“FaceSense”, ipotesi sull’AdSense di Facebook

Da tempo ipotizzo la nascita di un AdSense di Facebook, ovvero di una “esondazione” dei banner di Facebook al di fuori dei confini del social network.

E nei giorni scorsi anche Nicholas Carlson di Business Insider si è lanciato in varie congetture, partendo da questa immagine:

Una bozza del futuro FaceSense?


In buona sostanza, l’idea sarebbe la seguente. Attualmente Facebook vende i suoi annunci pubblicitari solo all’interno di Facebook.com. Questi banner vengono targhettizzati in base ai dati e alle informazioni che Facebook ha sull’utente. Questo è un business che da solo fa circa 4 miliardi di dollari (vedi il riquadro in alto a sinistra):

Dai banner in Facebook, e quelli sui siti di terze parti

Nel riquadro in basso a sinistra c’è invece l’FBX, ovvero il Facebook Exchange: il sistema – basato sul real-time bidding e attualmente in test sui network di TellApart, Triggit, Turn, DataXu, MediaMath, AppNexus, TheTradeDesk e AdRoll – rilascia ai visitatori di un sito di terze parti un cookie che lo “insegue” anche dentro il social network. In altre parole, il retargeting secondo Facebook.

L’ipotesi di Business Insider è che Facebook non costruisca da sé tutto il sistema, ma possa acquisire AppNexus – una delle 8 piattaforme in test nonché uno dei principali player nel settore del real-time ad buying – per accelerare la discesa in campo.

Il riquadro in alto destra è il risultato definitivo: un business stimato per 10 miliardi di dollari l’anno, dove Facebook esporrà i suoi banner fuori dal social e potrà targhettizzare al meglio gli annunci pubblicitari grazie ai dati che già possiede sui propri utenti, sommati a quelli fornitigli dai cookie di terze parti.

Perché il nome “FaceSense”? Ovviamente perché il tutto ricorda molto da vicino la logica con cui opera AdSense, che porta nelle casse di Google circa 2,5 miliardi a trimestre: ma se Google ricava 10 miliardi di dollari da AdSense, non credo che questi potranno automaticamente trasferirsi, da un giorno all’altro, nelle tasche di Zuckerberg.

Inoltre il grosso del business di AdSense è generato dai siti di proprietà di Google, e non dai banner esposti su siti di terze parti: pensare che gli inserzionisti disinvestano in massa dagli annunci esposti dentro il motore di ricerca (di Google), per metterli in banner (di Facebook) polverizzati su ennemila siti web, mi pare un’idea un po’ peregrina…

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  1. Web Siena 17 Luglio 2012
  2. EVE Milano 17 Luglio 2012
  3. Cerca 25 Luglio 2012

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