Aumentare le Conversioni, punto

Conversion Funnel

Nei giorni scorsi sono stato coinvolto in una discussione circa “il costo giusto di un contratto SEO“.

Riflettendo un attimo sul tema delle retribuzioni – eterna diatriba di tutte le professioni che hanno a che fare col web – mi è venuto spontaneo spostare il focus dal fornitore al cliente, dal prezzo fisso alla conversione.

Il mio commento a quel post è stato infatti:

“A mio parere una bella formula (estremamente difficile da trovare e da mettere in pratica, me ne rendo conto…) sarebbe quella che il SEO guadagna in base alla quantità/valore delle conversioni che porta al cliente.

Si sposta quindi il discorso dal posizionamento di keyword, keyphrase e robe del genere a quello delle “conversioni incrementali” (= differenza fra le conversioni medie del sito prima dell’arrivo del SEO a quelle ottenuto dopo il suo intervento).”

Rileggendo queste 2 frasette, mi sono reso conto che c’è una parola superflua, o meglio una parola che può essere sostituita con altre: SEO.

Cambiamola pure con “consulente internet globale“, anzi ne invento una nuova: “conversionatore” (ovvero colui che aiuta ad aumentare le conversioni).

Mettiamoci per un attimo nei panni del cliente: pensi davvero che voglia mettere il suo sito ai primi posti in Google solo per bullarsi con gli amici? o invece lo vuole perché crede che quello sia il modo migliore per ottenere più traffico e quindi, in buona sostanza, più soldi?

Il cliente vuole conversioni. Magari non sa esattamente cosa siano queste benedette conversioni, ma vuole che gli utenti che capitano sul suo sito eseguano una determinata azione. Non vuole un posizionamento fine a se stesso, ma vuole che i visitatori del suo sito:

• effettuino un acquisto
• compilino un modulo
• richiedano un preventivo
• si iscrivano ad una newsletter o un feed RSS
• clicchino su un banner

Per questo motivo credo che, se il consulente è onesto e in buona fede, debba fare un passo indietro da concetti come SEO, SEM o PPC e invece spostare il discorso sulle “conversioni incrementali”.

In poche parole, al cliente andrebbe fatto un discorso del tipo: “Oggi col tuo sito fai una vendita al giorno. Io mi impegno a fare in modo che le tue vendite aumentino di numero, e tu mi dai un percentuale X su ogni vendita in più. Fregatene di guardare Google.it tutti i giorni per controllare le tue parole chiave e i tuoi competitor, guarda piuttosto se le vendite aumentano o meno.

Il “conversionatore” potrebbe valutare la SEO come il metodo migliore per aumentare le vendite di quel sito. Oppure potrebbe utilizzare una campagna su AdWords o su Facebook. O magari decidere che bastano alcune piccole modifiche grafiche o di contenuto alla landing page/squeeze page per raddoppiare le conversioni. O per assurdo, nel caso di una attività locale, potrebbe optare per dei volantini da distribuire in un determinato quartiere con sopra il nome del sito e un codice coupon.

E il cliente? beh, il cliente si deve fidare. Ciecamente. E dare modo al consulente di accedere, in qualsiasi momento e in tempo reale, ai tutti i suoi dati relativi alle vendite. E forse è proprio questo il problema maggiore…

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41 Comments

  • Mi piace molto questo modo di ragionare! 🙂
    Sono convinto che il problema della fiducia del cliente sia un falso problema (il vero potrebbe essere l’uso del know-how acquisto dal cliente A e poi utilizzato per il Cliente B magari concorrente di A). Nel momento in cui si affida una parte così importante della propria attività ad un consulente esterno, la piena fiducia è condicio sine qua non.
    Il ‘vero’ problema generalmente è del fornitore, ovvero del conversionatore, che stranamente smette di essere imprenditore nel momento in cui deve legare il suo guadagno alle conversioni del suo cliente.
    L’ultima volta mi furono chiesti 10.000 euro. Dissi che potevamo salire a 15/20.000 o oltre purché buona parte dell’investimento passasse da fisso a variabile e quindi legato alle conversioni… devo dire come è andata a finire?

