Lettera aperta a Ferruccio de Bortoli

Caro Ferruccio,
in quanto persona che campa grazie a Internet da più di 15 anni, ho apprezzato molto la tua lettera-denuncia di qualche giorno fa, anche se l’ho trovata un bel po’ “tardiva”.

Dovresti infatti ben sapere che è da parecchio che la carta langue,

La carta è morta

come raccontava, fra i tanti, il buon Pedemonte – che pure è giornalista e pure non di primo pelo – quando mostrava queste slide durante lo IAB Seminar dello scorso Aprile. Curioso che quell’intervento, drammatico e con tanti spunti di riflessione, sia stato snobbato praticamente da tutti… ma è stata solo questione di tempo.

“La carta è morta”, amo raccontare da qualche anno quando vado nelle aziende a vendere pubblicità sul web. Molti mi guardano male, molti mi deridono, ma poi un mesetto fa mi son letto la lista dei tagli e degli esuberi che stanno cadendo a pioggia su giornali e testate italiane di qualsiasi tema e colore politico, e mi sono reso conto che, finalmente, i nodi sono arrivati al pettine. Alla faccia di chi mi sbeffeggiava e credeva nell’incrollabilità dell’impero cartaceo – annesso l’indotto – e della stabilità eterna della propria cadrega.

Le cause del declino della carta sono tante, ma credo che i motivi per cui i vecchi giornalisti osteggino il web siano sostanzialmente 2: uno economico e uno “anagrafico”.

Economico. Gli anziani redattori difendono uno stipendio (e relativi benefici) che chi scrive per il web si sogna. Mai sentito parlare di articoli pagati qualche centesimo di euro? O di siti e blog che si reggono esclusivamente sul paid to write (ovvero sulla divisione dei guadagni AdSense fra webmaster e autori)? Il web è questo, caro Ferruccio. E’ un ambiente dove i privilegi non esistono, dove lo stipendio è variabile, dove quotidianamente bisogna inventarsi come monetizzare le pagine che si pubblicano.

E nonostante tutto, dentro questo scenario iniziano ad intravedersi progetti editoriali ben strutturati (e ben finanziati). Il primo è stato Il Post (OK, qualche problemino lo ha), ma pare che Banzai ci abbia comunque messo dentro quasi 1 milione di euro); e a giorni è in arrivo Lettera43, fondato e diretto da Paolo Madron e scritto da una ventina di giornalisti under 30 (budget del progetto: 3,5 milioni di euro).

“Anagrafico”. Ma forse, più che il lato economico, è quello anagrafico a dover preoccupare. Sono nato nel 1968, e le persone della generazione X sono probabilmente le prime ad aver usato e “accettato” Internet come arricchimento della propria vita. La generazione Y manco si pone il problema: vivono immersi nella Rete da quando sono nati, per loro la tecnologia e i media digitali sono parte integrante nell’arredamento domestico (ho 3 figlie piccole che maneggiano iPad e Nintendo DS come noi maneggiavamo Lego e Meccano).

Il problema è quello della TUA generazione. Chi è nato negli anni ’50, purtroppo, ha vissuto la gioventù, l’epoca dell’apprendimento, senza conoscere il web. Ora che ha una buona posizione lavorativa, ora che occupa posti di potere nelle istituzioni e nella politica, ora che può decidere le sorti altrui, tira il freno a mano e si mette di traverso.

Perché ha una paura matta di ciò che non conosce, di ciò che non capisce. Perché il web è tremendamente democratico, meritocratico e competitivo, è in grado di fare tabula rasa di ciò che è stata l’editoria fino ad oggi, mettendo tutti sullo stesso piano: il blogger può bagnare il naso al giornalista, e questa cosa non è accettabile per i “baroni della carta”.

Eccoci dunque arrivati allo scollamento generazionale, alla “guerra civile” fra persone che fanno sostanzialmente lo stesso mestiere ma che hanno 2 modus operandi completamente diversi. Con la tua lettera hai cercato di complicare la vita alla vecchia generazione, ma – se anche tu hai figli – sai bene che è impossibile cambiare il carattere, gli atteggiamenti e i comportamenti di certi bambini, figurati di chi per decenni ha vissuto e campato in un certo modo.

La soluzione, comunque, esiste: per ogni giornalista del Corriere che andrà in pensione, assumi un 30enne che abbia almeno una decina d’anni di esperienza vera su Internet. Quando questi giovani supereranno i vecchi, ci sarà il ribaltone e otterrai il giornale che sogni.

Il problema è che questo cambiamento andrebbe fatto, diciamo, in un paio di settimane. Oppure il Titanic affonderà mentre l’orchestra suona, anzi, mentre l’orchestra litiga.

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30 Comments

  1. Mik 6 Ottobre 2010
  2. grigio 6 Ottobre 2010
  3. Mauro 6 Ottobre 2010
  4. deart 6 Ottobre 2010
  5. dalovi 6 Ottobre 2010
  6. andrea 6 Ottobre 2010
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  20. Fred2 6 Ottobre 2010
  21. Gregorio 6 Ottobre 2010
  22. sandro 6 Ottobre 2010
  23. Anna Bruno 6 Ottobre 2010
  24. Marco 6 Ottobre 2010
  25. Tagliaerbe 6 Ottobre 2010
  26. aghost 6 Ottobre 2010
  27. Mik 7 Ottobre 2010
  28. Enzo 11 Ottobre 2010
  29. Tagliaerbe 11 Ottobre 2010
  30. enrico 15 Ottobre 2010

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