Perché investire nell’IPO di Facebook non è stato un buon affare?

Facebook IPO

Moltissime persone si sono illuse di poter investire con profitto nella recente IPO di Facebook. Peccato, però, che la recentissima quotazione del colosso dei social network si sia rivelata, alla resa dei conti, un clamoroso flop!

In pratica, lo scorso mese, gli investitori dell’IPO di Facebook hanno potuto constatare sulla loro pelle (o meglio sul loro portafogli) cosa accade, molto spesso, a chi compra azioni di aziende debuttanti nel mercato azionario.

Prima di entrare nel dettaglio di questo specifico caso, voglio darti qualche dritta da investitore professionista. Normalmente, un’azienda decide di quotarsi in borsa per tre possibili motivi:

• Deve effettuare degli investimenti piuttosto costosi e ha bisogno di liquidità, senza dover pagare per forza interessi a banche.

• Il fondatore e/o i detentori delle stock-option vogliono realizzare un ingente guadagno personale.

• Il fondatore, per vari motivi, decide di lasciare le redini del comando ad altri e vende un pacchetto di azioni tale da essere considerato socio di maggioranza relativa ma non assoluta.

In ogni caso le quotazioni azionarie sono destinate a flettere un bel po’, soprattutto se l’azienda è molto nota (come appunto Facebook) e ha quindi la tendenza a trascinare con sé molti investitori per fama più che per reali analisi finanziarie.

Nel caso specifico, Facebook si è quotato ufficialmente per ricavare i soldi necessari a fare gli opportuni investimenti, atti a scavalcare definitivamente il volume d’affari del “nemico” Google.

Di conseguenza, Zuckerberg punta a una capitalizzazione che superi i 200 miliardi di dollari di Google. Si parla addirittura di un obiettivo di 300 miliardi, superiore anche a IBM e Microsoft e seconda solo a Apple.

Questo significa che, nelle intenzione del management di Facebook, il titolo dovrebbe passare dai 38 dollari dell’IPO all’ingente cifra di oltre 110 dollari.

Tuttavia, per realizzare un simile obiettivo, non basta che la gente compri azioni in quantità, ma occorre che l’azienda abbia effettivamente un valore da 300 miliardi di dollari!

I tempi in cui le aziende del settore informatico crescevano all’impazzata senza motivo (leggi: senza che producessero un reale valore che fosse in linea con la loro capitalizzazione) sono finiti nell’ormai lontano 2000, con lo scoppio della bolla speculativa delle dotcom.

Oggi come oggi, Facebook deve ancora effettuare gli investimenti necessari a fare il balzo, pertanto sono previste discrete flessioni nella capitalizzazione dell’azienda e, di conseguenza, nel valore delle sue azioni.

…Insomma: cosa sta succedendo in pratica? Semplice: che il valore della quotazione sta scendendo per allinearsi al vero valore dell’azienda.

Oltre agli investimenti all’orizzonte, si è scoperto che molti dei primissimi dipendenti di Facebook (che possiedono tantissime azioni), si sono dimessi e hanno venduto immediatamente il loro pacchetto per investire in altre startup, e la cosa non è piaciuta per niente a Wall Streeet.

Come mai hanno venduto immediatamente? Perché se ne sono andati da Facebook? Perché stanno investendo in altre aziende e non hanno cavalcato la corsa ai 110 dollari che si vocifera in giro? Tutto ciò sembrerebbe, in apparenza, alquanto strano.

Se aggiungiamo il fatto che i primissimi impiegati sono quelli che hanno sviluppato inizialmente il social network e che lo hanno fatto diventare famoso in tutto il mondo, puoi facilmente immaginare come gli azionisti temano un crollo della capacità di innovazione di Facebook.

Un po’ quello che è successo ad Apple quando, a metà anni ’80, allontanarono Steve Jobs dalla sua stessa azienda. Ovviamente questo non giovò affatto alle quotazioni di Apple e, molto probabilmente, un fenomeno per certi versi simile non gioverà neanche a quelle di Facebook.

A tutte queste considerazioni – di certo non positive – si aggiunge una tempistica non esaltante dal punto di vista degli investitori privati. Infatti, proprio in questi mesi, è prevista la svolta ribassista del mercato!

