Il futuro di uno startupper tra l’Italia e San Francisco (3/4)

San Francisco, l'ambita meta degli startupper

“Prima di essere una azienda di successo un progetto è l’unione di più anime per molto tempo.”

In questo terzo post racconterò uno dei modi in cui a mio parere si possono aumentare le possibilità di successo durante lo sviluppo, la crescita e la maturazione di un’azienda e come secondo me si potrebbe partire con il piede giusto con una nuova iniziativa (una parte di questo argomento è stata già trattata nel primo post).

Parto con una brave premessa. Ogni startup deve seguire dei macro step che più o meno sono sempre quelli: Il primo è la “definizione dell’idea e la sua validazione”, il secondo è la “realizzazione del prodotto”, il terzo è il lancio e la “promozione” e l’ascolto del mercato, il quarto è la modifica e/o “miglioramento del prodotto” e della azienda, il quinto è l’ottimizzazione della strategia e la spinta per far “scalare il business”.

L’azienda cambia in modo molto radicale da fase a fase e l’importanza di avere all’interno del team persone cardine che sappiano gestire e traghettare il progetto nel passo successivo è molto importante.

In ognuna di queste fasi i soci dell’azienda devono cercare di reclutare le migliori persone incentivandole ad entrare operativamente nel progetto concedendogli quote.

Dopo aver provato diversi metodi per far partire dei progetti, quello che mi ha dato maggiori risultati e soddisfazioni personali è il metodo di allineare i soci in una azienda equo distribuita che però abbia al suo interno le potenzialità per arrivare senza più diluirsi almeno alla fase quattro, quella successiva al lancio e del “miglioramento del prodotto” e dell’ottimizzazione azienda.

Per fare ciò bisogna quindi identificare le competenze chiave ideali per far si che il cuore del progetto possa resistere a tutte le problematiche che potrebbero arrivare nelle prime 4 fasi e fare un piano ben preciso di come resistere e gestire l’azienda senza ulteriori capitali esterni (a parte quelli dei soci fondatori) per il tempo necessario.

Il numero perfetto a mio parere è 2 o 3 fondatori e dipende dalla difficoltà e da quanto è impegnativo il progetto.

La cosa fondamentale è che il team abbia all’interno le competenze di queste tre figure: Designer, Marketing/Business e Informatico e la forza di auto sostenersi per almeno 12/18 mesi.

Il Designer perchè ha la sensibilità e la cultura progettuale per identificare e migliorare i sistemi che si stanno creando sia lato prodotto che lato “strategico”.

Il marketing perchè oltre a supportare il designer lato progettazione da la possibilità all’azienda di pianificare e gestire il lancio e la validazione subito dopo la creazione di un prototipo online senza investire una fortuna.

E infine l’informatico, figura centrale e fondamentale di ogni startup web che spesso con la sua competenza e determinazione (o il contrario) creano il successo o il fallimento dell’iniziativa.

Queste a mio parere sono le competenze fondamentali che un team di fondatori devono possedere. Ovviamente un componente del team può avere più di una di queste competenze.

Certe volte infatti troviamo degli informatici che sono bravissimi in design, e altre volte dei designer che ne sanno di business e marketing. E a quel punto il team si può ridurre di una persona.

Con queste premesse e l’azienda divisa equamente il team rimane compatto per un numero di mesi molto più alto e molto motivato a trovare sempre una soluzione ai problemi di ogni giorno.

La cosa davvero fondamentale però è la consapevolezza e la scelta matura di investire il proprio tempo fino a quando sarà necessario, come dicevamo nel primo post.

Per ridurre questo rischio i soci possono firmare un contratto di vesting delle quote in modo che se un socio lasci l’azienda prima del periodo di maturazione delle sue quote, quest’ultime ritornano di proprietà dell’azienda in modo che possano essere ridistribuite o date a nuovi soci entranti.

Una volta messa in campo l’azienda il segreto è guardare sempre alla fase successiva e cercare di trovare la migliore persona che possa fargli fare il salto più velocemente, senza preoccuparsi troppo delle quote.

Ad esempio nel mio ultimo progetto abbiamo allocato il 15% per futuri manager e dipendenti e saremo felici di diluirci se troveremo le persone giuste.

Una cosa che può essere di grandissimo aiuto e già dalla fase progettuale è di coinvolgere mentori esperti (ex imprenditori o manager del settore dove si vuole creare l’iniziativa) dando piccolissime quote (dallo 0,5 al 1%).

Questo darà alla startup più credibilità e un supporto davvero importante per tracciare la strategia. L’esperienza è tutto e il fatto di lavorare con persone più brave di lui deve essere la necessità di ogni imprenditore.

Personalmente credo che avere una fettina di una torta buonissima e grande è molto meglio che avere una torta andata a male tutta per se, e inoltre la velocità con la quale la si cucina è una delle cose più importanti.

Superata la fase quattro della validazione e creazione delle metriche l’azienda ha di fronte più scenari. Il primo è la ricerca di capitali per far scalare il business con investimenti e la seconda è lo sviluppo della stessa con accordi B2B che gli permettano di scalare a livello di distribuzione.

Per entrambe le fasi ci possono essere persone preparate ma soprattutto con network ed esperienza che possono velocizzare questo processo e in questo caso gli imprenditori possono valutare l’inserimento (dietro risultato raggiunto ovviamente) di altri soci.

Man mano che la compagine aumenta e che le quote vengono distribuite ci possono essere problematiche di gestione ma allo stesso tempo gli interessi coinvolti sono sempre più importanti e quindi da un certo punto di vista l’attività diventa più sicura a meno di aver firmato dei patti parasociali che danno dei diritti di veto agli investitori.

A quel punto sarebbe stato meglio andare avanti con le proprie forze senza ulteriori capitali.

Autore: Daniele Alberti, startupper seriale e co-founder di Vinswer, per il TagliaBlog. (Qui trovi il primo e il secondo post di questa serie).

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