    Bello spunto, adesso sono curioso di leggere gli altri commenti!

  • È sicuramente l’atteggiamento che ogni consulente dovrebbe avere. Il problema rimane effettivamente la misurabilità dei risultati. È molto difficile che il cliente metta a disposizione questi dati e nel caso in cui li renda disponibili possiamo veramente essere sicuri che corrispondano a verità?

  • In WebNovo abbiamo già provato questo approccio. Accesso ai dati di vendita praticamente inesistente. Da altre fonti veniamo a sapere che male male non è andata e quale è la prima reazione del cliente? Piange… dicendo che non funziona per niente. L’onestà e l’umiltà al giorno d’oggi è merce rara 🙁

  • Due info: sono contratti diversi. Uno con obbligazioni di mezzo, l’altro di risultato.

    Quanto a condividere i dati di vendita, con i fornitori / consulenti giusti, ci sono valoro aggiunti incredibili che aumentano la collaborazione reciproca (e la fiducia)

  • Son in pieno accordo con Pierpaolo, molti clienti non ammettono le migliorie e continuano a piangere anche se le conversioni si son scoperte, l’onestà non è da tutti. Comunque sia lo considero un atteggiamento e un modo di porsi corretto ricevere una percentuale sulle conversioni ottenute anche se non tutti i clienti son favorevolii. In questo modo vengono a “galla” anche i falsi guru che promettono “fiabe” al cliente riuscendo ad ottenere poco. Complimenti per l’articolo e per lo spunto di Andrea!

  • Lo spunto è interessante, ma ti racconto un’esperienza personale di questi giorni: il cliente ha una serie di carenze interne all’azienda, prodotti che funzionano meno di quanto si dichiara, l’inesistenza di una banca dati almeno dei clienti dell’azienda (o forse celata come il 4 segreto di fatima), un imprenditore che obbliga a seguire le sue scelte … perchè “è lui che paga”.
    Bene. Poi in tema di utilizzo del web: vuole decidere lui le immagini da utilizzare (tanto sono belle), vuole decidere lui i testi (perchè a scuola prendeva 7 ai temi di italiano). Vuole decidere lui sui Social, (che non servono perchè lui non li usa). vuole studiare lui le parole chiave (che tanto servono a poco perchè … tanto vedi io con quest 2 ci sono.)
    Come ripeto il tuo spunto è interessante, anche perchè l’imprenditore si trova ad avere un consulente con una visione del web nella sua completezza e lo utilizza in svariati modi. Mi piace molto, e porterebbe vantaggi enormi. Peggio sarà con quei clienti con cui, bontà loro, non si potrà realizzare.

  • Credo anche io che il problema sia la fiducia del cliente nel consulente. Se prendiamo il semplice esempio della grafica per un restyling di un sito web. Il cliente spesso riempe di richieste così pesanti che la parte consulenziale scompare.

    Allo stesso modo, chiedere fiducia al cliente, dichiarare che più libere sono le mani meglio si possa portare avanti un lavoro è un atto dovuto cui nel 90% dei casi la risposta è un controllo ossessivo e castrante su ogni singola azione.

    Purtroppo la colpa è anche di molti sedicenti consulenti, che si continuano ad improvvisare o che applicano nozioni di 15 anni fa!

    Chiedere al cliente un ritorno proporzionale al ritorno fattogli avere potrebbe essere un buon modo di conquistare la sua fiducia. Ma il vero primo passo è cercare di ridare autorevolezza e lustro alle figure consulenziali.

