Spiegami BranchOut, che non lo capisco

BranchOut

BranchOut è una applicazione di Facebook, che ambisce a creare una sorta di professional network (tipo LinkedIn, per capirsi) proprio dentro Facebook.

BranchOut è nata a Luglio del 2010, solo 2 mesi dopo riceveva investimenti per 6 milioni di dollari e a pochi giorni fa altri 18 milioni.

Io l’ho scoperta quando a inizio 2011 una valanga di spam mail d’invito ad iscrivermi al servizio ha invaso la mia casella postale, mail inviate automaticamente e inconsapevolmente da miei contatti Facebook. Effetto molto più fastidioso che virale.

Ammetto che mi sono iscritto, e che ho trovato la cosa ben poco seria e professionale – nonostante l’obiettivo di BranchOut vada invece proprio in quella direzione: l’applicazione punta a farti guadagnare punti/badge, ad invitare amici/colleghi, a “votare” per questo o quel contatto… cosa molto lontana da pro-social come LinkedIn. E non è solo questo il problema.

Per inserire il tuo curriculum vitae in BranchOut ti viene chiesto di collegarti proprio a LinkedIn, e quindi di importare i dati.

Se cerchi un lavoro tramite BranchOut ti viene mostrata una pagina gestita da una terza parte, ovvero il noto sito di job search Indeed.

Ma il punto che mi fa nascere più dubbi è che in fondo BranchOut è una applicazione, una cozza attaccata allo scoglio di Facebook e che si nutre, oltre che di Facebook, di dati pescati altrove.

BranchOut è un social (che mira ad essere “serioso”) dentro un altro social (che invece è molto “giocoso”). E’ una cosa che potrebbe rifare (probabilmente meglio) Facebook dall’oggi al domani, annientandolo all’istante. Oppure Facebook potrebbe cambiare qualche sua regoletta, o inserire qualche strano limite, e l’applicazione farebbe la stessa triste fine.

E quindi mi ritorna in mente il discorso di Demand Media, e di quanto sia pericoloso appoggiare in toto le proprie fortune su qualcosa che non si può in alcun modo controllare.

Ma poi mi penso anche che Zynga, un colosso da decine di milioni di giocatori attivi e che ha raccolto 519 milioni di dollari (da vari investitori) deve gran parte della sua fortuna a Facebook. E penso allora che la quotazione di LinkedIn, col valore delle azioni esploso a vista d’occhio in poche ore, sia alla fin fine ben meno “bolloso” dei milioni gettati a pioggia su una applicazione che tanto ricorda i bei tempi della vecchia new economy, scoppio della bolla incluso.

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6 Comments

  1. Giulio Ardoino 24 Maggio 2011
  2. Mattia 24 Maggio 2011
  3. Mik 24 Maggio 2011
  4. stefano 24 Maggio 2011
  5. Buothz 30 Maggio 2011
  6. Max Guadagnoli 29 Ottobre 2011

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