Perché questa bolla sarà diversa dalla precedente

Bolla della New Economy

Da diversi mesi si inseguono voci sull’imminente scoppio di una nuova bolla delle Dot Com.

La precedente viene ricordata col picco del Nasdaq del 10 Marzo 2000 (e con il -78% toccato solo 31 mesi dopo), mentre c’è chi dice che questa bolla sarà diversa, o addirittura non ci sarà del tutto. Per almeno 10 motivi:

1. I grandi investitori stanno comprando in base alle metriche, non in base all’hype

E’ vero che ci sono in corso un sacco di investimenti seed-stage, e che molte di queste startup sono oggi niente di più che un concetto.

Ma gli investitori che mettono 10-20 milioni di dollari vogliono aziende con buoni fondamentali – clienti, ricavi, crescita.

C’è stata una grande eccezione: Color, dove i fondatori hanno ottenuto 41 milioni prima del lancio solo in base alla loro reputazione. Ma a parte questo, la maggior parte delle aziende che ottengono round milionari hanno qualcosa in più di un business plan.

Si può sostenere che certi fatturati e crescite non giustificano certe valutazioni. Ma questo è molto diverso dal boom delle Dot Com, quando le startup erano in grado di ottenere enormi round di finanziamenti solo sulla base di un po’ di slide – e senza dover mai costruire un business reale.

2. Il boom è ancora, in gran parte, un affare privato

La finestra delle IPO non è chiusa come nel 2009: LinkedIn e Pandora si sono quotate alcuni mesi fa, ed un sacco di altre giovani startup – come Zynga – sono pronte a farlo entro quest’anno, sempre che l’economia non peggiori ulteriormente.

Ma un sacco di aziende tecnologiche multi-miliardarie sono ancora private. Il più grande esempio è Facebook, che conta 750 milioni di utenti e si prevede possa fare fra 1 e 4 miliardi di vendite quest’anno.

In altre parole, il boom di oggi è ancora in gran parte finanziato da investitori privati, che hanno soldi da perdere e sanno (o dovrebbero sapere) che scommettere sulle startup è un gioco d’azzardo. Non sono gli investitori che hanno portato le azioni delle Dot Com ai livelli folli della scorsa volta.

3. Il pubblico è ora più grande è più globale

Come ha fatto notare Dennis Crowley, il fondatore di Foursquare, ci sono molte più persone online oggi.

Alla fine degli anni ’90 la popolazione internet era di circa 360 milioni di persone. Oggi è a più di 2 miliardi, e l’esplosione degli smartphone fa intravedere che dai paesi in via di sviluppo ci sarà una enorme crescita nei prossimi anni.

4. E’ meno costoso lanciare una società tecnologica

Crowley ha sottolineato che oggi è molto meno costoso lanciare una startup di quanto non lo fosse nel 1999. Servizi di cloud computing come Amazon Web Services e Twilio consentono ad aziende giovani di partire con un business su Internet anche senza il bisogno di spendere un sacco di soldi in server e infrastrutture.

5. Il fallimento di un modello di business non significa fallimento totale

Visto che oggi è più facile lanciare una startup, ci sono maggiori possibilità di sperimentare nuovi modelli di business prima di cercare un grande round di finanziamenti; il tutto grazie anche a concetti come quello della “lean startup”, portato avanti da Steve Blank e altri sopravvissuti alla prima bolla. Di conseguenza, il fare “pivot” è divenuto la norma: un sacco di seed-stage startup con dei business plan che non hanno funzionato, hanno virato verso nuovi modelli.

Durante l’era delle Dot Com, le aziende avevano così tanti soldi e crescevano di personale così velocemente da avere una sola possibilità: se (per esempio) vendevano cibo per animali via Internet, e quello si rivelava un modello di business non sostenibile, era troppo tardi per una seconda possibilità.

6. Il valore delle azioni della maggior parte dei colossi della tecnologia non è ancora ai massimi

Nel 1999 la bolla delle Dot Com ha fatto lievitare sia parecchie startup che colossi come Microsoft e Cisco su valori che hanno mai più ripreso.

