Cos'è il Forex

Che cos’è il forex? Il forex non è altro che lo scambio di valute straniere che avviene in ambito finanziario: questa espressione, infatti, è un’abbreviazione di Foreign Exchange.

Si tratta, in sostanza, del trading che viene effettuato sui mercati di cambio delle valute straniere operato dagli speculatori e dagli investitori. Il mercato forex può essere considerato come un mercato al tempo stesso globale e decentralizzato in cui viene stabilito il valore delle varie valute: non c’è una borsa in cui le transazioni vengono condotte fisicamente, così come non c’è una cassa di compensazione.

Da un certo punto di vista, il trading forex può essere paragonato al trading azionario: così come, in questo secondo caso, chi compra azioni lo fa perché è convinto che siano destinate ad aumentare di prezzo e chi vende azioni lo fa perché è convinto che siano destinate a perdere valore, allo stesso modo nel caso del trading forex chi acquista una coppia di valute lo fa perché è convinto che il rapporto di cambio sia destinato a crescere e chi vende una coppia di valute lo fa perché è convinto che il rapporto di cambio sia destinato a diminuire.

Gli orari del forex

Orari Forex

Appurato, quindi, che il forex è un mercato che si basa sullo scambio di valute straniere, vale la pena di conoscerlo un po’ più da vicino: per esempio, per scoprire che si tratta di un mercato che non ha orari. È, infatti, aperto 24 ore su 24 (ma non il sabato e la domenica), a differenza dei mercati borsistici, proprio perché – come già accennato – non ha sede in un luogo specifico. Per esempio, tenendo come riferimento l’ora italiana, a Londra le sessioni iniziano alle nove e finiscono alle diciotto, a New York iniziano alle quattordici e finiscono alle ventitré, a Sydney iniziano alle ventitré e finiscono alle otto, a Tokyo iniziano all’una e finiscono alle dieci.

Sebbene non si possa parlare di un vero e proprio orario ufficiale, si può comunque dire che la settimana della contrattazioni prende il via (basandosi sempre sull’ora italiana) alle ventitré della domenica sera, quando si apre la sessione asiatica, per poi terminare alle ventidue del venerdì sera, quando si conclude la sessione americana.

Il glossario del Forex

Forex, Toro e Orso

Chi si avvicina al mondo del forex per la prima volta potrebbe essere in difficoltà davanti a tante espressioni e a tanti nomi di cui non conosce il significato. Ecco perché può essere utile avere a disposizione un piccolo glossario a cui fare riferimento ogni volta che se ne ha la necessità.

Che cosa vuol dire “toro”

Parlando di “toro” (o, per usare la terminologia inglese, “bull”), si fa riferimento a un mercato che è caratterizzato da una tendenza al rialzo.

Perché si chiama in causa questo animale? Semplice: se si pensa ai movimenti dei tori nel momento in cui aggrediscono le prede, si nota che questi animali sono abituati a dare colpi dal basso verso l’alto. Ecco perché possono essere considerati “rialzisti”. Di conseguenza, un mercato che cresce è toro.

Che cosa vuol dire “orso”

Nel momento in cui il mercato ha una tendenza al ribasso, gli specialisti lo definiscono un “orso” (o, per usare la terminologia inglese, “bear”).

Anche in questo caso, la spiegazione del ricorso a tale espressione va individuata nei movimenti che questo animale compie quando aggredisce le prede: i colpi che dà con le sue zampe vanno dall’alto verso il basso. Pertanto, un mercato che cala è orso.

Che cosa vuol dire “aprire una posizione”

“Aprire una posizione” è di sicuro una delle espressioni in cui ci si imbatterà più di frequente avendo a che fare con il forex. Chi apre una posizione, in pratica, piazza un ordine di acquisto o di vendita per un determinato cross: in altri termini acquista o vende una certa quantità di valute per poi rinegoziarle al miglior prezzo possibile in un secondo momento.

Per esempio, se si apre una posizione sul cross USD/EUR, vuol dire che si acquistano dollari rispetto a euro, e i profitti desiderati arriveranno con l’evoluzione del tasso di cambio dollaro/euro. Ovviamente, chiudere una posizione significa compiere l’azione opposta e contraria, e quindi vendere: nel momento in cui si chiude una posizione, non si è più sul mercato (a meno che non si abbiano delle altre posizioni aperte nello stesso momento, cosa non vietata: insomma, non è detto che chiudendo una posizione si sia costretti a chiudere anche le altre).

