di migliorare ogni pagina del tuo sito per renderla più vicina a ciò che gli utenti cercano. Alla fine, è quello che il Panda Update vuole, e quello a cui Google mira: fornire il miglior risultato possibile sulla base della query inserita.

Per quanto riguarda i link in ingresso Boykin dice di assicurarsi che puntino a pagine di qualità, che hanno un grande impatto nel modo in cui Google classifica i siti web nell’era post-Panda: “la soluzione finale dovrebbe essere quella di rimuovere o correggere le pagine di bassa qualità, e di conseguenza tutti i tuoi link dovrebbero puntare a pagine di alta qualità”.

Cosa che dovrebbe migliorare il bounce rate.

“Credo che i più converranno con me che alle pagine viene assegnato un “Page Score”, e che quando questo è negativo la cosa impatta sul sito”, aggiunge Boykin. “Potrebbe benissimo essere che se hai una pagina che linka 100 pagine interne, e 80 di queste sono considerate di “bassa qualità”, la cosa potrebbe influire sulla pagina linkante. Questo è molto difficile da dimostrare, ma ci sono diversi indizi che puntano in questa direzione.”

“Il bounce rate è importante, e molti dei siti colpiti dal Panda hanno una frequenza di rimbalzo alta, ma confrontare questi con i siti/pagine che non sono stati colpiti non è propriamente corretto, perché il bounce rate che Google mostra al pubblico non contiene molti parametri chiave che loro sanno, ma che non condividono”.

Penso che il miglior consiglio che si può seguire in questo campo sia semplicemente quello di impedire agli utenti di lasciare il tuo sito prima di completare ciò che avevano in mente di fare quando sono atterrati su di esso: ciò significa offrire loro i contenuti che desiderano.

Liberamente tradotto da Google Algorithm Update – Is Bounce Rate a Ranking Signal?, di Chris Crum.

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14 Comments

  • Il BounceRate è importante ma è relativo come tutte le altre cose. Noi abbiamo un sito che fa migliaia di visite al giorno, abbiamo una media di pagine viste molto bassa, però per dirne una, una pagina prima nei risultati con una key non importante ma molto popolare in questo periodo, ha 21 mila mi piace, secondo me questo potrebbe anche essere unaltro fattore.

  • Più facile a dirsi che a farsi.

    Il tempo di permanenza dipende molto anche da quello che l’utente sta cercando, magari trova la soluzione al suo problema in pochi secondi e se ne va, ma ciò non vuol dire che quelle informazioni siano di scarsa qualità….mah staremo a vedere.

    intanto

    Buona giornata a tutti

  • anche secondo me il bounce rate non è un valore attendibile.
    Andrebbe vista la tipologia di sito e i contenuti.
    Per dire un dizionario, un wikipedia, magari in un secondo di accesso leggi la definizione ed esci, quindi che significa, che non sono buone fonti che devono essere indicizzate?

    Mi auguro che gli altri parametri aiutino a bilanciare il tutto. Altrimenti non mi sembra attendibile e molti siti verranno penalizzati ingiustamente!

  • @Max secondo me stiamo solo basando la discussione sulla fuffa. Perché, mi scusi il Taglia, su blog come questo o come tanti altri si fanno delle supposizioni soggettive ed io da tanti anni che ci sono dentro sono sicuro che Google ha trovato la giusta soluzione, basandosi anche sui social network, come giusto che sia. L’unica cosa che mi chiedo è come fa a ricavarne il dato automaticamente.

  • Condivido le perplessità di Max, però sono “rincuorato” da ciò che dice Boykin alla fine.

    “il bounce rate che Google mostra al pubblico non contiene molti parametri chiave che loro sanno, ma che non condividono”.

    Buon senso vuole che se anche hai un bounce rate alto e un tempo di permanenza sul sito basso, forse si tratta di un contenuto ben fatto e smart che una volta letto dall’utente, questi è pienamente soddisfatto ed esce dal sito.

    Forse poi la differenziazione sta nella prossima ricerca del medesimo utente.

    Se torna su Google a digitare la stessa parola chiave, probabilmente quello non era un buon contenuto. Altrimenti, IMHO, vuol dire che era davvero valido.

    Spero di essermi spiegato bene 🙂

  • Indubbiamente il bounce è un valore che può avere molte interpretazioni, e una univoca è chiaramente sbagliata in diversi casi.

    Direi che è assolutamente sbagliato anche il ragionamento: tanto contenuto=qualità
    Anche qui, dipende dall’argomento, dal contesto (sito), dall’approccio, dal tipo di pubblico… la sintesi, se ben fatta, può essere al contrario una qualità.

    Cmq, per adesso ho sempre letto esempi di siti più o meno generalisti (o comunque con una specializzazione molto incerta) fra quelli penalizzati: ci sono esempi di siti ben specializzati in un ambito, settore, nicchia?
    Credo sarebbe interessante per molti analizzare questi eventuali casi.

