Di social, futili mode e sogni di gloria

Social, Mode e Fama

Perché la gente, online ma anche offline, parla (quasi) sempre e solo di ciò che è di moda? Perché tutti diventano, da un giorno all’altro, esperti di vela, di terremoti o del bosone di Higgs, quando fino al giorno prima ne sapevano poco o nulla?

Semplicemente perché competiamo per la fama – che online non sono altro che like, retweet, +1, o se si è editori, utenti, visite, traffico.

La persona che ne sa un filino più dell’altra, che riesce a mettere insieme un discorso più o meno articolato su un tema caldo e di tendenza, suscita ammirazione e finisce al centro dell’attenzione. Che è poi il sogno di molti, che ai soldi – che comunque non hanno – preferiscono, appunto, quel minimo di considerazione che si ottiene quando durante la Coppa America si parla con saccenza di strambate e virate, o quando di questi tempi si argomenta su particelle, teoria elettrodebole e massa dei fermioni: parole mai sentite prima, che di colpo escono in tutte le discussioni da bar o da social.

A proposito di social: hai mai notato che alcuni competono solo per essere i primi a rilanciare – via Facebook o Twitter – una notizia appena pubblicata da qualche sito/blog/personaggio strafamoso? Ti sei mai chiesto perché lo fanno?

Di certo non per il piacere di condividere. Di certo non per spartire con altri le proprie scoperte e conoscenze, anzi: le cose davvero valide per la comunità, quelle che se sharate potrebbero essere davvero utili, non vengono mai rivelate a nessuno, si nascondono e si tengono ben strette.

Nei link, immagini e video condivisi c’è esclusivamente l’obiettivo di ottenere visibilità per se stessi, di finire sotto i riflettori per qualche istante, di piantare la bandierina per primi (quando non c’è autoreferenzialità pura).

Quindi la condivisione diventa sistematica e seriale, manca di approfondimento, è tutta basata sulla velocità: perché arrivare per secondi o terzi a pubblicare su Facebook l’ultima foto di lolcat o l’ultimo video di failblog, non è affatto fico. E sentirsi dire “old!”, men che meno.

Nel 1968 Andy Warhol disse che “In the future, everyone will be world-famous for 15 minutes.” Ma cazzarola, non così, abbiate pietà.

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7 Comments

  1. Nbriani 6 Luglio 2012
  2. Dario 6 Luglio 2012
  3. Mochele 6 Luglio 2012
  4. Ilaria Cardani 6 Luglio 2012
  5. Nbriani 6 Luglio 2012
  6. Marco 7 Luglio 2012
  7. edoardo 7 Luglio 2012

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