E-mail deliverability: best practice ed errori da evitare

E-mail deliverability

Il tasso di deliverability è un argomento fondamentale che incide sul successo o meno di una campagna di e-mail marketing. Con questo termine si intende la capacità delle e-mail di raggiungere la casella di posta in arrivo dei destinatari, senza essere ostacolata da filtri e blocchi impostati da provider, sistemi antispam e singoli utenti.

L’azienda statunitense Return Path ha stimato che 1 e-mail su 5 non raggiunge la casella inbox del destinatario: questo significa che puoi avere la mail più coinvolgente o persuasiva mai scritta, ma se non raggiunge il destinatario, non viene nemmeno letta ed è dunque totalmente inutile. Una perdita sia in termini di customer engagement, che di conversioni.

Reputazione di invio di un dominio

I maggiori ISP e i filtri antispam si basano su alcuni fattori per valutare la reputazione del mittente, un dato che a sua volta incide sulla deliverability. Ecco quali sono:

  • Percentuale di bounce, ossia gli indirizzi e-mail che restituiscono un errore (indirizzi errati, obsoleti).
  • Comportamento degli utenti che ricevono la mail (aperture, clic, risposte, segnalazioni spam).
  • Modalità di costruzione della lista contatti e raccolta del consenso al trattamento dei dati come da normativa.

6 best practice per aumentare il tasso di deliverability

Ma come fare in modo che tutte le comunicazioni del tuo brand vengano correttamente recapitate nella casella di posta in arrivo dei tuoi contatti? Ecco alcune best practice per migliorare la tua e-mail deliverability:

  1. Iscrizioni alla newsletter con sistema di double opt-in: inviando automaticamente un’ulteriore e-mail per la conferma di registrazione al tuo sito, avrai la certezza di un database pulito con indirizzi validi e aggiornati, riducendo il tasso di bounce.
  2. Semplice accesso alla disiscrizione: è inutile forzare un utente che vuole disiscriversi dalla tua newsletter a continuare a riceverla. L’unico risultato sarà quello di finire nella cartella di spam della sua posta elettronica. Meglio consentirgli un rapido annullamento dell’iscrizione, inserendo in tutte le tue comunicazioni un link per effettuare la procedura. Il tuo brand ne guadagnerà in reputazione, trasparenza e serietà.
  3. Qualità del database: Grazie alla marketing automation, senza inutili perdite di tempo mantieni sempre pulito ed aggiornato il tuo database. Oggi i filtri anti-spam dei più importanti internet service provider non si limitano ad analizzare i contenuti, ma valutano simultaneamente anche la reputazione dei mittenti. Se i tuoi bounce raggiungono indici troppo elevati potresti essere penalizzato finendo direttamente nello spam.
  4. Rispetto della normativa sulla privacy: La tua reputazione passa anche dal rispetto nella tua attività di E-mail Marketing per la normativa in vigore sul trattamento dei dati personali. Ogni indirizzo e-mail presente nel tuo database deve essere ottenuto con l’espresso consenso del proprietario a ricevere le tue comunicazioni commerciali. Segui la legge e le sue regole ed il tuo marchio guadagnerà fiducia e credibilità.
  5. Soddisfa le aspettative degli utenti: Sii coerente con quello che dichiari in fase di iscrizione. I tuoi contenuti dovranno essere in linea con quello che l’utente si aspetta. Se prometti offerte e sconti, le tue comunicazioni dovranno proporre esattamente quello se non vuoi che le persone ti blocchino come spam o si disiscrivano immediatamente.
  6. Giusta quantità di invii: Inviare troppe comunicazioni è sbagliato tanto quanto inviarne poche. Se i tuoi invii sono troppo sporadici rischi che i tuoi destinatari si dimentichino di te e tendano a disiscriversi o segnalarti come spam. L’ideale è non scendere sotto i due invii al mese e non superare i quattro.

E-mail deliverability: 3 errori da evitare assolutamente

Abbiamo visto cosa fare per migliorare la deliverability delle tue comunicazioni e-mail, vediamo ora alcuni errori da evitare:

  1. Acquistare un database preconfezionato: Una scorciatoia da evitare perché non solo porta a scarsi risultati, ma perché spesso si rivela addirittura controproducente. Anche se le liste acquistate da fornitori esterni sono state ottenute con l’esplicito consenso dei destinatari a ricevere comunicazioni di aziende terze, è evidente che chi ha dato questo consenso non ha manifestato apertamente interesse per il tuo brand e l’engagement non può che essere scarso. Una lista contatti infinita e mediocre può portare qualche fortuito risultato, ma non concorre a far crescere la tua autorevolezza. Meglio puntare alla qualità dei tuoi contatti e non alla quantità: un buon database si costruisce con il tempo e con le giuste strategie.
  2. Non segmentare i contatti e inviare comunicazioni indifferenziate: Non differenziare ciò che viene inviato in base, non solo ai dati anagrafici, ma anche a comportamento, preferenze e livello di coinvolgimento dell’utente, è un gravissimo errore. I client di posta valutano il comportamento dei riceventi per definire l’affidabilità del mittente e la segmentazione del database è fondamentale per creare engagement e di conseguenza migliorare la deliverability.
  3. Inserire form HTML, Flash, JavaScript e ActiveX nelle mail inviate: Questa tipologia di codice tende a creare problemi con la maggior parte di client di posta elettronica. È quindi consigliabile utilizzare codice HTML pulito e tabelle nidificate.

Se hai qualche esperienza o suggerimento da condividere sul tema dell’e-mail deliverability, posta pure un commento qui sotto. 🙂

4 Comments

  1. Chiara 28 giugno 2018
  2. Federico 2 luglio 2018
  3. Carmine D'Alessio 23 luglio 2018
  4. Tagliaerbe 23 luglio 2018

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