Google Core Update (Brand Bidding Algorithm): l’update che colpisce le keyword di brand

Google Core Update (Brand Bidding Algorithm)

Durante il secondo fine settimana di Gennaio 2016 c’è stato un aggiornamento dell’algoritmo di Google, confermato anche da John Mueller e Gary Illyes col nome un po’ banale di “Core Update“.

C’è chi ha pensato al nuovo Penguin, chi al nuovo Panda, chi ad un update riguardante la “qualità” (un pò come il Quality di Maggio o il Phantom 3 di Novembre).

A me sembra che i portavoce di Google non siano riusciti a chiarire molto bene i contorni di questo ennesimo “ritocchino algoritmico”: ci ha provato invece Bartosz Goralewicz sul suo blog, ipotizzando quello che lui stesso ha battezzato col nome di Brand Bidding Algorithm.

Osservando i siti che han perso posizioni a partire dal 9-10 Gennaio 2016, possiamo notare che la maggior parte di questi sono news website, ovvero siti di informazione. Ciò ha portato alcuni SEO a pensare che questo update fosse collegato ai contenuti, alle notizie. Secondo Goralewicz questa teoria è errata, e l’aggiornamento va invece a toccare il modo con cui Google determina il rank delle query strettamente correlate ai brand.

Le prove

Iniziamo a dare un’occhiata ai siti che han perso più posizioni dal 9-10 Gennaio 2016:

I siti che han perso più posizioni, secondo Searchmetrics

Puoi facilmente notare diversi noti siti di news, fra i quali:

  • newyorker.com
  • theatlantic.com
  • vanityfair.com
  • economist.com
  • gutenberg.com
  • newsweek.com

Ma ci sono anche siti di una tipologia completamente diversa, che han perso posizioni a partire dallo stesso giorno:

  • ultimate-guitar.com
  • theblackfriday.com
  • bfads.net
  • outletsheet.com
  • grantland.com
  • organsociety.org

Goralewicz ha approfondito ulteriormente l’analisi, arrivando a concludere che fra il 9 e il 10 Gennaio 2016 Google ha fatto delle modifiche che sono andate a colpire il modo con cui viene trattato il posizionamento delle branded keyword sul motore.

Analisi dei “perdenti”

Questa immagine mostra il calo globale di theatlantic.com:

Il calo di visibilità di theatlantic.com, secondo Searchmetrics

E questa invece il calo per le singole parole chiave (in viola sono evidenziate le branded keyword):

Il calo delle singole parole chiave di theatlantic.com, secondo Searchmetrics

Ecco invece il calo di newyorker.com:

Il calo di visibilità di newyorker.com, secondo Searchmetrics

E queste le parole chiave in calo (curioso notare che le keyword [calendar] e [dictionary] sono fra quelle che hanno registrano il maggior calo, come in theatlantic.com… bug o coincidenza?):

Il calo delle singole parole chiave di newyorker.com, secondo Searchmetrics

Ora guardiamo vanityfair.com:

Il calo di visibilità di vanityfair.com, secondo Searchmetrics

E le keyword del sito che han perso di più (anche in questo caso, è presente una parola chiave non-branded in comune con theatlantic.com, ovvero [restaurants]):

Il calo delle singole parole chiave di vanityfair.com, secondo Searchmetrics

Prima di saltare a conclusioni affrettate, diamo ora una occhiata ad uno dei top loser, che però non è un sito di news: parliamo di cashstar.com.

Il calo di visibilità di cashstar.com, secondo Searchmetrics

Su quali parole chiave ha perso visibilità? Se guardi bene, si tratta in moltissimi casi di branded keyword.

Il calo delle singole parole chiave di cashstar.com, secondo Searchmetrics

Le caratteristiche del “Brand Bidding Algorithm”

A seconda della tipologia dell’algoritmo di Google, ci sono casi in cui un sito può migliorare o peggiorare dall’update precedente (vedi Panda o Penguin). Ci sono casi in cui un algoritmo lavora a livello di dominio, altri in cui lavora a livello di pagina.

