Guida Bitcoin: tutto quello che devi sapere

Guida Bitcoin

Bitcoin sembra essere la parola magica del 2017: negli ultimi mesi, infatti, in tantissimi mi hanno chiesto pareri su questa criptovaluta (e sulle tante altre criptovalute emergenti, come Ethereum, Ripple, Dash e Litecoin).

Sembra che tutti vogliano saltare sul carro e iniziare a comprare, vendere ma soprattutto guadagnare con i Bitcoin, anche grazie al fatto che il loro valore è decuplicato in pochissimo tempo (e quindi se ne parla ovunque, spesso anche a sproposito).

Siccome non sono un esperto in questo settore ho chiesto a mia volta consiglio a Stefano Pepe, un amico di vecchia data e uno dei pochi italiani a poter vantare una esperienza pluriennale in questo ambito. Stefano segue infatti il Bitcoin da una vita: solo nel biennio 2012-2013 ha co-fondato il primo Bitcoin Meetup in Italia, co-fondato la Bitcoin Foundation Italia, pubblicato il libro “Investire Bitcoin” con Flaccovio, tenuto panel anche al Forum Ambrosetti e alla Camera. Dal 2015 lavora full time sulla sua startup (Uniquid), la quale è costruita “sopra” al protocollo.

Dalla chiacchierata con Stefano ne è uscita una bella guida ai Bitcoin in stile “domande e risposte”, che ti riporto qui sotto.


Nel corso degli anni ho visto sempre più persone interessarsi a questo fenomeno ma progressivamente si è andata perdendo la filosofia dietro questo strumento, sostituita da meccanismi che a San Francisco, dove vivo oggi, si chiamano “get rich quick schemes” o semplicemente “scam”.

Non mi ritengo un esperto, anche perché per spiegare tutti i “vettori” che governano il Bitcoin richiederebbe molto più di un libro e di una semplice laurea, ma posso dirti che ancora oggi vedo ripetersi gli stessi errori che ho fatto io quando mi sono avvicinato per la prima volta. Questo accade perché chi è già nella community tende a dare per scontate molte cose, o semplicemente si ascoltano persone che non si sono documentate abbastanza e offrono indicazioni fuorvianti.

Provo a scrivere una sorta di FAQ che metta a frutto la mia esperienza, sperando che ti interessi pubblicarla sul blog e lanciare un messaggio ai tuoi lettori, da sempre attenti a come guadagnare denaro online. A mio parere occorre studiare prima di investire, il rischio è di perdere soldi per sbagli tecnici e non semplici errori di valutazione. Occorre sempre fare attenzione alla FOMO (Fear of Missing Out) e saperla gestire!

Cosa è il Bitcoin?

Secondo quanto ho capito dal satoshi paper è un sistema per lo scambio di denaro contante digitale, in modalità peer to peer.

Tecnicamente è un protocollo che ha bisogno di una rete di computer per funzionare, un po’ come BitTorrent. Al posto di musica e video viene scambiata l’informazione “denaro”.

Come posso avere un po’ di bitcoin?

Ci sono tre modi: comprarli da chi ne ha già tramite un exchange, guadagnarseli lavorando, minarli fornendo potenza di calcolo al protocollo e alla rete.

Occorre assolutamente diffidare dai servizi chiamati “faucet” che dicono di regalarli in cambio di azioni sui siti web, e soprattutto diffidare da persone o servizi che dicono di gestirli “per tuo conto”. In passato si sono rivelate tutte fregature.

Cosa è un exchange?

È un marketplace dove chi vende e chi compra si incontrano. Il processo d’iscrizione è simile a quello dei sistemi di trading tradizionali o piattaforme di scommesse online: in genere occorre tenere pronti passaporto, bolletta telefonica/elettrica con l’indirizzo di residenza (intestata a proprio nome) e scattarsi un selfie con lo smartphone.

Poi occorre fare un bonifico (per alcuni anche litigare con la propria banca, a volte i fondi vengono bloccati), attendere che venga accreditato sulla piattaforma e finalmente compiere l’acquisto.
Si possono anche comprare per contanti, tramite exchange “decentralizzati”.

Come posso farmi pagare lavorando?

Normalmente si deve emettere fattura o scontrino, indicando che il pagamento è avvenuto con valuta diversa (bitcoin anziché euro). Il mio non è un parere da esperto di norme fiscali, è assolutamente necessario consultarsi con il proprio commercialista.

Comunque, per facilitare le cose, alcune piattaforme mettono a disposizione un IBAN e (ricevendo un normalissimo bonifico) ti mandano bitcoin cambiati “in tempo reale”.

Come posso minarli?

Ho letto centinaia di articoli a riguardo, pressoché tutti sbagliati! Occorre fare bene i conti perché non conviene più minare bitcoin in casa e i servizi di mining in cloud non sono mai stati convenienti. Purtroppo lo si può scoprire solo a posteriori se è convenuto, e quasi nessuno si salva (anche la mia vecchia startup, Bitquota, ha fruttato meno di quanto avrebbe dovuto).

