iPhone, Android, Windows Phone ed Ecosistemi

L'ecosistema mobile

Con l’arrivo della stagione fredda inizia – come sempre – il periodo caldo per la tecnologia.

In particolare, dopo il lancio di iPhone 5 che ha ufficialmente “aperto le danze” ad inizio dell’autunno, nel corso dei prossimi giorni è in arrivo una pletora di novità in ambito mobile (dove per mobile intendo soprattutto smartphone) che ci accompagnerà almeno fino alle feste natalizie (giusto per dirne una, il 29 Ottobre Google e Microsoft presenteranno rispettivamente la nuova gamma Nexus e Windows Phone 8).

Ma nonostante tutti i nuovi telefoni che andranno ad inondare il mercato da qui a fine anno, credo (purtroppo) che i vincitori saranno solo 2: iPhone e Android (cappello che copre ennemila brand, fra i quali l’emergente è Samsung).

Dico questo da utilizzatore, da più di un anno, di Windows Phone, dopo essere passato per almeno 3 versioni di iPhone.

Windows Phone è un sistema operativo fantastico, fluido, intuitivo, il nuovo Nokia 920 sarà probabilmente superiore a tutti gli smartphone rivali, ma non ha oggi la cosa che serve davvero per sfondare: l’ecosistema.

E’ finita da un pezzo l'”era del ferro”, quella dove il device era un oggetto – un pezzo di ferraglia, appunto – scollegato da altro, che bastava a se stesso, che si acquistava giusto per telefonare e mandare qualche SMS.

Oggi le persone usano il telefono non per telefonare, ma perché è un mezzo che abilita all’uso delle app. Ci passano ore ed ore a installare cose, giocare, fotografare, girare video, leggere notizie, “socializzare” tramite Facebook & Co.

Per ognuna di queste cose c’è una icona, un’app. E l’insieme di tutte queste cose è un ecosistema, che Microsoft, nonostante la sua enorme potenza di fuoco, non è (ancora) riuscito a creare.

Microsoft – imitata in quello anche nell’ultima versione dell’iOS di Apple – ha provato la strada dell’integrazione: non devi – o almeno non dovresti – scaricare le app dei social più importanti, perché la condivisione è integrata nel sistema operativo.

Ma l’utente medio non sembra capisca questo passaggio: vuole le app, addirittura una per ogni singola funzione, al punto che (ad esempio) Facebook per iOS ha l’app per la gestione delle Pagine, quella per la chat e quella per la fotocamera, oltre all'”appona globale”. Quattro applicazioni diverse che fanno micro-cose diverse, anziché una sola per fare tutto.

Eppoi ci vogliono le applicazioni “giuste”, trendy, di moda: sul marketplace di Windows Phone sono presenti più 100.000 app, ma mancano parecchie di quelle ambite dagli utenti.

Giusto per fare un paio di esempi: c’è una primissima versione di Angry Birds, ma non tutta la saga uscita successivamente (Seasons, Rio, Space, Bad Piggies, etc.). E’ stata annunciata da mesi per WinPhone, ma ancora non si vede.

Non ci sono giochi come Temple Run o Jetpack Joyride, che su altre piattaforme hanno spopolato.

E non ci sono nemmeno social-mobile come Path (che, dati di qualche giorno fa, segna 500.000 user giornalieri) e soprattutto Instagram, un’app da decine di milioni di utenti registrati e con 7,3 milioni di utilizzatori quotidiani (sì, più di quanti usano Twitter giornalmente).

Instagram si usa (praticamente) solo via smartphone. E a sua volta è un vero e proprio mondo dove più o meno lo stesso numero degli abitanti della Svizzera (!) pubblica fotografie ogni santo giorno.

Il bello di queste app è che costituiscono a loro volta “ecosistemi trasversali”: chi usa Instagram su iPhone può tranquillamente interagire con chi usa Instagram su Android. Il sistema operativo non interferisce in alcun modo sull’interazione, semmai sarà leggermente diversa l’interfaccia grafica e l’esperienza d’uso.

Instagram ha optato per creare dapprima una versione dell’app per iOS, poi per Android. E, come moltissimi altri, ha ignorato tutte le piattaforme alternative a quelle di Apple e Google. Il che significa che se non usi determinati telefoni, non puoi far parte di quel mondo. Sei escluso dai giochi, anche se hai l’ultimo e costosissimo modello di smartphone.

Fino a che i developer continueranno a sviluppare principalmente per iOS e Android, fino a che la situazione sarà questa

Interesse degli sviluppatori nei confronti delle piattaforme mobile

gli ecosistemi saranno solo 2, facciamocene una ragione: non sarà un telefono “fico” a cambiare le cose.

Riassumendo

Chi oggi vuole competere nell’arena degli smartphone mobile, con l’obiettivo di fare quote di mercato superiori a qualche punto percentuale, è inutile che si focalizzi sulle dimensioni dello store, e quindi sulla pura quantità delle app nel marketplace.

Inutile festeggiare il traguardo delle 100.000 app-fuffa, meglio piuttosto puntare su poche applicazioni ma buone: personalmente (fossi nei panni di Microsoft, ma anche in quelli di BlackBerry) prenderei le prime 100 app più scaricate dagli store di Apple e di Google, e tirerei fuori montagne di soldi per (far) sviluppare quelle, a tutti i costi, in un modo o nell’altro.

Perché l’utente medio vuole poter lanciare uccelli contro maiali, correre in un tempio inseguito da strane scimmie, fotografarsi i piedi e condividerli col mondo; non vuole un bellissimo telefono con migliaia di app tarocche, inutili, che non permettono di sentirsi parte dell’ecosistema.

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7 Comments

  1. Roberto Scarciello 23 Ottobre 2012
  2. Web Siena 23 Ottobre 2012
  3. Claudio 23 Ottobre 2012
  4. Rudy Bandiera 23 Ottobre 2012
  5. Orazio Tassone 23 Ottobre 2012
  6. Davide 27 Ottobre 2012
  7. paolo 29 Ottobre 2012

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