Che cosa vuol dire “long e short”

Andare long” o “andare short” sono due altre espressioni che vengono utilizzate di frequente nell’ambito del forex. In particolare, “andare long” (o “aprire una posizione long”) vuol dire acquistare la coppia di valute, e quindi aprire una posizione in acquisto, mentre “andare short” (o “aprire una posizione short”) vuol dire vendere la coppia di valute, e quindi aprire una posizione in vendita.

Ne deriva che la posizione long è rialzista, al contrario di quella short che è ribassista. Si usano queste espressioni per il semplice motivo che nel mercato forex i termini “vendere” e “comprare” potrebbero originare un po’ di confusione: in effetti, nel momento in cui si acquista una valuta se ne vende un’altra nello stesso momento (e viceversa). Nel momento in cui si comprano USD/EUR, per esempio, si comprano dollari americani (che rappresentano la valuta base) e si vendono euro (che rappresentano la valuta quotata).

Che cosa sono lo stop loss e il take profit

Lo stop loss e il take profit sono due ordini che possono essere sfruttati, quando si opera nel forex, per monitorare le posizioni aperte: grazie ad essi si ha l’opportunità di stabilire i prezzi limite con i quali uscire da un trade in perdita (“stop loss” vuol dire, appunto, “fermare la perdita”) o “chiudere un profitto” (take profit).

Dopo che tali ordini vengono impostati, il trade si chiude in maniera automatica nel momento in cui uno dei due livelli viene raggiunto: si tratta di un’arma utile e comoda perché consente di evitare di stare connessi a Internet per controllare se le condizioni previste si verificano o meno. Per essere più chiari, si ricorre allo stop loss quando si vuole chiudere un trade che non sta garantendo buoni risultati e, quindi, per contenere le perdite, mentre si ricorre al take profit quando si vuole chiudere un trade che ha ottenuto il guadagno che ci si attendeva.

Che cosa sono il bid e l’ask

Il bid e l’ask sono, rispettivamente, il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto di una valuta. La differenza tra bid e ask prende il nome di spread.

Il bid, noto anche come prezzo bid, come buy o come prezzo denaro, non è altro che il prezzo a cui un broker è disposto a comprare la coppia di valute, e cioè quello a cui il trader può vendere la valuta base al fine di comprare la valuta quotata.

L’ask, noto anche come prezzo ask, come sell, come offer o come prezzo lettera, non è altro che il prezzo a cui un broker è disposto a vendere la coppia di valute, e cioè quello a cui il trader può comprare la valuta base al fine di vendere la valuta quotata.
Il bid e l’ask sono le due quotazioni che vengono sempre stabilite per la coppia di valute dalla piattaforma online o dall’intermediario attraverso cui le operazioni di forex vengono eseguite, e rappresentano il risultato della domanda e dell’offerta degli intermediari stessi e dei market makers.

Che cos’è lo spread

Come detto, lo spread è la differenza tra il bid e l’ask in relazione alla coppia di valute che è oggetto di scambio: consiste nel guadagno che ottiene l’intermediario forex, il quale aggiunge lo spread nel prezzo di trade tenendolo poi per sé in modo da conseguire un ricavo dopo aver coperto i costi di gestione.

Il costo dello spread è addebitato per ogni transazione una volta sola, in genere nel momento dell’acquisto: insomma, non si rischia di avere a che fare con un ricarico sull’acquisto e con un ricarico sulla vendita. Lo spread può essere considerato, dunque, come la differenza tra la domanda e l’offerta, ma anche come il compenso del broker: l’entità di ogni spread cambia, quindi, in base al broker a cui ci si rivolge, oltre che a seconda della coppia di valute.

Per esempio, una coppia di valute che si caratterizza per un volume di contrattazione ridotto, e quindi per una scarsa liquidità, potrà avere uno spread più ampio rispetto a un’altra coppia di valute con un volume di contrattazione più esteso.

Che cosa vuol dire “leva”

La leva nel forex – nota anche come leverage, effetto leva o leva finanziaria – è uno strumento che i broker offrono per l’apertura di posizioni con un valore decisamente più alto rispetto all’importo che viene investito dal trader.

