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La storia dei 3 SEO che si facevano la guerra

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C’era una volta il consulente SEO tuttofare.

Sceglieva e installava il CMS e i plugin dei sito/blog dei suoi clienti, creava la struttura di categorie e tag, scriveva i contenuti e andava pure in giro a procacciare i link. Ovviamente mandava i report periodici (e riscuoteva le fatture al termine dell’attività 🙂 ).

Sapeva anche dove registrare il dominio ed acquistare l’hosting, magari aveva velleità grafiche ed era quindi in grado di farti il logo. Era addirittura un po’ “social media coso” e masticava pure il pay-per-click!

Col passare degli anni, come in tutte le professioni che subiscono una evoluzione, il SEO tuttofare si è diviso in 3 figure differenti figure:

  • Il tecnico;
  • Il copywriter;
  • Il link builder.

La prima figura viene dal mondo dei programmatori/sviluppatori. Normalmente è quindi un informatico, una persona con una mentalità quadrata, analitica. Opera sul “telaio” del sito.

La seconda ha invece una formazione umanistica: potrebbe essere un giornalista/pubblicista che viene dalla carta stampata (se anziano) oppure un blogger (se più giovane). Solitamente è piuttosto creativo. Opera on-page.

La terza figura, magari, è un ex PR o un buon commerciale, nel senso che è bravo a gestire i rapporti con tanti webmaster e la trattativa per la compra-vendita dei link su vari siti e testate. Opera off-site, fuori dal sito web.

Un SEO che sappia muoversi a menadito fra i 3 ambiti è rarissimo, inutile negarlo.

Ma il vero problema è che ognuno dei 3 SEO, siccome ha sviluppato competenze solo all’interno del suo settore, dirà che la “vera SEO“, quella che funziona, è quella che fa lui.

Il tecnico dirà che un sito veloce, con una buona struttura, con una corretta implementazione di Schema.org, è quello che ci vuole oggi per posizionarsi bene su Google.

Il copywriter dirà invece che i contenuti sono in assoluto la cosa più importante: “content is king”, e tutte quelle robe ll.

Il link builder dirà che senza link non è possibile fare nulla, che il world wide web – d’altra parte – si basa proprio sul fatto che i siti e le pagine debbano linkarsi fra loro.

La verità è che tutte queste cose servono, e il buon SEO dovrebbe essere il direttore d’orchestra in grado di dirigere magistralmente questi 3 musicisti. Oppure, se preferisci un’altra metafora, il cuoco che sa amalgamare e cucinare con maestria i 3 ingredienti per creare una pietanza eccezionale.

Ma il SEO “monotematico” non lo ammetterà mai, e dirà sempre che l’unica SEO che funziona è la sua. Perché è incapace a fare le cose che fanno gli altri 2, e piuttosto che fare squadra distorce la realtà a suo uso e consumo, denigra tutti gli altri SEO e manda nel fosso l’incauto cliente.

Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.
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Da oltre 20 anni, fornisco consulenze per aziende e professionisti, che vogliono sviluppare il loro business, aumentando i clienti, in modo serio e produttivo, utilizzando le ultime tecnologie e nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia.

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7 risposte

  1. Aggiungiamoci il Social Media Manager che, a sua volta, spiega che oggi il SEO è inutile tanto quanto le campagne pay per click su Google perché lui con montagne di like e campagne sui social che hanno un PPC microscopico riesce a fare di tutto, quindi perchè sprecare budget da altre parti?

  2. Non così raro, eh: ad esempio io – per citare uno a caso – lo faccio da circa 12 anni 😀

    vero che comunque la figura SEO dovrebbe essere multidisciplinare, non rigida: come fai a lavorare bene se ti manca anche solo uno dei tre requisiti?

  3. Ecco… analisi evolutiva dell homus seos
    Che denota e trasmette contemporaneamente la non giovane età . Una lunga serie di medaglie e cicatrici

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