Ask chiude. Perché?

I vecchi navigatori del web (come me) ricorderanno che a metà degli anni ’90 non c’era un vero e proprio leader nel campo dei motori di ricerca. Si utilizzavano WebCrawler, Infoseek, Magellan, Dogpile, HotBot… tutti praticamente morti o dimenticati.

Uno dei pochissimi motori sopravvissuti a questi 15 anni di web è stato Ask, che io preferisco ricordare col vecchio brand Ask Jeeves (dal nome del maggiordomo presente nel logo, personaggio al quale chiedevi una informazione e lui, molto gentilmente, rispondeva).

Ask, è vero, occupava una fetta ridicola nella torta della search (3,7%, secondo gli ultimi dati di comScore), ma era pur sempre il quarto motore di ricerca (perlomeno a livello USA).

Sto parlando al passato perché Barry Diller, amministratore delegato di IAC/InterActiveCorp ha annunciato pochi giorni fa il taglio di ben 130 ingegneri e la rifocalizzazione dell’azienda sul nuovo servizio di Q&A.

Ask.com quindi viene spento, ma il patrimonio dei quasi 20 milioni di utenti unici al giorno, da quel che mi pare di capire, non andrà perso: finirà in una sorta di clone di Yahoo! Answers, ovvero in un servizio di domande e risposte.

Perché Ask chiude il motore di ricerca?

Molto spesso si dice “prima o poi nascerà un anti-Google. Google non è forse nato quando c’era già Yahoo!?”

Verissimo, ma i tempi son cambiati profondamente e il vantaggio competitivo, in alcuni settori del web, inizia a farsi pesantissimo.

Intendo dire che ci sono ambiti quasi inattaccabili, posizioni di (semi) monopolio assai difficili da scalfire: se a fine del secolo scorso il mercato dei motori era ancora piuttosto frammentato, le directory (Yahoo! su tutte) avevano ancora il loro senso, oggi c’è un leader (Google) e un gregario (Bing). Gregario che per assicurarsi il secondo gradino del podio ha dovuto “fondere” col terzo incomodo (Yahoo!) a suon di montagne di dollari.

Ed è anche un mercato costosissimo: a livello infrastrutturale (server, banda, energia) i costi di un motore di ricerca “orizzontale” sono lontani anni luce da quelli di qualsiasi startup che nasce con un focus ultra-verticale e meno improntato ad immagazzinare tonnellate di dati, organizzarli e sputarli fuori a milioni di utenti.

La storia di Ask ci insegna che sotto certe quote di mercato non si campa, ma ci insegna anche che quando si hanno parecchi utenti fidelizzati è bene cercare di trovare il modo di cavarci ancora qualcosa. O quantomeno provare a farlo.

L’unico rammarico è vedere come un servizio nato con una idea all’avanguardia (offriva ricerche in linguaggio naturale quando la parola “semantica”, online, non la pronunciava nessuno) si è prima piegato alle logiche di mercato (acquistando la tecnologia di Teoma nel 2001 e passando quindi ad un approccio algoritmico), e ha poi chiuso i battenti.

Essere troppo precoci, spesso, non paga.

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19 Comments

  • Mai usato, nemmeno ai tempi che fu.

    E mai fatto SEO per Ask, dato che mi porta lo 0,19% del traffico.

    Sono nel tunnel della Googledipendenza, e per ora non ho intenzione di smettere.

  • Per quanto Google faccia della propria bandiera “don’t be evil” non va dimenticato che è un’azienda. E un’azienda con un (quasi)monopolio nel proprio settore, senza concorrenti alle calcagna, IMHO non è più spinta a fare quel passo in più, a innovare costantemente. (nota: parlo anch’io da Google-addicted).

    Del resto, o usi quello o usi quello. Magari il mercato dei search engine è un po’ diverso, e sinora Google ha dato prova del contrario (comunque Bing-Yahoo ci sono ancora). E in questa lotta fra titani cade un piccolo, in termini di quote, competitor ora iscritto al libro delle memorie. Un saluto al cortese Jeeves.

    Un clone di Yahoo! Answers? Forse è il passaggio più naturale, vedremo come Ask saprà rivaleggiare con un servizio che, questo si, davvero non ha concorrenza.

  • Che malinconia… è vero che non era molto usato, però comunque fa parte della storia di internet… e quindi la sua morte lascia comunque un bel rammarico…

  • Ask e’ morto perché era un motore di ricerca con poco appeal e sinceramente anche abbastanza scarso, lacune che determinano una selezione naturale da parte degli utenti, che oggi rispetto al passato utilizzano uno o al massimo due strumenti alla volta in ogni ambito del web.

  • Il mercato sarà sempre e più di Google
    Se non sei in quelle 10 righe rischi di esser fuori dal web ;(

  • Non mi sorprende troppo: gli verrà meglio l’arbitraggio 🙂

  • E’ triste pensare che un brand così forte non si sia saputo aggiornare e rivalutare nel tempo.

    Nonostante tutto l’ho sempre visto come un brand forte sulla carta, che, con un buon processo di web marketing virale, avrebbe potuto scalzare altri pretendenti e accodarsi con maggiore decoro a Google.

