Circa i Blog col “Bollino Blu”…

Da qualche giorno impazza la discussione sull’aderire o meno ad un metodo per la qualità nell’informazione, proposta lanciata dalla Fondazione ahref e subito fatta circolare, fra gli altri, da Il Fatto Quotidiano.

Chi intende aderire a questo “codice di autoregolamentazione”, dovrebbe in buona sostanza produrre informazione seguendo questi 4 comandamenti:

Accuratezza – Attribuire propriamente frasi, dati, identità e fatti
Imparzialità – Evitare partigianerie, rendere la storia il più completa possibile
Indipendenza – Rivelare sempre possibili conflitti di interesse
Legalità – Rispettare i diritti personali e le libertà fondamentali

Luca De Biase, che da quanto ho capito è l’ideatore e il propugnatore di questa idea, ci dice che “non è una certificazione. È una scelta personale: chi la adotta semplicemente dice di voler seguire un metodo trasparente quando fa informazione.”

In buona sostanza non è una certificazione, ma un’autocertificazione: nessuno – e meno male – certifica che quanto produco (ma anche ho prodotto, e produrrò) aderisce ai 4 principi; sono io che mi impegno ad aderire a questi 4 comandamenti della buona informazione.

Ma a chi si rivolge questo appello? Sul sito della Fondazione ahref NON si parla mai di blog/blogger, ma di informazione a tutto tondo – quindi orizzontale e verticale, online ma anche offline.

E’ dunque inutile che i blogger si sentano chiamati in causa, anche perché c’è un punto dei 4 che – da blogger – non mi sento in alcun modo di appoggiare: quello dell’Imparzialità.

Il singolo individuo, che col suo piccolo megafono vuole divulgare contenuti, che vuole parlare “di pancia” e senza peli sulla lingua, espone per forza un punto di vista parziale: il suo.

Saranno poi i lettori, anche con i metodi messi a disposizione dai social (Like, Retweet, +1… nonché i “cari e vecchi” commenti) a decretare o meno il successo o il fallimento del piccolo editore.

Anche se questo è parziale, tagliente, fastidioso. Anzi, forse è meglio che lo sia.

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13 Comments

  • Condivido.

    Più che il bollino blu io a Il Fatto Quotidiano darei il bollino rosso, per la parzialità che lo contraddistingue .

    E’ un giornale che rispetto, e talvolta leggo con piacere, perché al contrario di alcuni altri non esprime la voce del padrone, ed eventuali mistificazioni sono fatte in buona fede, dettate dal comune background culturale dei suoi giornalisti.

    Leggerlo permette di avere una visione della realtà, da una certa angolatura, e inevitabilmente distorta.

    Pretendere che rappresenti la realtà in modo imparziale, è peccare di presunzione.

    Il giornalismo anglossassone purtroppo non fa per gli italiani, devono sempre tifare per qualcuno e contro qualcun’altro.

    In ogni caso il vero giornalismo non ha bisogno di bollini, divise, stemmi e gagliardetti, che al contrario servono per fare propaganda.

  • Ti ringrazio di ciò che hai scritto.
    Ho rilanciato la discussione su diverse piattaforme perchè non credevo alla profilazione e schematizzazione del blogger.
    Sentivo parlare onestà e di regole come se fosse un giuramento accademico.
    Condivido in pieno il tuo sintetico articolo

  • Il Fatto andrebbe lodato SOLO perché ha rinunciato ai finanziamenti pubblici senza i quali parecchi quotidiani (diretti alle volte da persone che vogliono fare la morale a tutti) sarebbero falliti da eoni.

    Detto questo concordo con il Taglia.
    Inoltre rimane, in caso di diffusione di false notizie e/o diffamazione, lo strumento della giustizia civile 🙂

  • @Adso da Melk

    La legge sulla diffamazione sembra fatta apposta per proteggere i delinquenti, perché ci può essere diffamazione pur dicendo la verità.
    E i buoni giornalisti secondo me sono spesso al limite dal violarla.

    Se invece l’Eridania mi paga per scrivere una serie di articoli su quanto faccia bene lo zucchero per combattere il diabete, non faccia alcuna diffamazione, nè altra violazione di legge (credo), pur facendo pessimo giornalismo.

  • Personalmente sono molto scettico su tutto il carrozzone di Ahref 🙂 lo trovo teoricamente affascinante, ma del tutto inapplicabile e distante da quelle che sono le logiche editoriali che muovono il mondo (del web, ma anche no).

    Nessuna meraviglia comunque: ahref è una fondazione di dipendenti pubblici e ricercatori universitari, finanziati da soldi pubblici e non da un VC che gli rende conto ogni trimestre dei risultati di fatturato ottenuti.

    Concordo quindi al 100% con la chiusura del tuo articolo 🙂

  • Concordo a pieno, non conosco bene Ahref (ma mi informerò presto) il mio punto di vista è preciso al tuo finale..

