La Voice Search sarà la tomba degli editori online?

Voice Search editori online

Da diversi anni – questo mio post è del lontano 2013 – sto osservando con un certo interesse la lenta e inesorabile crescita della voice search, ovvero l’uso sempre più consistente della ricerca vocale per ottenere risposte (anch’esse via voce) da Google o da altri siti/app/motori di ricerca.

Se l’attenzione di molti sembra essere sul legame fra voice search e local search, io mi sto invece interrogando sull’editoria online. E su quale potrà essere il futuro (soprattutto economico) di certi editori se le ricerche vocali cresceranno esponenzialmente a scapito di quelle via tastiera.

Smartphone fa rima con voice search

Se vogliamo cercare il primo “colpevole”, è certamente lo smartphone.

Non che prima non si potesse “parlare col PC”, anzi: i vecchietti come me ricorderanno benissimo Dragon NaturallySpeaking o altri software simili con i quali, verso la fine degli anni ’90, ci si dilettava a dettare al microfono brevi testi su Word.

Ma prima del 2013, almeno secondo questa ricerca di ComScore,

Crescita della Voice Search

le ricerche via voce non esistevano (o quasi)… mentre sembra che dal 2020 surclasseranno quelle via tastiera. Lentamente ma inesorabilmente.

I dispositivi con cui si cerca via voce

Si parla moltissimo di Google Home o Amazon Echo, ma ricordiamoci che smartphone e tablet sono stati i primi dispositivi con cui poter dialogare, a parole, con i motori di ricerca.

Da qualche mese sembra stiano invece andando di gran moda dei device senza schermo, a metà fra speaker e soprammobili,

Google Voice Amazon Echo

anche se ne esiste una versione (sia a marchio Amazon che a marchio Google) dotata di monitor:

Google Home Hub Amazon Echo Show

In poche parole, la ricerca vocale è partita di dispositivi dotati di schermo, nella seconda fase lo schermo è stato tolto, e alla fine lo schermo è stato rimesso: assurdo, no? 🙂

La ricerca vocale toglierà soldi agli editori del web?

In base ad uno studio di Backlinko, i siti ben posizionati su Google e soprattutto quelli che compaiono nei feature snippet hanno ottime probabilità di finire all’interno della voice search.

Ma se a seguito di una ricerca effettuata via tastiera il sito ottiene la visita di un utente, cosa succede nel caso di una risposta data dal motore via voce?

Semplice: succede che il sito da un lato perde la visita, e dall’altro non può monetizzare la risposta di Google in alcun modo.

Mi spiego meglio. Se un utente atterra sul tuo sito tramite un browser, c’è la possibilità che possa cliccare su un banner, seguire un link affiliato o, nella peggiore delle ipotesi, segnare un “+1” nell’analytics.

Ma se la risposta viene data da Google, via voce, il sito come guadagna? Mi immagino che Google arriverà a vendere delle pubblicità di tipo radiofonico su query transazionali molto ambite, e quindi riuscirà in qualche modo a monetizzare certe ricerche. E l’editore, che fornisce – suo malgrado – il contenuto? Rimarrà col cerino in mano?

Fossi il webmaster di un sito di ricette o meteo, inizierei a valutare seriamente l’impatto.

E anche se fossi un quotidiano online cercherei di capire se e quanto conviene economicamente che le mie news siano lette via voce da un dispositivo di Google… da questo video non vedo il modo di tirar fuori soldi:

2 Comments

  1. Pino 6 Febbraio 2019
  2. Andrea Torti 6 Febbraio 2019

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