Blogging e Editoria Online nel 2012

Blog e Web Publishing

Fra le varie cose che vedremo cambiare nel 2012, una è l’editoria online. Siamo ad un bivio, che ci sta portando dall'”età d’oro del blogging” all'”era del post-blogging”.

Ciò non vuol dire che i blog siano morti, ma è la natura stessa del blog – e più in generale del web publishing – che sta cambiando.

Alcuni lo hanno già capito. Per esempio, secondo Jeremiah Owyang i blog del futuro avranno in comune queste caratteristiche:

• ci sarà l’opportunità di emergere per nuove star
• sarà più difficile l’ascesa dei personal brand
• nasceranno nuovi modelli, e i contenuti lunghi non saranno più l’unica via
• emergerà un nuovo “mix di media”

La cultura della celebrità

I vecchi blog celebravano l’individualismo, spesso con un solo punto di vista per ogni blog. Oggi invece i blog – almeno quelli di un certo livello – hanno un sacco di collaboratori, talvolta con opinioni molto diverse sui singoli temi.

L’era di costruire il blog intorno ad una celebrità è finita: guarda, ad esempio, cosa è successo a Engadget quando Patel, Topolsky e altri hanno lasciato il sito lo scorso marzo. E’ vero, inizialmente il traffico è calato, ma poi si sono ripresi alla grande:

Dati di traffico di Engadget

Alternative ai contenuti lunghi

Stiamo diventando più frettolosi, e anche i post diventano più corti: se una volta un articolo di 600 parole era considerato buono, ora è troppo lungo (e non è detto che ciò sia un bene). Stesso dicasi per i video: 3 minuti è il massimo tempo che possiamo dedicare loro.

Nel corso degli ultimi anni, i blog hanno scoperto che le infografiche portano un sacco di traffico. Ma in genere queste sono create da agenzie o da esterni. Alcuni blog hanno iniziato a produrre infografiche internamente, e questa è sicuramente una via: perché dirottare preziosi link verso qualcun altro?

Queste infografiche non dovranno essere solo belle da vedere ma anche ricche di sostanza. E magari interattive. Per esempio, il Washington Post ha creato un database (ricercabile) dei soldati caduti nelle guerre in corso, chiamandolo “Faces of the Fallen”.

Adrian Holovaty, che ha contribuito al reperimento dei dati, ha dichiarato che le 3 funzioni di un giornalista sono appunto quelle di raccogliere, filtrare e presentare le informazioni. Queste regole sono le stesse di sempre, ma ora è la forma ad essere nuova.

I feed e la “reach” stanno cambiando

I feed sono cambiati per rendere più interessante la fruizione dei contenuti. Prendi ad esempio CNN:Tech, che ha inserito in coda alle sue pagine i feed di 6 diversi blog sulla tecnologia. E pure il New York Times ha fatto qualcosa di simile, anche se queste nuove forme di syndication non hanno ancora avuto una grossa presa sui lettori.

Di certo uno dei principali beneficiari del cambiamento è stato Mashable, che vede ora ripubblicati i suoi contenuti tramite ABC News, CNN, Forbes, Metro, USA Today e Yahoo News. Aspettati di vedere altre cose simili in futuro, in quanto gli esperti in certe nicchie stanno rimpiazzando gli storici brand.

Ma nonostante tutto, questi esempi sono già vecchi. Cosa ha fatto VerveWireless.com per i vecchi giornali? Ha creato applicazioni su tablet che distribuiscono via RSS i contenuti della carta, lasciando la possibilità ai venditori del giornale di inserirci dentro i propri annunci locali. E Flipboard e Google Currents, fra gli altri, stanno cambiando il modo in cui i contenuti vengono presentati e letti online.

Altri stanno lavorando in differenti direzioni. Matt Galligan, per esempio, sulla misteriosa Circa. LinkedIn ha il suo “social feed”. E poi c’è DocumentCloud che viene utilizzato da diversi editori per mostrare le fonti dei loro report: clicchi sul bottone presente in alto ad ogni articolo, e vengono evidenziati in giallo le porzioni di testo che hanno link verso le fonti originali:

DocumentCloud

Infine c’è Facebook col suo feed e i suoi tanti social media tool, che permettono di personalizzare le news in tutti i modi possibili e immaginabili. Il paradosso è che più la tua rete di contatti cresce, più si rischia di essere sopraffatti dal feed stesso.

Presta attenzione al mobile

Il traffico via mobile è aumentato enormemente nell’ultimo anno, e ciò rappresenta una sfida per chi crea contenuti. E’ meglio inserire gli annunci pubblicitari nel contenuto, o utilizzare altre tecniche? E’ meglio sviluppare in casa la propria app per iPad, o usare soluzioni di terze parti? Di certo il livello di engagement con un’app è ottimo, ed è assai strano che ci siano siti che ancora oggi non sono perlomeno ottimizzati per i browser mobile.

L’ascesa del “custom publishing”

L’ultima tendenza sembra infine quella di sostituire il tradizionale web publishing con qualche forma ibrida o personalizzata di editoria. RWW pubblica una serie di white paper su richiesta degli sponsor, che sono però prodotti in modo indipendente e non “sotto dettatura”. Anche altri siti stanno facendo lo stesso, perché queste possono rivelarsi ottime fonti di revenue. E’ però importante mantenere una voce indipendente e “separare lo Stato dalla Chiesa”, evitando ogni apparenza di collusione.

Concludendo

Blogger ed editori online saranno definitivamente costretti ad uscire dal cliché del “testo+foto pubblicato su una pagina web”, e sperimentare cose nuove. Personalmente scommetterei sul triduo “mobile+video+social”, e tu?

Liberamente tratto da New Models for Web Publishing , di David Strom.

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5 Comments

  1. Daniele 16 Gennaio 2012
  2. Paolo 17 Gennaio 2012
  3. linda 19 Gennaio 2012
  4. Tagliaerbe 19 Gennaio 2012
  5. HTML5 AndMore 26 Gennaio 2012

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