  • Altra cosa importante per quanto riguarda il Panda è che ho il sospetto quasi certo che questo algoritmo è in fase di applicazione in Italia per quanto mi riguarda su alcuni siti ne sto assaporando l’algoritmo. Non penso che in ogni caso l’applicazione avvenga da un giorno all’altro e sarà un algoritmo che avrà bisogno di ulteriori tuning quindi penso che siamo nel periodo di iniziale attivazione. La mia perdita che non si comprende su di un sito storico è di circa il 40%.

  • Il bounce rate, da solo non dice proprio nulla. Se sono un veterinario e cerco informazioni sulle renne e trovo un sito specializzato sul Natale, con una bella pagina dedicata alle slitte e alle renne, beh, non è quello che sto cercando, non è quello che HO IN MENTE e QUINDI scappo via di corsa dal sito. Boing! Ciò non vuol dire che il sito che mi ha mostrato Google abbia contenuti di scarsa qualità. Magari è il sito numero 1 sul Natale.

    Se viceversa, sono un antropologo e sto facendo una ricerca sulla mitologia del Natale, allora resto lì e mi leggo il sito. Il sito è sempre lo stesso, i contenuti sono sempre quelli, però cambia il visitatore e quello che stava cercando. Quindi, per prendere in considerazione il bounce rate ai fini del posizionamento nelle serp, occorre prima di tutto essere STRASICURI di essere nella testa di tutti coloro che effettuano le ricerche. Un po’ presuntuoso, non trovate?

    Anche perché se qualcuno cerca “cazzeggio su Facebook” perché ha in mente qualche passatempo social e magari arriva sul mio sito solo perché in una mia pagina ho avuto la malaugurata idea di scrivere “i social network non sono solo cazzeggio su Facebook”, beh, mi sa tanto che se va via di corsa, la colpa non è del mio sito ma del motore di ricerca che lo ha mandato sulla mia pagina. O no?

    Vogliamo parlare poi di quella moltitudine di utenti che effettuano ricerche sui motori come se stessero interrogando l’oracolo? Ponendo domande con tanto di punto interrogativo? Chissà cosa hanno in testa quelle persone. E’ colpa del sito se non trovano quello che stanno cercando?

    Qualcuno potrebbe pensare che dipende molto dal “tema” di un sito.
    Peccato però che non sia molto facile inquadrare il “tema” di un sito. Basta prendere in considerazione un quotidiano. Parla di tutto, non è focalizzato su un argomento. Come fai a capire se chi cerca “esempio di fattura” abbia in testa un documento contabile oppure una stregoneria?

    Quindi, il bounce rate può essere solo uno dei tanti parametri presi in considerazione, ma non può essere determinante ai fini del posizionamento nelle serp.

  • @Benedetto Motisi credo sia corretto quel che dici. Se ho un sito molto specifico e che fornisce immediatamente la risposta esatta alla query di ricerca allora il bounce rate conta poco. l’importante è poi che l’utente non cerchi la stessa cosa.

  • Ciao, novità e dubbi sono ora in giro per colpa di aggiornamenti dei motori di ricerca. Stiamo dietro e continiuamo a studiarli e vedremo che i risultati si vedranno!

  • Ciao Ragazzi
    Entro un po’ in ritardo in questa discussione ma mi ci e’ voluto tempo per maturare questa riflessione e trovare ragioni per sostenerla.

    I siti di comparazione prezzi in se’ non dovrebbero entrare nella categoria “siti di scarsa qualita’ a prescindere” perche’ comunque offono un servizio per l’utente migliore delle comuni ricerche su google.

    A meno che…

    Google non voglia entrare nel “mercato” della comparazione prezzi.

    Ed infatti e’ quella che sta succedendo con Google Shopping: http://www.google.com/prdhp

    Morale: Google (con tutto il rispetto) is son of a bXtcX!

    Chiedo agli altri utenti se ci sono altre riflessioni a riguardo.

  • Se il comportamento descritto nel primo paragrafo

    “Un risultato viene cliccato spesso, ma il più delle volte l’utente rimane sulla pagina solo per qualche secondo, ritorna indietro sulla SERP del motore di ricerca e quindi clicca su un altro link.”

    concorresse a dare rank negativo, allora il seguente report di GA andrebbe monitorato con particolare attenzione:

    Sorgenti di traffico–>Motori di ricerca–>Google

    Nel mio caso mi da i seguenti risultati:
    Pagine/Visita 2,43 (media del sito 4,42 ovvero -45,16%)
    Tempo medio sul sito 00:01:05 (media del sito 00:03:15 ovvero -66,82%)
    Frequenza di rimbalzo 63,20 (media del sito 27,29 ovvero 131,56,16%)

    Sono tutti valori negati. Per Google sono indice di contenuti di scarsa qualità?

  • allora pure i motori di ricerca di lavoro tipo indeed.it potrebbero risultare pensalizzati secondo quello che state dicendo….

  • scusate ma sorge un dubbio: se l’utente sta poco tempo sulla pagina, ma al contempo trova un link interno che lo re-indirizza ad un altra pagina del sito dove invece trova quello che cercava, anche in questo caso viene segnalata una frequenza di rimbalzo o solamente quando l’utente abbandona il sito?

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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