Intervista a Emanuele Tha

Emanuele Tha, fondatore di Moai Capital Group

Emanuele Tha, nonostante sia ancora un “under 30”, ha già fatto un sacco di cose: si è occupato di Venture e Private Equity in qualità di avvocato, ha un Master in Strategic Management and Corporate Finance alla SDA Bocconi, è stato associato in Dpixel e ha fondato e venduto due internet company: nel 2004 Vector advertising (che si occupava di pubblicità online), e nel 2006 myblogjournal.com (aggregatore di contenuti (nato prima di Liquida e Wikio) venduta al gruppo Caltagirone).

Oggi parleremo con Emanuele del suo nuovo progetto (Moai Capital), di business online e di Venture Capital (argomenti dei quali alcuni lettori del TagliaBlog mi han chiesto di scrivere più spesso).

Seed, Angel, Venture… puoi chiarirci un po’ le tipologie di investitore/investimento?

Il Seed e l’Angel Round sono abbastanza simili come tipologia di investimento, nel senso che entrambi vengono fatti nella prima fase di sviluppo di un’azienda. Solitamente nel mercato del software, o meglio nelle applicazioni web, questa tipologia di investimento serve per finire o completare il prodotto e cominciare a testare le metriche, ossia capire se il mercato recepisce la bontà e l’utilità del prodotto.
La differenza sostanziale tra i due generi di investimento è legata al soggetto che investe: il Seed è solitamente legato a fondi specializzati oppure a fondi più grandi, ossia di Venture Capital, che si impegnano a investire un 5% del capital a disposizione in progetti sulla carta. Al contrario i Business Angels sono persone fisiche, solitamente aggregate in associazioni che coinvestono piccole cifre, per differenziare e diminuire il profilo di rischio dell’investimento.
Il Venture Vapital puro opera nella fase successiva, ossia quando alla startup serve la liquidità per fare il salto e diventare una vera azienda in grado di fare fatturato e magari scalare a livello internazionale. Solitamente i round di investimento sono di varie dimensioni e si differenziano in round A, B, C, D a seconda della maturità dell’azienda in cui investono. Ovviamente maggiore sarà la maturità dell’azienda, e minore il profilo di rischio, dunque i round seguenti a quello A saranno sempre superiori al precedente con valutazioni dell’azienda sempre più maggiorate.

Come investe, ossia qual’è la taglia degli investimenti di Moai? e in quali ambiti opera? in cosa investe?

Il nuovo fondo è basato a Milano in via San Sepolcro (zona Duomo), e opera con investimenti di taglio Seed, normalmente dai 50 k ai 250 k. L’obiettivo è quello di chiudere 25/30 investimenti nei prossimi 2/3 anni.
Gli ambiti sono quelli del Real Time Media, Social E-commerce, Vertical E-marketplace, Gaming, Gambling and Skill Game, Software as a service, Cloud Computing e Mobile e Geo Advertising.
Il fondo, anche se residente in Italia, ha matrice Europea e prevede di investire solo il 20% dei soldi in Italia, mentre i mercati su i quali lavorerà maggiormente sono Uk, Francia, Spagna. La Germania un po’ meno, perché è un mercato molto chiuso, dove c’è già molto seed. Non sono esclusi investimenti in startup anche dell’Est Europa, o paesi minori.
Il target ideale di investimento è una startup, con un prodotto già online funzionante, di buona qualità con un modello di business solido, anche pre-revenue, oppure anche una startup media, senza un vero modello di business, ma con metriche già importanti e in crescita… anche in questo caso pre-revenue.

Che cosa offre il fondo di diverso e perchè è innovativo? o meglio come investe e che supporto genera nei confronti degli imprenditori?

Il valore del fondo, oltre all’investimento in denaro, è quello di dare un supporto manageriale e finanziario molto forte alla startup, che notoriamente è fondata da tecnici all’inizio. Insieme ad essi cominciamo a lavorare e formarli sulla parte di marketing online che per noi è fondamentale.
Per noi la cosa più importante non è tanto l’idea innovativa, ma la presenza di un Execution “semplice” dove anche senza grandi manager la startup possa muovere i primi passi e raggiungere buoni risultati. Per cui per noi il Team è importante e non ci servono mega manager ma grandi sviluppatori, che noi supportiamo e formiamo nel marketing online e nella parte finanziaria, per portarli a fatturare.
Spesso affianchiamo ai fondatori un imprenditore in residence nel loro advisory board che gli dia una mano (su amministrazione e monetizzazione), e poi possa saltare a bordo della società se le cose vanno bene… è un approccio molto diverso da quello che c’è in giro.

Quali sono i primi investimenti fatti?

ioBloggo.com: è una sorta di social blogging e microblogging platform svizzera/italiana con 4.1 ml di utenti mese e 15 ml di pagine viste mese. ha dentro decine di funzioni…che si agganciano ai social network, quindi è una sorta di ibrido che va molto bene e continua a crescere il 15% mese su mese. Stiamo preparando lo sbarco in UK, Brasile, Francia Germania e Sud america e nuove forme di monetizzazione che poi ti spiegherò quando faremo un post ad hoc.
MissHobby.com: emarketplace handmade things tipo etsy, lanciato solo 1 mese fa e con già 100.000 utenti unici… non ti posso dirti di più per ora.
Irisblog.it: network di blog verticali femminili con una redazione di oltre 70 blogger, con oltre 500.000 utenti sul mercato italiano e che aprirà presto in Europa.

