Banner Brutti… che Convertono alla Grande!

Banner Brutti

Sono il peggior grafico e web designer che conosca.

Oltre ad essere daltonico, e quindi ad avere difficoltà ad abbinare correttamente i colori, non ho mai fatto pratica con Photoshop o altri software evoluti (al punto che utilizzo principalmente Paint per lavorare con le immagini 🙂 ).

Insomma, non sarei mai in grado di produrre un bel banner, non ne ho le capacità e le competenze. Eppure la cosa non sembra essere un problema: dati alla mano, i banner belli, di grandissima qualità, con immagini e font estremamente curati, NON sono sempre la miglior soluzione.

Anzi, ci sono vari studi che dimostrerebbero che i banner brutti sono più performanti di quelli belli. Si dice che convertano meglio. Non ci credi? Guardiamo qualche case study.

Banner ChristianMingle

Qui sopra abbiamo 2 banner di ChristianMingle.com, un sito di incontri per cristiani single. Ecco il CTR ottenuto dalle 2 diverse creatività:

  • Banner 1: 11.388 impression, 79 click, 0,07% CTR
  • Banner 2: 13.437 impression, 147 click, 0,11% CTR

Il primo banner ha il logo, i font e il bottone ben curati. Il secondo ha la scritta in alto decentrata a sinistra, e quella sotto storta!

Eppure ha ottenuto un CTR molto più alto del primo. Guarda ora questo:

Banner Daily Cartoonist

Sembra scritto a mano libera da un bambino delle scuole elementari. Eppure:

  • 126 click da circa 3.000 view, ovvero un CTR del 4,2%!
  • 19 conversioni, ovvero un conversion rate del 15%!

Pazzesco.

Insomma, i banner brutti funzionano, hanno successo, attraggono l’utente. Ricordo che già nel 2008 (ben 7 anni fa) pubblicai 6 semplici regolette per ottenere più click su un banner, e nessuna di queste prevedeva che il banner fosse “bello”, anzi.

E a proposito di utilizzare Paint. Guarda questo case study:

Banner fatto con Paint

Il banner di sinistra è perfetto: bella immagine, logo ufficiale, ottima call to action sul bottone. Quello di destra è stato invece fatto con Paint, in 5 minuti.

I 2 banner sono stati testati con 15.000 impression ciascuno. Risultato?

  • Il banner bello ha ottenuto un CTR dello 0,049%
  • Il banner brutto, invece, un CTR dello 0,137% (quasi il triplo!)

Anche Max Teitelbaum, in un suo guest post su ShoeMoney.com, ha ribadito nuovamente il concetto:

Una cosa che non tutti sanno, è che ho fatto la maggior parte dei miei banner con Paint, e hanno funzionato. Vuoi sapere perché? Per il brutto funziona. Punto.

I banner brutti sono fuori dalla norma e superano ormai i banner belli, che non vediamo più. I banner brutti si fanno notare, catturano l’attenzione, ottengono più click e di conseguenza più traffico e vendite!

Chiudo con un’intervista ad una designer di banner per siti “a luci rosse”, alla quale è stato chiesto: “Quali sono le caratteristiche principali affinché un banner abbia successo?”

Ecco la sua risposta:

Prima di tutto, il carattere del testo: Impact. È il font usato per i meme. E gli errori di ortografia. Non è tanto il fatto che sembrino amatoriali, quanto il fatto che sembri ci sia qualcosa che non va nell’immagine, per cui l’utente la guarda ed è portato a cliccarci sopra. Devono attirare l’attenzione, è psicologia. Bassa psicologia. In più, le frasi devono essere stupide.

Come dice il proverbio: “La bruttezza ha un vantaggio sulla bellezza: dura!”
“E converte!”, aggiungerei. 😉

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10 Comments

  • ciao Davide, complimenti per l’articolo… e anche per il blog, visto che è la prima volta che commento. Mi permetto di sottolineare un aspetto, cioè che tutti gli esempi sembrano “brutti apposta”. Il primo viene da un test A/B, immagino, mentre gli altri due, soprattutto il secondo, mi sembrano deliberatamente “brutti”. Lo metto fra virgolette perché creare una cosa appositamente brutta è più difficile che farne una bella. E ci metterei un corollario: il banner brutto funziona in un mondo di banner belli, altrimenti diventa la normalità.

