Fattori di ranking 2018: l’analisi di SEOZoom

Fattori di Ranking del 2018, secondo SEOZoom

Come di consueto è arrivato per tutti il momento di tirare le somme dell’anno appena trascorso. Chi lavora in ambito SEO è sempre interessato a sapere come si è mosso Big G, in modo da poter anche provare a prevedere le mosse future per la propria attività.

Quali sono stati quindi i fattori di ranking nel 2017 per Google? I dati raccolti dal team di SEO Zoom capeggiato Ivano Di Biasi su un campione di 500.000 pagine web dimostrano che gli algoritmi tendono sempre più a premiare chi segue al meglio le pratiche suggerite dal colosso di Mountain View: un risultato tutt’altro che scontato.

Prima della lettura di quanto segue va ricordato che lo studio è stato effettuato solo a scopo statistico e non si tratta in alcun modo di indicazioni per un facile posizionamento; possono però fornire idee utili per una buona ottimizzazione del proprio sito.

Ottimizzazione On Page

Partiamo dal primo livello di ottimizzazione di una pagina web e quindi dagli Head, dell’HTML e i Meta Tag. Come si sa il Title non è l’unico elemento che determina un buono od ottimo posizionamento con una determinata keyword, ma i risultati dello studio dimostrano che chi si trova nelle prime posizioni ha una enorme consapevolezza delle pratiche SEO.

Non è un caso quindi che il 2,13% delle URL in Top 3 prese in esame mostrano il Title con l’Exact Match della parola chiave di interesse, e il 47% contiene almeno la keyword nel meta tag, percentuali molto alte se si pensa che il rimanente 53% è rappresentato da long tail: ogni URL è posizionata anche per queste ultime ma non è ovviamente possibile utilizzarle tutte all’interno del Titolo SEO.

Chi si trova in prima pagina molto probabilmente ha una strategia per competere sui motori di ricerca, e pone moltissima attenzione alle keyword da inserire all’interno del meta Title. È il punto di partenza da quale sviluppare questo meta tag.

Lo studio ha tenuto conto anche della lunghezza dei meta Title, appurando che non è una caratteristica fondamentale per il posizionamento. La media dei caratteri in prima pagina è pari a 54, mentre è addirittura di 49 per la Top 3. Questo dato dimostra che la lunghezza massima per la SERP non è necessaria. È consigliabile quindi che questo parametro sia descrittivo e che spieghi a Google e agli utenti cosa troveranno una volta cliccato.

Anche l’analisi delle meta Description dimostra l’utilizzo di strategie SEO. Ormai è risaputo che non si tratta di un parametro fondamentale, ma semplicemente di uno strumento per comunicare agli utenti il contenuto della pagina che cliccheranno. Si spiegano così le percentuali bassissime per quanto riguarda l’utilizzo della keyword esatta.

La keyword viene al massimo utilizzata per inserire variazioni della keyword esatta o per introdurre delle lunghe code. Si tende quindi ad evitare forzature con parole chiave secche e spesso grammaticalmente inesatte (“torta mele”, “affitti milano”, “notizie calcio”).

Passiamo ora ai tag, partendo dagli H1. L’utilizzo della Keyword in Exact Match o diluita sembra essere una pratica molto comune. Non si tratta di un fattore di ranking, ma va sottolineato che le URL che presentano la chiave secca nell’H1 sono meglio posizionate.

Per quanto riguarda la struttura dei Tag nei contenuti, come sappiamo è preferibile organizzare un testo con un solo Tag H1, mentre per gli altri approfondimenti si utilizzano gli altri Tag H. L’analisi ha rilevato che in Top 10 si utilizzano in media due H1; media che si abbassa in Top 3, dove i player presenti utilizzano questo parametro in maniera più corretta (in media poco meno di 1).

Viceversa per gli H2 e H3, le URL in Top 3 presentano un utilizzo maggiore di questi Tag, dimostrando che fornire contenuti approfonditi e ben strutturati è una scelta che paga.

L’analisi ha preso in considerazione anche l’utilizzo degli altri Tag, quelli definiti “semantici” come EM (enfasi) o B (grassetto). I dati hanno fornito qualche piccolo spunto di riflessione: ad esempio una buona percentuale delle URL in Top 3 utilizza la keyword inserita nel testo in EM – l’exact match riscontra persino un 3%! – dimostrando che chi ha i migliori posizionamenti considera che questo Tag possa avere qualche valenza SEO. La percentuale è ancora più alta per quanto riguarda la keyword in Tag B, utilizzata in Top 10 nel 10% dei casi con exact match o diluita nel 40% dei casi.

Si tratta comunque di uno standard talmente utilizzato in ambito copywriting da renderlo un parametro probabilmente ininfluente.

Elemento interessante è anche quello relativo ai Tag Li: Google infatti sembra prediligere gli elenchi puntati per quanto riguarda i “Risultati Zero”, poiché suggeriscono una serie di step da seguire, facili da capire per l’utente.

Per l’ottimizzazione HTML, tra i dati interessanti dello studio risulta che le pagine in Top 10 hanno presentano un peso medio di 152Kb, dimostrando che la velocità di fruizione di una pagina web viene sempre più presa in considerazione in chiave posizionamento, in modo da rendere l’esperienza dell’utenti più semplice possibile anche sia tramite ADSL che da smartphone 4G.

SEO Copy

Lo studio ha preso in considerazione dati anche in chiave SEO Copy, a partire dalla lunghezza del testo. In Top 10 la lunghezza media è di 920 parole, dimensioni che aumentano per la Top 3, sforando il tetto delle 1000 parole.

