L’uomo batte la macchina?

Uomo vs. Macchina

Qual’è il miglior modo di trovare ottime risorse sul web? Tramite i motori di ricerca basati su algoritmi come Google, tramite motori decisionali basati sulle persone, o tramite la combinazione di entrambe le cose?

Questo è l’eterno dilemma dai tempi in cui la directory di Yahoo!, gestita e organizzata da persone, perse la battaglia contro Google e i suoi crawler automatizzati. E ancora oggi, in alcuni ambiti, il pendolo continua ad oscillare: “Google non funziona” – dicono alcuni – “i sistemi basati sulle persone sono la miglior soluzione”.

Qual’è il problema di Google? lo spam, dicono i critici. O meglio, un nuovo genere di spam. Le cosiddette content farm sono nate per produrre migliaia di articoli al giorno, con titoli che corrispondono ai termini di ricerca più popolari – dai però un’occhiata a quel genere di contenuti, e lo troverai tutt’altro che utile.

Questa Google-fatigue ha iniziato ad emergere già a Dicembre 2009, quando Paul Kedrosky osservò che l’utilizzo di Google per cercare una nuova lavastoviglie portava solo a risultati spammosi.

Kedrosky chiama la cosa “info-krill”: “Identifica alcune parole che compaiono in una ricerca redditizia – dagli elettrodomestici alle lezioni di kayak – produci regolarmente contenuti a bassissimo costo su quei termini, e il gioco è fatto”.

E’ un concetto che è stato rivisitato in quest’ultimo periodo da un noto blogger britannico (Alan Patrick), che ha dichiarato: “Mi ha colpito il livello di spam di Google, tipicamente nella prima pagina dei risultati di ricerca è presente una qualche forma di SEO spam”.

Altri sono giunti alla stessa conclusione. Jeff Atwood, un noto sviluppatore, ha parlato di “problemi in casa Google” mentre l’imprenditore Vivek Wadhwa ha esposto le sue ragioni in “perché abbiamo disperatamente bisogno di un Google nuovo e migliore” (vale a dire “spammer e marketer”). Marco Arment, nel frattempo, ha condannato “la recente esplosione di siti con contenuti a bassissimo costo”, che hanno contribuito “all’apparente sconfitta di Google da parte dello spam”.

Se il problema è chiaro, lo è anche la soluzione? Sembrerebbe di si. Atwood chiede: “Stiamo osservando i primi segnali di un fallimento della ricerca su base algoritmica? La nuova generazione della search è destinata ad essere meno algoritmica e più sociale?”

Anche Kedrosky propone una “soluzione umana”, dichiarando che “la curation è la nuova search”.

Wadhwa, nel frattempo, invita a valutare Blekko, che effettua ricerche all’interno di un set di siti definiti da editor umani.

E Arment propone un approccio combinato: “una soluzione per Google può essere quella di cambiare radicalmente i propri algoritmi e le proprie policy sulla ricerca cercando di deenfatizzare il “phrase-matching” e dando maggior priorità ai link in ingresso e alla credibilità. E, quella che probabilmente sarebbe un’enorme svolta per Google, usare le opinioni delle persone per assegnare un punteggio di qualità ai siti web, e “regolare manualmente” la rilevanza dei domini”.

Anche se sono incline a pensare che i motori decisionali basati sulle persone incrementerebbero la qualità dei contenuti, bisogna tenere presente che il percorso della “curation” è costellato di cadaveri.

Nel Dicembre 2010, sono trapelate notizie circa il fatto che Yahoo! si appresterebbe a chiudere il sito di social bookmarking Delicious. Yahoo! ha chiarito in seguito che l’azienda sta cercando di vendere il servizio, un pioniere nella categorizzazione su larga scala di link inseriti dagli utenti. Il tentativo di Yahoo! non è proprio un fulgido esempio di crescita nel campo della human curation.

Lo scorso anno ha visto la caduta di un altro pioniere del web 2.0, Digg.com, che consente agli utenti di votare i link preferiti e classifica i risultati più popolari. Digg ha visto il suo traffico precipitare a seguito di un restyling, che mirava a tenere il passo con Twitter e Facebook.

Ed è proprio lì dentro che vedremo sbocciare la curation: su Twitter e Facebook, dove gli utenti condividono milioni di link al giorno, senza nemmeno rendersi lontanamente conto di essere dei “curator” del web.

Questi utenti credono solo di condividere ottimi link con gli amici; per coloro che cercano di dare un senso alla crescente complessità del web, questi milioni di “segnali sociali” sono come polvere d’oro.

Le soluzioni arriveranno in molte forme, dall’integrazione di Facebook in Bing fino a quella di Twitter – e Facebook – in “giornali” come Paper.li e The Twitter Tim.es. Alla fine, insomma, troveremo molti modi di combinare il giudizio umano con l’efficienza di un algoritmo.

Liberamente tradotto da Humans vs. automated search: Why people power is cool again, di Pete Cashmore.

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16 Comments

  1. Ascoltare Musica Gratis 19 Gennaio 2011
  2. Luca 19 Gennaio 2011
  3. Simone 19 Gennaio 2011
  4. Matteo Hsia 19 Gennaio 2011
  5. Syncro System 19 Gennaio 2011
  6. valerio 19 Gennaio 2011
  7. Matteo Hsia 19 Gennaio 2011
  8. ELMANCO / Stefano Ricci 19 Gennaio 2011
  9. Emanuele 19 Gennaio 2011
  10. Gregorio 19 Gennaio 2011
  11. erminio ottone 20 Gennaio 2011
  12. Tagliaerbe 20 Gennaio 2011
  13. erminio ottone 20 Gennaio 2011
  14. erminio ottone 20 Gennaio 2011
  15. Tagliaerbe 20 Gennaio 2011
  16. Gregorio 21 Gennaio 2011

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