L’authorship NON migliora il posizionamento in Google!

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Questo post fa il paio con quello di qualche giorno fa relativo alle condivisioni su Google+, che NON mi migliorano il posizionamento.

In questo caso, però, non è un test a provare l’inefficacia dell’authorship ai fini del ranking, ma una dichiarazione di John Mueller all’interno di un hangout del 27 Settembre 2013, che spazza via alcune affermazioni un po’ fumose fatte in passato da altri dirigenti di Google – Matt Cutts e Eric Schmidt, per citare i 2 più noti – su questo tema.

Al minuto 48:24 del video,


un utente chiede: “Perché l’authorship non viene utilizzata per evitare che gli scraper site [=siti che, in modo più o meno automatico, copiano i contenuti prodotti da altri siti] si posizionino al di sopra del sito originale? Pubblico un nuovo contenuto, e qualche giorno o settimana dopo vedo che gli scraper sono sopra di me nelle SERP. L’authorship sembra avere solo la funzione di un rich snippet, nulla di più.”

John Mueller risponde così: “Non utilizziamo l’authorship ai fini del ranking. Quindi, non è che se un contenuto è scritto – o sembra scritto – da un autore molto noto, viene posizionato meglio nei risultati delle ricerche.”

Rob Maas (uno dei presenti all’hangout) chiede di ripetere il concetto, e a quel punto Muller dice: “Non lo utilizziamo, in questo momento. Se vedi che ci sono scraper site che vengono visualizzati sopra di te, è un qualcosa da trattare separatamente da qualsiasi authorship markup che hai sulle tue pagine.”

Le vecchie dichiarazioni di Google

Sono ormai più di 2 anni che Google parla di Authorship e Author Rank.

Nell’Agosto 2011, Matt Cutts e Othar Hansson pubblicarono un primo video sul rel=author, nel quale Hansson affermò che “ovviamente ora siamo solo all’inizio, ma speriamo di utilizzare queste ed altre informazioni come un fattore di posizionamento. Vogliamo ottenere informazioni sulla credibilità degli autori da tutti i tipi di fonti, e alla fine utilizzarle nel ranking.”

In un video dell’Ottobre 2012, Matt Cutts dichiarò in pratica che “l’authorship vuol dire fiducia” (“la foto non attrae solo l’attenzione, non attrae solo i click, è quasi come un indicatore di trust”), e che avrà effetti sul posizionamento (“l’idea è quella di avere qualcosa alla quale tutti possano partecipare, e nel corso del tempo, quando inizieremo a saperne di più sulla qualità degli autori, si può immaginare che inizierà ad avere effetti sul ranking“).

Infine, a Febbraio 2013, Eric Schmidt affermò che “all’interno dei risultati, le informazioni legate a profili verificati avranno un posizionamento migliore rispetto ai contenuti che non hanno passato questa verifica, cosa che si tradurrà in un maggior numero di click sui risultati verificati posizionati più in alto”.

Concludendo

Tutte le dichiarazioni sono fatte parlando al futuro: sembra dunque che oggi siamo ancora nella fase “raccolta informazioni”.

Google, probabilmente, ha ancora una percentuale troppo bassa di siti/autori che hanno rivendicato l’authorship, e pertanto ha deciso di non utilizzare questo fattore ai fini del posizionamento sul motore, almeno per ora.

Ma, come per il bottoncino +1, è meglio muoversi per tempo: la procedura di implementazione dell’authorship è molto semplice, e mostrare la faccina all’interno delle SERP dovrebbe comunque aiutarti ad acchiappare qualche visita in più, che male non fa.

UPDATE: il 4 Dicembre 2013, durante la puntata #227 di “This Week in Google”, Matt Cutts rilasciato una dichiarazione, in verità un bel po’ opaca, che sembra andare nella direzione di premiare i contenuti prodotti da autori “esperti”, e quindi posizionarli meglio di altri all’interno del motore di ricerca.

“Stiamo cercando di capire quali sono le “autorità” nei singoli piccoli ambiti tematici, e quindi come possiamo fare in modo che questi siti vengano mostrati”, dice Cutts. “Stiamo cercando di misurare questo genere di argomenti. Perché sai che si vuole davvero ascoltare l’esperto di ogni settore, se possibile.”

UPDATE n.2: il 19 Maggio 2014, John Mueller ha dichiarato che “authorship only plays a role with the “in-depth-articles” feature, and otherwise has no effect on ranking in web-search at all”.

Parrebbe dunque che l’authorship possa avere un ruolo (ovviamente positivo) quando si tratta di posizionare un in-depth article, mentre non influenzi in alcun modo gli altri contenuti.

Almeno fino alla prossima dichiarazione 🙂

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

6 Comments

  • Finalmente qualcuno che nota esplicitamente questa cosa, una domanda: chi ha messo in giro la voce che la authorship faccia funzionare meglio il ranking?

    Teniamo sempre conto che QUALSIASI feature possa apparire come vantaggiosa, per quanto ufficialmente, produce l’effetto collaterale dell’utilizzo massivo, per cui tutti – presto o tardi – tenderanno ad abusarne: motivo per cui i cosidetti “fattori di ranking” contano SEMPRE molto relativamente in qualsiasi attività SEO.

    Insomma: prima erano i tag H1, oggi la authorship, domani chissà che altro. Un approccio più “globale” alla questione e meno meccanico sarebbe decisamente preferibile.

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  • Come scritto al momento può comunque aiutare il click-through nelle SERP, ma quando TUTTI (?) i risultati avranno la faccina dell’authorship, sarà divertente vedere come gli autori cercheranno di mettere foto più “cliccabili” delle altre ;P

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  • Sicuramente l’autorship aiuta ad “acchiappare” visite nelle SERP come dice Taglia. Però se questo è immediato per i blog, che si possono identificare con il loro autore, come comportarsi per un sito aziendale (oltre al rel=publisher legato alla pagina G+ dell’azienda)? è difficile che l’AD usi GooglePlus e ci tenga a mettere la sua faccia…

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  • Dai miei riscontri sembra che comunque un po di giovamenti se ne ricavi, sempre in termini di fattori di posizionamento. Speriamo che Google apra le porte alla semantica e alla paternità dei contenuti!

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  • prima si poi no… ma anche loro lo sanno quello che fanno? in tutti i casi vedo che ancora sono pochi i webmaster che hanno addotato questo accorgimento motivo in piu’ per farlo almeno ci si distingue dalla massa…

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Max Valle
Max Valle

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziendee professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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