A proposito di investimenti: tu avresti scommesso (e quindi finanziato) su aziende come Facebook e Twitter? o più recentemente su Foursquare e Gowalla?

Sono tutte aziende molto diverse fra loro, alcune delle quali – in fondo – non sono ancora neanche aziende, ma solo servizi. Bisogna dire una cosa, prima di tutto nessun fondo di investimento o Angel ha investito in Facebook e Twitter sulla carta, ma solo a fronte di metriche. Intendo che nel panorama della valle è molto comune che fondi investano in startup, pre-revenue, solo sulla scorta del numero e della crescita di utenti che sta avendo sul web quel servizio. In sostanza è come se scommettessero su un qualcosa che di norma piace alla gente, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno ancora un modo per monetizzare quel gradimento.
E’ un modello che io trovo molto azzeccato ma che in Europa stenta a decollare, poichè il business media – o comunque la percezione dei media – non è come negli USA, dove ci sono società di grandi dimensioni disposte a comprare servizi internet che non fanno soldi, ma solo molti utenti, sperando poi di trovare modelli di monetizzazione alternativi.
Personalmente, in totale onestà, avrei investito in Facebook, ma non in Twitter, avrei investito in Gowalla, ma non in Foursquare, che in fondo a mio parere deve ancora dimostrare molto del suo valore, a parte il buzz creato su Techcrunch, dipendente dalle pressioni di circa 20 tra le persone più influenti della valle che ci hanno investito. In sostanza penso che Foursquare sia ad oggi ancora il frutto di una bolla un pò montata, mentre Gowalla ha dei numeri incredibili, poichè il concept del gioco e della localizzazione è davvero qualcosa di nuovo che piace alla gente…

La formula dell’elevator pitch non mi sembra la migliore per mettere in evidenza le qualità di un progetto (e nemmeno quelle della persona che lo presenta). Tu che ne pensi?

Sicuramente l’elevator pitch, che in fondo altro non è che una presentazione con delle slide, è sicuramente il modo più veloce per incuriosire e farsi notare ad un evento. Ma da li a prendere i soldi non è così facile. Infatti, incuriosito l’investitore, si passa poi alla fase di due diligence, non solo tecnica e di mercato, ma soprattutto sul valore e le capacità del team che guiderà quell’azienda. La parte finanziaria, almeno all’inizio, può essere anche trascurabile, poichè nessuno ha la palla di cristallo e i piani finanziari sono fatti per essere smentiti nel 98% dei casi, ma le capacità imprenditoriali sono la base più importante sulla quale costruire un buon investimento.

E’ giusto puntare principalmente sui “nativi digitali”, o credi che ci sia spazio anche per gli over 30 nel mondo del venture capital?

Da sempre credo che il futuro non ha età! Il prossimo Bill Gates può essere un giovane ragazzino americano, come nel caso di Facebook, Etsy, Chatroulette, oppure specialmente nel campo B2b avere già i suoi anni, come il fondatore di LinkedIn o Salesforce.
Solitamente i nativi digitali sono sempre molto portati al consumer, poichè sono vicini alle tendenze e capiscono o precedono i bisogni della gente della loro età. Al contrario, persone un po’ più mature, sono più propense a fondare imprese e aziende che abbiano già un senso prima di partire, insomma una sorta di fiuto razionale verso il modello di business, e come tali, ovviamente più vicini ad un mercato B2B ossia aziendale.

Chiudiamo con un “vademecum” di buoni consigli per chi vuole presentare un progetto ad un investitore

Puntare su pochi elementi ed essere molto chiari. Devono affrontare numerose analisi prima di preparare il loro pitch ed essere pronti a rispondere a tutto. Devono analizzare bene il mercato e i loro competitor, nonchè mostrare modelli innovativi ma sostenibili. Per andare nel concreto devono concentrasi ad analizzare ed esporre questi punti fondamentali:

1. Bisogno o mancanza nel mercato
2. Idea e risposta al bisogno
3. Valore e trend del mercato che vanno ad aggredire
4. Posizionamento strategico nel mercato che vanno ad aggredire
5. Analisi e posizionamento di prodotto e mercato in rapporto ai competitor
6. Target di riferimento da aggredire nel mercato come cliente tipo
7. Caratteristiche del loro prodotto e dei fattori unici e distintivi
8. Business model e linee di ricavo
9. Modelli di marketing
10. Go to market, ossia come utilizzano il marketing per raggiungere il loro target
11. Piano finanziario, con costi e ricavi (progressione tre anni)
12. Team (con tutte le esperienze pregresse e la loro specializzazione nella nuova startup)

Solitamente questo va illustrato in dieci/quindici slide, con una presentazione da venditore.

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2 Comments

  1. jerry 10 Marzo 2010
  2. Rudy Bandiera 11 Marzo 2010

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