  • questo modello funziona in maniera direttamente proporzionale con le dimensioni aziendali. se il cliente è piccolo ed è disposto a sperimentare e farsi affiancare da un consulente ci sono alte possibilità di successo.
    in aziende più strutturate, con responsabilità diversificate questo approccio è quasi impossibile, soprattuto in Italia

  • Ottima conversazione stamattina! 😉

    Quello delle conversioni è l’approccio che ultimamente so andare più di moda in ambienti US/UK… proprio perché è quello che permette al consulente di sposare gli stessi obiettivi del cliente e lavorare assieme ad un obiettivo comune.

    Problema: il cliente (almeno in italia), vuole ancora il posizionamento. Già è tanto se guarda il trend del traffico dai motori.

    Insomma, i’ts a long way to Tipperary…

  • Concordo con Martino, ma credo che la vera sfida sia proprio in questo.

    Il cliente in quanto tale non necessariamente deve essere sempre aggiornato sulle ultime novità o sapere cosa significa/come si fa il SEO o il social media marketing.

    E’ il consulente che dovrebbe far capire al cliente che non conta tanto essere sempre primi in google se non aumentano le conversioni.

  • Condivido appieno i pensieri di MarcoTosti e turco. Ho proseguito la lettura sugli altri blog e noto che, almeno per chi si occupa di web, è forte il sentimento di qualità e etica professionale. Bravi!

    L’ostacolo da superare, prima della fiducia, è la presunzione di molti clienti imprenditori nel credere che “non serve spendere nel sito perchè tanto il mio giro già ce l’ho”…Per ora, la media è del 66%, cioè 2 su 3 ragionano così. Quindi mando mail ai loro figli e nipoti con statistiche e link ai blog!

    Ancora troppe persone sono ancorate al passato e non capiscono che internet non è il futuro ma è il presente da almeno 5 anni in Italia!

  • Personalmente non sono d’accordo, per diversi motivi, il primo è che il rischio d’impresa non può e non deve essere a carico del consulente. Le decisioni su come presentare il prodotto, venderlo, consegnarlo, etc. non dipendo da me. Queste fasi influsicono pesantemente sulle vendite.
    Fare accordi del genere possono costare molta fatica e portare zero risultati se poi il prodotto o servizio che si vede non attira per motivi che sono al di là del nostro potere di consulenti.
    Per questi motivi un accordo del genere si può fare solo dopo almeno un anno di consulenza con una visione abbastanza chiara del valore che si può apporare, altrimenti è un suicidio.

  • L’approccio di lavorare sul Conversion Rate optimization lo si fa già da tempo.

    Ma dobbiamo spiegare al cliente che per vendere oltre a procurare traffico verso il sito ci vuole anche un PRODOTTO o un SERVIZIO valido che si possa vendere. ( prima consulenza)

    E poi va spiegato che il funnel di conversione oramai è estremamente complesso e che per fare Conversioni occorre anche fare altro.
    Un possibile funnel può essere
    – vedo adwords su goo­gle e non entro sul sito
    – vedo pubblicità su virgilio quindi visito la pagina facebook dell’azienda poi entro sul sito — esco dal sito
    – poi di quel prodotto ne parla un blog che seguo
    – entro nel sito e compro

    L’azienda quindi investe in pubblicità di tipo tradizionale? Fa parlare dei suoi prodotti? Cura l’usabilità?

    Tanta consulenza da fare ….

  • Stai parlando di fiducia…una cosa che da queste parti scarseggia da moooolto tempo…ma che permetterebbe un bel cambio di rotta.

  • Uno spunto molto interessante, ma secondo me destinato a rimanere tale. E il motivo principale è lo stesso per cui agli editori piace così poco vendere banner in revenue share. La conversione è bene che resti una responsabilità del cliente.