Ammesso che l’elettricità sia gratuita, ammesso che l’hardware per minare sia a buon mercato e ammesso che si abbiano tempo e skill per collegare il tutto e farlo funzionare 24/7… Chi ti assicura che non sia meglio comprare direttamente i bitcoin che spenderesti per fare tutta questa tiritera e lasciarli da una parte a maturare?

E se voglio tornare indietro?

Il processo è totalmente bidirezionale: si mettono in vendita i bitcoin su un exchange e in cambio si ricevono euro (che poi possono essere prelevati tramite un bonifico).

Il valore ricevuto indietro sarà frutto di un tasso di cambio meno i costi che si trattiene la piattaforma.

Posso spendere bitcoin in cambio di beni e servizi?

Vi sono numerose piattaforme che forniscono questo servizio (perfino Expedia e fino a poco tempo fa Steam li accettavano), il processo è piuttosto semplice e si deve “fotografare” un codice QR sullo schermo.

Con questa impennata di valore e di utilizzo la rete si è progressivamente intasata, quindi oggi pagare con bitcoin non conviene più.

Alcune società offrono carte di credito (Visa o Mastercard) che si possono ricaricare in bitcoin e permettono di pagare online a piacimento, pressoché ovunque.

Dove sono memorizzati i miei bitcoin?

In gergo si chiama “wallet”, tecnicamente è un sistema che gestisce le “chiavi” con cui inviarli e riceverli. In pratica è un’app che risiede sullo smartphone o sul computer e presenta un bilancio dare/avere simile a un conto bancario.

ATTENZIONE: tutti i wallet impongono di fare il backup delle chiavi private, scrivendo una sequenza di 12 o 24 parole in un luogo sicuro. Questa chiave non deve assolutamente andare perduta e non deve essere rivelata, altrimenti tutti i bitcoin memorizzati potrebbero andare perduti per sempre. In pratica i tuoi bitcoin SONO semplicemente quelle 12 o 24 parole.

Qual è un buon modo di tenere la mia “chiave privata” al sicuro?

La strategia più comune è quella di avere “hot wallet” e “cold wallet”.

Il primo è un’app sullo smartphone o un exchange, viene utilizzato per fare trading e spese quotidiane. Il secondo funziona da cassaforte e non viene mai toccato. Ci sono alcuni wallet “hardware” che garantiscono un maggiore livello di sicurezza, convengono se si ha bisogno di un hot wallet piuttosto grande.

Il ragionamento da fare sempre è: se vivessimo in un mondo di solo denaro contante (no banche, no carte di credito) porteresti tutte le tue ricchezze sempre con te, nelle tua tasche?

Come distinguo un buon wallet da un cattivo wallet?

Molti buoni wallet si sono poi rivelati vulnerabili e hanno fatto perdere denaro ai loro utilizzatori. Occorre che questo wallet fornisca la “chiave privata” (le famose 12 o 24 parole) e che la società fornitrice del software non sia in grado di spendere o gestire i fondi in modo indipendente dalla tua volontà.

Nel Bitcoin sei tu, e soltanto tu, la tua banca. E non è per tutti, occorre pensarci bene…

Un bitcoin costa troppo, devo davvero spendere 15mila euro per comprarlo?

Niente paura, ogni bitcoin è frazionabile in parti molto piccole (chiamate satoshi).

A differenza dell’euro, un bitcoin ha otto cifre decimali (!) quindi se ne può benissimo possedere 1/100 (150 euro se il cambio è a 15.000 euro).

Cosa sono le fee e come si calcolano?

Muovere bitcoin può costare più di un bonifico, in quanto serve moltissima elettricità per fare i calcoli crittografici necessari. Per questa ragione viene calcolata una tariffa (una fee) che si applica ad ogni transazione.

Su questo blog siete tutti un po’ esperti in questo: funziona un po’ come le parole chiave su AdWords, se si vuole essere primi (quindi aspettare meno tempo per confermare la transazione) occorre pagare di più.

Il protocollo calcola il peso dell’informazione in bytes della transazione, indipendentemente dal fatto che sono milioni o pochi spiccioli. In pratica non conviene prenderne poche decine di euro: quando il valore sale in fretta, la rete del bitcoin è intasata di transazioni. Il risultato è che le tariffe di mining aumentano (fino a cinque-sei dollari a transazione) indipendentemente dal quantitativo inviato.

Inviare 10 euro pagando 5 euro di fee non è il massimo, no?

Chi è Satoshi Nakamoto?

È l’autore del paper che ha spiegato per la prima volta come funziona il Bitcoin. È stato anche l’amministratore del forum BitcoinTalk e ha partecipato attivamente alla community durante i primi anni della sua esistenza. Poi è misteriosamente scomparso e nessuno conosce la sua vera identità.

Non serve a nulla andarlo a scovare: non ha alcun potere sul sistema (non può spegnerlo) e il protocollo funziona benissimo senza di lui.

Dimenticavo, Craig Wright non è il vero Satoshi Nakamoto. E neanche Dorian Satoshi Nakamoto.

