Caro Murdoch, ti dico grazie

Rupert Murdoch

Ieri parlavo con un amico che accusava Rupert Murdoch di essere un vecchio dinosauro, uno che non capisce nulla di editoria online, uno che sul web non ha combinato niente di buono (e quindi, questa era la tesi dell’amico, “meglio che rimanga con i suoi giornali e le sue televisioni, e non pensi a fare altro nella vita”).

Ed in effetti la lancetta del sentiment del magnate australiano non è che punti esattamente sul positivo, soprattutto da quando ha iniziato a “fissarsi” sul fatto che l’accesso ai suoi siti web debba diventare a pagamento.

L’idea di pagare i contenuti è una cosa che fa imbufalire la gran parte degli utenti della Rete, ma il sottoscritto, che da qualche anno lavora per un editore web, non la pensa esattamente così.

Anzi, arrivo a dire una cosa che per qualcuno potrà sembrare assurda: io ringrazio Rupert Murdoch. Davvero. Lo ringrazio perché è l’unico che in questa fase di limbo, dove tanta editoria cartacea sta fallendo (e fallirà), dove tanta editoria web non ha assolutamente chiaro cosa ci sarà “dopo i banner”, è l’unico che ha il coraggio di sperimentare, di inventarsi sistemi alternativi agli annunci pubblicitari per provare a far quadrare i conti.

L’editoria web vive alla giornata. Come ebbi modo di sottolineare diversi mesi fa, la maggior parte degli editori (soprattutto medio-piccoli) che conosco fa i 3/4 del traffico grazie a Google, e i 3/4 delle revenue grazie ad AdSense. E quando una di queste 2 variabili si azzera, l’editore è morto: senza i visitatori che porta Google, e/o senza i soldi che porta AdSense, ci sono decine, centinaia, migliaia di siti, blog e forum e chiuderebbero nell’arco di qualche mese.

Questo sistema non può durare in eterno. Non si può costruire il futuro dell’editoria online sulle incertezze. Non si può scrivere un piano industriale buttando numeri a casaccio, appoggiandosi al 100% sull’advertising (non parlo solo di AdSense) non sapendo nemmeno a grandi linee se i numeri saranno uguali, doppi o la metà rispetto all’anno precedente. Non sapendo se il CPM reggerà ancora, se si dovrà passare al CPC, oppure se sarà necessario pensare al CPA.

E Murdoch, invece, che fa? studia la ricetta per far pagare i suoi giornali, minaccia di “chiudere fuori” Google, fa un flop col Times a pagamento ma per nulla scoraggiato sta progettando “Alesia”, un giornale a pagamento distribuito esclusivamente su dispositivi mobile (iPad e tablet in primis).

Forza Rupert, continua a tirar fuori strane idee dal cilindro, a spendere un sacco di soldi (tu che li hai) nel provare a capire quale sarà la strada per monetizzare i contenuti web del futuro: noi piccoli editori, che non abbiamo le risorse per farlo, ti stiamo a guardare sperando che, prima o poi, azzeccherai la formula giusta, ti inventerai qualcosa di buono che potrà essere replicato. E quando avrai trovato il business model che sta in piedi, magari riusciremo a farlo nostro, a copiarlo e a migliorarlo. E allora si che potrai farti da parte, lasciare i contenuti web nelle nostre mani, e tornare ai tuoi giornali e alle tue TV 🙂

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19 Comments

  1. Mik 25 Agosto 2010
  2. gimmi81 25 Agosto 2010
  3. Andrea Pilotti 25 Agosto 2010
  4. Marco Salvadori 25 Agosto 2010
  5. puntoblog.it 25 Agosto 2010
  6. Tagliaerbe 25 Agosto 2010
  7. webgrafica 25 Agosto 2010
  8. Alessandro Sportelli 25 Agosto 2010
  9. andrea 25 Agosto 2010
  10. Master 25 Agosto 2010
  11. Riccardo 25 Agosto 2010
  12. Tagliaerbe 25 Agosto 2010
  13. Riccardo 25 Agosto 2010
  14. Adriano Cotella 26 Agosto 2010
  15. Tagliaerbe 26 Agosto 2010
  16. Adriano Cotella 26 Agosto 2010
  17. Tagliaerbe 26 Agosto 2010
  18. Mik 26 Agosto 2010
  19. stefano 30 Agosto 2010

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