Cose come RankBrain o il Knowledge Graph agiscono sul modo con cui Google “comprende” la query dell’utente o posiziona un sito per una determinata query. Puoi vedere il tuo sito salire o scendere sulle SERP, ma solo per le parole chiave colpite dalla modifica algoritmica.

Nel caso in questione, possiamo notare che l’algoritmo non è andato ad agire a livello di pagina o di dominio: sembra più essere indirizzato a specifiche parole chiave.

Tesi

La tesi è dunque quella che il nuovo aggiornamento colpisca specifiche query o gruppi di query.

Per dimostrare questa tesi, andiamo ad analizzare le keyword migliori dei siti che hanno perso più visibilità. Se la tesi è corretta, i siti analizzati dovrebbero calare per certe branded keyword e salire per altre.

Parole chiave in salita e in discesa

Tutti i siti han perso visibilità per query legate ai brand?

Questo punto è estremamente interessante. La maggior parte delle winner keyword erano anche query correlate ai brand per gli stessi siti che hanno perso visibilità a causa… delle branded keyword.

Chiariamo con l’esempio di theatlantic.com, il sito che ha perso di più in assoluto.

L'ascesa delle singole parole chiave di theatlantic.com, secondo Searchmetrics

Il pattern per le parole chiave in crescita è lo stesso che si può osservare per quelle in calo. Guadagnano tutte 90 o più posizioni; significa in pratica che sono nuove branded keyword che si vanno a posizionare.

Lo stesso modello si può vedere su newyorker.com:

L'ascesa delle singole parole chiave di newyorker.com, secondo Searchmetrics

Dopo aver analizzato questi e molti altri siti, Goralewicz si è convinto che il nuovo algoritmo è strettamente correlato alle branded keyword.

Fra salite e discese

Perché tutte queste parole chiave legate ai brand sono andate su e giù in questo modo? Goralewicz si è dato una risposta partendo dall’analisi della keyword [google], e delle sue oscillazioni a partire dal 10 Gennaio 2016:

Analisi della parola chiave Google, effettuata il 10 Gennaio 2016

Se guardi con attenzione l’immagine qui sopra, tutti gli URL in salita sono piuttosto brevi, e in alcuni casi terminano con [google], cosa che non succedeva prima del 9-10 Gennaio 2016.

Osserviamo infatti i dati di una settimana prima (3 Gennaio 2016):

Analisi della parola chiave Google, effettuata il 3 Gennaio 2016

Tutti gli URL che non rispondono direttamente alla query [google] (ad esempio, pagine specifiche che non soddisfano bene la query), non rankano più. E’ spesso il caso di contenuti sotto forma di notizie.

Ma non tutte le news sono sparite: sembra che la data di pubblicazione sia importante, visto che sono sono calati vecchi contenuti e saliti quelli più freschi (c’entra dunque anche la “freshness“?)

Vediamolo meglio con un esempio:

Analisi della parola chiave target, effettuata il 10 Gennaio 2016

Per la keyword [target], a partire dal 10 Gennaio 2016, possiamo notare al 6° e 7° posto washingtonpost.com e techcrunch.com, in salita di oltre 90 posizioni rispetto alla settimana prima. Curioso notare che i 2 articoli sono dell’Agosto 2015, e pertanto non proprio freschissimi (anche se, secondo Goralewicz, both pages were fresh and relevant…).

Vediamo ora chi ha perso posizioni:

Analisi della parola chiave target, effettuata il 3 Gennaio 2016

Il 3 Gennaio, al 5° e 6° posto, erano presenti 2 articoli di forbes.com e theatlantic.com, rispettivamente datati Febbraio 2012 e Aprile 2015. Sembra che siano stati considerati poco rilevanti dal “Brand Bidding Algorithm”, e quindi rimpiazzati con 2 pezzi più freschi e che rispondono meglio alla query.

Meno visibilità, più parole chiave posizionate

Altra curiosità: washingtonpost.com ha perso il 13% di visibilità, ma ha un 5% di keyword posizionate in più.