Per esempio, se si ha a che fare con una leva finanziaria di 100:1, vuol dire che per acquistare una valuta da 100.000 dollari ne sono sufficienti 1.000 (100.000 diviso 100): il resto viene messo dal broker. Ciò vuol dire che se l’investimento si rivela indovinato si può godere di utili più ampi, mentre se l’investimento si dimostra sbagliato i danni sono limitati, visto che il rischio corrisponde alla cifra imposta dalla leva.

Si può definire la leva finanziaria come una strategia di investimento in funzione della quale si può usufruire di denaro in prestito. La leva è, appunto, un prestito che il broker dà al trader. La leva finanziaria serve a garantire a chi opera nel forex la possibilità di eseguire investimenti anche se il margine richiesto sul conto non è più garantito.

Che cosa vuol dire “pip”

Il pip nel forex è il movimento più piccolo che può caratterizzare il prezzo di una coppia. Se si dà un’occhiata al prezzo di una coppia di valute, si può notare che di solito il prezzo è indicato da cinque cifre. Per esempio, nel caso di USD/EUR: 1.4782, se il prezzo passa da 1.4782 a 1.4792 vuol dire che è aumentato di 10 pips.
Grazie ai pips calcolare le perdite e i guadagni è semplice. “Pip” è l’acronimo dell’espressione inglese “percentage in point”: come si può facilmente capire, rappresenta una unità di misura decisamente importante. Poiché il pip costituisce la minima variazione che può caratterizzare una coppia di valute, è chiaro che le variazioni dei pips determinano i guadagni e le perdite.

Per capire quanto si sta guadagnando o quanto si sta perdendo, è sufficiente moltiplicare la somma investita per la variazione, positiva o negativa: per esempio, a fronte di un investimento di 10.000 euro sul cross USD/EUR, se si è in presenza di una variazione positiva di 10 pips si ha un guadagno pari a 10.000 x 0.0010, cioè 10 euro.

Che cosa sono i grafici

I grafici nel forex sono la rappresentazione di prezzi in un arco temporale specifico: possono mostrare, per esempio, l’andamento del prezzo di un’azione nel corso di una settimana, di un mese o di un anno. In linea di massima, sull’asse delle ordinate sono riportati i prezzi, mentre l’asse delle ascisse rappresenta l’arco temporale (il cosiddetto time frame).

Il rapporto tra domanda e offerta influenza la variazione di prezzi in una coppia di valute: lo scopo dei grafici è quello di aiutare a prevedere i trend futuri tenendo conto di quelli passati. I grafici possono riguardare movimenti a breve termine (su dati giornalieri) o a lungo termine (su dati settimanali o mensili). I grafici più diffusi nel forex sono quelli lineari, quelli a barre e quelli a candele giapponesi: avremo modo di conoscerli più da vicino in un’altro capitolo della guida.

Che cosa vuol dire “time frame”

L’espressione “time frame” vuol dire “arco temporale”: quando viene usata nel forex, sta a indicare l’impostazione temporale che si intende attribuire a un grafico.
Scegliere il giusto time frame è fondamentale ai fini dell’analisi tecnica, sia per i trader principianti che per quelli professionisti. Time frame diversi offrono, come è ovvio, possibilità di interpretazione diverse: non si può stabilire a priori se un time frame sia migliore di un altro, perché tutto dipende dalle esigenze di trading che ci si trova a gestire.

Per esempio, con un time frame relativamente ridotto si ha l’opportunità di verificare quello che sta succedendo sul mercato nell’immediatezza ma difficilmente si riesce ad ottenere una visione della situazione globale, cosa che deriva dal ricorso a un time frame più ampio.

Per leggere le condizioni di mercato in maniera più esaustiva, poi, si può fare riferimento ai time frame multipli, la cui analisi si basa su grafici a tre impostazioni diverse.

In linea di massima, si può dire che un trader di lungo periodo opterà per un grafico giornaliero, settimanale o addirittura mensile, e quindi con un time frame orientato sul lungo termine, mentre un trader di breve termine prediligerà un grafico orario.

I grafici con time frame ancora più piccoli, basati su intervalli temporali da uno a quindici minuti, saranno – invece – preferiti dai trader intraday o dagli “scalper”, in quanto hanno il vantaggio di segnalare più agevolmente i momenti più adatti all’entrata.

Iscriviti a eToro!

Torna all’indice della Guida Forex
Vai al capitolo successivo – Le coppie di valute