    Se un mio cliente vuole vendere le tazze del cesso a 100 euro e vuole avere traffico da google per le rispettive parole chiave, e se io soddisfo questo requisito, sarà pur un problema suo se avrà zero conversioni, o no? Se contemporaneamente a portare traffico bisogna pure ottimizzare il processo d’acquisto creando landing pages e migliorare l’usabilità serviranno competenze anche in questo settore. E se non cè nessuno che se ne occupa serivrà anche qualcuno di marketing e comunicazione, perchè se non fai credere che sono più cool dell’iphone difficilemente qualcuno le comprerà.

    Tutto dipende da cosa chiede/ha bisogno il cliente. Se ti dice: voglio x traffico per queste key che motivo c’è di farlo a commissione?

    Già ragionare in termini di traffico e non di parole chiave in prima pagina è un salto in avanti notevole.

  • tentai anch’io, in quel caso come cliente, di ragionare con il mio fornitore SEO nei termini che descrivi ma l’unica risposta che mi arrivò suona va più o meno così “…bravo e se poi capisci come faccio il mio lavoro e ti arrangi? …”

  • Il tuo discorso può andare bene ma allora non lavori più come consulente esterno ma, in qualche modo come rappresentante.

    Se vuoi una percentuale su quello che vendo mi sta bene, ma ti accolli anche il rischio di impresa allora e quindi i costi per ottenere quella vendita.

    Come azienda non posso darti il budget adv + anche una % per ogni vendita perchè così è comodo.

    Sono capaci tutti di passare da nessuna attività ad attività di SEO+SEM+Facebook o varie campagne a PPC e prendersi parte del valore della vendita.

    O si sceglie di essere remunerati come consulente ed allora io pago l’adv e tu lo gestisci oppure ti accolli il rischio di impresa e ti prendi parte dei miei guadagni..

  • C’è qualcosa di ‘stonato’ in alcuni commenti.
    Dare la colpa alle aziende perché ignoranti in materia è come dire che il consulente non sa fare il proprio lavoro. A cosa serve un consulente se non ad insegnare come ottenere il meglio dall’utilizzo di una risorsa?

    Altro aspetto che spesso i ‘conversionatori’ (mi piace questo termine) dimenticano è la storia del cliente: come potete giudicare ‘incapace’ un imprenditore che negli anni ha fatto crescere la sua azienda e magari l’ha creata da zero? Come potete pensare che un imprenditori si affidi ciecamente a voi rischiando di mettere in difficoltà tutta la struttura? L’imprenditore ha la sua storia di successi (e insuccessi), il conversionatore ha generalmente una proposta commerciale ma nessuna certezza.
    Le aziende vivono di risultati (e profitti) e una proposta commerciale è
    Il bravo consulente (e qui uso volutamente il termine) dovrebbe saper trarre il meglio dal passato, gestire il presente e far vedere all’imprenditore il futuro.

    Permettetemi una piccolo spunto di discussione [Mode polemico On]: ma se il conversionatore ha la certezza del risultato, perché nei fatti non è disposto a rischiare insieme all’imprenditore e trarne un maggiore profitto?[Mode polemico Off]

  • Beh interessante, sembra un pacchetto “chiavi in mano” del sito… ma credo sia una strada percorribile solo con clienti mooolto piccoli… oppure con clienti grandi solo dopo che si è diventati una multinazionale famosa 😀 …altrimenti chi ti fa accedere a tutto il suo guardaroba?

