Una penalizzazione di Google costata 4 milioni di dollari

Penalizzazione di Google

Questa è la storia di Ryan Abood, che partendo dal tradizionale negozio di fiori di famiglia – e dopo un anno e mezzo di durissimo lavoro – riuscì a creare GourmetGiftBaskets.com, il terzo sito più grande della sua nicchia e fonte dell’80% delle vendite della sua azienda.

Ma un bel giorno Ryan si svegliò e scoprì che Google l’aveva bannato, e che per lui poteva essere la fine.

L’11 Novembre 2008 mi sono svegliato alle 6 e ho fatto una ricerca su Google dal mio telefono, come faccio ogni mattina. Solitamente siamo al primo o al secondo posto per le principali parole chiave del mio settore. Ma quel giorno non eravamo da nessuna parte. Ho aperto il mio notebook, e non eravamo nemmeno nei primi 1.000 risultati. La cosa è successa proprio prima del periodo migliore per noi, quando di solito facciamo il 40-60% del nostro fatturato. E’ stato veramente, veramente devastante.

Non eravamo sicuri di cosa era successo. Di tanto in tanto, Google fa sparire un sito dal suo indice – solo algoritmicamente, se ne dimentica per qualche giorno. Alcuni mi dissero “Hai subito una esclusione temporanea, oppure sei stato penalizzato”.

Chiamai le due società che lavoravano per il posizionamento del mio sito. In passato, io stesso mi ero occupato dell’ottimizzazione sui motori di ricerca, ma poi eravamo cresciuti e quindi mi sono affidato a società esterne per la SEO. Una di queste ammise che aveva comprato link per me, e Google non ammette questa pratica.

Google ha un modulo chiamato “richiesta di re-inclusione”. Non lo chiamiamo il “confessionale” di Google. Nel modulo scrissi: “Questi sono i link che abbiamo comprato, questi sono quelli che NON abbiamo comprato. Sappiamo di aver violato la vostra fiducia, e stiamo prendendo provvedimenti per porvi rimedio”.

In quel periodo spesi un sacco di soldi in pay-per-click. Google ti penalizza sui risultati organici, ma ti permette di acquistare annunci pubblicitari. Nel frattempo, tagliai le scorte di magazzino e mantenni una struttura aziendale snella ed efficiente: alla fine ci costò 2 milioni di dollari in vendite in quell’inverno, e un altro paio di milioni nel 2009.

Prima della penalizzazione, avevamo una presenza nei social media pari a zero. Ci ponevamo nei confronti dei social dicendo “sarebbe bello avere il tempo per farlo”. Oggi, visto che il NON acquistare più link fa parte della nostra strategia aziendale, blogghiamo su qualsiasi cosa. Abbiamo più di 3.200 fan su Facebook. Usiamo Twitter ogni giorno.

A marzo, abbiamo anche preso un manager specializzato in “comparison shopping”, un social media manager e un affiliate marketing manager; e abbiamo anche qualcuno che tiene sotto controllo il nostro portfolio link. Se qualcuno interpreta, erroneamente, che un link è stato comprato, lo togliamo. Non vogliamo rogne.

Fino a quando non è arrivato Google Caffeine, non so che posizione nelle SERP occupavamo dopo aver subito la penalizzazione. Caffeine è stato il nostro “perdono finale”: ora il sito è di nuovo ai vertici del motore di ricerca.

Senza la penalizzazione di Google, non saremmo nemmeno lontanamente dove siamo ora. Hai 2 scelte: puoi capottare e morire, oppure puoi crescere superando gli ostacoli.

Liberamente tradotto da “How Google Cost Me $4 Million“.

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  20. Alb3rt1 1 Settembre 2010

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