    E’ triste pensare che come altri in passato un tassello della storia del web finisca malamente prima nel buttare milioni di dollari/euro su Google Adword… per poi svegliarsi una mattina e rendersi conto che non è un modello di business sostenibile.

    Se avessero investito gli stessi soldi in campagne virali online, campagne dirette offline, eventi, sponsorizzazioni.

    Mi ricorda un po’ virgilio, anche se a quanto pare finirà ancora peggio…

    GM

  • Un motore di ricerca ha costi pesantissimi da sostenere, nessuna azienda potrebbe mantenere in vita un motore che non si sostienga da solo. Yahoo era una potenza perché oltre alla ricerca di alta qualità per l’epoca (ricordo che era una directory gestita da umani che chiedeva $299 per l’inclusione garantita nell’indice, era le ‘pagine gialle’ del Web, mentre Altavista o AllTheWeb, Excite, che dominavno il settore dei SE, il più delle volte sparavano i numeri al lotto), offriva servizi, notizie, communites. MSN che non è mai stato granché, ma ha goduto di una rendita di posizione per essere praticamente incastonato in IE e Windows. Google ha sconquassato il mercato, sia con risultati di altissima qualità a basso costo (nessuna redazione umana, architettura dio elaborazione fatta reti di PC e piccoli server usati), sia con un nuovo modello di business di advertising, sia con una valanga di servizi eccezionali gratuiti. Questi sono gli elementi che hanno permesso a Google di farsi posto sul mercato: modello di business e idee innovative che davano un grande valore aggiunto alla gente. Ask Jeeves (anch’io lo voglio ricordare come si chiamava allora) ha avuto ottimi spunti per migliorare i risultati, ma non basta. Ricordo quanto ho aspettato che Teoma superasse Google in qualità, ma non è successo. Questi ultimi due non hanno fatto niente di veramente straordinario per la gente, ecco perché sono rimasti in ombra. Gli algoritmi da soli non fanno un motore di ricerca, ci vogliono idee nuove come le maps, la instant search, la ricerca per immagini e video, la ricerca localizzata e personalizzata, la universal saerch, la sinergia fra decine di servizi e communities, sia per chi cerca, chi vuole comprare, che vuole vendere.

  • A dire il vero neanche io ho mai utilizzato ASK, anche se ogni tanto una capatina sul motore la facevo, ma mi dispiace lo stesso in quanto credo che in ogni mercato la concorrenza ha sempre effetti positivi.

    Spero che quanto prima bing riesca ad equilibrare un pò il mercato, per i seo ci sarà un pò più di lavoro (anche se oggi posizionarsi su bing è onestamente abbastanza semplice) ma sicuramente sara possibile creare un business più sano e robusto senza dipendere da un solo motore di ricerca.

    Antonio

  • @Alessandro Sportelli: rileggi il post. Segui i link. Poi rispondi in modo più intelligente 🙂 (se 15-18 milioni di unici/giorno sono “nessuno”, siam messi bene…)

  • @Tagliaerbe io il post l’ho letto e vorrei che mi indicassi gli unici al giorno di google, bing e yahoo se hai a disposizione il dato. Ciò dimostra che un motore di ricerca non vive di sola “ricerca ed algoritmi” ma anche di marketing e comunicazione. E’ un vero ciclo… la comunicazione incrementa le ricerche, che incrementano le entrate, che incrementano gli investimenti etc. etc.

  • @Alessandro Sportelli: Ask ha comunque il 3,7% dello share in USA con “593 million explicit core searches” al mese. Semmai puoi dirmi che questi numeri non sono sufficienti a tenere in piedi la baracca, ma non che non abbia utenti (e traffico).

    Sulle scelte strategiche della proprietà (IAC/InterActiveCorp) non metto becco, ma leggo che è un gruppo da 3.200 persone con quasi 1,5 miliardi di dollari di revenue annue… forse i soldi son stati spesi male, forse era considerato un ramo secco, forse non era una realtà sinergica alle altre, ma le potenzialità per campare c’erano (imho).

  • Scusa Taglia mi sono espresso male… per quanto mi riguarda il 3% vuol dire che non se li caga “quasi” nessuno 😀 … eddai su, è insignificante quella fetta in un mercato di quel tipo specie se rapporti quei dati ai Diretti concorrenti. Stanno facendo la scelta migliore: se non puoi raggiungere e/o superare i primi sii il primo in un altra cosa (certo che se lo fanno come YA ripetono lo stesso errore eheh).
    In bocca a lupo ASK 😀

  • Giusto per completezza di informazione, aggiungerei Altavista all’elenco dei motori di ricerca “storici”, se non altro per il valore affettivo che ha per chi a suo tempo lo utilizzò in occasione del primo collegamento a internet via modem e ne rimase stregato ed affascinato… 🙂

  • Ma non è che Google gli ha chiuso il “diritto” d’arbitraggio? Francamente ask lo ricordo solo per questa pratica borderline (sarà un caso che l’altra società che faceva questa pratica in Italia ha cambiato nome e anche core business?)

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Max Valle

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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, 
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