  • Vi racconto la mia esperienza personale.
    Sono 2 anni che con un cliente lavoriamo con una parte di retribuzione fissa e una parte variabile (legata ai risultati). Le parti sono al 50% (ovviamente se i risultati dovessero essere ottimi, la percentuale del fisso all’interno della retribuzione totale aumenterebbe).
    Premesso che per arrivare a questo tipo di contratto ci abbiamo impiegato 3-4 anni, c’è un grosso punto debole in tutto questo:
    il controllo su tutto il processo di vendita.
    Il prodotto che noi vendiamo sono corsi para-universitari. Noi generiamo iscrizioni agli open day (+120% rispetto a due anni prima, +200% rispetto il nostro ingresso in azienda) gestendo un budget che ci è stato messo a disposizione dal CdA.
    Il nostro bonus è legato agli iscritti ai corsi. Noi però agli Open Day (al di la di dare consigli che non vengono sempre seguiti) non abbiamo alcun ruolo di rilievo (si certo abbiamo preparato slide, scalette, tips, metafore etc etc)
    Abbiamo provato a legare il bonus al n° di iscritti agli Open Day, ma in 2 anni di contrattazione è stato impossibile e mi sono dovuto “accontentare” degli iscritti ai corsi.
    Noi sulle iscrizioni non abbiamo alcun controllo e se il “presentatore” degli Open Day dovesse esssere incapace saremmo noi i primi a rimetterci.
    Dopo questo sono giunto a delle conclusioni, magari banali:
    – avere una parte di retribuzione fissa e una parte legata ai risultati (è più motivante e stimolante)
    – cercare di avere il “controllo” di tutto il processo di vendita e non solo su una parte di esso
    – se il cliente si fida i dati te li mette a disposizione
    – pochi imprenditori hanno una analisi dei propri clienti, figurarsi dei visitatori del loro sito internet
    – ottenere la cieca fiducia del cliente è difficilissimo e lungo.
    Buona giornata
    scinti

  • “- pochi imprenditori hanno una analisi dei propri clienti, figurarsi dei visitatori del loro sito internet”

    E’ una roba pazzesca a pensarci, ma confermo… anche nella mia esperienza è così (finora, restiamo ottimisti sul futuro, dai) .

  • Ottimo articolo. Interessante scoprire che anche in Italia si comincia a parlare dell’approccio “conversion”.
    Nella mia azienda, anziché chiamarci “conversionatori”, usiamo il termine “Conversionista”, che è più bello. 🙂

  • Buongiorno a tutti!
    Allora… se un SEO non fa riferimento anche alle conversioni già da tempo, credo che dovrebbe farlo adesso.
    Però da qui a dire che il lavoro del SEO dovrebbe basarsi in esclusiva solo sulle conversioni mi sembra un errore.
    Mi spiego:
    1) il compito principale di un SEO è ottimizzare un sito perché riceva il maggior traffico qualificato possibile da Organico;
    2) non è strettamente responsabilità di un SEO se i prodotti/servizi di un cliente non sono attraenti per gli uenti che il SEO è capace di attrarre al sito
    3) non confondiamo il Search Engine Optimization con il Conversion Rate Optimization. A meno che il servizio di consulenza SEO preveda anche l’ottimizzazione del tasso di conversioni (A/B e Multivariate Tests e compagnia), allora il conversion rate non dovrebbe essere la metrica di giudizio della qualità del lavoro di un SEO, per il semplice fatto che il SEO non è il responsabile della capacità di un sito in convertire gli utenti in clienti
    4) in ogni modo, sì che è possibile utilizzare le metriche di conversione in un elemento in più di valutazione del lavoro di un SEO… sempre che per conversioni non si intenda solamente l’acquisto di un prodotto. Perché quella è solamente una delle tante possibili conversioni che il lavoro di un SEO facilita. Per esempio, altre sono: iscrizioni a newsletter, chiamate a un telefono di contatto, email/forms di contatto, aumento di followers/fans da sito… con un corretto uso di Google Analytics e della nuova funzione multichannel estrarre questi dati è piuttosto semplice ormai.

    In ogni modo… se il servizio SEO è di quelli puri e duri, le vere metriche che indicano se un lavoro si sta realizzando bene o no non sono le conversioni, ma dati come l’aumento di traffico da organico nel tempo, il numero di keywords che generano traffico; solo in una seconda istanza le conversioni posso essere prese in considerazione, ma come conseguenza del miglioramento delle prime due metriche.
    Ripeto, solamente se il servizio SEO comprende contrattualmente l’attività diretta dell’agenzia/consulente in aree come il CRO, allora sì le conversioni diventano una metrica di valutazione prioritaria del lavoro.
    Perché un SEO dovrebbe essere giudicato per il lavoro che magari non fanno altri?