Cosa è la blockchain?

Sebbene Nakamoto l’abbia nominata pochissime volte (femminile, è la “catena di blocchi”), molti lo considerano il componente base del protocollo bitcoin (non io). Se il wallet da un lato gestisce “le chiavi”, la block chain (con lo spazio in mezzo!) è dove vengono memorizzate milioni di micro “cassette di sicurezza” che queste chiavi private (di cui sopra) possono aprire. Su ciascuna “cassetta” è scritto un indirizzo unico e il quantitativo di bitcoin che essa contiene.

Circa ogni dieci minuti i minatori costruiscono un nuovo “blocco”, nel quale sono presenti nuove cassette di sicurezza (aggiuntive a quelli precedenti), le quali possono essere aperte e svuotate del loro contenuto solo da chi possiede la chiave privata.

Se vogliamo procedere con questa metafora, ogni transazione dichiara quale cassetta deve essere “svuotata” e l’indirizzo della nuova cassetta dove i contenuti devono essere trasferiti. Attenzione: nulla vieta di svuotarne una per riempirne dieci con importi più piccoli, o viceversa – questo aumenterà il peso in byte della transazione e quindi il suo costo.

La blockchain è memorizzata ovunque sia necessaria: anche un wallet sullo smartphone ne contiene una parte. La sicurezza è garantita dal fatto che tutti quanti memorizzano la stessa blockchain e, quindi, hanno le stesse informazioni su cui basarsi.

Un hacker che volesse aumentare il suo conto personale in modo fraudolento dovrebbe trovare il modo di convincere tutti quelli che hanno la copia del registro che ha ragione lui – un’operazione pressoché impossibile.

Attenzione: il prezzo di questa robustezza è che tutti possono sapere quali sono le cassette di sicurezza con più denaro e tutti possono sapere quando sono svuotate e dove il contenuto è stato spostato.

Ma il Bitcoin non era anonimo?

No! Il Bitcoin è un protocollo pseudonimo: è come un elenco liberamente consultabile di tutte le transazioni mai fatte, ma senza nomi e indirizzi. E siccome, come detto qui sopra, tutte le transazioni saranno per sempre pubblicamente visibili, è importantissimo che i proprietari rimangano anonimi il più possibile quando utilizzano il loro wallet.

Se tutti potessimo sapere il nome e l’indirizzo di chi possiede le cassette di sicurezza più ricche, il Bitcoin diventerebbe pericolosissimo!

Cosa è Bitcoin Cash? Cosa sono Bcash o Bitcoin Gold?

Sono dei cloni, o fork, del vero Bitcoin. Hanno un tasso di cambio diverso, un gruppo di sviluppatori separato e un gruppo di minatori diverso.

A parte il nome, non hanno nulla a che vedere con il vero Bitcoin, non bisogna assolutamente confondersi: sono alt currencies non molto diverse da Litecoin, Dogecoin o (peggio) migliaia di altri cloni oramai falliti o dimenticati.

Nell’antichità si spacciava oro finto per quello vero, oggi gli strumenti sono cambiati ma il metodo è lo stesso. Un buon esempio è il sito Bitcoin.com: pubblicizza Bitcoin Cash (alcuni lo chiamano Bcash o BCH) come se fosse il “vero Bitcoin”. Purtroppo è facile confondersi e ci sono tantissimi utenti che comprano veri bitcoin, li spediscono al loro wallet Bitcoin Cash e li perdono per sempre (perché i due sistemi non sono compatibili o comunicanti).

Cosa sono le alt currencies?

Il Bitcoin non è da solo: ci sono migliaia di altre cryptomonete che rispettano gli stessi principi, offrendo alcune varianti sul loro funzionamento, privacy e velocità.

Spesso mi trovo a dire: già il Bitcoin all’inizio è complicato da capire e gestire, perché aggiungere ulteriori fattori d’errore, come cryptovalute differenti?

La cosa da sapere è che siamo agli inizi di un fenomeno di enorme portata e se il Bitcoin è arrivato a valere così tanto nonostante tutte queste difficoltà applicative, si capisce che il potenziale è largamente inespresso.

Meglio partire dal più diffuso, no?

Conclusione

Come ultima nota, lo dico sempre, è che non bisogna investire in Bitcoin solo per fare soldi. La sua volatilità e i costanti attacchi da parte dell’establishemnt possono renderti la vita un inferno se hai investito più di quanto sei disposto a perdere completamente.

Una cosa che tutti i bitcoiner prima o poi imparano, a caro prezzo, è che l’avidità non paga mai. Ogni spicciolo perduto può (in futuro) valere centinaia o migliaia di volte il piccolo guadagno che si voleva realizzare.

Molto meglio comprarne un po’, avventurarsi nel processo, e spendere tempo per chiedersi perché il Bitcoin è nato, perché arrivato fin qui, perché nessuno riesce a fermarlo. Varrà molto di più del denaro che si potrà realizzare alla fine, te lo garantisco.

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