E già si parla di “stalking commerciale”…

Lo stalking diventa... commerciale?

L’RFID è una grande tecnologia, ma già nel 2005 il Garante della privacy italiano ne vietava l’uso per profilare i comportamenti dei consumatori che usano carte di pagamento o ticketing, e dettava alcune linee guida circa diritto di informativa, consenso e disattivazione: “Le persone devono essere adeguatamente informate sull’utilizzo dei sistemi RFID, così come dell’esistenza di lettori ottici che attivano l’etichetta”.

Un sondaggio di quel periodo rilevava anche che meno del 20% delle persone sa che cosa sono i chip a radiofrequenza e che, una volta informati, il 55% esprime perplessità sulle implicazioni per la privacy.

E oggi, come siam messi? non si sente più parlare di RFID come allora, ma la notizia del “detersivo al GPS” di qualche giorno fa può essere in un certo senso collegata.

Come spiegato in dettaglio su Advertising Age, nelle scatole di 50 detersivi “Omo” distribuiti in Brasile in questi giorni è incluso un dispositivo GPS, che si attiva all’apertura della confezione.

L’attivazione provoca la geolocalizzazione del device, e la conseguente entrata in azione di una “squadra” dell’agenzia di comunicazione che ha ideato la campagna, la quale provvede a consegnare un premio (una videocamera) al fortunato (e geolocalizzato) vincitore.

In altre parole, l’idea è quella del premio che “trova” il consumatore, invece che del consumatore che deve trovare il premio.

Cosa ha a che fare questo discorso col web marketing?

Nei due articoli linkati qui sopra si parla di stalking commerciale, di violazione della privacy del consumatore.

E’ davvero così? io conosco persone che per un prodotto omaggio di scarso valore (tipo una scatola di cibo per cani) compilano “volontariamente” moduli che autorizzano l’azienda a “disturbarli telefonicamente” o a cedere i dati raccolti a terzi.

Al supermercato tutti estraggono fieri le loro “tessere fedeltà”, che in cambio di sconti e promozioni triturano e incrociano i nostri consumi con quelli di migliaia di altri avventori.

Su Internet, ci sono minorenni (e non solo!) che “volontariamente” postano online qualsiasi dettaglio personale della loro vita, presente e passata. “Volontariamente” si accettano le condizioni di social come Facebook, che se lette a fondo farebbero accapponare la pella di “puristi” della privacy (ricordiamoci sempre che a inizio anno Zuckerberg disse che l’era della privacy è finita).

Insomma, ‘sta privacy sembra diventata una cosa che fino a che qualcuno non ce lo fa presente, sembra non essere un problema. Ma che siamo disposti a svendere per un attimo di celebrità, o per una scatola di cibo per cani.

Prova GRATIS SEMrush, il miglior tool per fare SEO/SEM!

28 Comments

  1. Riccardo 11 Agosto 2010
  2. Mik 11 Agosto 2010
  3. Skerozzo 11 Agosto 2010
  4. Tagliaerbe 11 Agosto 2010
  5. Skerozzo 11 Agosto 2010
  6. Skerozzo 11 Agosto 2010
  7. Paolo Ratto 11 Agosto 2010
  8. Tagliaerbe 11 Agosto 2010
  9. Skerozzo 11 Agosto 2010
  10. Luca 11 Agosto 2010
  11. DAG 11 Agosto 2010
  12. DAG 11 Agosto 2010
  13. DAG 11 Agosto 2010
  14. Skerozzo 11 Agosto 2010
  15. Skerozzo 11 Agosto 2010
  16. Skerozzo 11 Agosto 2010
  17. Tagliaerbe 11 Agosto 2010
  18. Skerozzo 11 Agosto 2010
  19. Paolo Ratto 11 Agosto 2010
  20. Skerozzo 11 Agosto 2010
  21. stefan marton 11 Agosto 2010
  22. Tagliaerbe 11 Agosto 2010
  23. Skerozzo 11 Agosto 2010
  24. faster2b 12 Agosto 2010
  25. Skerozzo 12 Agosto 2010
  26. Pam 12 Agosto 2010
  27. Rafael 17 Agosto 2010
  28. Paolo Ratto 17 Agosto 2010

Leave a Reply