Le considerazioni da fare in questo caso potrebbero essere due e probabilmente in contrapposizione: la prima è che i dati potrebbero essere falsati da una certa uniformazione da parte dei produttori di contenuti, che propongono un numero sempre maggiore di testi lunghi; allo stesso tempo la lunghezza media più alta in Top 3 fa pensare che Google possa prediligere testi più corposi e che forniscano il maggior numero di informazioni.

L’analisi ha inoltre cercato di muoversi nel delicato e tortuoso tema della Keyword Density, soprattutto per capire se ci fossero differenze tra pagine in Top 3 e pagine in Top 7. Il risultato non è molto significativo, dato che il Top 3 in media la keyword è utilizzata solo il doppio delle volte in più rispetto alle Last 7 (5 contro 2-3), ed è spiegabile con la già citata maggiore lunghezza dei contenuti. Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che quello della Keyword Density è un fattore superato.

Una piccola considerazione finale è quella riguardante il tag Alt delle immagini, con i risultati che dimostrano che anche l’ottimizzazione di questo parametro è molto diffusa e probabilmente anche molto utile.

L’importanza dei link

Passiamo ora ad uno dei punti di maggior interesse dello studio: l’importanza dei link tra i fattori di ranking del 2017.

Partiamo dai link interni: non è difficile sentir dire che una pagina web deve contenere al massimo un centinaio di internal links. L’analisi smentisce categoricamente questa affermazione, rilevando che le URL in prima pagina presentano 160 link interni di media, arrivando fino a 190 nella Top 3.

I siti mostrano sempre di più megamenu ricchi di internal links per pagine correlate, approfondimenti e widget di diversa natura e quindi perché sfavorire chi ne fa uso?

La tendenza è confermata anche per i link esterni, che si dimostrano tutt’altro che un fattore rischioso. Il numero medio di link esterni per le URL in Top 10 è 26, media che aumenta anche in questo caso per la Top 3 (28). Va detto che numeri così alti sono probabilmente influenzati dalla presenza di link come quelli di condivisione sui social oppure ai terzi livelli per le versioni in lingua, ma restano comunque significativi.

Gli outbound link sono infatti in media di numero inferiore rispetto ai collegamenti interni, ma resta comunque un risultato abbastanza alto e dimostra, se ce ne fosse bisogno, che chi ha buoni posizionamenti non è preoccupato nel linkare a siti esterni.

Anche le ancore sono state prese in esame ed anche in questo caso l’utilizzo alto di parole chiave ottimizzate fa capire che c’è una grandissima consapevolezza di quella che è l’attività SEO e dell’importanza dei link.

La percentuale di anchor con exact match in prima pagina è pari al 13%, mentre è addirittura al 68% per le ancore contenenti la keyword. Queste cifre dimostrano che la maggior parte dei player ha bene in mente quale deve essere il concetto dei link e li utilizza come approfondimento o come rafforzativo al contenuto.

Passiamo agli inbound links: in questo caso la metodologia di analisi è stata leggermente diversa, ma ha corroborato di nuovo l’idea dell’importanza che hanno i link per Google. Sono state infatti analizzate le Url posizione per posizione, sommando sia i link che portano al dominio che i link che portano alla pagina posizionata.

I dati non lasciano dubbi e dimostrano che le pagine al primo posto ottengono più backlink rispetto alle altre. Ma ancora più importanti sembrano essere i link che conducono al dominio: questi ultimi probabilmente sono un segnale che Google riceve sull’importanza e affidabilità di un determinato sito web.

URL e protocollo HTTPS

Uno dei tormentoni dell’anno scorso è stato quello relativo all’https. Le percentuali riscontrate dalle analisi dimostrano che non si tratta ancora di un fattore decisivo per il posizionamento, essendoci un grande equilibrio di percentuali tra URL in http e https. Ovviamente per poter dare qualche indicazione in più su questo parametro sarà necessario aspettare un po’ di tempo ed osservare i cambiamenti e possibili scossoni.

Lo studio ha preso in esame anche la struttura delle URL e i domini, in modo da poter capire se ha ancora incidenza il nome dominio con exact match.

Negli ultimi anni si è infatti detto che l’importanza dell’Exact Match Domain fosse calata di molto. In realtà, una buona percentuale di siti che presentano la  keyword esatta o la contengono nel nome sono ben posizionati per le parole chiave di interesse.

Allo stesso tempo, anche una buona percentuale di URL con buoni posizionamenti contiene all’interno della stringa la keyword principale (30% in top ten). Non è un caso visto che la Url è il primo segnale si mostra a Google.

L’analisi di fine anno ha dimostrato come nel 2017 siano sempre di più i siti che in un modo o nell’altro utilizzano le best practice SEO. Un buon punto di partenza per questo 2018 è quello di iniziare a trovare il modo per fare di più per poter competere seriamente con la concorrenza.

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9 Comments

  1. Adriano De Arcangelis 17 gennaio 2018
  2. Enrico Filippucci 17 gennaio 2018
  3. Piero Giordano 17 gennaio 2018
  4. Roberto Di Molfetta 17 gennaio 2018
  5. Marco 17 gennaio 2018
  6. Andrea Torti 17 gennaio 2018
  7. Enrico Giammarco 18 gennaio 2018
  8. Ivano Di Biasi 18 gennaio 2018
  9. Alessandra 20 gennaio 2018

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