Mobilegeddon 2: vera rivoluzione o falso allarme?

Mobilegeddon 2

Ormai è diventata una tradizione: appena si sta per uscire dall’inverno, Google raggela il web con qualche nuovo comunicato sull’ennesimo cambiamento del suo algoritmo.

Quest’anno l’annuncio è arrivato il 16 marzo: Big G ha deciso di effettuare un nuovo aggiornamento, per cui da maggio 2016 il “fattore mobile” è diventato ancora più importante nel computo del ranking dei siti web.

Mobile-friendly e Mobile-surprised: le reazioni al Mobilegeddon 2

Per avere un’idea di come il web ha accolto la notizia, è interessante leggere i commenti in coda al comunicato.

C’è chi è tranquillo perché ha già un sito mobile-friendly, magari implementato da qualche anno. O chi si lamenta con Google, di non aver avuto ancora il tempo di metabolizzare il Mobilegeddon 1 e trovarsi già di fronte un nuovo cambiamento.

C’è chi sembra accorgersi solo ora dell’urgenza di adottare un sito responsive, come se esclusivamente grazie a Google ne avesse scoperto l’importanza. Anche se basterebbe uscire in strada e vedere quante persone sono attaccate al proprio smartphone o leggere un paio di statistiche sulla crescita del mobile per intuire che avere un sito ottimizzato per questo tipo di dispositivi è ormai indispensabile.

Infine c’è chi non se ne cura per nulla, avendo notato pochi danni nel posizionamento del proprio sito a un anno dal Mobilegeddon. In effetti l’allarmismo generale che aveva accompagnato il primo comunicato di Google, che segnalava esplicitamente uno scivolamento nel ranking per i siti non mobile-friendly (nelle ricerche effettuate via smartphone), sembra essere questa volta molto più contenuto.

Stesso dicasi per l’interesse di SEO e webmaster sul tema in questione: se subito dopo l’annuncio del Mobilegeddon le ricerche correlate a questa parola chiave sono salite alle stelle, in corrispondenza del comunicato di quest’anno sono cresciute solo lievemente.

Mobilegeddon in Google Trends

Le ipotesi di un atteggiamento così differente possono essere due: gli utenti non credono più ai proclami di Google. Oppure tutti i siti sono diventati mobile nell’ultimo anno e nessuno ha più nulla da temere. Per scoprirlo, facciamo un salto indietro nel tempo e torniamo per un attimo nel 2015.

Ritorno al 2015: il primo Mobilegeddon

È il febbraio 2015 quando Google annuncia che dal 21 aprile l’elemento mobile assumerà un impatto significativo nel posizionamento dei siti sul motore di ricerca. L’obiettivo è quello di privilegiare le pagine web in grado di offrire una migliore esperienza agli utenti su mobile, che ormai sono diventati la maggioranza, con un incremento del 1.525% tra il 2010 e il 2015.

La notizia mette in allarme il web, sia perché molto raramente Google annuncia in anticipo i cambiamenti dell’algoritmo, sia perché il termine “impatto significativo” lascia spazio a un gran numero di possibili interpretazioni. E a conseguenti timori.

La corsa al mobile e gli effetti reali

Un buon numero di imprese on-line si è immediatamente mosso per rendere il sito adatto ai piccoli schermi, temendo di sparire da un giorno all’altro dalla prima pagina di Google, conquistata con anni di fatiche SEO.

Il numero di siti ottimizzati per mobile è cresciuto del 4,7% in soli due mesi dall’annuncio. Molto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare in una moderna commedia digitale, perché in realtà, nei primi mesi dopo il Mobilegeddon, il numero di pagine mobile-friendly nei risultati di ricerca è salito solo del 2%.

Le statistiche di Moz sui risultati Mobile Friendly

Google esagera o chi non passa al mobile rischia davvero?

Secondo molti Google ha bluffato, esagerando nel comunicare la vastità del cambiamento dell’algoritmo in rapporto ai suoi reali effetti. E di conseguenza l’annuncio del Mobilegeddon 2 è stato accolto con tiepida emozione.

Altri invece sottolineano che l’impatto c’è stato ed è statisticamente visibile: alcuni siti hanno perso fino ad 1/3 del loro posizionamento su mobile, già nel primo mese dopo il Mobilegeddon. Il nuovo aggiornamento 2016 non farà che rendere ancora più evidenti questi dati.

Chi ha ragione? Prova a considerare due cose:

– L’effetto empirico: Prova a cercare alcuni dei tuoi siti preferiti da desktop, poi ripeti la ricerca su mobile.

L’ordine dei risultati, specie se si tratta di ricerche su attività locali, raramente è lo stesso. Noi abbiamo fatto la prova cercando “Ristorante a Roma”, qui sotto i risultati da desktop. Lasciamo a te la ricerca di cosa accade al terzo posto dei risultati su mobile.

Un SERP via desktop... come sarà su mobile?

– La complessità dell’algoritmo: Il mobile NON è l’unico fattore che influenza il ranking dei siti.

Anche se ora la sua importanza è cresciuta, restano comunque validi almeno un centinaio di altri parametri, come la domain reputation e la rilevanza del contenuto.

Proprio in relazione a quest’ultimo elemento, Google conclude il suo comunicato 2016 con un’affermazione che deve far riflettere: l’intenzione nella query di ricerca resta ancora un fattore importante. Ovvero, la qualità del contenuto della pagina conta almeno quanto la facilità di poterla leggere da qualsiasi dispositivo.