    Saranno poi i lettori, anche con i metodi messi a disposizione dai social (Like, Retweet, +1… nonché i “cari e vecchi” commenti) a decretare o meno il successo o il fallimento del piccolo editore.

    Anche se a volte.. il successo di uno non corrisponde al nostro singolo pensiero. Yo!

  • Concordo anch’io: sull’imparzialità ho pensato la stessa cosa che hai scritto, poco prima di leggerla.
    Commento: ma certa gente non ha proprio nulla da fare?

  • Ottimi principi di fondo, ma non si dimentichi che la “partigianeria” di certi blog fa parte del gioco, ed assumere un contenuto improntato ai quattro principi di “purezza” non farebbe che rendere la blogosfera meno credibile di quanto già non sia.

    Mi sembra che si voglia forzare un po’ la mano applicando il principio anche ai blogger che, fino a prova contraria, sono tali proprio perchè possono e devono scrivere quello che gli pare. Il bollino blu diventerebbe semplicemente fuorviante proprio perchè autocertificato… e in caso contrario, chi controlla il controllore? Impraticabile nella blogosfera, a mio modesto avviso.

  • Uno dei più bei post che tu abbia mai scritto, BRAVO! Un blogger ha il diritto di essere partigiano e parziale fin che vuole, altrimenti sarebbe un giornalista o scriverebbe su un quotidiano (anche per altro in quanto a parzialità anche loro non scherzano).

  • parzialità, parzialità, parzialità.
    E’ come se mi si chiedesse che dentro casa mia non posso arredare e creare l’ambiente che preferisco ma essere che devo essere asettico… Il blog è un’emanazione del privato, dell’intimo… ci mancherebbe altro che fosse imparziale! Deve anzi essere in massimo grado la rappresentazione della mia parzialità 🙂
    Inoltre, come ci insegna l’antropologia culturale, l’imparzialità è già da tempo che è stata di fatto proclamata impossibile…
    ciao!

  • Questi sono i vecchi che vogliono arrivare a dare delle regole, secondo la loro mente, ai giovani. Il bello di Internet è che “non ci sono regole” le regole le fanno gli utenti, non gli editori o i politici di turno. Questi sono giornalisti abituati a essere schiavi di un direttore di turno messo lì per questioni politico economiche ed ora pensano che con Internet possono un attimo fare i galletti, se volete fare i galletti dovete semplicemente rinunciare ai vostri stipendi poco imparziali.

  • Il “bollino blu” me lo assegnano quotidianamente lettori e followers. Sono d’accordo con te: un blogger non può e non deve essere imparziale perché le storie che racconta sono sempre dal suo punto di vista. Per tutto il resto, la reputazione di un buon blogger si costruisce col tempo e se è in “malafede”, bè…abbiamo un sacco di strumenti (commenti, social likes…) per sanzionare 🙂

  • Ciao a tutti e grazie di tutta questa attenzione. In effetti, non c’è nessuna ragione per aderire a un metodo che non si vuole seguire. E ci mancherebbe. Vorrei solo difendere l’idea dell’imparzialità per come la vedo io. Suggerisco di distinguere tra il momento in cui mi informo e il momento in cui esprimo il mio punto di vista su quello che ho saputo informandomi. Nell’esprimere un’opinione un blog sarà probabilmente individuale e personale, quindi probabilmente sarà efficace e sincero se sarà deciso e “parziale” nell’interpretazione. Chi legge quello che il blogger esprime può farsi a sua volta una libera opinione. Ma il momento in cui il blogger si informa, prima di esprimersi, è diverso: nessuno sa che cosa il blogger ha fatto quando si è informato. Non si sa se la sua opinione è fondata sulla lettura di una biblioteca di studi sull’argomento, se è testimone oculare, se si è limitato a leggere il titolo di un pezzo e lo commenta… Per illuminare quel momento e dimostrare che la sua opinione è fondata, di solito il blogger linka una fonte o un altro blogger. E non c’è dubbio che la sua opinione sarà tanto più dimostrata e forte e credibile quanto più si sarà documentato prima di esprimerla. Se si è documentato in modo parziale la sua opinione rischia di essere incompleta e vagamente pregiudiziale. Quelle frasi saranno accolte da chi è già d’accordo e saranno rigettate da chi non è d’accordo, ma non convincerà nessuno a considerare un’opinione diversa da quella che dettata dai suoi pregiudizi. Insomma, l’imparzialità che eventualmente conta è nel momento dell’informazione. Mentre nel momento dell’espressione, la parzialità è il risultato di un punto di vista. Tutto questo si può considerare irrilevante. Se lo si considera rilevante allora lo si può dire dire con pignoleria, scrivendo una cosa del tipo “prima di esprimere questa opinione mi sono documentato accuratamente e in modo imparziale, cioè senza tralasciare i fatti che non erano coerenti con la mia idea preconcetta”. Oppure si può sintetizzare questo genere di frase con un bollino come quello di Timu. Che era, resta e sarà una semplice scelta di trasparenza da parte di chi lo usa e nulla di più. Ovviamente, anche questa è un’opinione parziale…

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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