.0 e .exe: da non mettere in fondo agli URL!

SEOmoz Web 2.0 Awards… sparito da Google

Sul concetto di URL SEO friendly si sono sprecati fiumi di inchiostro (elettronico e non): qualcuno ha pure creato un SEO link generator, che permette di convertire URL dinamici in un URL amati dai motori di ricerca (suggerendo anche le keyword correlate).

Il problema degli URL “difficili” per i motori è comunque sempre meno diffuso: premesso che Google ha già detto tempo fa di non avere problemi a comprendere/indicizzare gli URL dinamici, tutti i maggiori CMS/piattaforme di blog consentono di generare automaticamente l’URL (assolutamente SEO friendly) desiderato dall’utente, senza che questi debba fare alcunchè (se non scegliere, una tantum, la tipologia di permalink che si vuole ottenere in output).

Ci sono però un paio di URL che Google non sembra proprio voler digerire.

.0

Nella prima tipologia, rientrano tutti gli URL che terminano con .0 : ne se sono accorti quelli di SEOmoz, quando hanno visto sparire dagli indici di Google il loro Web 2.0 Awards (che ha come indirizzo www.seomoz.org/web2.0 , quindi con un bel .0 alla fine).
E’ bastata una breve ricerca per confermare che il problema non era di SEOmoz, ma dell’URL: ecco infatti altri “illustri .0” che han subito questa strana penalizzazione:

Un elenco di URL col .0 spariti da Google

.exe

Lo stesso Matt Cutts è intervenuto prontamente sull’argomento, con un post dall’eloquente titolo Don’t end your urls with .exe.
Matt ammette l’esistenza del problema, che non caratterizza solo i file .0, ma anche diverse altre estensioni (come .exe , .tgz o . tar): inserendo in Google la query filetype:, seguita da una di queste 3 estensioni, si ottengono infatti diversi risultati con all’interno le 3 letterine, ma in nessuno di questi l’estensione è presente alla fine dell’URL.
Cutts afferma comunque che ora Google ha iniziato ad indicizzare gli “URL .0”:

Google torna ad indicizzare i file che terminano col .0

e che il motore potrebbe in futuro includere nel suo indice anche le altre estensioni attualmente escluse.

Conclusione

Sono effettivamente molto rari i casi di URL terminanti con i numeri/lettere incriminati (e quindi esclusi da Google), e il motivo è molto semplice: CMS e piattaforme di blog, quando riscrivono URL che contengono il “.”, tendono ad eliminarlo (cosicchè, ad esempio, 2.0 si trasforma in 20, come potete notare dall’indirizzo di questo mio post del TagliaBlog (attualmente su piattaforma WordPress)).
Se però utilizzi qualche “CMS fai da te”, oppure sei fra quelli che i propri URL se li scrive ancora “a manina”, è giunto forse il momento di fare un bel check… 😉

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