L’economia, non è un mistero, è ciclica. Un ciclo dura mediamente 5 anni, e il ciclo in cui ci troviamo ora è iniziato nel Marzo del 2008 ed è prevista la sua fine intorno ai primi mesi del 2013. Questo significa che, entro questa estate, è previsto un lungo ribasso degli indici di borsa.

In parole povere: Facebook si è quotato in un massimo di borsa che ha permesso ai detentori delle stock-option di vendere al massimo, prima di una probabile flessione.

Detto ciò, passiamo alle previsioni per il futuro. Anche se il titolo potrebbe flettere nei prossimi mesi, magari potresti pensare che poi si riprenderà e farà la sua lunga cavalcata fino a quotare 110 dollari. Purtroppo non è detto che ciò accada.

Da recenti valutazioni del business di Facebook, si è constatato che oltre il 50% dei visitatori accedono via smartphone e si è scoperto anche che questi utenti sono difficilmente monetizzabili. Vediamo bene il perché…

In pratica il business model di Facebook è nato dall’idea di trasformare il “normale” traffico internet in soldi (grazie alla pubblicità) ma nessuno all’epoca pensava, quando si sono poste le basi del business, al crescente utilizzo dei dispositivi mobili.

E proprio quest’ultimo è, difatti, il motivo principale per cui il titolo sta scendendo così in picchiata, a causa del futuro incerto che gli investitori vedono a tal proposito.

Il metodo che utilizza Facebook per guadagnare è di vendere gli spazi pubblicitari (li avrai sicuramente notati alla destra dello schermo) facendosi pagare per ogni click così come fa, ad esempio, Google con il sistema AdWords.

Il problema, tuttavia, è che questo tipo di sponsorizzazione non si adatta per nulla alla navigazione via smartphone e, anche tramite navigazione via computer, non è che dia risultati sempre esaltanti.

Al contrario Google, grazie anche al fatto che è un motore di ricerca (dove quindi la gente cerca qualcosa attivamente), riesce a trasformare più facilmente un visitatore in un prospect che clicca sui suoi annunci sponsorizzati.
Su Facebook invece le cose sono molto più complicate, perché la gente in un social network non cerca delle cose ma un’esperienza interattiva con altre persone.

Pertanto, i banner pubblicitari in Facebook non vengono visti come un’informazione che arricchisce l’esperienza utente ma come un oggetto invasivo e anche fastidioso, che spesso non dà nulla di più rispetto a ciò che si sta facendo in un certo istante.

Questo sta facendo perdere parecchie commesse all’azienda che ha accusato, nel recente periodo, la perdita di grosse aziende che non credono più in questo strumento per sponsorizzarsi (si è parlato molto della GM che ha deciso di non investire più nella pubblicità di Facebook).

L’unico modo che Facebook ha di effettuare il “grande salto” è quello di trovare un metodo che gli permetta di avere delle forme di ricavo che si adattino meglio al suo core business e, soprattutto, che si adattino all’utente che naviga con smartphone!

Se riuscirà nell’impresa, allora i 110 dollari potrebbero essere alla sua portata. In caso contrario, potrebbe flettere parecchio e rimanere lì in basso per molto tempo e non ci sarà, quindi, una reale convenienza a investire in questo colosso del web.

Autore: Patrizio Messina di Comeinvestiresoldi.it, per il TagliaBlog.

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20 Comments

  1. Gian Piero Turletti 13 Giugno 2012
  2. Renato 13 Giugno 2012
  3. Mik 13 Giugno 2012
  4. Gian Piero Turletti 13 Giugno 2012
  5. Patrizio Messina 13 Giugno 2012
  6. Sergio 13 Giugno 2012
  7. Sèvero 13 Giugno 2012
  8. Francesco 13 Giugno 2012
  9. Patrizio Messina 13 Giugno 2012
  10. Squall 13 Giugno 2012
  11. Renato 13 Giugno 2012
  12. Gian Piero Turletti 13 Giugno 2012
  13. Paolo 13 Giugno 2012
  14. Mik 14 Giugno 2012
  15. Mik 14 Giugno 2012
  16. Squall 14 Giugno 2012
  17. Gian Piero Turletti 14 Giugno 2012
  18. Gian Piero Turletti 14 Giugno 2012
  19. Gian Piero Turletti 15 Giugno 2012
  20. eFFeLLe 19 Giugno 2012

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