Calo di visibilità e aumento di parole chiave posizionate di washingtonpost.com

Riassumendo

Goralewicz sintetizza così i punti chiave di questo nuovo update:

  • non è il nuovo Penguin;
  • non è orientato a colpire i link;
  • colpisce le parole chiave, non i domini;
  • la maggior parte della parole chiave colpite sono branded keyword (keyword legate a brand);
  • se il tuo sito ha perso posizioni per una di queste branded keyword, molto probabilmente il suo posto è stato preso da un sito che risponde meglio a quella query.

Possibili soluzioni

Queste le soluzioni proposte da Goralewicz per provare a recuperare le posizioni e la visibilità perduta:

  • prova a scrivere nuovi contenuti focalizzati alle parole chiave in calo;
  • non farli troppo specifici;
  • crea una pagina di categoria di grande qualità, riguardante il brand;
  • focalizzati sul cosa vuole l’utente che cerca quel brand;
  • fornisci un sacco di dati utili o un report di grande valore su quel brand;
  • aggiorna e migliora il contenuto che ha perso posizioni.

Il parere di Yoast

Anche il notissimo Joost de Valk ha detto la sua circa il “Core Update”.

Yoast non è però d’accordo al 100% con l’analisi di Goralewicz: è vero, secondo l’autore del famoso plugin SEO per WordPress, per le query di brand Google tende oggi a privilegiare URL “senza tempo”, rispetto a news e articoli. (Guarda caso, proprio pochi giorni fa ho parlato dell’importanza dei contenuti sempreverdi 🙂 ).

Ma c’è dell’altro: Yoast ha notato che fra i “vincitori” ci sono diversi siti con categorie ben ottimizzate e un’ottima struttura dei link interni (come Mashable).

Conclusione

Yoast chiude con una puntualizzazione circa la differenza fra “visibilità” e “traffico”: Searchmetrics (e strumenti simili) tendono a correlare la posizione di un sito per una determinata parola chiave ad una certa quantità di traffico.

Il problema è quando un utente effettua una ricerca di tipo navigazionale (=cerca di raggiungere un sito specifico): per esempio, Yoast afferma di essere posizionato al 7° posto per la keyword [google analytics], ma praticamente non riceve visite per quella chiave. Il motivo è che il 99,9% degli utenti che cercano [google analytics] vogliono andare sul sito ufficiale di Google Analytics (e quindi cliccano sul primo risultato della pagina, e non sugli altri): ecco perché l’impatto del “Core Update” potrebbe essere importante a livello di scombussolamento dei risultati in SERP, ma non altrettanto a livello di traffico.

Anch’io tendo a diffidare dei tool di terze parti per misurare il traffico di un sito web, ma di certo è successo qualcosa di grosso a partire dal secondo weekend di Gennaio 2016.

Purtroppo, siccome la data del Core Update/Brand Bidding Algorithm ha coinciso col ritorno dalle ferie di parecchi utenti dopo le festività invernali, per molti webmaster è stato difficile capire i motivi dell’aumento di traffico dei loro siti: spesso la crescita è stata confusa col normale ritorno alle attività lavorative, tipico della seconda settimana di Gennaio.

Personalmente ti consiglio quindi un’analisi su un periodo più lungo, ed andando ad osservare esclusivamente il traffico organico proveniente da Google. Puoi fare tale analisi da Google Search Console -> Traffico di ricerca -> Analisi delle ricerche, impostando l’intervallo a 90 giorni. Questo è il TagliaBlog:

Aumento di traffico organico sul TagliaBlog

Come puoi vedere, a Dicembre 2015 c’è stato un calo fisiologico di visite dai motori di ricerca, calo tipico in Italia per chi ha siti/blog su temi come il mio. Ma se allarghi il range alle settimane precedenti, puoi facilmente notare il balzo proprio dal 9-10 Gennaio 2016 (rispetto, ad esempio, ad una tipica settimana di Novembre).

A te come è andata? 🙂

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7 Comments

  1. piero 19 Gennaio 2016
  2. Samuele Valerio 19 Gennaio 2016
  3. andrea 19 Gennaio 2016
  4. Emiliano 19 Gennaio 2016
  5. Tagliaerbe 20 Gennaio 2016
  6. Ilario Gobbi 20 Gennaio 2016
  7. andrea 21 Gennaio 2016

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