  • Apro con una battuta icastica: se il consulente ha la speranza di vendere la sua attività facendosi chiamare “conversionatore” è meglio che cambi subito mestiere… 😀 Se proprio si deve cerchiamo di trovare un nome più accattivante senno è come andare a comprare il formaggio allo “spaccio”.

    Scherzi a parte, per mettere in pratica questo pur lodevole approccio, più che conversionatori bisognerebbe essere contorsionisti tanti sono gli ostacoli da superare.

    Concordo con Paolo: ci sono dei fattori su cui il consulente non può incidere poichè sarebbe quasi come espropriare l’imprenditore della sua attività. E se il consulente non può maneggiare tutte le variabili il lavoro è monco.

    Io ho un cliente a cui arrivano richieste di preventivo a cui risponde dopo 15 giorni (quando va bene), come si può sperare di aumentare le conversioni quando uno non ti ascolta e se ne sbatte dei tuoi consigli?

  • Ciao, sarebbe il massimo poter chiedere un compenso sulle conversioni, però il problema è poterle conoscere. Solo in pochi casi è fattibile.

    Intendo che sarebbe un bene non solo per il cliente che avrebbe la sicurezza di non andare in perdita ma anche per i consulenti perché gli scarsi che si propongono per lavori che non sono in grado di svolgere, non proporrebbero mai un contratto basato sulle conversioni e quindi sarebbero fuori dal mercato.

    Magari c’è qualcuno che mi può smentire e spiegarmi come fa?

  • Condivido in pieno questo approccio, ma come si può lavorare quando trovi clienti che acquistano prodotti da 10€ e vogliono rivenderli a 500€?
    Molti di loro fanno poche vendite al mese che magari senza la visibilità che un SEO riesce a dare non avrebbero mai fatto.
    E’ noto che chi fa vendita online vende molto di più se è nelle prime 3 pagine, o meglio ancora nella prima, che non se si trova nella 50esima.
    Il SEO fa proprio questo e magari una buona soluzione è prendere una base sul lavoro di posizionamento ed una percentuale sulle conversioni.
    Ma credo che in questo mondo non è possibile perchè tutti fregano tutti.

  • Migliorare il rendimento di un sito porta grossi vantaggi in termini di risutato, ma a monte si deve lavorare su un aumento del traffico in ingresso (aumento quantitativo o qualitativo).

    Se un sito ha zero traffico, difficilmente avrà conversioni.

    Ragionare in conversioni, obbligherebbe qualunque operatore commerciale a spendere migliaia di euro per valutare il cliente, i suoi prodotti, i suoi servizi e la sua appetibilità sul mercato.

    Prima di accettare un cliente, dovrei schedarlo, provare i prodotti i servizi, ecc altrimenti rischio di fare un lavoro magari perfetto ma con pessimi risultati.

    Chi sarebbe cosi pazzo da accettare un compenso a risultato per una piccola azienda che produce prodotti mediocri? O per un hotel che ha pessime valutazioni ? O per una banca che ha un tasso sui mutui sopra le media?? Chi avrebbe accettato un compenso a performance per vendere la fiat multipla online? 🙂

    Il seo deve fare una parte del lavoro, il resto dovrebbe farla l’imprenditore con i dovuti aiuti del caso.

    Inoltre, nel mercato italiano, credo che meno dell’1% dei clienti sia abbastanza intelligente da affidarsi in toto ad un professionista che possa guidarlo nello sviluppo di sito, comunicazione, contenuto e promozione.