Questa volta, la maggior parte dei giganti tecnologici ha un P/E ratio (rapporto prezzo/utili) molto ragionevole: Apple, che nelle ultime settimane si era avvicinata ad diventare l’azienda a maggior valore del mondo, è a circa 14. Google intorno a 18. Microsoft sotto 9.

Ci sono alcune eccezioni – Amazon ha un P/E ratio intorno a 78 e Salesforce.com di 550 – ma in generale il boom tecnologico è focalizzato su poche startup con ottime metriche, o su società quotate che hanno dimostrato di saper superare le aspettative degli analisti.

7. Un sacco di grosse aziende tecnologiche sono sedute sul loro denaro

Le grandi tech company sono sedute su montagne di cash: Cisco e Google hanno in cassa più di 30 miliardi di dollari. Microsoft più di 50. Apple addirittura più di 70. Di tutte queste aziende, solo Google è stata molto attiva sul fronte delle acquisizioni.

La scorsa volta, giganti come Microsoft e Cisco furono più liberi di spendere.

Questa situazione, insieme ad una finestra delle IPO più lenta, significa exit meno facili, e costringe le startup a creare business reali.

8. L’economia globale è in uno stato terribile

La disoccupazione negli USA è sopra il 9% – nella Silicon Valley sopra il 12%, anche se non fra i software engineer – e sembra che gli Stati Uniti stiano entrando in una nuova recessione.

Con minori spese e maggiori risparmi, solo le startup in grado di offrire un valore misurabile saranno in grado di ottenere veri clienti e fare soldi veri – e questi sono i parametri a cui guardano gli investitori in questo periodo.

9. Il mercato immobiliare di San Francisco è ancora lontano dai suoi massimi

I prezzi delle case a Palo Alto sono aumentati del 50% negli ultimi 6 mesi, anche se questo dato deriva da un sito web immobiliare e non combacia con quanto rilevato dalla gente (una casa da meno di 1 milione di dollari a Palo Alto è rara adesso come lo era 6 mesi fa).

In realtà i prezzi del mercato immobiliare di San Francisco sono scesi (dopo un piccolo picco raggiunto a Giugno), e sono ancora ben al di sotto di quelli dell’ottobre 2008.

Sono saliti del 12% dopo aver toccato il fondo nel maggio 2009. Che è certamente meglio di altre città, ma nulla a confronto del raddoppio dei prezzi fra il 1995 e il 2000.

10. I party non sono esagerati

Ci sono molti party – Launch Party, Funding Party, persino Pivot Party (che celebrano il fallimento di un modello di business e il passaggio ad un altro modello).

Ma non sono nulla rispetto ai picchi della bolla delle Dot Com, quando le startup spendevano letteralmente milioni di dollari per far suonare band come The Who. MC Hammer non è esattamente il top sulla piazza: quando vedremo gli Arcade Fire o Lady Gaga suonare ad un launch party, allora sapremo che la bolla è tornata.

Concludendo

Vedremo certamente una nuova bolla.

E’ possibile che il tech boom dello scorso anno non sia come quello del 1999, ma più simile a quello del 1995. Potremo assistere a 4 anni di espansione e speculazione, e finire con aziende che vanno in Borsa solo sulla base di una bella presentazione.

Ma oggi non siamo vicini a quel momento, e gli investitori, gli analisti e i dirigenti delle startup sono molto più consapevoli e prudenti oggi di quanto non lo fossero alla fine degli anni ’90.

E inoltre le bolle tendono a essere eventi singoli – dopo tutto, c’è stata una sola Bolla dei Tulipani, e i prezzi del settore immobiliare in Giappone non hanno mai recuperato il picco raggiunto all’inizio degli anni ’90.

La prossima bolla, qualunque essa sia, non sarà probabilmente nelle Dot Com, ma da qualche altra parte.

Liberamente tradotto da 10 Ways This Tech Boom Isn’t At All Like 1999, di Matt Rosoff.

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5 Comments

  1. stefan marton 7 Settembre 2011
  2. Mik 7 Settembre 2011
  3. Adriano De Arcangelis 7 Settembre 2011
  4. Mik 7 Settembre 2011
  5. pgd 7 Settembre 2011

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