Workaholic è bello

Workaholic

Se son qui a scrivere questo post a metà Agosto, e se tu sei qui a leggerlo 🙂 , forse è perché facciamo entrambi parte della categoria di quelli “che non staccano mai”, dei dipendenti dal lavoro, dei workaholic (come dicono gli anglofoni).

A partire dagli anni 70-80 la sindrome da dipendenza dal lavoro inizia ad essere trattata come vera e propria malattia, che – secondo Wikipedia – presenta questi sintomi (ne sottolineo solo alcuni, poi spiegherò il perché).

Il workaholic […] è adrenalino-dipendente. […] Non pone un confine tra la vita professionale e quella personale, familiare. […] Passa il tempo libero, i week-end, le ferie in attività che possano avere una qualche relazione col lavoro. È incapace di rilassarsi: la sua mente è sempre alla ricerca di soluzioni per risolvere i problemi lavorativi. Quando non lavora si sente inquieto e annoiato. Non ha nessun hobby se non quelli connessi al suo lavoro.

Inutile dire che mi ritrovo in molte di queste caratteristiche, non lo nego.

Ma non accetto che siano viste in toto come negative, anzi. Alcune, come il cervello sempre attivo a cercare idee e soluzioni, mi sembrano qualità assolutamente positive, e non sintomi di una malattia. Né accetto che nel 2016 il concetto di “lavoro”, perlomeno quello su Internet, sia equiparato al lavoro di 50 o 100 anni fa.

L’ho già ribadito in un mio vecchio post sul cosa significa lavorare online: le mie attività quotidiane, come quelle di tutti i consulenti e web marketer, sono un mix fra “lavoro operativo”, lettura e studio.

I contorni sono molto sfumati, come lo è il numero di ore dedicate a queste attività: possono essere le canoniche 8, ma più spesso sono 10, 12 al giorno… dov’è il problema? Non conosci forse un sacco di persone che, terminata la giornata lavorativa, investono un sacco del loro tempo (e denaro!) a coltivare gli hobby più disparati? Ma in quel caso, stranamente, non c’è nessuno che si straccia le vesti.

Se invece non fai distinzione fra lavoro in ufficio e lavoro a casa, se non ti poni il problema di lavorare di sera o di notte, di sabato e di domenica, a Natale o a Ferragosto, ecco che vieni guardato come un alieno: per la massa il lavoro è una cosa che deve fare schifo, dalla quale non devi vedere l’ora di fuggire. Non è concepibile che il lavoro sia qualcosa di bello, di divertente come (o più) di un hobby.

Negli ultimi giorni ha fatto un certo scalpore la dichiarazione di Marissa Mayer (CEO di Yahoo!), che in una intervista rilasciata a Bloomberg ha detto di essere arrivata a lavorare fino a 130 ore a settimana, programmando strategicamente le ore di sonno e quelle dedicate all’igiene personale.

Davvero sei sorpreso? Non hai mai letto articoli sulla tipica giornata lavorativa di un CEO di un certo livello?

  • Tim Armstrong (AOL): sveglia fra le 05:00 e le 5:15, a letto alle 23:00.
  • Jayne-Anne Gadhia (Virgin Money): sveglia alle 06:20, a letto alle 22:30.
  • Karen Blackett (MediaCom UK): sveglia alle 05:45, a letto alle 23:30.
  • Helena Morrissey (Newton Investment): sveglia alle 06:30, a letto alle 22:00-23:00.
  • Vittorio Colao (Vodafone): sveglia alle 06:00, a letto alle 23:30.

Se poi vuoi 2 esempi davvero eclatanti:

  • Jack Dorsey ha dichiarato di svegliarsi quotidianamente alle 05:30, e di dedicare 8-10 ore a ciascuna delle sue 2 società (Twitter e Square): in pratica una giornata lavorativa di 16-20 ore.
  • Ancora più incredibile Sergio Marchionne (CEO di Fiat Chrysler Automobiles). Sveglia alle 03:30 e zero vacanze: la leggenda narra che quando è tempo di vacanze in Italia vada negli USA a lavorare, e quando è tempo di vacanze negli USA torni in Italia a lavorare.

Probabilmente tutti questi casi di workaholism estremo ti avranno infastidito, se non disgustato. Probabilmente vorresti leggere qualcosa di più “umano” e meno “extra-terrestre”. Ebbene, a mio parere la quintessenza la trovi nella risposta data nell’Aprile del 2015 da Mark Zuckerberg alla domanda “quante ore lavori?”, risposta nella quale – con le dovute proporzioni – mi ci ritrovo completamente.

Ore lavorative di Mark Zuckerberg

Dipende da cosa intendi con lavoro. Io passo la maggior parte del mio tempo a pensare a come connettere il mondo e servire la community al meglio, ma un sacco di questo tempo non è passato in ufficio o in riunioni o a fare cose che vengono chiamate normalmente lavoro.

Passo un sacco di tempo da solo a leggere e pensare cose. Se si considera il tempo che passo in ufficio, probabilmente non sono più di 50-60 ore a settimana. Ma se considero tutto il tempo durante il quale sono focalizzato sulla nostra missione, è fondamentalmente tutta la mia vita.

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18 Comments

  1. Stefano 11 Agosto 2016
  2. Benedetto Motisi 11 Agosto 2016
  3. Luca Raldiri 11 Agosto 2016
  4. Andrea Torti 11 Agosto 2016
  5. Silvia Carla ferrari 11 Agosto 2016
  6. Daniele 11 Agosto 2016
  7. Gianfranco 11 Agosto 2016
  8. Adriano De Arcangelis 11 Agosto 2016
  9. Andreas Zanin 11 Agosto 2016
  10. Salvatore 11 Agosto 2016
  11. Andrea Pilotti 11 Agosto 2016
  12. Flavio 11 Agosto 2016
  13. marco 11 Agosto 2016
  14. Marco 11 Agosto 2016
  15. Laurent 11 Agosto 2016
  16. Michele Marchi 12 Agosto 2016
  17. Miry Allegri 15 Agosto 2016
  18. alessandro gnola 21 Agosto 2016

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