  • Dimenticavo una cosa: funzionano poco e male gli stessi programmi di affiliazione basati sulla vendita, figuriamoci un lavoro one to one 🙂

  • Io sarò fortunato ad avere un cliente rientrante in quell’1%.
    Quello che dice seotopic è giusto. Io ho passato più tempo, tra ottobre e novembre, a formulare un contratto e una tabella di bonus legato alle conversioni.
    Come ho scritto sopra il difficile nel lavorare a conversioni, al di la di trovare un cliente disposto ad accettare questo tipo di contratto (so essere asssurdo visto che alla fine è il cliente stesso ad avere i maggiori vantaggi da questo tipo di contratto), è trovare LA conversione sulla quale si ha una percentuale maggiore di controllo da parte nostra, farne una valutazione accurata e poter accedere ai dati del cliente.
    Ad esempio, con Fiat non avrei fatto un contratto con conversioni date dalla vendita online della multipla (visto che nel processo produttivo e di lancio prodotto io non ho avuto alcun tipo di controllo), ma avrei puntato a delle richieste di informazioni o di preventivi o di richieste di appuntamento.
    Se lavori bene vieni pagato bene, se lavori mediocramente verrai pagato il giusto e se lavori male è meglio che stai a casa.

    Le mie conversioni con quel singolo cliente sono date da iscrizioni a dei corsi privati para-universitari, anche se il mio lavoro si “limita” ad ottenere iscrizioni agli Open Day e solo da quest’anno sono riuscito ad avere una voce in capitolo nell’organizzazione della presentazione (che a questo punto farò io l’anno prossimo).
    Saluti
    Scinti

  • Tantissime belle parole, ma pur sempre parole. In tanti qui hanno detto cose giuste e hanno raccontato la loro esperienza, tuttavia l’unica verita’ e’ quella di Paolo (commento 12). Le conversioni, quelle vere, quelle che producono guadagni, dipendono da diversi fattori fuori dal controllo del SEO, punto!

  • quote: “Rileggendo queste 2 frasette, mi sono reso conto che c’è una parola superflua, o meglio una parola che può essere sostituita con altre: SEO.
    Cambiamola pure con “consulente internet globale”, anzi ne invento una nuova: “conversionatore” (ovvero colui che aiuta ad aumentare le conversioni).”

    Quello che dici tu Fabio è giusto se si rimane in un ottica di SEO puro e duro, viceversa, come scritto nell’articolo, se fai il “consulente internet globale” ti puoi permettere di legare parte della retribuzione ai risultati.
    Io ho iniziato come SEO puro con “il” cliente e dopo 2 anni ho in mano tutta la comunicazione e il marketing e il 50-60% dei guadagni deriva dai risultati che stiamo ottenendo e che otterremo.
    In questi due anni ho conosciuto e analizzato meglio il prodotto.

  • Interessante articolo, sopratutto il modo di rivolgersi al “probabile” cliente. Io ti faccio guadagnare un qualcosa (click, iscrizioni a newsletter, vendite, aumento delle visite) e tu mi paghi in percentuale in base a quanto hai guadagnato. Come dice Roberto però, bisogna anche vedere chi è ad ascoltarti. Ho un cliente con un sito ecommerce di materiale elettronico e informatico che mi ha chiesto come aumentare le proprie vendite. Ha un considerevole numero di iscritti al suo sito e non aveva mai mandato una newsletter con i prodotti in promozione. Gli suggerisco di cominciare una newsletter, mi faccio dare i prezzi del materiale in promozione. Creo la newsletter la invio e lui la sera stessa cambia i prezzi sul sito. E’ logico chiedere una percentuale sul venduto se poi c’è chi non capisce che così ha creato un danno?

  • Il problema, come ho scritto nei commenti sopra, oltre ad avere “dati” (più o meno generici) è quello di avere un maggiore “controllo” sul processo e sulle politiche di vendita (dando per scontato che il/i prodotto/i li conosci).

  • Io sono pronto, garantisco mensilmente copia del registro dei corrispettivi per le vendite online. Sono 3 siti da seguire (due attivi ed uno in partenza).

