Le pericolose infiltrazioni del buzz marketing

Buzz & Infiltration Marketing

Mesi fai parlai di come il buzz marketing, in tutte le sue forme, stia condizionando (negativamente) gli investimenti sul web “tradizionale”.

Oggi allargo il discorso alla contaminazione dei contenuti, aspetto che probabilmente è ancor più grave di quello puramente economico.

“Infiltrazioni”
C’è una parola, fra le tante che girano nel mondo del marketing non convenzionale, che non mi è mai piaciuta: la parola in questione è infiltration (abbinata a marketing, web o brand).

In buona sostanza, l’agenzia vende al cliente la possibilità di “infiltrarsi” all’interno di community, blog e forum per (cercare di) promuovere il brand.

Utilizzando sistemi che dovrebbero essere all’insegna dell’etica (almeno chi per afferma di aderire a certe organizzazioni), ecco che gli “infiltrati” cercano di parlar bene del marchio in questione aprendo discussioni nei forum o commentando nei blog, con risultati che spesso stanno fra il ridicolo e il grottesco.

E qualora riuscissero nell’intento, ecco che si pone un altro grosso problema.

Influenza e Fiducia
Siamo nell’epoca del web 2.0, dei contenuti generati dagli utenti.

Chiunque può postare un parere su un prodotto o un servizio, e influenzare chi lo leggerà: numerosissimi siti web stanno sfruttando questo modello di business (mi vengono in mente Ciao, oppure TripAdvisor), e altrettando numerosi blogger stanno facendo soldi promuovendo prodotti o servizi di terzi nei loro post.

La leva è semplice: più si è influenti, più si può influenzare. Se la mia opinione è importante, e quindi tenuta in alta considerazione da un buon numero di utenti, posso considerarmi un influencer.

Anche qui, si pone un problema di etica: se l’infiltrato (pagato dall’agenzia) cerca di influenzare i lettori distribuendo (di nascosto) pareri irreali (e, ribadisco, prezzolati) sul prodotto, scompagina il delicato equilibrio esistente in parecchie fonti di informazioni presenti sul web, equilibrio basato sulla fiducia.

Cosa penseresti se scoprissi che i commenti di molti post del tuo blog preferito sono in realtà scritti ad arte da qualcuno che si accoda solo promuovere un determinato brand? e quale fiducia avresti in un sito che raccoglie opinioni di prodotti (come dooyoo), se scoprissi che queste sono sistematicamente inserite e pilotate per portare acqua ad un determinato mulino?

Google dice no
C’è infine un punto da tenere sempre in grossa considerazione: Google NON gradisce la compra-vendita di link, in quanto questa va ad influenzare il rank delle pagine linkate (rendendo le SERP “innaturali”).

Alla stessa stregua Google NON gradisce la compra-vendita di post che includono link, arrivando addirittura a penalizzare se stesso (a livello di PageRank mostrato sulla toolbar).

Conclusioni
Nelle arcinote Istruzioni per i webmaster di Google si consiglia di creare “un sito utile e ricco di informazioni”. Di progettare “le tue pagine per gli utenti, non per i motori di ricerca”. Ma soprattutto di “chiedersi se quanto stai facendo sarà d’aiuto ai tuoi utenti e che cosa faresti se i motori di ricerca non esistessero”.

L’infiltration marketing aiuta davvero gli utenti? se non è così, potrebbe andare contro le linee guida del più importante motore di ricerca 🙂

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8 Comments

  1. Filippo Ronco 22 Luglio 2009
  2. Gabriele 22 Luglio 2009
  3. Filippo Ronco 22 Luglio 2009
  4. Gabriele 22 Luglio 2009
  5. Filippo Ronco 22 Luglio 2009
  6. cibbuzz 28 Luglio 2009
  7. Zani 22 Ottobre 2009
  8. luca 22 Novembre 2010

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