  • Personalmente terrei anche in considerazione il tipo di pubblico al quale si rivolge il banner: probabilmente, in certi settori “seriosi” e “impettiti”, è meglio evitare banner fatti male e approssimativi…

  • Ciao Davide, complimenti per averci spiegato una grande verità: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che converte! Avrei però solo un piccolo dubbio, ovvero che i test che mostri non hanno ancora raggiunto un numero sufficiente di conversioni per variazione tali da ridurre l’effetto del puro caso. Capisco anche però che aspettare 250-300 conversioni per variazione può essere una lunga attesa! Buona giornata

  • Il tuo articolo fa il paio con altre riflessioni simili che ho letto a giro, per ambiti diversi.
    Come giustamente dici, si tratta di bassa psicologia. Il problema sorge nel momento in cui il banner appositamente “brutto” viene abbinato ad un’azienda che ha bisogno, invece, di mantenere una reputazione alta. Esiste secondo te un limite entro il quale si può osare il brutto anche in questi casi?
    Potrei fare un banner con qualche imprecisione e con un font strabasico per, che so, una casa di moda o una spa di lusso? E’ meglio il vantaggio della conversione o il rischio del danno da immagine?
    Splendido articolo, come sempre

  • Come dicevo nel secondo commento, è bene considerare il pubblico e il settore di riferimento: se credo che certi utenti non badino a cose come refusi e approssimazioni, altri potrebbero esserne infastiditi (fino ad arrivare allo screenshot del banner incriminato e all'”epic fail” sui vari social): ergo sempre meglio parlare la stessa lingua del nostro target.

  • Io penso che, ormai, la bellezza o bruttezza di un banner sia limitativo (ovviamente, in base al target di riferimento, se è un banner per un servizio di grafica o web designer il discorso cambia). Ma i banner devono essere contestuali. Non parlo del servizio di Adsense. Ma, ad esempio, se ho scritto una guida per aumentare le visite di un blog (gratuito o a pagamento non ha importanza) e lo inserisco all’interno di un articolo che tratta quell’argomento, invece che a destra o a sinistra o vicino a un articolo che parla di fiori e piante ( 😀 ) avrà certamente maggiori conversioni.

  • La bellezza dei test a/b è proprio questa. Scopri cose che non penseresti mai.

  • Okay, quelli brutti potrebbero attrarre più click, ma quanto valgono quei click? Siamo sicuri che non si tratti solo di persone incuriosite dalla stranezza, e che poi escono subito?

  • Salve a tutti, mi presento al volo visto che questo è il mio primo commento: Giacomo Doni, fotografo per passione e grafico pubblicitario cartaceo di professione.
    Da un po’ di tempo mi sono appassionato alla psicologia del navigatore, perché clicca certe cose e come guarda la pagina…insomma, in sintesi, possiamo dire alla UX.

    Penso siano emersa una grande verità in questo post e anche dai commenti precedenti: è il target che determina o no l’efficacia della bruttezza. Un pubblico “culturalmente basso”, premetto che non voglio discriminare nessuno 🙂 parlo della finalità dell’utente, deve assolutamente parlare la sua lingua. La qualità della grafica varia sempre dal pubblico di destinazione, e purtroppo di situazioni del genere ne ho viste molte 🙁

    Nel banner degli incontri cristiani secondo me possiamo notare una cosa molto interessante: perché notiamo di più quello a destra? Perché è fatto male e toglie visibilità a quello equilibrato, facendolo scomparire. Quindi, se messo insieme ad altri banner di incontri con un target di quel genere, deve competere ad armi pari con chi sfrutta la nostra capacità di cercare equilibrio in quel che vediamo.

    Post interessantissimo che potrebbe spaziare in tante discussioni.

    P.S. il banner scritto a mano, non mi prendete per pazzo 🙂 , ma l’ho apprezzato. Se uno deve farlo brutto lo fa brutto per bene 😀

    Un abbraccio e a presto

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Max Valle

Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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