    Offro 15 anni di attività nell’e.commerce, non sono un novellino che non sa nulla ma sono pronto a crescere.

    Chi si candida a diventare “conversionatore” per me?

  • @scinti, hai ragione, oggi bisogna essere dei consulenti internet globali. Infatti, non e’ piu’ possibile occuparsi di SEO nel senso piu’ puro del termine per portare traffico qualificato sui siti web. Il consulente deve farsi carico di tutto, dal video marketing al social media marketing, dal SEO duro e puro all’email marketing, e via discorrendo. E capite benissimo che fare tutte queste cose seriamente richiede tempo, e il tempo e’ denaro. E poi alla fine il problema rimane sempre lo stesso, l’impossibilita’ da parte del consulente di controllare alcuni fattori aziendali fuori dalla sua portata e che possono influenzare le conversioni, per esempio il prodotto, il prezzo, la qualita’, il target di riferimento, il servizio clienti, etc. etc.

  • A leggere i commenti viene voglia di scappare via dall’Italia! Mai vista una serie di inesattezze tutte in fila.

    a) La partecipazione al rischio d’impresa non fa parte del ruolo del consulente. FIAT non paga i suoi fornitori (ad esempio i fanali) solo se vende automobili. Inoltre perfino il marketing e gli ingegneri che sono i responsabili del prodotto prendono un fisso. Di che stiamo parlando? Voi che una parte del mio compenso sia a premio? Se ne può parlare ma non deve essere troppo elevata se no andiamo dal notaio diventiamo soci e mi dai il 50%! Non ti sta bene? Ciao

    b) La storia della conversione è una favoletta carina perché dipende da troppi fattori che esulano dalla competenza del SEO puro. Senza arrivare alla qualità e prezzo del prodotto venduto c’è da capire se il sito è usabile. Quanti di voi sono esperti di usabilità? Se il sito è fatto male la gente si perde e rinuncia. Io consapevle del fatto che le SEO firm USA e UK stanno attrezzandosi verso l’usabilità faccio i compiti a casa e però poi pretendo che il nuovo sito il cliente lo faccia come dico io PUNTO! Altrimenti mi paghi solo per il traffico che ti porto, anche se penalizzato dai rimbalzi…

  • Indeciso fino all’ultimo momento se intervenire o meno, magari in risposta ad alcuni commenti fatti da “vecchie conoscenze” che sanno bene come la penso su questo specifico argomento, visto che ne abbiamo discusso più volte in passato: “mi piace fare l’imprenditore… ma se non c’è rischio d’impresa è meglio!”.
    Poi, invece, è arrivato il commento #39 di Roldano: QUOTO.

  • Mi ero perso questo post 🙂
    Secondo me
    – si, il SEO deve acquisire anche le basi di usabilità, perché deve saper ottimizzare O dare indicazioni, per tutta la fase della “lead generation” dall’arrivo sul sito fino all’azione utente che chiude la visita con una vendita/registrazione.
    – al primo anno: MAI a performance. Non so nulla del cliente, non so come lavora, come vanno i suoi prodotti, come lavorano i competitors

  • neanche l’azienda conosce il suo fornitore…

    Quello che scrivi è corretto comunque: in messun caso bisognerebbe iniziare un qualsiasi tipo di collaborazione senza aver prima effettuato una attenta analisi (da entrambi le parti)

  • Giusto un’osservazione a margine sulla questione usabilità… con questa ultima versione di Google Instant Preview il layout di pagina assume una grossa importanza… penso possiamo essere tutti d’accordo se dico che l’impatto sul CTR è piuttosto importante…

    Un layout di pagina accattivante, con dei chiari richiami all’azione, aiuta non tanto il posizionamento, ma le visite dai motori sì.

    E quindi anche il layout di pagina è diventato eccome affare dei SEO…

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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