5 domande per rendere il tuo sito mobile

Al di là degli allarmisti e dei disincantati, di coloro che si basano sull’emozione collettiva o sui dati, tutti i cambiamenti di Google negli ultimi anni sembrano convergere in una direzione: premiare i siti che offrono su mobile una buona esperienza agli utenti.

Passare al mobile è una necessità: non perché ce lo intima Google, ma perché è ciò che oggi le persone che navigano sul nostro sito si aspettano da noi. Non hai ancora un sito mobile? Vuoi controllare di averlo ottimizzato bene da più punti di vista? Ecco 5 domande che dovresti porti per superare al meglio il Mobilegeddon.

1. Tutte le pagine del tuo sito sono mobile?

Sapere se un sito è mobile non è questione di sensazioni, ma un dato misurabile. Oltre a mettere a punto periodici aggiornamenti dell’algoritmo e a proclamare pericolosi cambiamenti, Google ha anche creato uno strumento, il Mobile-Friendly test, che permette di misurare l’ottimizzazione delle pagine web. Semplicissimo da utilizzare, si inserisce l’URL della propria pagina e si avvia la verifica: se il sito non è responsive, Google ne spiega il motivo e suggerisce le possibili migliorie.

Poiché il tool lavora pagina per pagina, ricorda di testare tutte le pagine più importanti del tuo sito e non solo la home page. I livelli di ottimizzazione potrebbero essere differenti ed è bene saperlo in modo da intervenire su tutte le parti chiave del sito.

Ricordo infine che da qualche giorno Google ha lanciato una nuova versione di questo strumento, disponibile all’indirizzo testmysite.thinkwithgoogle.com.

Il nuovo tool di Google per testare il Mobile Friendly

2. Il tuo sito è una spider o un’utilitaria?

Ci auguriamo che la risposta sia la prima, altrimenti il tuo sito è destinato a restare indietro e ad avere sempre meno visite.

Smartphone e tablet hanno rivoluzionato il nostro modo di fruire le informazioni, rendendoci sempre più rapidi nella ricerca e nella lettura, ma anche impazienti nella ricerca delle notizie. Se un sito non carica entro 3 secondi, circa del 50% delle persone passerà ad un concorrente.

Assicurati che il tuo sito abbia un tempo di caricamento ottimale, in tutte le sue parti: testi, immagini, video e così via. Anche in questo caso Google ha realizzato un apposito tool, che misura la velocita della tua pagina web e propone suggerimenti per migliorarne le prestazioni.

3. I tuoi contenuti nascono mobile first?

La maggior parte dei siti per mobile non è altro che l’adattamento del sito desktop, in forma ridotta e semplificata.

In realtà, la prospettiva dovrebbe essere rovesciata: prima andrebbe disegnato il sito mobile, che contiene i contenuti indispensabili. Poi quello per desktop, che oltre ai contenuti primari potrà aggiungere altri argomenti, menu, percorsi di navigazione.

Come fare a capire quali sono i contenuti indispensabili? Le analytics potranno offrirti delle rispose interessanti, per capire quali sono le pagine più visitate, quelle ignorate e i percorsi più frequenti.

4. Hai un’app da indicizzare?

L’85% delle persone passa il suo tempo su mobile utilizzando un’applicazione.

Google dà qualche tempo offre la possibilità di inserire le app nel ranking di ricerca. Ciò significa che anche le app, come i siti, vanno indicizzate. Il consiglio è di utilizzare lo stesso indirizzo per sito desktop, mobile e app, così Google potrà scegliere, a seconda del contesto, quale delle 3 far visualizzare all’utente.

Naturalmente la premessa a tutto ciò è avere un’app. Se non ci hai ancora pensato per motivi di budget e risorse da dedicare, sul web ci sono piattaforme per creare applicazioni native complete di tutte le funzionalità, con un investimento del tutto contenuto.

5. Offri contenuti rilevanti?

Lo stesso Google ne parla in conclusione al suo comunicato, affermando che un sito con un contenuto di alta qualità, anche se non è mobile-friendly, può mantenere un buon posizionamento.

I tuoi contenuti sono interessanti per gli utenti? Contengono le informazioni che cercano? Per avere un dato concreto, puoi fare anche in questo caso riferimento alle analytics, monitorando ad esempio il tempo di permanenza sulle pagine e la frequenza di rimbalzo.

Google nel suo documento dà due indizi precisi: se il tuo sito è ottimizzato sia nella struttura che nella qualità nei suoi contenuti, non avrai Mobilegeddon di cui temere.

Ora sei pronto per il Mobilegeddon 3!

Non ti spaventare, stiamo solo scherzando.

Ma conosciamo tutti Big G, le novità non tarderanno ad arrivare, anche prima della prossima primavera. Vista la strada recentemente intrapresa, è facile indovinare che ci sarà ancora di mezzo il mobile.

Naviga spesso il tuo sito da smartphone e tablet, mettendoti nei panni dei tuoi clienti: i contenuti sono ben visibili e accattivanti? I pulsanti sono posizionati correttamente? Come potresti rendere l’esperienza di fruizione ancora più coinvolgente?

Il punto è proprio questo: non smettere mai di migliorare. Questo è il piccolo segreto per sopravvivere a questo e altri mille Mobilegeddon.

Autore: Silvio Porcellana, fondatore e CEO di mob.is.it, per il TagliaBlog.

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3 Comments

  1. Riccardo Masutti 7 Giugno 2016
  2. Silvio 13 Giugno 2016
  3. alessiab86 14 Giugno 2016

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